La PNL è una bufala?

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Se ne parla ormai da anni, c’è chi ne dice peste e corna e chi la esalta come se fosse l’ultima trovata del mercato della crescita personale… oggi farò arrabbiare qualcuno parlando di PNL.

Su questo blog abbiamo parlato per moltissimo tempo di questi temi, ma continuano ad arrivarmi le solite domande sulla PNL. Oggi ne parlo senza peli sulla lingua…

Per prima cosa ci tendo a dirti che la PNL è di certo una delle metodiche di crescita personale più serie che ci siano. Non lo dico per leccare il culo ai piennlisti è la verità!

La PNL ha avuto il privilegio di dare ai diversi “speaker motivazionali” del passato una valanga di strumenti, fungendo da ponte fra il mondo “motivazionale” e la “psicologia”.

La PNL (spero tu abbia ascoltato il podcast) è stata utilizzata, forse in modo consapevole forse inconsapevole, come cavallo di Troia per portare un certo tipo di psicologia.

La nascita della PNL è una cosa seria… il resto un po’ meno…

Sto dicendo “seria” ed immagino Bandler che ride pensando “seria ma non seriosa”. Si rispetto alla maggior parte dei sistemi di crescita personale si fondava su presupposti interessanti.

I famosi presupposti della PNL sono gli stessi delle varie forme di psicologia (nord americane) di quegli anni. Ti basta leggere un libro di Bateson, Erickson, guardare qualche filmato.

Ecco visto che qui si può fare, mettiamo un bel video di Fritz Perls

Allora se conosci un po’ l’inglese, sappi che questo tipo di atteggiamento è lo stesso preso (modellato) dalla PNL nei suoi interventi.

Un atteggiamento rivolto al momento presente, attento agli aspetti non verbali, leggermente inquisitorio… pensa ad esempio al metamodello.

Potrei andare avanti per ore a farti citazioni di libri e video da cui sono presi “capitoli interi” di quella che chiamiamo Programmazione Neurolinguistica.

Quale è la differenza fra prodotti di super successo (come quelli della Apple) verso quelli che floppano?

La risposta è la semplicità, solitamente i melafonini hanno un solo tasto e sono iper intuibili.

Questo è uno dei successi della PNL a livello di divulgazione, Bandler e Grinder hanno creato “lo smart phone” della psicologia.

Pensaci, ci sono pure le applicazioni, che sono le varie tecniche e metodologie da vendere, semplici, semplici e facili facili.

Si sto un po’ esagerando, in realtà molte tecniche della PNL sono davvero utili per l’apprendimento. Per imparare ad osservare le persone e cercare di comprenderle ed entrarvi in relazione.

Però nessuno ti dice che quelle cose li fanno parte di un disegno “leggermente più vasto” e che per apprenderle davvero serve molto più che un semplice weekend in un lussuoso hotel.

La PNL è una pseudo-scienza?

Questa è una domanda che qualche tempo fa è stata posta dal CICAP, che negli ultimi anni si è ribrandizzato come “controllo delle affermazioni sulle pseudo-scienze”.

Purtroppo però, per come la mettono loro il 70% delle tecniche insegnate nelle scuole di psicoterapia dovrebbero essere classificate come pseudo-scienze.

Insomma il discorso su cosa sia scienza o meno è molto più vasto di quanto non si creda. Dal “circolo di Vienna” l’epistemologia della scienza ne ha fatti di passi in avanti.

“Allora se è come la psicologia la PNL è scientifica?”

No! Il punto è che per me la PNL è un pezzetto della psicologia degli anni 70, che è rimasta a quegli anni. Almeno questo dal punto di vista della divulgazione in Italia.

Esistono esempi di studi molto interessanti sulla PNL nel mondo ed anche in Italia. Qui abbiamo una scuola di psicoterapia riconosciuta dal MIUR la Ikos di Bari.

La psicologia ha continuato a fare ricerca e le correnti da cui è sorta la PNL si sono sviluppate in tanti fiumi (simili ma diversi) di approcci al coaching e alla psicoterapia.

La PNL nasce dalla psicologia ed è psicologia…datata;)

Su questo punto mi scontro spesso con i diversi paladini ultra convinti di star seguendo qualcosa di assolutamente innovativo. “Mica faccio le cose vecchie della psicologia io, uso la PNL”.

