La sindrome dell’impostore: come uscirne e perché può farti capire molte cose…

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Hai mai sentito parlare della “sindrome dell’impostore“? E’ una sorta di “problema psicologico” che attanaglia chi non si sente adatto nel proprio ruolo.

Spesso collegata a “ruoli lavorativi” la sindrome dell’impostore non è in realtà una vera sindrome perché a quanto pare ne è “affetta” la maggior parte della popolazione. Probabilmente anche tu… buon ascolto:

Mi auguro che tu sia riuscito ad ascoltare il podcast, perché altrimenti temo capirai molto poco di questo post. Allora come hai capito possiamo tutti essere vittime della “sindrome dell’impostore”.

La dinamica è davvero semplicissima, ogni volta che sei in procinto di apprendere qualcosa di nuovo, di ricoprire un nuovo ruolo, puoi sentirti per un certo periodo come “un impostore”.

Tuttavia esistono persone che, nonostante siano passati anni se non decenni continuano a sentirsi “impostori”.

Persone per cui il fenomeno dell’impostore (questo dovrebbe essere il vero nome) diventa realmente una sindrome.

Il 70% delle persone “ne soffre”!

Secondo uno studio effettuato da Pauline Clanche e collaboratori, il 70% della popolazione studiata era affetta da questa sindrome.

Due sono le cose, o si tratta di un fenomeno psicologico comune oppure siamo in una società dove crea, attraverso la trasmissione dei propri valori (se si possono così chiamare), persone che si sentono impostori!

La risposta (per me) è una via di mezzo. Tutte le persone possono incontrare questo problema (a diversi livelli di gravità) perché “nessuno nasce imparato”. Ma allo stesso tempo viviamo in una società altamente competitiva!

La società moderna facilità la sindrome dell’impostore?

Assolutamente si! Siamo in una società fondata sull’immagine, dove ciò che conta è come comunichi e non cosa comunichi. Lo so dico ancora una ovvietà e mi fermo…e l’idea di forza è legata all’uomo che non deve chiedere mai.

Per i maschietti di una certa età: ti ricordi “l’uomo che non deve chiedere mai” della pubblicità di un noto profumo per uomo? Ecco, quello è il modello di uomo forte e assertivo. Il modello “Corona”, non Mauro ma l’altro…hai capito no?

Ok, ci avevo già fatto dei post su “Corona” e la maleducazione. Quasi a mettere sullo stesso piano questi due termini: Forza = non chiedere mai. E per me “non chiedere mai è = a maleducazione” e non a forza.

Fortunatamente nella nostra società esistono altri tipi di forza che si stanno lentamente divulgando. E’ la pura verità, ti faccio una micro analisi sociologica personale.

In palestra per stare bene e non per sembrare animali da circo

Se oggi vai in palestra raramente incontri uomini giganteschi come qualche anno fa. Il fatto è che hanno capito che l’importante del fitness è il benessere e non il trasformarsi in Hulk.

Certo le eccezioni esistono ancora, però c’è stato uno spostamento molto interessante. Questo non significa che non vi siano ancora ambienti ultra violenti in palestra.

Ma se li frequenti, come le diverse discipline da combattimento (Kick, Thai, ecc) ti accordi che sotto sotto c’è uno sport vero, fatto da gente vera che non lo fa per diventare pericolosa ma per passione!

Ok mi sono un po’ perso, torniamo ai nostri cari impostori…

Ti è mai capitato di sentirti anche tu un impostore? Prova a pensarci… e quando è capitato? Scommetto che è capitato proprio quando avevi da poco raggiunto un certo obiettivo.

Si perché non ci si può sentire impostori se non si raggiunge qualche posizione particolare. Un ruolo a cui aspiravamo, un esame passato a pieni voti e via dicendo.

Chi si sente “impostore” ha, con tutta probabilità, le carte per poter arrivare dove è arrivato. Certo ci possono essere delle eccezioni (come le grandi eredità) ma sono rare.

I veri impostori non si sentono impostori!

Ti potrà sembrare strano ma chi realmente agisce come un impostore, ad esempio, un medico che si finge tale, un dentista che si finge tale, non può avere questa “sindrome” a meno che non si sia ingannato a tal punto da crederci.

Cioè, se uno fa il dentista ma non è dentista (come si sente spesso) non potrà avere la sindrome dell’impostore fino a quando non avrà realmente acquisito quelle abilità da dentista.

Come vedi ci troviamo di fronte ad un paradosso, dove chi soffre per la “sindrome dell’impostore” non è affatto un impostore. E chi invece lo è non ha ragione di soffrirne!

La “ragione” c’entra poco!

Non conta quanto razionalmente una persone possa valutarsi, guardare i vecchi successi, tenere a mente le cose che abbiamo fatto può farci bene, ma non ci solleva dal sentirci impostori.

Gli studenti sono fra le categorie più colpite. Ed è facile capirne il perché! Se ci pensi bene uno studente sa un sacco di cose che non ha mai messo in pratica e questo lo può far sentire “impostore” quando viene il momento della “messa in atto”.

