L’equazione “segreta” della crescita personale

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Sono “il guasta feste” della crescita personale! Mentre tutti dicono che con la “forza del pensiero” puoi attrarre ricchezza e felicità, ti dico: “lascia perdere sono tutte cavolate che fanno leva sui tuoi bisogni psico-magici”.

Mentre la società moderna ci fa sentire “sempre più liberi” ecco che arrivo e ti dico che “non esiste libertà senza responsabilità nella crescita personale”.

 

 

 

Mentre molti “esperti di crescita personale” ti parlano di “fisica quantistica”, paradigmi pseudo-spirituali e altre cose iper complesse che neanche loro riescono a capire… qui su psinel parliamo della vecchia e sempre buona “responsabilità”.

Più che vecchia direi “antica” visto che già anticamente era un concetto chiaro. Poi arriva la nostra psicologia e parla di “locus of control” e siamo negli anni 60 (precisamente nel 1954).

Rotter ed il suo Locus of control parlano di una tendenza a vedere gli eventi come controllati da eventi esterni (causati da variabili fuori dal nostro controllo) o da eventi interni (da variabili di cui noi abbiamo il controllo).

 

Se semplifichiamo la sua longeva teoria è chiaro che il messaggio è: “se vuoi essere più efficace nelle tue azioni, sposta la responsabilità dall’esterno all’interno”

 

E’ qualcosa di così tremendamente semplice da capire che anche un bambino ci arriverebbe!

Questo è il vero guaio, quando qualcosa è terribilmente banale ci sfugge. Pensa alla forza di gravità prima di Newton…credi che nessuno si sia chiesto perché le cose vanno verso il basso?

Così sono sempre i consigli più banali quelli difficili da seguire: mangia in modo sano, fai movimento, medita, coltiva relazioni significative, applicati in ciò che ami. Sono tutte cose molto semplici eppure…

…eppure pochi riescono a metterle in pratica. Meglio cercare una formula segreta, magari qualcosa che mi faccia dimagrire mentre dormo, o addirittura un’operazione chirurgica in grado di farmi dimagrire di colpo.

No tranquillo, non me la prendo con chi deve sottoporsi a grandi interventi chirurgici perché magari è esageratamente in sovrappeso, ma me la prendo con la mentalità di chi non si assume la responsabilità e vorrebbe che qualcun altro lo facesse al posto suo.

In un mondo dove siamo sempre più liberi, abbiamo la possibilità di pubblicare le nostre idee e condividerle con il mondo attraverso il web, sembra che la gente si allontani sempre di più dal concetto di responsabilità.

 

Ed invece arriva il “guasta feste” a dirti che per “ogni grado di libertà che aggiungi nella tua vita devi aggiungere un bel cucchiaio di responsabilità”

 

Pensaci, uno dei valori più perseguiti in assoluto è proprio la libertà! Libertà di poter vivere la nostra vita come meglio crediamo, oggi è davvero possibile. Solo “2 secoli” fa la nostra libertà era meno della metà di oggi.

Se tuo padre aveva una macelleria eri quasi condannato a dover fare il macellaio. Per spostarti liberamente da un posto ad un altro servivano soldi e giorni di viaggio. Se volevi studiare determinate cose eri costretto a girovagare per giorni se non anni per reperire materiale.

Insomma l’avanzamento tecnologico e sociale ci ha portati ad avere una libertà incredibile, libertà che si è vista anche nei sistemi economici. E purtroppo, anche se su psinel non parlo di politica è evidente che chi ha creato il “libero mercato” non ha pensato alla “responsabilità”.
(Come si dice, aperta e chiusa la parentesi socio-economica;))

L’avanzamento tecnologico è fra gli acceleratori di questo avanzamento tecnologico. Nel giro di 50 anni sono arrivati i computer ed internet, cambiando tutto!

Nel mondo del web i primi vagiti di responsabilità si sono intravisti con la nascita dei social. Da meno di 10 anni abbiamo tutti un account su facebook, linkedin o altri social. C’è chi li usa sapendo che si tratta di strumenti di comunicazione potenti…

…e c’è chi invece li usa come una sorta di “giochetto”. Così, intorno al 2007 iniziano le prime notizie del genere: “impiegato offende la propria azienda su facebook e viene licenziato”.

 

Ti sembra una ingiustizia? Mettiti nei panni del suo datore di lavoro!

 

Tempo fa, in un sito che parla di marketing, commentavo negativamente un “guru” di queste cose perché diceva qualcosa del genere:

“Per creare il mio primo prodotto digitale ho fatto una ricerca online ed ho capito che l’ipnosi andava di brutto. Così ho raccolto del materiale e ci ho scritto un ebook”.