Ancora, quei modelli sono tutti presi dalla meravigliosa ed eccezionale “psicologia nord-americana” dello scorso secolo. Un fervore intellettuale di cui ancora oggi abbiamo l’impronta.

Ed una di queste impronte è data da tecniche psicologiche basate sul processo e non più sul contenuto. Un cambiamento radicale che perdura tutt’ora… leggi questo interessantissimo post.

Processo Vs. Contenuto

Bandler e Grinder si trovano di fronte ai primi tentativi di cambiamento psicologico effettuati portando attenzione al processo più che al contenuto.

Perls, invece di fare raffinate interpretazioni sul contenuto di ciò che gli veniva riferito dai pazienti, li faceva recitare, ripetere frasi e movimenti.

Era più attento ad un gesto fatto con la mano mentre il paziente diceva con rabbia una certa frase, più che dal fatto che quella reazione avesse una “storia”, un contenuto.

La PNL ha preso di sana pianta questo atteggiamento ed ha iniziato a fargli promozione. Sembrava dire: “Ehi puoi cambiare senza dovermi raccontare la storia della tua vita!”.

La confusione con la psicoanalisi

Come è noto, lo stereotipo dello psicoterapeuta/psicologo a cui fa riferimento Bandler nei suoi libri non è un vero “psicologo” (anche perché in america lo “psicologo” è un ricercatore di solito)…

…ma è lo psicoanalista, proprio come lo potresti ricordare in un qualsiasi film di Woody Allen: anonimo, silenzioso, enigmatico e supponente.

Ovviamente sto descrivendo una caricatura, me è proprio questa ciò che serve per poter applicare la tecnica di marketing… “quelli sono psicologi e bisogna stargli alla larga”.

Atteggiamento della PNL al cambiamento!

La PNL non è (stata) però solo attacco alla psicoanalisi per motivi di marketing e posizionamento sul mercato nascente della crescita personale.

La PNL ha anche portato con se un potente “orientamento al cambiamento”, un tipo di atteggiamento pragmatico che ha fatto bene (e farebbe bene) a tanti miei colleghi.

Non mi riferisco solo al conoscere delle tecniche, ma mi riferisco nel credere fermamente che si possa riuscire a trovare una strada, una via per cambiare.

La PNL ha reso famoso questo atteggimento.

La PNL ha sdoganato (anche e soprattutto fra i non addetti ai lavori) un atteggiamento che era nell’aria in quel momento storico.

Ormai quai 15 anni fa ho chiesto a Giorgio Nardone all’uscita di un workshop fatto sopra il Caffè Pedrocchi qui a Padova:

“Prof. ma cosa ne pensa della PNL?” e lui mi rispose qualcosa del genere: “c’era un grande piatto, Palo Alto, Erickson ecc. e da questo piatto hanno mangiato tante persone”

Quindi Genna la PNL è tutta una roba scopiazzata?

No, la PNL assemblando e facendo sperimentazioni ha tirato fuori cose davvero interessanti da cui la psicologia ha anche tratto spunto.

Da tempo ti parlo della ACT (Acceptance and Commitment Therapy) una forma di psicoterapia moderna che ha tecniche molto molto simili a quelle della PNL.

A quanto pare, anche approcci più noti come l’EMDR devono ringraziare i due Hippy californiani. Grinder è praticamente certo che la Shapiro ha preso il modello dalla PNL. Qui trovi un articolo scritto da Andrea Frausin.

Allora Genna ma se sta PNL è figa perché non ce ne parli più da tempo?

Ci sono tanti motivi, ed il primo è che come viene promossa ed insegnata in Italia la PNL è una mezza schifezza. Non voglio generalizzare, ci sono persone che fanno cose interessanti, ma sono il 2%.

Inoltre ho una posizione molto particolare verso chi, dopo aver fatto qualche weekend di esercizi, vuole aprire partita iva e diventare un “coach”. Altro tema ultra scottante!

Si perché noi italiani abbiamo questo vizietto, quello di cercare di tuffarci in mercati floridi che ci permettano di fare soldi. E se questo viene fatto aiutando la gente ancora meglio…no?

No cazzo! Perché dopo 2 o 4 weekend…e neanche dopo 1 anno sei davvero preparato per aiutare una persona.

