Perché anche tu sei un po’ psicologo?

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Pensi di avere una buona “sensibilità psicologica”? Ti capita spesso di riuscire a capire le intenzioni degli altri? Allora devo darti una buona notizia…

…sei come tutti gli esseri umani, naturalmente predisposto per comprendere ed anticipare le intenzioni delle altre persone. Da qualche decennio sappiamo anche che tutto questo è mediato da una struttura cerebrale specifica…

Si sono i tanto osannati “neuroni specchio” i responsabili di questa abilità. Tanti anni fa andavano di moda le “candid camera”. C’era un tizio che portava una enorme pila di scatole.

Questo ragazzo camminava su un marciapiedi molto popolato, barcollando a destra e sinistra per tenere in equilibrio questa pila di scatole. Secondo te, la gente che lo guardava cosa faceva?

Esatto, veniva coinvolta (più o meno volontariamente) in questo ondeggiamento. Le persone erano preoccupate sia per il malcapitato e sia per loro stesse, perché le scatole sembravano molto pesanti.

Guardare quel video è un ottimo esempio di come anticipiamo le mosse degli altri entrando in sintonia con loro. E’ una abilità umana che conosciamo da sempre, ma solo negli ultimi anni sappiamo non essere “una semplice teoria”.

Questa stessa tendenza però, non vale solo per le intenzioni ma vale anche per altri aspetti dell’essere umano, come ad esempio, la sua descrizione psicologica.

Se ad esempio ti mostro dei filmati dove ci sono delle persone che camminano, in base alle loro movenze, ognuno di noi è (chi più chi meno) in grado di estrapolare quei 2 o 3 tratti di personalità utili alla interazione.

Se uno cammina in modo sgraziato, con la testa bassa, muovendo ampiamente le braccia e con lo sguardo rabbioso, è facile interpretare quella persona come “aggressiva”.

Proprio come ti raccontavo nel podcast, se ti chiedessi di descrivermi il tuo vicino di casa, scommetto che mi daresti una descrizione pseudo-psicologica, del tipo:

E’ una persona chiusa” e scommetto che sapresti anche giustificare la tua affermazione se ti chiedessi “come fai a saperlo”. Magari con un “non esce mai di casa, non lo vedo mai in giro ecc”.

Possediamo tutti un sistema di riconoscimento delle intenzioni altrui!

Questa stessa abilità si è evoluta probabilmente per farci sopravvivere. Attraverso la costruzione di ipotesi su come è fatta una persona possiamo “agire di conseguenza”.

Se una persona ci suona come “falsa” staremo molto più attenti alle sue eventuali proposte e soppeseremo le sue parole.

Questo ovviamente succede anche al contrario, potremmo ad esempio dare più fiducia del dovuto a chi non se la merita.

Il nostro “conoscere” funziona più o meno come quello di uno scienziato, il quale: osserva la realtà ed i fenomeni, crea delle ipotesi e poi le mette in discussione.

Ecco diciamo che noi non siamo bravi a fare l’ultimo passo, la “messa in discussione”.

Capire le intenzioni altrui e formulare delle ipotesi psicologiche su come “Si pensa oggi viene detto “mentalizzare” (si in realtà in modo leggermente diverso) ma soprattutto viene chiamata “psicologia ingenua”.

Se tutti sono psicologi nessuno è psicologo?

La “psicologia ingenua” è una delle questioni più calde nel mio ambito, perché è vero tutte le persone sono naturalmente attrezzate per poter farsi una ipotesi psicologica sul prossimo.

Non conta che tu faccia il mio mestiere o meno, ciò che conta è che tu appartenga alla razza umana (quindi se non ti succede forse sei un alieno).

In realtà questo tipo di fenomeno esiste in tutti quei campi sufficientemente popolari (si in psicologia capita perché siamo attrezzati) come ad esempio nel calcio, dove “al bar siamo tutti un po’ allenatori”.

Quando noi esseri umani riusciamo ad “unire i puntini” ecco che iniziamo a convincerci di essere “grandi allenatori”, “psicologi”, “pubblicitari” ecc.

Ora questa tendenza porta a due “pieghe” molto interessanti:

1- Il fatto di credere ciecamente nelle proprie teorie psicologiche ingenue

2- Il paradosso della conoscenza

Se hai ascoltato il podcast sai che è stato dedicato ad entrambi questi punti ed in modo particolare al primo.

Cioè al fatto che il pericolo più grande non è il fatto di avere una “psicologia ingenua” ma è il fatto di crederci ciecamente.

Il nostro cervello non può fare a meno di dare un “senso alle cose unendo i puntini”. Ed una volta che pensa di aver “capito” tende a cristallizzarsi su quella teoria/ipotesi di partenza.

E’ anche per questo motivo che i miei colleghi studiano e mettono in discussione tantissime teorie, non solo perché si tratta di una materia “altamente instabile” ma anche per dare un punto di vista “più ampio”.

La “flessibilità cognitiva”!

La capacità di accogliere nuove teorie e metterle in discussione viene detta “flessibilità cognitiva”. Meno un sistema è flessibile e più diventa fragile e soprattutto poco “aggiornabile”.

E’ come se comprassi uno smartphone e non aggiornassi mai il software quando ti viene richiesto. All’inizio avrai dei piccoli problemi di accessibilità ma nel lungo andare il cellulare potrebbe anche non funzionare più.

Perché non dovrebbe più funzionare? Perché si deve adattare all’ambiente che nella metafora informatica sono i siti web, le applicazioni ecc. che diventano sempre più “complesse”.

Avere troppe “teorie” ci rende incoerenti?

Questa è una delle obiezioni classiche nel campo della crescita personale dove si confonde la “coerenza” con la “congruenza”. Come hanno dimostrato i miei colleghi più e più volte l’essere umano è l’animale meno coerente in assoluto.

E’ sta proprio in questa sua “incoerenza naturale” la sua capacità di adattamento. L’abilità di far coesistere più “visioni del mondo” non significa essere “poco seri” il contrario!

Chi crede di aver capito tutto e per non essere incoerente non cerca di “aggiornare il proprio software” diventa via via sempre meno flessibile cognitivamente.

Questo non significa che bisogna abbracciare tutte le teorie ad occhi chiusi, ma significa che bisogna mantenere una mentalità aperta capace di aggiornarsi.

La psicologia ingenua

In sintesi: abbiamo tutti delle teorie psicologiche sulle persone che ci circondano. Teorie più o meno valide che, se si vuole entrare pienamente nel mondo psicologico, vanno messe in discussione.

Queste teorie si comportano come pregiudizi cioè come idee sotterranee che influenzano la nostra percezione, spesso al di fuori della nostra consapevolezza.

Per migliorare non devi diventare consapevole di tutte queste “teorie” ma semplicemente notarle quando emergono e, quando ci riesci, diventarne consapevole (ripeto, quando emergono) e metterle in discussione.

Scarica il Qde e scopri come applicare questi concetti nella tua vita e fammi sapere cosa ne pensi di questa “versione estiva”. Per caso hai ascoltato l’ultimo pezzo musicale? Fammi sapere se ti piace.

A presto
Genna

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