Superare la paura di non essere all’altezza

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Ti è mai capitato di “avere paura di non essere all’altezza”? Di non sentirti adeguato o adatto per un certo ruolo o compito? Questa “paura” è uno dei freni più grandi alla nostra crescita personale.

In questo podcast scoprirai cosa significa “essere all’altezza” e come gestire la “paura di non esserlo” attraverso due punti di vista, l’auto-efficacia e la consapevolezza. Ti avviso c’è un bel po’ di Jazz qui dentro!

Hai sentito la musichetta di sottofondo? E’ un piccolo tributo a David Bowie volevo mettere tutto il pezzo ma non so come funziona con i copyright. E’ l’intro di  The man who sold the World …e credo non ci sia bisogno di dirti perché l’ho inserito.

Allora come hai visto il podcast non è completo e difficilmente potrebbe esserlo, visto che di “senso di inferiorità” ne hanno parlato in moltissimi.

Oggi però questa paura sta letteralmente dilagando, sempre più persone entrano nel mio studio affermando di “non sentirsi all’altezza” di non essere “adeguati” al mondo di oggi”, perché?

Perché siamo nei secoli della performance (dico secoli a partire dalla rivoluzione industriale), tutto deve essere fatto bene, velocemente ed in modo adeguato. Si ma adeguato a cosa?

Adeguato a degli standard che un tempo non esistevano. Immagina di essere un uomo di metà 800, in piena rivoluzione industriale ed incontri un essere venuto dal futuro, dal 2016.

Questo inizia a raccontarti storie incredibili su cellulari, viaggi in aereo, sonde spaziali ed internet. Come pensi che immaginerà il futuro questa persona, più facile o più difficile?

Certamente più “facile”…ed effettivamente le cose stanno così, oggi la nostra vita è molto più facile. Però, il crescere della tecnologia e della conoscenza ha accresciuto anche la complessità delle nostre società.

Complessità con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno. Si lo so, lo dicevano già gli antichi che con l’avanzare della tecnologia un giorno, non avremmo più avuto bisogno di lavorare, eppure le cose non stanno così.

Pensa grazie ad internet quante cose fai ogni giorno, puoi fare cose in una singola ora, di quante un uomo dell’800 avrebbe mai potuto fare in decine di anni. Eppure, le cose per la società non è che vadano benissimo, questo è un’altro discorso.

Così ci siamo concentrati non sul benessere ma sulla performance, sulle cose che funzionavano meglio e non sulle cose che ci fanno stare “bene”. Fortunatamente negli ultimi tempi, grazie soprattutto al web, le cose stanno un pò cambiando.

Ora, perdona tutta questa disamina, ma è solo per farti allargare lo sguardo attraverso la storia per comprendere da dove arriva questo desiderio di “essere adeguati”. E la cosa ovviamente non finisce qui…

…ci sono le teorie darwiniane, che indicano il migliore della specie come l’uomo dominante. Ed invece oggi sappiamo che la vita è cresciuta grazie alla collaborazione e non alla “competizione”.

Eppure il nostro mondo ha seguito questa logica, per non parlare di molti altri aspetti socio-politici. Ma qui non parliamo di politica, ed il concetto è…

“Se a volte ti senti inadeguato sappi che gran parte di questa sensazione è legata al tipo di società in cui vivi!”

“Ma così mi de-responsabilizzi Genna!”, si ovviamente, ma tu che sei una persona intelligente (altrimenti non saresti arrivato a leggere fino a qui;)) e sai che è fondamentale assumersi sempre la responsabilità ma anche avere uno sguardo più ampio, sistemico.

Ora, in realtà questo podcast è si dedicato a chi teme di non essere “adeguato” ma invece di concentrarsi su come “superare la paura” ti porta ad una presa di consapevolezza sulle tue attuali capacità.

Come ti raccontavo non ti parlo di una tendenza patologica a sentirsi “sempre inadeguati” ma parlo di non sentirsi adeguati in specifiche situazioni. Anche se poi, sotto sotto, questi consigli possono essere d’aiuto a tutti.