Solitamente sono studenti molto bravi, ti confesso che è successo anche a me durante l’Università… alle superiori facevo schifo ed ero stupito di prendere tutti questi bei voti, all’inizio pensavo (come ogni “impostore”) che fosse un caso.

Poi nel tempo mi sono abituato a questo “sali e scendi”. Mi lamentavo perché pensavo di non aver studiato a sufficienza e poi prendevo 30… i miei compagni mi odiavano 😉

Apprendimento e formazione sono il terreno fertile per la “sindrome dell’impostore”!

Come ti dicevo gli studenti sono i “più colpiti”… ma non solo, tutti “gli studenti”. Cioè tutte le persone che cercano di apprendere qualcosa di nuovo, e a qualsiasi età!

Pensa ad un settantenne che sta imparando ad usare i nuovi media, magari stai leggendo queste parole e ti ci ritrovi. Ecco alcune persone si sentono “impostori” ad usare il web.

Come se esistesse una “patente” per poter utilizzare le nuove tecnologie. Non hai idea di quante ne ho sentite nel mio studio su questa cosa, forse ne parlo a sproposito qui, visto che se mi stai leggendo è facile che tu ti senta abbastanza “adeguato” per usare internet.

L’altra faccia della medaglia della sindrome dell’impostore

Ovviamente esiste l’altra faccia della medaglia di questo “problema”. Ed è forse problematica allo stesso livello…cioè il fatto di sapere tutto, di sentirsi sicuri al 100% delle proprie competenze.

Si lo so, sembra ancora una volta una contraddizione, ma le cose sono più complesse di così. Se hai seguito gli scorsi podcast sai che ci tengo a a mantenere una certa flessibilità mentale in chi mi segue.

Ed una buona flessibilità mentale include la consapevolezza di non sapere… quel non sapere socratico, quel “so di non sapere”… perché in realtà so così tanto da esserci finalmente arrivato.

“Ma Genna questi sono pensieri limitanti”, penserà qualche vecchio adepto della crescita personale anni 90… ma è la pura verità, prova a pensarci. Più conosci un argomento e più capisci di saperne poco.

E’ il paradosso dell’apprendimento

Ne stiamo parlando ormai da mesi, più “sai e meno sai”, sembra assurdo ma è esattamente così. Esistono limiti oggettivi, uno di questi è quello che non potrai mai conoscere “tutto” di una certa materia.

Potrai si saperne più del 99% della popolazione mondiale ma “non tutto”. E più siamo spinti verso la conoscenza e più riusciamo rendercene conto. Se infatti conosci bene un certo argomento sono sicuro che hai sperimentato questa sensazione.

Ma ecco un punto che non ho messo nell’audio ma che ne avrebbe avuto ogni diritto. Per ora abbiamo parlato di conoscenza come di qualcosa di “concettuale”, ma come sai, esiste un altro modo di conoscere.

Chi medita è maggiormente colpito dalla sindrome dell’impostore!

Eccolo, mi dispiace esserci arrivato solo adesso, ti prometto che lo approfondirò anche nel Qde (quaderno degli esercizi) perché è il vero motivo che mi ha spinto a scrivere questa puntata.

Come dovresti sapere esiste un modo di conoscere “non concettuale” che chiamiamo presenza… le persone non imparano solo attraverso concetti ma soprattutto attraverso esperienze.

Sono spesso i nostri “concetti” ad intrappolarci in reti di come “dovremmo essere”, di cosa significa essere un vero “psicologo”, “medico”, “imprenditore”, ecc. Sono tutte categorie mentali che nella realtà non esistono!

“Ok Genna ho capito che si tratta di categorie mentali e che quindi posso lavorarci con la meditazione, ma perché chi pratica è più vulnerabile?”

Vedi caro psinellino questa è una mia semplice ipotesi. Se hai praticato a sufficienza forse avrai iniziato a fare sempre più i conti con “il vero te stesso”.

E quando si lavora a quel livello, molto molto spesso, capita che le persone inizino a sentirsi come “degli impostori”. Non è lo stesso fenomeno di cui abbiamo parlato sino ad ora, ma è molto simile.

Quando alzi “il velo di Maya” e osservi che la tua personalità è un fiume dinamico e multiforme, quando riesci a darci anche solo una sbirciatina sotto, può capitare di sentirsi denudati.

Improvvisamente possono cadere le nostre maschere e mostrarci chi siamo. No tranquillo non ti appare la “Madonna” ma semplicemente inizi con gradualità a notare “chi sei”.

La verità della presenza può farci sentire degli impostori!

Questa esperienza, oltre a “smascherarci continuamente” è in grado di mostrarci che siamo molto di più di ciò che pensiamo di essere (ti ricordi lo scorso podcast?).

Di fronte a questa verità esperita (provata sulla pelle) chiunque si sente “un impostore”, perché inizia a notare come e perché ha costruito quelle maschere…e a volte anche da dove arrivano.

