Consapevolezza mindfulness Vs Ristrutturazione cognitiva… non siamo mica stupidi!

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P: “Dottore non credo più a niente, cosa posso fare?”Dott.Ci crede davvero?“…P: “dottore mi ha preso per uno stupido?”.

In questa simpatica vignetta c’è una delle tecniche psicologiche più conosciute ed utilizzate, sia in ambito squisitamente psicologico e sia nella vita di tutti i giorni.

Si chiama ristrutturazione, e se bazzichi nel campo della crescita personale la conosci di certo… così come conosci la confutazione logica delle “convinzioni” (il tavolino).

Oggi scoprirai perché “non siamo poi così stupidi”!

 

 

Per anni mi sono allenato a ristrutturare le convinzioni dei miei clienti/pazienti. Ho studiato per molto tempo questo tipo di approccio, partendo dalla “ristrutturazione cognitiva” fino ad arrivare al famoso “tavolino della crescita personale”.

Come… non conosci il tavolino? E’ la rappresentazione grafica di una convinzione: il tavolo rappresenta la convinzione (limitante) e le gambe che lo reggono sono i riferimenti (reali o inventati).

La crescita personale classica recita più o meno così:

“Attacca con la logica le gambe del tavolo, i riferimenti… attraverso domande e ristrutturazioni, andando a ricreare nuovi riferimenti (nuove gambe) per una convinzione potenziante”.

Una logica inattaccabile se ci pensi! Se un tuo amico ti dice di credere di essere “poco capace a fare X”, puoi attaccare frontalmente questa sua convinzione mostrandogli la fallacia del suo ragionamento.

Fantascienza? No, in realtà ha un effetto fare questo. Ti permette di mettere in evidenza i suoi “errori logici”, cioè il fatto che quel “contenuto mentale non regge” alle prove dirette della logica.

Purtroppo però, come sappiamo da tempo, spesso le nostre convinzioni sono impermeabili alla logica ed anche alla esperienza.

Se credi quella cosa, non importa quanti riferimenti contrari puoi avere, potresti continuare a pensare quella certa cosa. Così ci siamo spostati dalla “confutazione logica” alla “esperienza emozionale correttiva”.

Cioè, se riesco a fare in modo che tu abbia un’esperienza emotivamente forte, in grado di mettere in discussione le tue convinzioni di partenza, posso ottenere un cambiamento ed una ristrutturazione.

Anche questa tecnica è valida, ma fino ad un certo punto… perché? Perché agisce sullo stesso piano della convinzione stessa. E se ci pensi, agisce secondo una logica lineare dove “aggiungi emozioni contarie a quelle di partenza”.

Alla luce di tutte queste considerazioni, nel 2015 Gkika e Wells hanno cercato di mettere sul tavolino di prova due tecniche: la ristrutturazione classica e l’accettazione mindfulness. Scoprendo non solo che quest’ultima funziona meglio…

…ma anche che dietro alla “ristrutturazione” potrebbero annidarsi dei pericoli. Uno dei quali non è menzionato nell’articolo, ne abbiamo parlato tanto su psinel si chiama “evitamento esperienziale”.

Se ogni volta che un contenuto mentale non ti piace, provi a ristrtturararlo (cioè a cercarne il “lato positivo”) rischi di non riuscire più a gestire un contenuto simile quando non “riesci a farlo”. Questo rende quel contenuto via via mento “gestibile”…meno “pensabile”.

Quindi, non ci sono solo i problemi legati allo “stesso livello logico”. Ciò che ti raccontavo nel podcast, cioè che se un problema è di contenuto diventa difficile “risolverlo” attraverso “contro-contenuti”.

Ho messo la parola “risolverlo” fra virgolette perché mi piace il suo etimo: ri-solvere, sciogliere… quindi non in senso di “problem solving” ma nel senso di discioglierlo!

A quanto pare la cosa migliore da fare è “sciogliere il problema intingendolo nella consapevolezza”: osservandoli per ciò che sono, attraverso la consapevolezza mindful possiamo disinesscare gli automatismi dei nostri apprendimenti.

