Consapevolezza e meditazione: Sei molto più dei tuoi pensieri e delle tue emozioni

 

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Tu sei molto più della somma dei tuoi pensieri!

Hai mai sentito questa frase? Se segui psinel sicuramente si, perché si tratta di una descrizione attenta di ciò che capita durante la meditazione.

Ti rendi conto spontaneamente di essere “di più dei tuoi pensieri” ed in generale dei tuoi processi mentali. Oggi parliamo di questo affascinante e allo stesso tempo complessissimo tema, buon ascolto:

 

 

Dire che sei più dei tuoi processi mentali (emozioni, pensieri e rappresentazioni) sembra quasi una banalità ma se ripensi all’ultima volta che ti sei arrabbiato sul serio capisci che non è poi così banale.

Quando “ce la prendiamo” per qualche motivo è proprio come se ci attaccassimo a qualcosa e non volessimo più lasciarlo andare. Qualcuno ci offende e noi ci attacchiamo a quella sensazione reagendovi.

E’ proprio in quel momento che credi di “essere quella parte” o per dirla in modo più elegante “ti identifichi” con una o più di queste parti!

Tu sei una moltitudine!

Sono moltissime le teorie che ci mostrano come insiemi di parti…ed in fin dei conti lo siamo anche ad un livello più basico, quello biologico. Siamo un agglomerato di miliardi di cellule, ognuna di essere specializzata in qualcosa.

Siamo ripartiti anche nelle personalità come affermava Roberto Assagioli. Siamo un agglomerato di sub-personalità che si possono immaginare proprio come un Governo con i suoi pariti in continuo confronto dinamico.

Ma non hai bisogno di scomodare le tue sub-personalità per capire che “sei una moltitudine”. Perché ti basta stare in silenzio per qualche istante per poter osservare che sei attraversato da un flusso continuo di pensieri, emozioni, convinzioni ecc.

Nella meditazione tutto ciò è molto chiaro!

Chiunque abbia sperimentato la meditazione di consapevolezza per almeno 2/4 mesi tutti i giorni ha avuto questa chiara esperienza: quella di non essere i propri pensieri! Perché?

Nel podcast ti ho parlato di disidentificazione (questo è di certo il principio alla base) ma se ci pensi bene è un effetto naturale di un’osservazione continua e approfondita di qualsiasi cosa.

Se potessi osservare tutti i processi elettronici che attraversano il device che stai utilizzando per leggermi (computer, tablet o smartphone) di certo ti accorgeresti che hai tra le mani uno strumento formidabile.

Quante persone hanno un complesso smartphone e ci fanno solo le chiamate?

Quante persone conosci che utilizzano lo smatphone come se fosse “un semplice telefono”? Io tantissime complice l’età… molte persone non vedono il potenziale che hanno tra le mani.

Qui su psinel ormai ne abbiamo parlato fin troppe volte, anche la scorsa puntata c’entra in un qualche modo, la tecnologia è meravigliosa… “se sai come usarla”;)

Tornando a noi, se riesci ad osservare i “processi del tuo smatphone” ti viene naturale immaginarlo come un computer iper avanzato piuttosto che come un semplice “telefonino”.

Tutto l’Universo è fatto in questo modo… agglomerati di parti che sono più di se stesse!

Hai mai sentito parlare di sincornicità? Bene, me ne è successa una proprio mentre editavo questa puntata. Mi sono messo a riguardare un video di Julian Baggini, un filosofo inglese, perfettamente in linea con questa puntata.

 

 

Ecco sei riuscito a vederlo avrai di certo notato che si parla un po’ dello stesso argomento di oggi, del fatto che tutto l’Universo è fatto di parti, ma partendo dal concetto di personalità e di carattere.

Ora non voglio discutere la confusione che fa fra personalità e carattere ma mostrarti che fa lo stesso identico ragionamento del podcast di oggi, sei un agglomerato di parti ma allo stesso tempo sei più di quelle parti.

Magari ci faccio un podcast più avanti su questo video, ho diverse osservazioni interessanti… continuiamo con il tema di oggi.

Essere di più delle tue singole parti significa essere più capienti

Ultimamente stavo scrivendo un pezzo proprio sulla “capacità” come gioco di parole, che sta ad indicare sia l’essere abili e sia l’essere “capienti”, spaziosi, in grado di ospitare.

Ed infatti come “moltitudine” ospitiamo miriadi di processi mentali consci ed inconsci. Ospitiamo luci ed ombre della nostra personalità.

Abbracciando questo mindset, quello di essere più delle tue singole parti, puoi fare spazio alle tue personali incongruenze… conflitti che tutti abbiamo e che vanno ospitati piuttosto che combattuti.

La locanda di Rumi

Te la ricordi questa poesia? Te ne ho parlato di recente in una puntata del podcast. La locanda, dove accogli benevolmente tutto ciò che bussa alla porta, è una metafora molto potente. Nel caso la trovi qui.

