Come riconoscere e superare i propri limiti

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La crescita personale sembra essere caratterizzata dal pensare alle proprie risorse personali. Si cerca di scoprire i nostri talenti, di ampliare le nostre competenze ed acquisire nuove abilità.

Ma pochi autori si concentrano su un aspetto altrettanto importante, qualcosa che la gente teme addirittura di nominare in questo campo… mi riferisco ai nostri “limiti”… buon ascolto 😉

Allora sei riuscito ad ascoltare il podcast? Ho letto il mio primo libro di crescita personale nel 1999, subito ho pensato: “ma quante banalità”… poi leggendo e studiando ho scoperto una miniera.

Vedi ero iscritto al primo anno di psicologia e questi autori (Robbins, Carnagie, Bandler ecc.) sembravano avere delle risposte che nei miei libri non c’erano.

Ma ero solo al primo anno e sapevo pochissimo del mio mestiere. Riuscivo solo ad intuire che quei consigli avevano qualcosa di profondamente efficace ed interessante, così ne ho divorati a centinaia.

Approfondendo ho capito qualcosa di molto interessante e poco digeribile per qualcuno…

Leggevo questi libri, guardavo video che pagavo un occhio della testa e frequentavo corsi ancora più costosi. E allo stesso tempo studiavo per diventare psicologo.

Via via che approfondivo la crescita personale mi rendevo sempre più conto che c’era qualcosa che mancava. Tutti dicevano che bisognava pensare alle risorse, alle emozioni positive ecc. ma pochi parlavano di “limiti personali”.

Un po’ perché suonava troppo da “psicologi” ed un po’ perché si tratta di un argomento spinoso… le vecchie glorie della crescita personale puntavano solo sugli aspetti “positivi” della persona.

Questo a me sembrava un profondo cambio di prospettiva rispetto alle teorie (spesso antiquate) che studiavo sui libri… ma pian pianino qualcosa è cambiato.

Il posizionamento ed il marketing

Ora starai pensando…”Genna ma che cazzo c’entra il marketing con la crescita personale?”, la mia risposta è… c’entra tantissimo, più di quanto non si pensi!

Mentre all’inizio credevo che l’attenzione alle risorse e lo snobbare “i problemi” fosse un cambio di prospettiva, nel tempo mi sono accorto essere stata più una mossa di posizionamento o branding.

Cioè il tentativo di creare nella testa delle persona nuove categorie di prodotti. Questa nuova categoria si chiamava “crescita personale” e nel tempo si è trasformata nel coaching.

Si perché nel 1999, quando ho iniziato a studiare queste cose, il coaching così come lo conosciamo oggi non esisteva. C’erano formatori, esperti di apprendimento, motivatori, ma non coach!

Sparate da psicologi? Forse 😉

Scommetto che a qualcuno queste parole suoneranno come “sparate da psicologi”, ma devi sapere che via via che affrontavo questi due percorsi (psicologo e crescita personale) mi sono accorto di una piccola ed enorme banalità.

La maggior parte (se non tutte) le tecniche più efficaci propagandate dalla crescita personale erano il frutto di studi e del lavoro dei migliori psicologi di quel tempo.

La PNL è un esempio paradigmatico di questo tipo. Bandler e Grinder dicono spesso di aver “modellato” (preso ad esempio) i grandi psicoterapeuti degli anni 60/70 (Erickson, Perls e Satir).

Oggi che quel bacino di terapeuti geniali si è diffuso in tutto il globo, la crescita personale pesca continuamente (ed esclusivamente) dagli studi sperimentali di psicologia e neuroscienze.

Per fare branding devi scegliere dei nemici!

Lo sanno tutti gli esperti di marketing e di influenza sociale, se vuoi rafforzare l’idea di un gruppo devi trovare dei nemici su cui puntare il dito (in psicologia lo chiamiamo fenomeno out-gruop in-group).

Ed ovviamente i vari esperti di crescita personale hanno puntato il dito contro chi? Esatto, contro gli psicologi! Ed in particolare contro un’idea di psicologia, quella del classico psicoanalista che ti prosciuga il conto in banca e non “ti cambia”.

Così personaggi come Bandler scrivevano nei loro libri: “quando il mondo conoscerà questi strumenti gli psicologi andranno tutti in pensione” (o qualcosa del genere)… previsione non del tutto azzeccata.

Si è vero che si sono create delle categorie di professionisti alternative (coach e counsellor) ma entrambe usano gli strumenti della psicologia. Ed oggi nessuno di questi parlerebbe male apertamente degli ultimi studi sulle neuroscienze.

No tranquillo non è una difesa della professione!

Voglio sottolineare che questo podcast non mi serve per difendere la mia professione (che purtroppo non si sa difendere troppo bene) ma mi serve per mostrarti quello che per me è un piccolo “bluff”.

Per distinguersi dai miei colleghi i vari “esperti di crescita personale” hanno creato la distinzione che dice più o meno così…

… gli esperti di crescita personale si occupano di risorse ed aspetti positivi della vita mentre gli psicologi si occupano delle cose tristi e dei problemi esistenziali.

Purtroppo devo dirti che non è affatto vero, la psicologia si è sempre occupata di salute e di benessere. Ti basta leggere un libro del famoso Maslow per capirlo … e siamo negli anni 60!

Se vuoi elaborare un’auto devi conoscerne anche i possibili problemi!

Ho usato spesso questa metafora. Quando ero ragazzino avevo un libro davvero fighissimo che si chiamava “elaborare il due tempi”. Era un libro che spiegava come aumentare le prestazioni di un motore a 2 tempi.

E visto che ero un “ragazzino tamarro” volevo che il mio scooter facesse i 200 km/h 🙂 Ma ogni volta che ci mettevo le mani facevo un piccolo danno. Dimenticavo una vite, rimettevo il carburatore male ecc.