Metto come sempre le mani avanti, se hai un problema che pesa sulla tua vita in modo da rovinarne il sereno equilibrio, rivolgiti ad un professionista. I consigli sono innocui per cui “puoi provarli” ma poi parlane con qualcuno se la faccenda “è pesante”.

La sensazione che ti fa sentire sicuro di riuscire in un qualche compito viene chiamata auto-efficacia percepita. Quanto ti senti efficace nelle tue azioni!

In psicologia il termine tecnico “auto-efficacia” è stato introdotto da Albert Bandura. Questo termine è quello che si avvicina maggiormente all’idea di sentirsi “all’altezza o meno” nei confronti di un compito specifico.

(Nel quaderno degli esercizi troverai un alcuni esercizi per sviluppare l’autoefficacia in modo ancora più specifico)

Se ad esempio stai leggendo queste parole tu “sai leggere”, qualcosa che reputiamo scontato ma che non lo è, se lo confrontiamo con la storia della nostra specie. Ora ti faccio una domanda, come fai a saperlo che sai leggere?

Esatto è un mix interno di convinzioni, sensazioni, rappresentazioni e ricordi che ci dicono che sappiamo fare una certa cosa.

Se hai pensato “io lo so e basta!”, fai un respiro profondo e riflettici sopra, non è così facile “sapere di sapere fare”.

Davvero, fermati un istante e pensa a qualche cosa che sai fare. Scoprirai che ciò che succede è un insieme di sensazioni e rappresentazioni di eventi accaduti.

Se hai pensato al fatto di saper andare in bicicletta, forse ti è tornata alla mente l’ultima volta che ci sei stato sotto forma di immagini e suoni. Oppure semplicemente hai sentito una sensazione di certezza.

Più hai familiarità con il compito che hai scelto e più è difficile capire, “come faccio a sapere di saperlo fare”, lo fai e basta, come “una seconda pelle”.

Mentre se l’apprendimento “è fresco” sai bene perché riesci a farlo. Se hai appena imparato a suonare la chitarra, sai bene se sai fare quella certa cosa o no.

La “ricetta” che ti consiglio è disastrosa 😉

Devi impegnarti, fare i conti con quanto sei abile in una certa cosa, studiare, metterti in gioco…e sapere che ci vuole tempo. Insomma niente di davvero motivante no?

E la cosa può peggiorare ancora quando pensi che per diventare “maestro” in una  disciplina servono le fatidiche 10000 ore di pratica. Per diventare un asso del volante ti servono circa 27 anni guidando tutti i giorni per un’ora intera!

Ma la verità è che se vuoi sviluppare auto-efficacia devi lavorare, applicarti, avere esperienze positive. Spero sia chiaro che il termine “paura” nel titolo, non indica solo l’aspetto emotivo ma anche quello legato direttamente alla percezione di saper fare qualcosa.

Auto-efficacia cioè l’abilità percepita di affrontare situazioni specifiche si crea con l’apprendimento e la pratica sul campo

Poi è ovvio che l’aspetto emotivo è fondamentale ma di questo ne parliamo più avanti. Adesso invece allaccia le cinture perché partiamo per un bel viaggetto delirante nel mondo della ricerca in psicologia.

C’è un tizio, un certo Karson, che ha fatto una ricerca interessante in base alle tipologie di obiettivi che la gente e le società si propongono nella vita. Ed ha suddiviso questi in obiettivi “esterni” come avere più soldi, avere un aspetto piacevole ed uno status sociale alto…

…ed interni, come coltivare la propria interiorità conoscendo se stessi (lui parla chiaramente di crescita personale) avere delle buone relazioni e cercare, in sostanza, di fare del bene aiutando il mondo e chi ci circonda.

I risultati della ricerca sono scontati ma confortanti: le società che perseguono obiettivi interni sono più felici di quelle che inseguono obiettivi esterni!