Questo è l’unico modo per poter diventare davvero “capace”! Ecco il trucco segreto, per poter diventare realmente “capace nel senso di capiente” devi saper accogliere qualsiasi evento emergente.

E cosa fa questa poesia? Oltre a farci capire profondamente il concetto di “accettazione” ci mostra anche che siamo di più della somma degli ospiti della nostra locanda.

Sei di più delle parti che ospiti!

Per questo ho citato ancora una volta questa poesia, perché mette in luce che se abbiamo “cattivi pensieri” non significa che noi “siamo cattivi”. Se abbiamo pensieri sconfortanti non significa che noi siamo “sconfortati”.

Lo so che sembra un semplice gioco intellettuale ma se “guardi fino in fondo a questa faccenda” ti rendi conto da solo che non si tratta di questo. Ma si tratta di come tendiamo a limitare il nostro sguardo identificandoci con aspetti “limitati e limitanti”.

Ma perché facciamo tutto questo? Perché per poter “ragionare” in termini strettamente logici abbiamo spesso bisogno di limitare il nostro campo intellettivo.

Una penna è solo una penna… il principio di non contraddizione!

Secondo uno dei nostri migliori filosofi, Umberto Galimberti, abbiamo sviluppato la ragione per limitare la polisemia del mondo. In altre parole, visto che il mondo ha numerosissimi significati, per poter pensare dobbiamo limitarli.

Se vogliamo studiare “le penne” dobbiamo definire che cosa sia una penna e che cosa “non” sia una penna. Questo è noto principio di non contraddizione su cui si basa la logica occidentale.

Tuttavia siamo tutti d’accordo sul fatto che potremmo usare una penna per fare numerose cose, anche uccidere una persona. Ma per poterla studiare ed analizzare abbiamo bisogno di “definirla ed isolarla”.

Fai lo stesso con tutti i tuoi pensieri?

Si esatto, facciamo lo stesso con tutti i nostri “processi mentali”. Per poterli comprendere (come se fossero oggetti) li limitiamo cercando di applicarvi la ragione e quindi, il principio di non contraddizione.

Ecco che questo “atteggiamento mentale” ci mostra come e perché tendiamo a “vedere solo alcuni aspetti” della nostra realtà interiore. Spesso senza riuscire a comprendere che siamo di più di quegli stessi pensieri.

Forse proprio perché, identificandoci con quelle parti riusciamo meglio ad “analizzare” quel pensiero come se fosse un oggetto fisico…come se fosse un elemento chimico da isolare e studiare al microscopio!

Ma più studi qualcosa e più ti accorgi che è complessa.

E’ da qualche settimana che parliamo di questo paradosso della conoscenza, dove più approfondisci un certo argomento e più questo ti appare come sconfinato.

Quando Democrito (o meglio la sua scuola) diceva che c’era un “atomo”, cioè la particella ultima di cui è composta la realtà che ci circonda, gli ha dato questo nome perché pensava fosse àtomos “indivisibile”.

Poi è arrivato Einstein e l’attuale meccanica quantistica, e continuiamo a scoprire “pezzi nuovi” di questa realtà. Come tante scatole cinesi l’una dentro l’altra…

I tuoi processi mentali seguono la stessa strada!

I nostri processi mentali (pensieri, emozioni e rappresentazioni) sono solo una parte di ciò che possiamo osservare. No non mi riferisco solo al fatto che esista un’inconscio, cioè una zona sconosciuta dentro di noi.

Anche perché di inconsci ce ne sono molti… allora come diavolo facciamo a gestire tutta questa complessità? Semplice la riduciamo dandogli significato!

Noi esseri umani siamo programmati per dare significato ad ogni cosa che vediamo, anche quando questo significato non esiste. Lo so che può sembrarti assurdo ma posso assicurarti che è davvero così!

La psicologia ha provato scientificamente che tendiamo ad attribuire significati anche dove questi non ci sono!

La tua testolina è progettata per scovare “pattern”, regolarità nella realtà che ti circonda. E’ per questo che dopo qualche tempo che giochi ad un video games diventi più bravo, perché scovi inconsciamente pattern.

Anche se non ci hai mai giocato e non sai le regole, il tuo cervello tenderà a crearsi delle regole naturali. “Non andare a destra li perdi subito punti”.

Dai per una volta non ho usato il solito esempio evoluzionista, anche se è inevitabile da citare. Perché cerchiamo pattern? Probabilmente perché in passato ci ha permesso di sopravvivere.

E continuiamo a farlo perché tutt’oggi ci permette di scoprire la realtà che ci circonda. Questi pattern creano poi le nostre famose “mappe” o rappresentazioni del mondo…e come sai molto bene:

La mappa non è il territorio

Oh quanto mi piace continuare a citare Korzbinsky, che come ti raccontavo nell’audio è riuscito attraverso la linguistica ad arrivare allo stesso principio.