La PNL e la visione del computerizzata della mente

Nonostante la PNL cerchi di infilarsi nel costruttivismo (c’è una diatriba teorica in corso) è spudoratamente cognitivista di prima generazione.

Cioè vede il cervello come un computer (vedi la Hip) dove puoi interrompere un programma creshato, disinstallarlo ed installarne uno nuovo.

Non a caso si parla di “istallazione di risorse” e cose del genere. Bandler diceva di essere un informatico, in realtà ha studiato più psicologia dei computer, ed utilizza proprio le metafore cognitive di quel periodo.

La PNL ed il coaching!

In Italia tutte le persone che si occupavano di PNL ad un certo punto sono diventate “coach”. Non sto scherzando, quando ho iniziato a studiare queste cose i coach erano solo gli allenatori sportivi.

Ci tengo a dirti che non ho nulla in contrario con questa professione, perché da sempre sono esistite figure simili. Il problema è quando parlano male del mio mestiere o peggio, quando pensano di essere una versione moderna dello psicologo.

Il coaching sembra il tentativo di dare una struttura ed una unità alle varie tecniche (molto eterogenee) della PNL. Ma creare un cappello sotto cui mettere le metodologie della crescita personale crea davvero una nuova professione?

L’era del fuffa coach

Per rispondere a questa domanda insidiosa ho scritto un podcast intero che ti invito a leggere ed ascoltare. Non si tratta di proteggere una professione (quella di psicologo) ma di chiarire alcuni punti.

La psicologia si occupa da sempre di perframance…ed è assurdo pensare che un coach sia diverso o migliore di uno psicologo. Sarebbe come dire, per partito preso, che un naturopata è più preparato di un nutrizionista.

Si magari è vero, ma se facciamo una statistica su un campione di naturopati a confronto con i nutrizionisti, secondo te chi sono i più preparati? Beh io andrei da un nutrizionista, che magari  è anche naturopata 😉

Ad un certo livello le cose si confondono…

E’ ovvio che esistano persone naturalmente portate per fare un mestiere così come è ovvio che esistano “idraulici” che ti distruggono casa.

In ogni contesto abbiamo davanti chi è davvero portato e chi lo è molto meno. Per questo esistono dei percorsi stabiliti per certificare se uno può o meno fare il medico o lo psicologo.

E’ capitato in tutte le categorie. 300 anni fa c’erano diverse persone che si professavano come guaritori e pseudo-medici. Nessuno gli diceva niente perché non esistevano ricerche sufficienti per dire… “questo si e questo no…o forse no”.

So che è antipatica la faccenda del “pezzo di carta”

Se sei appassionato di crescita personale e di PNL non devi necessariamente fare lo psicologo. Così come non devi necessariamente fare tutti i livelli della PNL.

Per conoscenza personale o per aumentare le tue abilità personali puoi studiare da solo, fare qualche corso ed applicare queste tecniche nei tuoi contenti. No problem!

Se sei un manager puoi apprendere delle tecniche ed applicarle. Se sei un genitore idem, se sei un insegnante idem… come vedi c’è sempre dietro il “se sei qualcosa” cioè se fai qualcosa che ha a che fare con le persone puoi usare degli strumenti.

Ma questo non significa che diventi un esperto di utilizzo di quello strumento. Saper leggere gli esami del sangue, saper prendere la pressione e fare le punture, non fa di te un medico e neanche un infermiere.

Se usi questi strumenti declinati su qualcosa non c’è nulla di male

Il problema arriva quando dopo aver utilizzato lo strumento, aver visto che funziona nel proprio campo, iniziamo ad improvvisarci “terapeuti” cercando di sostituirci agli psicologi.

Fino a quando esiste un “campo di applicazione specifico” che non riguardi aspetti medici possiamo fare ciò che vogliamo con la psicologia.

Ma quando iniziamo ad improvvisarci “guaritori”, “pseudo-guru” ecc.. cambiando i nomi delle cose per evitare le denunce (come capita qualche volta) allora non siamo più nel campo dell’ignoranza ma della truffa!

Ok ragazzi mi fermo qui per oggi e credo di aver scritto un post abbastanza equilibrato. E sono certo che nonostante sia stato scritto da un vero appassionato della materia ci saranno tanti lettori/ascoltatori pronti a “spiegarmi loro che cosa è davvero la PNL”…

...bene, sono qui pronto ad ascoltare la tua opinione!