Nel tempo ho capito che se volevo davvero capire come funzionava il motorino dovevo acquisire competenze da meccanico. E’ inutile conoscere i 5 trucchi per rendere il motore più performante se poi non so neanche capire se ci sono problemi di carburazione.

Se il motorino faceva i 130 dovevo cambiare anche i freni!

Via via che elaboravo il mio scooter capivo che dovevo cambiare lentamente altri aspetti più sottili. Come ad esempio l’impianto frenante, gli ammortizzatori ecc.

Tutte quelle cose che consentissero alla struttura di performare di più! Per farlo dovevo affidarmi ad un meccanico che conoscesse i limiti del mio modello di scooter (per la cronaca un mitico Zip Piaggio di primissima generazione).

Ti ho già parlato di questo nel podcast dedicato ai “fuffa coach”… per cui cambiamo leggermente prospettiva.

Conoscere i nostri limiti ci limita?

Questo è il bandolo della matassa! Secondo una prospettiva da crescita personale classica, parlare ed analizzare i propri limiti è un errore, perché nel farlo diamo forza ai nostri “punti deboli”.

Da un lato il discorso non fa una grinza. E’ vero che più attenzione dai ad una certa cosa e più rischi di renderla sempre più vivida nella tua mente… ma fino ad un certo punto!

Si perché anche fare finta che i limiti non esistano è limitante. Molte persone usano questa metafora per poter giustificare il fatto di non soffermarsi mai sui propri “limiti”, perché li temono.

E più ti nascondi qualcosa, caro psinellino, più prepari il terreno affinchè quella cosa possa diventare un reale problema.

La manutenzione del motore

Quattro anni fa, andando in macchina verso Mantova ho distrutto il motore 🙁 Si era rotta la spia dell’olio ed ho letteralmente “fuso il motore”. Macchina da buttare!

Immagina la faccia del meccanico, mi ha guardato come se fossi l’ultimo dei pirla: “quando è stata l’ultima volta che hai cambiato l’olio?” la mia risposta “bho”!

In realtà sapevo che dovevo fare della manutenzione ma non l’ho fatta. Non ne avevo voglia, aspettavo forse che si accendesse una qualche lucetta a segnalarmi un qualche guasto.

Se fai lo struzzo con i tuoi limiti questi diventano problemi!

Come ti ho raccontato altre volte, una delle bestie nere della nostra crescita personale e psicologica si chiama “evitamento esperienziale”.

La tendenza ad evitare di pensare a qualcosa di specifico perché ci sembra che pensarla “ci faccia male in un qualche modo”. Meno la pensiamo e meno diventiamo capaci di “pensarla”.

Lo so è un concetto piuttosto banale ma a quanto pare i classici formatori non ci avevano mai pensato… o per lo meno non fino a quando qualcuno “del campo” non ha iniziato a parlarne 😉

Più nascondi a te stesso i tuoi difetti e meno riuscirai a cambiarli. Questo ovviamente non significa fissarsi sui propri limiti ma riconoscerli, accettarli e sfidarli quotidianamente proprio perché li conosciamo.

Se non li conosci come fai a sfidarli?

Se fai finta di avere solo qualità come fai a superare i tuoi limiti? Si è vero, concentrarsi sui talenti spesso paga tantissimo, ma se vogliamo crescere a 360° non basta!

E’ necessario lavorare anche sui propri limiti, perché questi nascondo degli enormi e giganteschi talenti!

Pensatori di tutti i tempi si sono lanciati su osservazioni simili, uno dei miei preferiti è Carl Gustav Jung con il suo concetto di “ombra” e di lateralità della personalità.

Secondo Jung lo scopo della nostra vita è “bilanciare la nostra personalità”

Ora se sei un junghiano spero mi perdonerai per come sto banalizzando questo tema ma è il modo migliore per non farlo sembrare qualcosa di alieno.

Per Jung lo scopo dell’essere umano è “bilanciare” le parti della propria personalità che è sempre “doppia”. Appunto lui la chiama ombra, quella parte di noi che non vogliamo vedere e che è l’esatto opposto di come “ci vediamo”.

Se uno si vede sempre forte e sicuro si se, secondo Jung si sta nascondendo il proprio lato “debole”. E se continua a nasconderselo, prima o poi verrà fuori.

Tutto il processo di identificazione junghiano si basa su questo bilanciamento della lateralità della personalità.

Per Jung le ferite sono feritoie

Per Jung i nostri limiti non solo vanno osservati e resi consapevoli ma sono uno strumento attraverso il quale osserviamo il mondo… sono feritoie.

Ok questo è un concetti gigantesco che fa più riferimento al mio mestiere, però ti basta tenere presente che proprio Jung è stato uno dei primi a parlare non tanto di cura ma di “crescita personale”.

Mi fermi qui altrimenti, altro che post leggero ed estivo 😉 E ti lascio con il mitico video di Marco Montemagno che inizia proprio con “la formica”:

Gli esempi che fa Marco sono eccezionali, mostrandoci come superare i nostri limiti. E mi piace quando dice “è molto superficiale l’approccio motivazionale”.

E ci mostra questo approccio per capire quali sono i “limiti veri e quelli invece inventati”. Ed è bello quando termina dicendo: “questo è un limite o un mio limite?”.

Ed è tutto qui ragazzi, nel capire che è bene sfidare i limiti ma è anche bene cercare di capire che cosa stiamo sfidando e a volte, dobbiamo invece superare il limite più difficile… quello dell’accettazione di come stanno le cose!

Fammi sapere che cosa ne pensi e fammi tutte le domande che ti vengono in mente qui sotto… o su facebook o su snapchat!

A presto
Genna

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