Principio antichissimo “come il fatto di non guardare il dito che punta verso la luna”. Anche questo detto esprime lo stesso identico senso.

Ora ti starai chiedendo cosa possa c’entrare tutto questo con il fatto di “essere di più dei tuoi pensieri”. Leggi il QdE di questa puntata e probabilmente ti sarà tutto più chiaro.

Nel caso non ti sia ancora entrato in testa, tu sei molto di più dei tuoi pensieri, delle tue emozioni e delle tue rappresentazioni…tienilo a mente 😉

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A presto
Genna

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9 Commenti
  • Questo commento è stato rimeditato da me (Genna) perché non è bello vedere un post preso per una gran parte dai miei contenuti, con il mio linguaggio, con i miei neologismi e ritrovarsi anche un backlink Spammoso. Soprattutto da una collega!

    Nell’articolo non ho trovato un solo riferimento al mio sito ma solo questo link mandato in automatico dal suo sito.

    Cara collega non faccio il suo nome per gentilezza ma l’avviso di avere maggiore fantasia nella creazione dei post e quando prende del contenuto segnalare le fonti. Non è una gentilezza è un suo obbligo deontologico.

  • Ciao Genna,
    rinnovo i miei complimenti; trovo ogni post che leggo e ascolto sempre più interessante e profondo 🙂 Volevo, nel mio piccolo, contribuire alla visione olistica 🙂 ero intenzionato a capire cos’era la presenza a livello “fisiologico” (sempre che abbia senso) cioè cosa avviene quando percepisco il presente e ho trovato questo video https://www.youtube.com/watch?v=K4vyRvMASPU probabilmente conosci già il contenuto ma sarebbe bello leggere o sentire il tuo parere (sempre che non ne abbia già parlato e me lo sia perso!) Grazie ancora per i tuoi sforzi e gli stimoli che ci regali, so per certo che sono un tesoro troppo grande da tenere per sé stessi, citando un famoso film “Ciò che dai è tuo per sempre, ciò che tieni solo per te è perduto per sempre.”

    • Ciao Manu,
      ci ho messo un po’ a risponderti perché mi si sono impallati i commenti (una buona e vera scusa;))

      Allora il video è fighissimo e sto già pensando come farci un bel podcast. Concetti simili sono trattati benissimo nel bel libro “il momento presente” di Daniel Stern.

      Grazie!

  • Ciao Genna! È possibile modificare gli schemi mentali? Mi sembra di capire che spesso sono proprio questi schemi causa di problemi…di certo sono utili, ma quando diventano dannosi è possibile eliminarli?

    • Ciao Mirko,
      si è possibile e per farlo consiglio sempre di partire dalla consapevolezza, cioè riuscire a cogliere, nella vita di tutti i giorni i nostri schemi. Senza cercare di modificarli inizialmente, prima consapevolezza e poi …se lo si fa per bene, gli schemi si mettono apposto da se 😉

  • Ciao Gennaro 🙂 da un po vorrei porti una domanda: come si può raggiungere la vera felicità?
    Con felicità non intendo quella legata alla soddisfazione di bisogni esterni e tutto ciò che la società ci ha voluto far credere, ma quella interna, autentica, vera, duratura.
    Ciao e grazie 🙂

    • Ciao Andrea,
      ammazza che domanda 🙂

      Ovviamente non ho la risposta e potremmo discuterne per un’intera vita.

      Per me l’esercizio principe o l’abilità principe da sviluppare per diventare felici (qualsiasi cosa significhi per te) è la pura e genuina accettazione della tua condizione attuale.

      Accettare pienamente…comprende do così che non abbiamo bisogno di nulla di esterno, neanche di raggiungere chissà quali obiettivi.

      Ognuno ha i propri valori da seguire, ma anche questi cambiano…la vera felicità è solo adesso 😉

  • mimmo giordano
    Rispondi

    Caro Genna, sto provando la mindfulness per combattere i miei dap che hanno rovinato parte della mia vita, per adesso (la mindfulness) riesco solo a farla con una guida comunque mi sta entrando in testa che i pensieri sono solo pensieri e le sensazioni sono solo sensazione e non è necessario attribuire dei significati catastrofici a tutti i pensieri e le sensazioni che attraversano la nostra mente e il nostro corpo, spero davvero di guarire o di limitare al massimo i miei disagi perchè mi sento come una pentola a pressione che fischia da 17 anni.

    • Ciao Mimmo,
      attraverso la mindfulness puoi fare tantissimo ma il mio consiglio, in caso di dap, è sempre quello di rivolgersi ad un professionista. In particolare professionisti formati con metodiche moderne, che cioè si fondano maggiormente sulla forma che sul contenuto (ipnosi ericksoniana, terapia strategica breve e cognitivo comportamentale).

      Tieni presente che la mindfulness può essere di aiuto in tutti questi percorsi che ti ho citato.

      Cerca sul mio blog la parola “peggiore fantasia” e segui anche quei consigli 😉

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