A presto
Genna

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28 Commenti
  • @Fabrizio Pieroni
    Il fatto che dei non-psicologi siano autorizzati a tenere corsi e Master (bisogna poi sempre capire riconosciuti da chi) è l’ennesimo prodotto di quella che, a mio avviso, è un’involuzione culturale a tutti gli effetti.

    Confondere o ridurre la psicologia alla sola dimensione della “relazione d’aiuto”, inoltre, è non solo fuorviante ma anche indicativo della superficialità con la quale i non addetti ai lavori concepiscono l’aiuto psicologico nelle sue diverse declinazioni.

    Al netto delle predisposizioni individuali, qualsiasi laureato in psicologia sa bene di non essere “preparato” per aiutare gli altri ad un livello più o meno terapeutico. Ma sa di aver ricevuto un’adeguata visione d’insieme e interdisciplinare (i contributi delle altre scienze cosiddette umane come la sociologia, l’antropologia, la pedagogia e la filosofia sono fondamentali per la formazione di uno psicologo) sul funzionamento della mente umana nelle diverse tappe evolutive e nei diversi contesti di vita. E sa di avere almeno gli strumenti per inquadrare e decodificare i vissuti delle persone alla luce dei diversi approcci teorici riconosciuti come affidabili e delle numerose variabili che caratterizzano la nostra dimensione umana. L’aspetto terapeutico viene poi approfondito con ulteriori anni di specializzazione e di tirocinio.
    Il vero professionista della relazione d’aiuto sa mettersi in discussione; non riduce la complessità psichica e relazionale della persona all’applicazione di un modello procedurale valido per tutti a prescindere dal contesto, dalla propria storia, dalla propria personalità ecc., come se si trattasse di eseguire una semplice equazione matematica.
    Invidio quelle persone, evidentemente “illuminate”, convinte di poter formare le persone alla relazione d’aiuto in un paio di weekend, magari vendendo loro l’intera collana dei loro libri di auto-aiuto…

    Infine, tornando al discorso della preparazione nella relazione d’aiuto, credo ci sia un vizio di fondo da non trascurare. Qual è il criterio con il quale stabiliamo la competenza in questo campo? La conoscenza della PNL, ovvero un modello che queste persone non hanno studiato all’università?
    Se la PNL viene “snobbata” dal mondo accademico (che si fonda sulla continua relazione tra ricerca e insegnamento), un motivo (forse anche più di uno) ci sarà.
    Se il presupposto epistemologico è che la PNL rappresenta l’unico modello possibile ed esaustivo per spiegare il funzionamento della mente umana, va da sé concludere che chi non conosce la PNL non è preparato nella relazione d’aiuto.

    Un discorso simile, seppur con un esempio un po’ estremo, lo si potrebbe applicare anche alla medicina.
    Immaginiamo che un oncologo decida di partecipare (anche solo per interesse “scientifico”) a un workshop tenuto da un sedicente esperto che sostiene di trattare i tumori con l’energia cosmica e/o l’imposizione delle mani. Non è difficile immaginare che il “santone” ne dica di tutti i colori sulla medicina ufficiale, liquidandola come superata, e catturi l’attenzione del suo pubblico (formato prevalentemente da persone che non hanno competenze mediche) sostenendo l’infallibilità del suo metodo e garantendo il successo al 100% con qualche testimonianza fasulla. Percentuale che purtroppo, lo sappiamo bene, la medicina ufficiale non riesce a garantire.
    Agli occhi della platea, chi sembrerà il professionista “impreparato”?

  • Fabrizio Pieroni
    Rispondi

    Bell’articolo, lo linkerò ad un post del mio blog.
    Condivido quasi tutto, qualche riserva sulla grande considerazione per la laurea in psicologia.
    Ho insegnato in diversi Master per psicologi, e non li ho mai trovati particolarmente preparati nelle relazioni di aiuto…

    • Grazie Fabrizio,
      si tiro “acqua al mio mulino” quando parlo della laurea in psicologia. Nessun professionista in formazione è davvero preparato per ciò che andrà a fare. Poi potremmo discutere se “chi si iscrive” a psicologia sia più o meno portato per le relazioni d’aiuto di chi invece si fa qualche corso di PNL…ma questo è un altro discorso 😉

      Fammi sapere quando lo linki…grazie

      • Fabrizio Pieroni
        Rispondi

        Linkato sul post “Programmazione Neuro Linguistica: scienza o pseudoscienza? Nessuna delle due.”