Ora, questa persona metteva assieme due strumenti molto potenti: internet (con il marketing) e l’ipnosi. Da esperto della materia ho commentato negativamente la sua scelta…

…il fatto che tu oggi abbia la possibilità di fare un bellissimo sito che parla di ipnosi, raccogliendo tutto il materiale che trovi online, non significa che tu sappia maneggiare davvero ciò che proponi.

 

Siamo nuovamente di fronte al paradigma “libertà = responsabilità”

 

No non sto dicendo che per usare l’ipnosi ti serva il riconoscimento del Papa, ma di certo neanche la raccolta di alcuni testi sulla materia! E se vuoi insegnarla davvero qualche piccolo annetto di studio ti serve eccome!

“Ma Genna, a proposito di ipnosi, vedo che ci sono un sacco di persone che ne parlano e non mi sembrano tutte davvero preparate!”

Questo è l’effetto della libertà di espressione del web quando non concilia con la presa di responsabilità off line.

Si perché oggi le due realtà sono ormai parallele. Vuoi guidare una macchina potentissima? Allora devi saperla guidare o per lo meno essere consapevole di cosa hai “sotto al culo”, pena è andare a sbattere o peggio fare dei feriti.

Ho usato il web come esempio perché “siamo qui dentro”, ma potrei fartene altri 10000 come ho fatto nel podcast. Ti faccio una previsione, scommettiamo che la libertà sul web sarà sempre più accompagnata da una responsabilità?

Ti faccio un esempio, da qualche tempo vedo nel mio studio alcuni albergatori i quali sono vessati da social come booking o tripadvisor. Dico “vessati” in modo scherzoso, perché mi raccontano cose incredibili.

Beh, devi sapere che alcune di queste persone (non i miei clienti) hanno fatto recensioni fasulle, account multipli ecc. per scalare le calssifiche di quei social. Morale? Sono stati tutti sgamati perché booking ha assoldato delle spie esperte dell’FBI (o qualcosa del genere).

Ora non voglio fare il bacchettone ma è chiaro che questi albergatori non avevano pensato al principio di “libertà e responsabilità”…vedevano solo che arrivavano più clienti! Probabilmente anche loro vittime dell’idea “internet = giocattolo che frutta soldi”.

No, internet è un mezzo potentissimo il che equivale ad una “libertà molto ampia” che fa rima e farà sempre più rima con il concetto di “responsabilità”…. che dire “meditate gente meditate” 😉

 

Colpa Vs Responsabilità

 

Ciò che spaventa maggiormente le persone di questo discorso è: “ma non è colpa mia!”. Tutti odiamo sentirci in colpa, ma responsabilità non è colpa, anzi è un processo attivo di comprensione degli eventi.

Lascia che mi spieghi meglio, nella nostra società complessa formata di sistemi complessi è impossibile essere “fuori dagli eventi”. Cioè se per caso litighi con un amico, stai pur certo che anche tu c’entri qualcosa perché siamo tutti legati in strani circuiti sistemici.

Esempio: un giorno sono sotto casa a fare colazione, mi arriva un fastidioso sms che mi mette di cattivo umore. Il barista che è un mio conoscente si avvicina e mi fa la solita battuta, io non rido o mi sforzo di farlo.

Lui se ne accorge, ma invece di chiedermi “perché ho risposto in quel modo” o semplicemente immaginare che potrei avere le “balle girate per i conti miei” inizia a credere che lui mi stia sulle palle.

Così, quando il giorno dopo tornerò a fare colazione lui sarà meno simpatico del solito. Inizierà a trattarmi un po’ peggio, ed indovina come risponderò io? In modo ancora peggiore, magari pensando “ma guarda che maleducato”.

Ora di chi è la colpa? Potremmo dire che è del barista che ha male interpretato il mio comportamento. Ma in realtà è anche causato da me, perché io quel giorno non ho gestito le mie emozioni e gli ho risposto in modo sgarbato.

Entrambi siamo co-responsabili di questa faccenda. Pensare che ci sia “un colpevole” è irreale. Eppure lo facciamo ogni giorno, cerchiamo il capro espiatorio, puntando il dito verso l’esterno.

La verità è che quando punti il dito su altre persone, perdi tutta la tua “libertà” il tuo “potere personale” anche se la parola potere non mi piace…potere inteso come verbo “potere” e quindi “libertà di azione”.

La responsabilità implica la tua attiva capacità di accettare il senso di colpa che può derivare dal sentirti parte in causa, della tua fetta di “co-responsabile”… è un lavoro duro che porta grandi risultati!

 

Assumiti per primo la tua parte di responsabilità

 

Ora immagina di aver già seguito un corso come questo e di aver compreso l’importanza di assumerti la responsabilità delle tue reazioni. Ti arriva l’sms, rispondi male al barista ed il giorno dopo noti che lui ti risponde male.