E’ questo il potere della consapevolezza… NON andare contro il “problema” o la “convinzione” ma agire sul processo che la genera. Un processo appreso ed automatizzato, la mindfulness è in grado di de-automatizzare.

Mi rendo conto che questo passaggio può spaventare, visto che tutti siamo più o meno consapevoli di un paradosso: la nostra attività psichica è in larga parte automatica!

Se hai costruito “gli occhiali per guardarti dentro” attraverso la tua pratica. Cioè hai imparato come disidentificarti e riconoscere il tuo stato di presenza allora non c’è nessun pericolo. Il problema più grande è pensare di poter “vincere con la logica”.

Lascia che chiarisca questo punto: è ovvio che se il problema che ti attanaglia o la convinzione limitante di turno è di tipo “tecnico”, allora potrai risolverla attraverso la logica. Ma anche in questo caso ti serve l’esperienza e l’emozione.

Cioè se sei convinto che sia possibile volare “senza aereoplano” di certo ti servirà un pizzico di esperienza per capirlo, ma non troppa. Una o due prove o una o due persone che spiacciacano al suolo prima di te, ti faranno capire che la tua convinzione è una cavolata.

“Ok Genna ma se i fratelli Write avessero pensato in questo modo forse oggi non voleremmo!”

Forse ho scelto l’esempio sbagliato, ma il punto non è “smorzare i nostri sogni”, lo studio da cui è nato tutto è sulla “fobia sociale” non sui “nostri sogni”. Le convinzioni che danno forza ai nostro sogni resteranno tali.

Mentre l’attacco frontale delle convinzioni, l’attacco classico e logico può smorzare i nostri sogni, perché giudica e mette in discussione tutto ciò che non ha aderenza con la realtà… l’approccio mindful invece, crea solo consapevolezza e spazio.

L’esempio più conosciuto è quello della tigre:

Se sei in una stanza di 5 metri per 5 in compagnia di una tigre, il tuo stato d’animo sarà in un certo modo, soprattutto se l’animale è affamato. Se invece sei in mezzo alla giungla, e sai che ci sono delle tigri, la cosa è diversa.

Portare consapevolezza è un po’ come rendersi conto che siamo immersi in una “enorme giungla”. La consapevolezza aumenta questo spazio più che andare in giro con una lancia a cacciare la tigre.

Non solo, a furia di aumentare lo spazio nel quale “vive la nostra tigre” iniziamo a notare che noi non facciamo parte “di quel film” ma siamo degli spettatori… anzi, siamo i registi di quel film.

Essere regista non significa che possiamo immaginare che la tigre si trasformi in un docile gattino. Ma che, a furia di osservarla, ci rendiamo conto che quella tigre è una parte di noi, una delle tante parti di noi.

E se questa tigre aveva l’abitudine (automatica) di saltarci addosso ogni volta che la incontravamo. Via via che ci apriamo a quella esperienza, smette di saltarci addosso.

L’approccio alla ristrutturazione, per quanto affascinante, mi ha sempre fatto sentire un po’ stupido e a volte a fatto sentire stupidi anche i miei clienti.

La frase con cui inizio questo post è una di queste, e spesso mi sono chiesto se non fosse più un piacere intellettuale dello psicologo di turno usare queste frasette che non un vero modo per aiutare le persone.

Ma non voglio “buttare via l’acqua sporca con il bambino” perché se le intenzioni di chi ristruttura sono buone, cioè non lo fa come giochino intellettuale, se davvero è in sintonia con il cliente, allora può darsi che abbia un qualche effetto di apertura.

Se invece viene utilizzato come “gioco intellettuale” dove cerchi di dimostrare di essere “linguisticamente più abile”…ecco che le cose prendono una strada diversa.

Le due cose però non vanno d’accordo, ti ricordi la storia dell’evitamento esperienziale?