        • Il titolo di questo podcast è soltanto un titolo per attirare l’attenzione o è invece una pericolosa domanda biforcuta che cerca di instillare una qualche verità? 😉

          • Fabrizio Pieroni

            Boh, forse la seconda…

          • Quindi Fabrizio per te il titolo di questo podcast è un qualche tentativo di instillare una qualche verità nel lettore? No, questo titolo serviva per attirare l’attenzione e per rispondere all’articolo di Wired sulla PNL che diceva “la PNL è una pseudo-scienza?”. Quindi si tratta di un titolo che riprendere una polemica pre-esistente che ha come unico scopo quello di richiamare l’attenzione. Una polemica che associazioni come il CICAP urlano da anni… pseudo-scienza oppure no? Ma di certo si tratta di una falsa scelta perché nulla è riducibile a due sole alternative.

          • Fabrizio Pieroni

            Certamente è una falsa scelta, e anche non molto utile per desrcrivere la PNL

          • E se fosse solo un titolo per attirare l’attenzione? E poi dicono che siamo noi psicologi a farci le seghe mentali 😉

  • marco solforetti
    Rispondi

    bellissimo intervento, pieno di contenuti; complimenti !

  • Ciao Genna e grazie mille per questo post che mi ha fatto riflettere molto anche sul mio percorso di crescita personale e apprendimento. Non so come venga insegnata la PNL in Italia perché non ho mai frequentato un corso di questo tipo in aula. Ti posso però dire che all’estero ci sono molti formatori che propongono delle idee che ritengo molto aggiornate della PNL. Personalmente ho seguito (in audio e video ma non dal vivo) dei corsi di John Overdurf (che tra l’altro aveva iniziato come psicologo se non ricordo male) e li ho trovati molto ben fatti… La sua spiegazione del MetaPattern l’ho trovata molto sensata e in linea con quello che – nella mia umile ignoranza – conosco del funzionamento del cervello. Un’altra idea interessante, che ho ascoltato per la prima volta da Overdurf e in seguito ripresa anche da altri psicologi, è quella di andare oltre gli obiettivi (beyond goals): seguire una direzione e compiere dei piccolissimi e semplici passi invece che fissarsi sugli obiettivi SMART. Di una sua versione iniziale del Meta Pattern se ne accenna anche in questo libro che mi sono divertito a leggere tempo fa (anche se non sono un medico né uno psicoterapeuta): https://goo.gl/LcYlnZ

    Grazie mille anche per aver accennato alla ACT che non conoscevo. Un caro saluto.
    P.s.: Non ho ancora ascoltato l’audio del podcast

  • Interessantissimo! Complimenti. Quale letture consigli per chi come te ha avuto una forte passione verso la pnl ma vuol “ecologicamente” riorganizzarsi le idee in accordo con quello che è oggi realmente questa “disciplina”. P.s. Sono solo un appassionato della domenica !

  • La PNL trovo che sia un bagaglio di strumenti.
    Secondo me non è valutabile uno strumento.
    Però è l’essere umano ad esserlo… in relazione ad esso.
    L’essere umano si distingue per il fatto di abusare di quello che sa. Andando sempre agli estremi.
    Faccio un paragone: le strategie di allenamento fisico racchiuse nel Body building sono ottime. Poi nascono diramazioni strane e abbiamo intere schiere di fissati e ossessi.
    Quindi direi che in mano a gente con sensibilità, profondità e umiltà diventa un mezzo per stare meglio con sé stessi e gli altri.
    In mano a persone immature diventa spunto per esibire tutti i difetti che ci appartengono (come razza umana).
    Questo è quello che penso, magari non molto ottimista… ma direi onesto.:-)

  • Ciao Gennaro e complimenti per il post. Hai fatto chiarezza su qualche mio dubbio sull’argomento PNL in maniera eccellente!
    Capisco che non è la sede piu adatta ma volevo chiederti quale libro di Ventola consiglieresti per per approfondire questa disciplina in maniera, appunto, piu evoluta?
    Grazie ancora
    Bruno

  • Ciao genna, gran bel post. Penso che I creatori della pnl hanno rivoluzionato il modo di girare la “ruota” mooolto più veloce… dando possibilità al mondo di avere degli strumenti per poter migliorare se stesso prima di tutto e gli altri… purtroppo e è un gran peccato che la pnl in tantissime scuole non venga insegnata come insegnano i creatori… e per questo e non solo ci sono tantissime confusione. Grazie per il tuo contributo nel rendere psinel un’universita di sapere👍

  • Ciao!
    innanzitutto complimenti a te per il post e a Mauro e Manolo per gli interventi carichi di contenuto e spunti di approfondimento.

