Assertività: la grandezza dello schermo dello smartphone modifica la nostra capacità di essere assertivi!

i-hunching-gobba-cellulare-assertivita-1

Esiste un collegamento fra assertività e lo schermo del cellulare? Lo so potrà sembrarti assurdo ma una recente ricerca dice proprio qualcosa di simile. Tutto parte dalla postura e dal famoso “hunching”.

Questo hunching è un problema posturale sempre più frequente in chi fa largo uso delle nuove tecnologie.

NB. Da questo link puoi iscriverti alla lista d’attesa per l’riapertura di MMA 

L’avresti mai detto che grandezza dello schermo del tuo device può influenzare in questo modo il tuo “potere personale”? I dati sono abbastanza chiari “solo il 50% di chi aveva utilizzato il cellulare faceva valere i propri dritti…

…contro il 94% di chi usava il desktop (il computer fisso), e l’andamento è stato graduale. Più era grande lo schermo e più le persone erano “assertive”.

Ok qualcuno potrebbe obiettare e leggere questi dati così: più è grande lo schermo più siamo impazienti. Se hai ascoltato il podcast sai a cosa sto facendo riferimento.

In realtà i dati di decine e decine di studi sono molto chiari: la postura influenza il tuo stato mentale!

Tutto questo non è una novità!

No non è una novità, nel campo della crescita personale si vocifera da decenni della postrura ma probabilmente scavando nell’antichità si potrebbe trovare qualche riferimento ancora più antico.

La “novità” è il fatto il paradossale fenomeno secondo il quale, la tecnologia invece di aiutarci ci ostacola, perché potrebbe portarci ad assumere “posizioni negative”.

Negative nel senso che ostacolano la nostra presenza ed il nostro potere personale. Gli studi arrivano persino ad affermare che, una postura aperta, renderebbe più cauti ed attenti gli automobilisti.

Queste sono leggi assolute?

Probabilmente no! Se devi farti valere in un qualche campo le “power position” (così battezzate da Emy Cuddy) aumentano la probabilità di comportarti in modo più assertivo.

Ma se devi fare altro, come ad esempio conversare scrivere un romanzo, forse assumere una posizione così aperta potrebbe addirittura nuocere alla tua “vena artistica”.

Insomma non esistono soluzioni universali. Tuttavia i dati degli studi sono chiari, mantenere posizioni di apertura porta numerosi vantaggi neuro-fisiologici.

Quindi basta cambiare posizione del corpo per aumentare l’assertività?

A quanto pare le cose stanno esattamente così! I soggetti che partecipavano ai vari studi sulla connessione fra “posizione del corpo ed assertività” erano tutti ignari del vero scopo di questi esperimenti.

In altre parole gli studi erano ben congegnati, costruiti in modo che le persone non potessero avere la minima idea del loro vero obiettivo.

Ed in tutti questi studi (che sono davvero tanti) chi assumeva una postura aperta agiva in modo maggiormente assertivo, cioè faceva valere al meglio le proprie ragioni senza calpestare quelle degli altri.

La posizione di certo aiuta ma non basta!

Se vuoi aumentare la tua assertività puoi iniziare a mettere in pratica questi dati nella tua vita, magari prima di un incontro passi qualche minuto in una posizione di forza e questo può renderti davvero più forte.

Il corpo può realmente retroagire ed aiutarti nell’affrontare le diverse situazioni della tua vita. Ma nonostante questo, per diventare davvero assertivi, è necessario un continuo lavoro legato alla gestione delle emozioni.

La postura può aiutare a sentirti più forte e quindi ad affrontare situazioni che magari prima percepivi come “pericolose” o eccessivamente emotive. Ma da sola non ti rende automaticamente più assertivo!

La crescita personale è un lungo viaggio!

Viviamo nel mondo della velocità, se desideri sapere qualcosa ti basta tirare fuori il cellulare dalla tasca e chiedere a “Zio google” che in pochi secondi soddisfa la tua curiosità.

Le ricerche di cui stiamo parlando non sono dei trucchetti da sfoderare in determinate occasioni. Ma sono piuttosto dei dati che possono guidare al meglio la nostra conoscenza.

Come sai per me (e per la mission di psinel) crescita personale non significa “spaccare il mondo in due con la tua mordente motivazione” che nasce da una tecnica segreta… ma significa più semplicemente: conosci te stesso!

“Ci risiamo con sto conosci te stesso”

Lo so caro psinellino che è dura pensare che la “crescita personale” sia un percorso di auto-conoscenza. Questo perché sotto sotto tutti sappiamo che il “conosci te stesso” non è una scorciatoia.

Le scorciatoie sono altre in questo campo, metodi e tecniche che ti promettono in “tot giorni” di trasformare la tua vita. Programmi audio-ipnotici che ti promettono, spesso con un ascolto passivo, di trasformarti in un super sayan di 4 livello!

Mi dispiace deluderti ma per quando mi riguarda, crescita personale significa davvero crescere e quindi anche abbandonare l’idea che esistano delle soluzioni Prêt-à-porter.