Cercare trovare “il lato positivo in ogni situazione” può diventare una specie di evitamento di determinati contenuti mentali. Questo vale sia se lo fai su te stesso e sia se ti sta aiutando qualcuno di esterno.

Come vedi, le tecniche di consapevolezza stanno mettendo in luce questi particolari paradossi. Qui su psinel ne parliamo da anni (si me la tiro un pochino;)) …sono molto curioso di vedere dove andrà a finire il dibattito scientifico.

Forse come capita spesso esiste una buona “via di mezzo”? 

Forse se usiamo la ristrutturazione in modo saggio, dopo essere passati dalla accettazione e dalla consapevolezza può essere utile? Insomma ci sono ancora un sacco di domande!

Adesso vado a praticare un po’ di consapevolezza! Ah si, dimenticavo… se non fai una pratica personale è davvero difficile che tu riesca realmente ad aprirti ed accettare quei contenuti. Saperlo intellettualmente NON basta!

Fammi sapere che cosa ne pensi
Genna

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8 Commenti
  • Ciao Genna,
    seguo da tempo il tuo blog. Lo reputo molto interessante e soprattutto mi piace il tuo approccio basato sulle ricerche scientifiche.
    Detto questo, volevo esprimerti alcune mie difficoltà nella Mindfulness.
    Devo premettere che sono molto ansioso ed ho iniziato a praticare da circa 6 settimane 15 minuti al giorno, con un approccio misto (bodyscan e attenzione sul respiro).
    Il mio problema principale è che spesse volte quando medito non riesco a fermare il riumuginamento, o no stop thinking come lo vogliamo chiamare.
    Io ci provo ma la mente continua a vagare e o mi trovo a pensare al passato o al futuro (cose da fare) e mi risulta difficile restare al presente.
    Ho letto anche “Libera la mente. Dieci minuti al giorno possono fare la differenza ” di Andy Puddicombe che è molto scorrevole è dà ottimi consigli, ma ancora il mio problema di mind wandering persiste.
    Che fare?
    Grazie
    Un abbraccio.
    Tony da Roma

    • Grazie Tony,
      allora la vera risposta mi richiederebbe un sacco di tempo, per cui cercherò di essere il più sintetico possibile…

      – Meditare non è fermare il dialogo interno…hai letto il mio manuale gratuito?
      non puoi fermare il girovagare della mente, almeno non nei primi mesi e a volte neanche nei primi
      anni, anche perché non è questo lo scopo della pratica che insegno io.

      – Guarda la pratica non come un “restare nel presente” ma come un renderti conto di
      quando non sei più nel presente. Limitati a notare quando ti distrai e festeggia
      ogni volta che ti scopri a non essere nel presente.

      Leggi il mio manuale 😉

  • Ciao genna, ma questo post è applicabile anche in altri contesti oltre la fobia sociale? Rabbia, gelosia, paranoie…..grazie

    • Ciao Dan,
      assolutamente si!

    • Ciao genna, ma in uno stato ansioso, rabbia…come puoi avere accettazione?grazie

      • Con allenamento e determinazione…
        allenamento nel senso della pratica di meditazione ed il tentativo continuo di accettare quelle
        sensazioni che chiamiamo “ansia”. Fare il contrario, cioè cercare di evitarle porta, quasi
        sempre, al loro peggioramento.

  • Ciao Genna, volevo ringraziarti per ciò che condividi con tutti noi, ci sono molti in rete come ben sai che mettono contenuti e molto spesso a pagamento di spessore sicuramente più basso dei tuoi, e ovviamente ci sono cascato. Per questo a maggior ragione sentivo il bisogno di esprimerti la mia gratitudine, dicendoti che tu e Piergiorgio Caselli non so se lo hai sentito, tra tutti quelli che ho ascoltato siete sicuramente i migliori perchè fate e spiegate le cose non per profitto diretto o non solo per profitto per lo meno ma col cuore. Grazie mille ancora.

    • Grazie Mattia 🙂
      Si ho sentito Caselli in qualche video ma non lo conosco bene
      approfondirò molto volentieri.

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