    La Pnl come sai è stata per me tanti anni fa il trampolino di lancio verso la scoperta di qualcosa che potesse essere utile ad aiutare le persone verso quello che adesso credo sia possibile definire come una maggior consapevolezza di sè.
    Grazie!!

    • Grazie Manuel
      ti ho citato senza avvisarti… non potevo fare un podcast sulla PNL senza citarti 🙂

      Caro amico mio ti ringrazio per essere intervenuto, ecco adesso potrei davvero chiudere i commenti 🙂

    • Grazie Manuel,
      per tutto la vostra storia da giovani psicologi amanti del nuovo, che mi ha influenzato molto presto, e con me una serie di giovani miei coetanei che abbiamo cercato di “cogliere” di quell’eredità – e del progetto iniziale di questo sito!

      E’ straordinario pensare a questo intreccio di storie.

      Un abbraccio,

      Mauro Ventola

  • Ciao Gennaro,

    bellissimo post, scritto in maniera semplice ma che lascia intravedere la profonda passione e conoscenza con cui hai trattato di questi temi per diversi anni. Mi unisco a chi ha scritto che è stato influenzato dal tuo lavoro di chiarificazione e sintesi (non a caso ho scritto il tuo nome nei ringraziamenti di almeno 3 mie pubblicazioni).

    Detto questo, vorrei aggiungere qualche considerazione utile, dal punto di vista epistemologico.

    La prima, è che ciò che mi piace della PNL – per come interpreto questo lavoro oggi – è l’integrazione tra le premesse del “positivismo logico” e l’empirismo di William James (cioè basarsi sull’ “evidenza” e sul feedback sensoriale, somatico, semantico, ecc.) e la sua ripresa della “fenomenologia”.

    Non a caso Dilts ha scritto su un articolo della sua NLP University che la PNL è basata sulla ripresa della fenomenologia, e non a caso Husserl ha sviluppato la fenomenologia come metodo: 1) Fondato sull’esperienza diretta, piuttosto che sulla descrizione in terza persona; 2) Sull’autoevidenza dell’esperienza soggettiva; 3) Sulla struttura piuttosto che sul contenuto.

    In questo senso, se la fenomenologia ha influenzato profondi orientamenti della cosiddetta psichiatria esistenziale, alla Laing e Binswanger – sicuramente poco ‘scientifica’ nel senso attuale, perché il mondo dei fenomeni interni che “fluiscono” e possono essere difficilmente misurati, rende poco ortodossa… – perché non una ‘fenomenologia del potenziale umano’.

    E’ in questo senso che nel mio libro “Verso una PNL dell’Essere”, dicevo che l’epistemologia della PNL è una sintesi delle premesse dello Human Potential Movement e della cibernetica.

    L’altra considerazione, è che oggi ci sono due professori universitari, Tosey e Mathison, del Dipartimento dell’Educazione dell’University of Surrey, che stanno da tempo inserendo la PNL nel dibattito accademico, proprio discutendo limiti e potenzialità, e mostrando come le premesse del “modeling” possono offrire diverse prospettive nuove per la ricerca psicologica qualitativa dell’esperienza soggettiva.

    Tra l’altro, è nato proprio un nuovo orientamento fenomenologico, in Europa, influenzato dal modeling della PNL, e Tosey e Mathison non sono gli unici professori universitari che si stanno muovendo in questa direzione.

    Da studioso di Psicosintesi, inoltre, io credo che i modelli della PNL rientrino più propriamente in quell’ambito che Roberto Assagioli ha distinto come “autoformazione” e che rientra nel gurdjieffiano “lavoro su di sè”.