Come ti dicevo poco fa, la crescita personale è un lungo viaggio di auto-conoscenza. Si possono accadere avvenimenti che ti costringono a crescere più velocemente di altri, ma spesso quando troppo rapidi sono indice di traumi più che di benedizioni.

L’idea di posizione del corpo è legata alla consapevolezza!

Per la Cuddy “avere sott’occhio il corpo e la sua posizione” è indice più di consapevolezza che di forzatura. Cioè non ti si chiede di forzare la tua postura ma di diventarne più consapevole!

E conoscendo quali potrebbero essere “le posizioni potenzianti” cercare di assumerle il più spesso possibile come una sorta di allenamento, quindi da evitare nelle situazioni in cui desidereresti essere più assertivo!

La consapevolezza del proprio corpo è alla base del 90% delle pratiche di meditazione antiche e moderne. E a quanto pare è una continua riscoperta da parte delle scienze psicologiche moderne.

Dalla crescita personale ai laboratori di psicologia!

Quella delle “power positions” sembra proprio una storia “al contrario”, mentre solitamente sono i vari “esperti di crescita personale” a pescare dal mondo della psicologia qui sembra essere accaduto il contrario.

Si è vero, sono anni che in psicologia si studia il non verbale ed anche i sottili legami fra mente e corpo, ma i veri precursori della bandiera “fisiologia + stato mentale = performance” sono stati i vari autori della crescita personale.

Nel 1999 già giravano libri che consigliavano di restare aperti per apprendere meglio. Che ti dicevano che se cammini con le spalle ricurve è chiaro che dopo un po’ ti senti triste ecc. Tutte quelle cose che sembravano tante cavolate oggi sono provate sperimentalmene.

Anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno

Quando ho fatto queste osservazioni ad un collega mi ha risposto con la frase che vedi qui sopra. Intendendo che, anche se una l’idea più strampalata può un giorno essere provata come “utile” dalla scienza.

Beh io non sono completamente d’accordo, penso piuttosto che sia perché in fondo siamo tutti davvero “un po’ psicologi” (come ti dicevo qualche podcast fa) e tutti siamo depositari di conoscenze che non sappiamo di possedere.

Ok ma sto andando come al solito fuori tema! Per oggi è tutto e spero che mi seguirai dalla Spagna attraverso Snapchat (cerca Psinel e segui la “mia storia”) sarà un modo alternativo di tenerci in contatto e parlare di psicologia e crescita personale.

Ti aspetto fra i miei contatti snapchat…e mi raccomando “occhio alla postura” mentre leggi queste parole 😉

A presto
Genna

Iscriviti! Riceverai le nuove puntate del podcast. Subito in regalo 237 audio per la tua crescita personale!

Articoli Correlati:
Uno psicologo di base nell’ambulatorio medico
Fluidità Cognitiva: Una “piccola nuova consapevolezza”
Il “gap di piacevolezza” perché tendiamo a non apprezzarci?
Come “aggiungere significato alla vita” in 10 minuti… attraverso i tuoi valori!
6 Commenti
  • Ciao Genna ho scoperto il tuo podcast da poco e apprezzo veramente il modo in cui spieghi le cose , semplici e chiare.
    Sono talmente curioso di acoltare I tuoi podcast che, ogni giorno ne ascolto uno in macchina al ritorno dal lavoro e putroppo non faccio gli esercizi, pensi che stia andando troppo veloce ? Grazie Mille

    • Grazie Rick,
      ni… puoi ascoltarli anche tutti di seguito come “passa tempo educativo”. Ma quando ne trovi qualcuno che ti colpisce fermati e prova a fare qualche esercizio. Uno per tutti, fai 5 minuti di meditazione così come la descrivo nel report tutti i giorni, e poi potrai “guardarti dentro senza rischiare di accecarti” 😉

  • Hahahahaha si volevo dire che è stato un mio lapsus 😀

    Ottimo ti ringrazio. Spero che abbia benefici anche se lo si ha appena iniziato a praticare.

    Grazie

  • Bell articolo. 🙂
    Dove c’è scritto “caro psinellino” ho a primo impatto “caro pisellino” hahahaha

    Ho una domanda OT
    Ho una delusione d’amore da un po’ di tempo e avevo pure letto l’articolo relativo che avevi scritto.
    La domanda è: la mindfulness può aiutare a elaborare e digerire il dolore più in fretta?

    Grazie tante

    • Grande Ulisse,
      provvedo subito ahahaha 🙂

      Assolutamente si, la mindfulness serve proprio ad entrare con tutti i piedi dentro il mare della realtà. Questo significa saper affrontare meglio e più direttamente i nostri piccoli e grandi dolori. E’ dimostrato che la meditazione aumenta la nostra plasticità cerebrale anche dopo e durante i traumi.

    • Ah ahahah pensavo ci fosse scritto “pisellino” invece che “psinellino” 😀

Lascia il tuo commento

Il tuo Commento*

Nome*
Sito Web

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Questo sito web utilizza i cookie e consente l'invio di cookie di terze parti. Premendo il tasto OK o compiendo una qualunque azione all’interno del sito web accetterai l'utilizzo dei cookie. Per saperne di più su come modificare o negare l'utilizzo dei cookie consulta la nostra: Privacy Policy

OK