A quel punto vai da lui e gli dici “ascolta Mario, mi dispiace per l’altro giorno, forse ti ho risposto male. Ero arrabbiato per altri motivi”. Questo ovviamente se sei abbastanza consapevole delle tue reazioni.

Se invece non lo sei, puoi meta-comunicare: “ascolta Mario, ho notato che hai iniziato a trattarmi in modo diverso in questi giorni. Per caso ho detto o fatto qualcosa di male? Ti ho offeso?”.

Queste domande meta-comunicative non servono per dire a Mario …”ehi guarda che è colpa mia” ma serve per dirgli “sento che c’è qualcosa di diverso nel nostro rapporto, quale è la mia parte di responsabilità?”.

 

Senza responsabilità non c’è libertà e senza libertà non c’è crescita personale!

 

Sentirsi in colpa diminuisce la probabilità che si faccia un certo comportamento. Mentre sentirsi responsabili ci fa rimboccare le maniche. Scarica il QDE di questa puntata e tutti ti sarà più chiaro!

Nel qde troverai un pizzico di teoria sistemica e la differenza fra causa/effetto e aspetti non-lineari della nostra esperienza…oltre a tante risorse che ti chiariranno tutti questi passaggi.

 

Alla prossima
Genna

 

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9 Commenti
  • Ciao Genna. Grande fonte di ispirazione per capire cos’è la responsabilità e per aiutare i propri collaboratori. Una grande estate. Gianfranco

  • Ciao Genna, innanzitutto bellissimo articolo ;).
    In qualche modo centra con il discorso di sbagliare in fretta?

    • Ciao Natale 🙂
      C’entra perché chi non si assume le responsabilità tende a non voler sbagliare.
      Il concetto di “sbaglia in fretta” presuppone la capacità di assumersi le responsabilità
      altrimenti ogni sbaglio diventa “una croce”.
      Così è più chiaro?

  • Carissimo Gennaro la devi fare finita con la tua sincronicità! Non puoi uscire con un articolo come questo proprio il giorno in cui, malgrado il monello che è in me si ribellasse, ho deciso e mi sono preso la responsabilità di lasciar perdere una strada che mi avrebbe fatto comodo, per affrontare un sentiero più arduo e meno comodo ma ben più giusto! Grazie per questo tuo consiglio, lo prendo come una conferma. A volte, se non spesso, prendersi le proprie responsabilità significa uscire da se stessi e dai propri comodi e compiere scelte, magari dure ma in vista di un bene comune più ampio.

    • Ahahah grande Alessandro,
      siamo uniti da una connessione acasuale spazio-tempo…saranno le onde gravitazionali? 😉

      Scherzo…ed in bocca al lupo per la tua decisione!

  • Ciao Genna, e grazie per questo bellissimo articolo. Lo trovo molto interessante per il fatto che mi ricorda su come abbia affrontato in passato questo argomento. Vedendo la transizione che ho avuto da “la colpa è di quello lì o quella cosa là se la situazione mi va male” al “sono responsabile in parte su ciò che è successo. Questo processo, dove la consapevolezza ha avuto un ruolo veramente importante e fondamentale, mi ha portato a gestire meglio le situazioni. Infatti difficilmente ora penso che un altro sia del tutto colpevole se mi sento in un certo modo. Sicuramente l’altro potrebbe essere più gentile, dall’altra è una mia interpretazione personale, come il tuo esempio del bar, a creare una situazione problematica magari dove non c’è proprio.

    Allora mi chiedo, se l’assumersi della responsabilità debba per forza passare per la stradina seminascosta della consapevolezza. Per me è stato illuminante distaccare lo stimolo dalla risposta, riuscendo a trovare una scelta dove prima non la vedevo. Ma visto che è un processo complicato e difficoltoso, pensi che non ci sia altra soluzione?

    Ciao Genna 😉

    • Ciao Daniele,
      si penso che “non ci sia altra soluzione” che la consapevolezza. Che può arrivare come un insight, cioè ci rendiamo conto all’improvviso che le cose non stanno come le abbiamo immaginate. Oppure perché siamo allenati alla consapevolezza, ce ne rendiamo conto e questo “aumenta lo spazio dentro di noi” permettendoci di agire invece che re-agire a quell’idea.

      Possiamo di certo allenarci a superare le zone di comfort lanciandoci in quello che ci sembra difficoltoso “ad occhi chiusi”, ma il risultato sarà sempre lo stesso, aumentare la consapevolezza.

      Insomma ci possiamo auto-ingannare, tenendo un foglietto in tasca che ci ricordi intellettualmente che non esiste una sola causa, ma questo non ci farà crescere più di tanto…attraverso la consapevolezza invece, lo sappiamo direttamente dai nostri sensi che si tratta di una sega mentale.

      Rispondendo al tuo commento mi sono accorto (sono diventato più consapevole) di non aver parlato troppo della consapevolezza 😉

      Grazie Daniele

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