    Alla Quarta Via, ad esempio, mancava l’aspetto empirico e verificabile dell’esperienza soggettiva, aspetto che potrebbe aiutare a liberare le persone dall’atteggiamento da “guru” – fondato sull’in-verificabilità di ciò che si dice – di molte scuole di sviluppo della coscienza.

    Come ti dicevo, per me OGGI è questo il vero contributo della PNL al lavoro interiore.

    Ti abbraccio,
    E ti auguro una bellissima estate!
    Mauro Ventola

    • Grande Mauro,
      non a caso ti ho citato speravo in un tuo intervento 😉

      Sono completamente d’accordo e da tempo mi sto confrontando con la versione “fenomenologica”
      della PNL ed in generale di molta della psicoterapia.

      E’ pazzesco quanto questi approcci sembrino intrecciarsi a tal punto da non capire più
      da dove siano partiti.

      Grazie Mauro per il tuo contributo
      Auguro anche a te una splendida estate e facci sapere quando pubblichi il
      prossimo lavoro.

      • Gennaro, grazie a te!

        Stamattina, quando ti ho scritto il commento, non avevo ascoltato l’audio del podcast, ma avevo letto solo l’articolo.

        Sono stato molto sorpreso e contento nello scoprire che tu avevi parlato degli stessi riferimenti di cui avevo scritto! (L’accenno alla fenomenologia, ma anche al lavoro di Assagioli…).

        Allora, ne approfitto per andare ancora oltre e accennare al fatto che l’altra influenza fondamentale della PNL, oltre alla scuola di Palo Alto, è l’ambiente “hippie” di Esalen Institute.

        Proprio in riferimento alla Psicosintesi, voglio ricordare soltanto che Roberto Assagioli frequentava quegli ambienti, che persone che hanno fondato quel movimento, come Werner Erhard, erano venuti a trovarlo nella sua casa a Firenze (mi è stato riferito un mese fa da uno degli ultimi allievi di Assagioli), e che il suo libro fondamentale, “The Act of Will”, è stato pubblicato prima in inglese e poi in Italiano proprio dai contatti di Esalen.

        Tra l’altro Maslow, altra grandissima influenza di quell’esperienza, cita Assagioli tra le sue fonti di “Verso una psicologia dell’essere”.

        Ancora, se avete visitato – o visiterete – Casa Assagioli a Firenze, troverete nella sua libreria una copia di Science and Sanity di Alfred Korzybski, con diversi appunti sui fenomeni delle “identificazioni”, dell’uomo come “classe semantica della vita”, ecc.

        Ho scritto un articolo su questo, che è stato pubblicato nell’ultimo numero della Rivista ufficiale dell’Istituto di Psicosintesi, e che si può leggere qui:

        http://psicosintesi.it/sites/default/files/rivista_025_psicosintesiesemanticagenerale_5.pdf

        E naturalmente Korzybski è stato un autore che ha influenzato tantissimo sia Palo Alto che Esalen Institute, e tutti quegli orientamenti sulla neuro-linguistica.

        Insomma, sono d’accordissimo sull’intera cornice interpretativa che hai dato, e anche sul fatto – che scrivesti in un post anni fa – che la PNL ha seguito i macrosviluppi della psicologia.

        Io sto scrivendo una tesi molto lunga sulle Scienze Bioeducative, un nuovo campo nato dall’intersezione tra la pedagogia e le neuroscienze, e sto cercando di mostrare come la PNL più seria abbia cercato di evolversi dal “Cognitivismo” iniziale, al “Contestualismo”, al “Culturalismo” e ai modelli dell'”Embodied cognition”.

        Insomma, quella che oggi si chiama molto generalmente “scienza cognitiva” non è più “puramente fenomenologica”, ma neanche “puramente positiva”; è necessario un incontro tra l’interiore e l’esteriore. Tra l’esperienza soggettiva e le modificazioni del comportamento esterno.

        Ultima notizia interessantissima: proprio Werner Erhard negli ultimi anni è tornato alla luce con una serie di ricerche ad Harvard sullo studio della leadership, e loro usano proprio un modello che chiamano “Fenomenologico-Ontologico”, e che cerca di comprendere cosa distingue l’uomo dalle altre “classi di vita” e come – in base a questa risposta – possono emergere nuove prospettive sul ‘potenziale umano’.