Ma allo stesso tempo questo “disvelamento” porta a ricostruire una personalità più solida e flessibile (come probabilmente già sai) permettendoci di aggiornare “il nostro GPS”.

La presenza fa cadere ogni “impostore”!

Facendo cadere “le maschere” la presenza, cioè la capacità di restare nel presente con intenzione ed equanimità, questa ci libera da ogni fenomeno illusorio sia di essere “degli impostori” ed anche di essere “qualcosa di diverso da noi stessi”.

Lacan diceva, “se qualcuno con uno scolapasta in testa si proclama Re, è sicuramente pazzo. Ma se un Re pensa di essere un Re… questi è ancora più pazzo”.

Ok a dire il vero non so se è di Lacan, ma la cita spesso Massimo Recalcati, così suppongo che sia sua. Forse facendo questa citazione sono anche io un po’ un impostore?

Ti lascio con una domanda su questo tema, perché ormai siamo andati fin troppo avanti…eccola:

“Se la mappa non è il territorio e quindi, se la realtà che vediamo è sempre filtrata dai nostri schemi mentali… siamo tutti un po’ impostori quando descriviamo la realtà?”

Lascia la tua risposta filo-psico-delirante qui sotto 😉

A presto
Genna

Ps. MMA è chiuso… per almeno qualche mesetto. I 30 posti messi a disposizione si sono esauriti in meno di 24 ore, per fortuna adesso c’è una lista di attesa… se vuoi puoi trovarla qui.

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7 Commenti
  • Ottimo articolo.
    Mi perplime un po’ la parte che riguarda i meditanti. Spero che continuare a praticare la meditazione non estremizzi ulteriormente la mia personalizza ‘sindrome’.

    • Si in realtà l’ho faccio apposta a chiedere di continuare a meditare, perché in realtà fa male e mantiene la gente nella sindrome dell’impostore 😀

  • ciao Genna,
    articolo molto interessante. Provo a contestualizzare la sindrome in uno sport e ti chiedo cosa ne pensi. Io tiro con l’arco da diversi anni e un problema che quasi ogni arciere si trova di fronte è il target panic. se non lo conosci, una ricerca in internet spiegherà tutto. Ma le soluzioni spicce non ci sono. Penso che PSINEL dia molti suggerimenti per affrontare questo problema, che credo (personalmente) sia legato all’approccio di come si affronta la performance e quindi in generale la vita. Ebbene questo articolo mi ha dato molti spunti su un altro problema, che è molto legato al target panic, ovvero il problema della terza freccia – Qualcosa di simile aveva scritto Nicolo Campriani nel suo libro “ricordati di dimenticare la paura” sul terzo colpo, che ho ovviamente acquistato e letto. in breve, due tiri eccellenti, e il terzo una pura schifezza. perché….
    Credo che la teoria dell’impostore (il non essere all’altezza, e quindi una paura) si adatti bene a questo caso di studio: si tirano 2 frecce bene, e quindi la mente inizia a fantasticare sulla terza e hop, come per il millepiedi…esce una pura schifezza. un saluto ez

    • Ciao Ez
      mi sembra azzeccatissima come analogia. Al terzo colpo lasciamo più tempo alla mente di vagare…sarebbe curioso provare a fare un training sulla presenza in quel contesto. Magari provando a lavorarci con altri strumenti come la “peggiore fantasia” di Nardone (la trovi tra i post o su google;))

      Sarebbe bello poter sentire il parare di un qualche maestro zen, che se non sbaglio sanno molto sull’arte dell’arco.

      Perdona anche tu se ci ho messo tanto a rispondere, ma mi si sono “impallati i commenti” 😉

      Grazie

  • Ciao genna, ma queste dinamiche succedono anche nelle relazioni…. Cioè io mi aspetto un certo comportamento ( aspettativa) verso la famiglia; e per via dell’alto ” perfezionismo” di come vorrei vivere quello che mi impongo; potrei sentirmi in difetto col mio modello…..
    Ovviamente non tutti i giorni sono uguali; ma noi vediamo solo i difetti che confermano la nostra teoria che stiamo “truffando” o “forzando” .
    Noto molto in questi periodi un argomento alla portata di tutti…. Essere genitori
    La pressione rispetto i nostri nonni è altissima…. Non è ammesso margine di errore; altrimenti SEI UN CATTIVO GENITORE…😅😂
    Esistono oggigiorno paesi dove si
    Diventa genitori, ed i figli crescono….. senza tutte le seghe mentali che ci fanno solo credere di non essere all’altezza del nuovo ruolo😉👍

  • Ciao Genna, volevo chiederti se ti è mai venuto in mente di fare una puntata su come gestire l’abbandono: l’abbandono improvviso di un partener, di un amante, di un amico.

    Grazie

    • Ciao Ale,
      si mi pare ce ne siano un paio da qualche parte qui su psinel… prova a cercarle
      attraverso il motore di ricerca e fammi sapere in caso non riuscissi a trovarle.

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