Forse ti chiederai cosa c’entri questa riflessione con il fatto di non sentirsi adeguati. Ma secondo te, questo timore, da dove arriva se non da una società orientata maggiormente ai valori esterni?

Tranquillo non ti sto dicendo che fare più soldi, essere in forma ed aumentare il tuo prestigio sia qualcosa di sbagliato. Ma sto dicendo che se curi solo questi aspetti ti sentirai sempre inadeguato.

Perché ci sono persone che guadagnano più di te, ci saranno sempre persone con uno status più alto del tuo e sempre persone più belle, piacenti, più in forma. Insomma è un incubo competere con questi obiettivi nella mente, non credi?

Quindi se ti senti inadeguato perché non hai “cose esterne” prova a bilanciare con “valori interni”. Coltiva maggiormente le relazioni, inizia a meditare, fai del volontariato…e faciliterai anche il raggiungimento di obiettivi “esterni”.

Nella crescita personale in stile anni 90 “vai e spacca il mondo” una roba del genere fa ridere. Ed invece ci sono una valanga di evidenze scientifiche che dimostrano questi dati. Non si tratta di convinzioni pseudo-religiose, ma si tratta di ricerca sperimentale.

Una volta messe da parte tutte le teorie sulla competizione e l’evoluzione diventa chiaro che il problema di chi si sente inadeguato deriva dal suo modo di giudicare e confrontarsi con gli altri.

Per questo ci rimetto in mezzo la pratica della consapevolezza, che ha come cardine il “non giudizio”. Questo continuo cercare di “non giudicare” non è solo una “sega mentale” come dimostrano questi studi.

Attraverso la pratica impariamo a “distinguere e discernere” in modo saggio, piuttosto che confrontare e giudicare. Puoi avere tutta l’auto-efficacia del mondo, tutta l’autostima dell’universo ma…

…se continui a giudicarti senza consapevolezza continuerai a fare “confronti distruttivi”, se invece ci metti un pizzico di pratica imparerai ad apprezzare le differenze, piuttosto che sentirti “inferiore”.

Non solo, il fatto di “sentirci inferiori” significa con tutta probabilità che siamo “vittime delle nostre seghe mentali”. La pratica della meditazione ti aiuta a guardare in faccia i tuoi timori facendoti rendere conto che si tratta (quasi sempre) di seghe mentali.

Perdona questo termine, ma rende bene l’idea. Attenzione “sega mentale” non significa che sia “qualcosa di finto”, perché i pensieri hanno effetti reali sul corpo. Imparare ad osservarli senza giudizio è un buon passo per disinnescare i loro effetti.

La pratica della consapevolezza ti aiuta a “capire chi sei”, facendoti comprendere attraverso il “non giudizio” che tu non sei l’aspettativa di fare più soldi o apparire più giovane.

Tu sei, molto molto di più… e quando impari a sentirlo e comprenderlo, il senso di inadeguatezza svanisce lasciando il posto ad apertura e compassione!

Concludendo: la ricetta finale ha due ingredienti, diventare consapevoli delle proprie risorse e del proprio valore ed apprendere come non farsi travolgere dal sistema automatico di giudizio attraverso la pratica della meditazione.

Eccoci quindi giunti alla fine di questo viaggio delirante, fammi sapere che cosa ne pensi lasciando un commento qui sotto, aiutami a divulgare queste informazioni cliccando su mi piace!

A presto
Genna

Ps. Lo so che la citazione a David Bowie non c’entra niente ma è stato più forte di me…addio “compagno di tante avventure”… Grazie!