        Insomma, andrebbe colta questa ventata di freschezza, e magari di far ripartire un nuovo ciclo di studi e di ricerche, umilmente ma in modo “rigoroso” e con quello spirito originario, per capire come possiamo rispondere alla missione del nostro tempo… per citare le parole di Ortega y Gasset.

        …che pensava che ogni tempo storico ha una missione specifica, una sua Chiamata.

        Sto cercando di identificare sempre più precisamente qual è la Nostra.

        Un carissimo saluto,
        e grazie di questo tuo incessante lavoro!

        Mauro Ventola

  • Concordo su ogni singola parola!
    Ciao Genna!!!
    Giangu

  • ciao Genna.
    argomento molto interessante come d’abitudine.Personalmente non credo che la PNL” sia una bufala”in toto,ma solo un approccio che seppure innovativo,e’ sopravvissuto fin troppo in ambito psicoterapeutico….Da medico e appassionato di psicologia clinica e crescita personale (attingo con passione al frutto del tuo gran lavoro..) ho potuto constatare l’utilita’ di alcuni atteggiamenti che si rifanno alla PNL nel mio lavoro.Mi riferisco ad aspetti come i sistemi prevalenti di decodificazione della realta’ dell’interlocutore,il ricalco-giuda,l’ancoraggio.: molto utili in vari ambiti.Specie quando devo stabilire un rapporto di alleanza terapeutica in patologie croniche,sia in urgenza ( talvolta con esiti eccellenti ).E qui interviene la disposizione ,la fantasia,la duttilita’ del professionista,che deve metterci (tanto) del suo.
    Perfettamente d’ accordo con le tue considerazioni sul coaching…..a presto

  • Number one Genna’ !
    Finalmente un articolo che dà scoppole alla PNL, ma a ragion veduta…
    E sopratutto ci offre un altro interessante punto di vista: I rivoluzionari degli anni 70, una volta che hanno il cibo nel piatto e la cadrega sotto il sedere, sono diventati razionari degli anni 90s/00s/ 10s..

    E quindi giusti schiaffi sul testone dove e quando serve ma anche riconoscere il valore (se) quando c’è: le 3 pepite finali sono davvero i gold nugget della PNL (aggiungerei la “pulizia del pensiero” se si usa il metamodello su se stessi)
    Sono sempre più convinto che le scuole inglesi e australiane di PNL si siano evolute molto proprio perchè hanno continuato ad appoggiarsi alla “psicologia” (il recente modelling di David Grove è protocollo favoloso)

    Domanda: ma chi sono Gli Erickson / Satir / Bateson degli anni 2010?
    Domanda 2: Assagioli ha scritto in inglese o in Italiano in originale? che libro consigli ?

    Manolo

    • Grazie Manolo!
      come te ci ho messo molti anni a capire questa differenza. La “PNL pop” si è trincerata nelle prime straordinarie scoperte ed ha continuato a vendere quelle. Il peggio è quando qualcuno le prende e le modifica non tanto per migliorarle ma per motivi di copyright.

      Per il resto sono davvero convinto che ci siano un sacco di robe interessanti che sia i miei colleghi e sia chi si occupa di crescita personale (coach ecc) non possono “sottovalutare”.

      D’accordissimo il metamodello ci insegna a penare in modo pulito. Giusto per gli invasati come noi Manolo: “all’inizio volevo fare un lunghissimo podcast che mettesse in paragone la retorica classica con il metamodello. Poi la cosa ha preso un’altra strada. Un po’ perché ne avevo già parlato ed un po’ perché in realtà, il metamodello è 10000 volte più semplice, pratico ed utile della logica aristotelica. In realtà il metamodello è una sorta di “logica aristotelica” moderna, riprende le stesse identiche cose “quantificatori universali, avversativi, connettori linguistici ecc… ma è troppo complesso per essere applicato al linguaggio quotidiano. Con tutto il rispetto per Aristotele 😉

      Si forse le migliori applicazioni sono di chi è rimasto ancorato alla vera ricerca. E come dici giustamente ce ne sono molti. Alcuni hanno addirittura cambiato nome per allontanarsi da vari stereotipi che le scelte di marketing hanno “imposto alla PNL”.

      Grazie Manolo
      PS. Ragazzi ecco il primo esperto italiano di PNL che commenta…e come tutti i veri esperti ha la mentalità aperta e non difensiva…grande Manolo!

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