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9 Commenti
  • Davvero interessante. Grazie

  • giorgia- chi semina bellezza, la raccoglie
    Rispondi

    ciao genna
    che bello sentirti e leggerti.è sempre occasione di crescita e riflessione.
    mi rendo conto che molti argomenti che tratti portano con se un ventaglio di mille riflessioni e collegamenti, in quest’occasione mi sono trovata a riflettere su un paio di cose: come gestire o valutare invece quelle abilità meno definite, come ad esempio essere una buona compagna, o una buona madre o persona, come capire quanto siamo CAPACI di relazionarci, di ascoltare ad esempio l’altro o di essere tolleranti o generosi?
    e poi quando parli di persone che si arrogano il diritto di sapere in virtù magari di un ruolo definito a livello formale ma non sostanziale, che consigli potresti darci nel gestire questi rapporti?

    sperano possano essere spunti o proposte per nuovi podcast perché tu hai la grande capacità di delineare e inquadrare chiaramente certe situazioni potendosi focalizzare bene attraverso gli esercizi per allenarci a migliorare

    • Grazie Giorgia,
      sono spunti molto interessanti…su uno di questi ci sto lavorando da un po’…la sintesi è questa:
      Alcuni studi ci dicono che non è tanto importante “fare bene le cose”, “fare la buona madre” e basta
      ma che la cosa più importante è RIPARARE gli errori. Cioè una buona madre al contrario di una cattiva
      monitora il proprio comportamento e quando sbaglia recupera, chiede scusa e ripara. Hanno fatto
      degli studi con i topolini, quelli che hanno avuto occasione di una riparazione sono più resilienti
      di quelli che…o sono rimasti sempre a contatto con la madre oppure sono stati abbandonati.

      Spero di averti dato un piccola risposta…tra qualche settimana ci farò un podcast 😉

  • Ciao Genna,

    ma come si chiama il libro di Hendricks che hai letto? Parrebbe interessante!

  • Il rispetto per se stessi è un’abilità difficile, ma porta buoni frutti.
    Una bellissima puntata Genna, grazie

  • Ciao Genna, e grazie per questo bellissimo articolo.

    Inizierò a farmi i conti delle ore, ma nel frattempo ti snocciolo una considerazione che mi è venuta in mente: ho un lavoro che mi fa stare spesso e volentieri da solo, e nonostante mi piaccia per alcuni versi, una delle abilità che vorrei migliorare è la socializzazione. Partendo dal tuo esempio che se guido 1 ora al giorno ci impiego 27 anni, se vedo persone e socializzo poco, tipo 1-2 ore al max al giorno, ci impiegherei sempre una follia di tempo.

    In questo caso dovrei cambiare cose che vanno ad incidere sul mio lavoro, sulla quantità di tempo che ci dedico, e quindi mi sorge spontanea la considerazione che dovremmo farci una priorità sulle abilità che vogliamo migliorare, senza pretendere di poter migliorarne una se va a togliere tempo da un’altra.

    Lo vedo come un modo onesto di confrontarsi con sè stessi riguardo a ciò che possiamo fare verso noi stessi. Magari a volte è questa corsa irrefrenabile dell’inadeguatezza che ci spinge a sbilanciarci e a fare cose che tutto sommato non sono quella gran cosa che credevamo fosse, ma solamente una sega mentale 🙂

    Infine volevo farti notare che verso la fine c’è una parentesi dove dovresti mettere il link per la meditazione per aiutare il mondo e non c’è il link 🙂

    Grazie mille per l’articolo Genna!

    • Ciao Daniele,
      assolutamente si, dovremmo trovare delle priorità ma sempre con quello sguardo mindful…senza dover per forza diventare chissà come e cosa. Se ci pensi hai fatto una valanga di ore di socializzazione, ti basta solo pensare a tutte le ore di scuola che hai fatto, agli sport, alle feste ecc. Forse il segreto sta nel trovare “la più piccola abilità” da mettere in priorità. Socializzare è troppo grande come abilità…spezzettala ed avrai tutto il tempo per padroneggiarla 😉

      Si è un confronto onesto con te stesso e non con gli altri…azz mi sono accorto di non aver sottolineato abbastanza questo aspetto…Grazie Daniele!

      Ps. pensavo di aver già messo apposto il post… ora ci do un’occhiata!

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