Il potere della comunicazione “non competitiva” …la validazione!

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Hai mai sentito parlare di comunicazione assertiva? Assertività significa saper far valere i tuoi diritti senza calpestare quelli degli altri. Questi “diritti” sono anche le “opinioni” delle persone che ti circondano.

In un mondo dove sembra che il più bravo a comunicare sia chi è in grado di “vincere sul prossimo” sono qui a dirti che questo modello non solo è sbagliato ma rovina la cosa più importante che abbiamo “le relazioni strette ed intime”.

Nel podcast di oggi scoprirai come utilizzare il concetto di “validazione” nel potere della comunicazione:

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Come hai sentito parliamo ancora di comunicazione ma da un punto di vista particolare. Prima ho scritto comunicazione assertiva, ma potremmo pensare alla metodica principale del podcast come “validazione”.

Per validazione intendo la capacità di accettare ciò che ti viene detto anche quando non sei d’accordo con il contenuto della comunicazione. Questa abilità sembra scontata: “se qualcuno mi dice che odia la pasta mica odio anche lui”.

Eppure spesso confondiamo i livelli della comunicazione e ce la prendiamo, questo solitamente accade in situazioni relazionali stette/intime. Abbiamo visto un sacco di volte che quanto più una relazione è intima e tanto più diventa “delicata”…per non dire pericolosa.

La metafora che preferisco è sempre quella di Schopenhauer sui porcospini e sulla capacità di entrare in una relazione intima senza ferire e senza ferirci.

Validare la comunicazione delle persone che ci circondano non significa “essere d’accordo” con quello che ci dicono. Non significa fare al contrario “finta” di essere d’accordo. Ma significa ascoltare ciò che hanno da dirci con attenzione senza giudicare.

“Oh questo non giudicare, ancora Genna vuoi parlarci di meditazione?” No tranquillo, ma il principio è lo stesso. Sai quanto è difficile non giudicare, eppure ancora una volta diventa fondamentale sopratutto nelle relazioni intime.

Il non giudizio non è “dimmi tutto quello che vuoi tanto non mi tocca” ma è “sono aperto a tutto quello che mi stai dicendo anche se può toccarmi“.

“Ma perché è così importante non toccare il prossimo? Perché non posso semplicemente dirgli che ha detto una cazzata?”

maslow-psinel1Per risponderti a questa domanda ti faccio un’altra domanda: “quali sono i bisogni primari dell’essere umano?“.

Chiunque abbia mai visto la famosa piramide di Maslow ( questa che vedi qui accanto) penserà che sono quelli “fisiologici” di mangiare, bere ecc.

Invece posso dirti che esiste un livello ancora più base e ancora più importante…

Il bisogno di interazione, il bisogno di entrare in relazione!

Ci sono molti studi che dimostrano che una persona priva di interazioni significative non “può letteralmente sopravvivere” o va incontro a gravi deficit.

Siamo animali sociali e la socialità è una aspetto fondamentale. Lo sviluppo personale made in usa ci ha spesso mostrato le tecniche di comunicazione efficace come dei modi per “vincere sulle altre persone” mentre ciò che sto dicendo è completamente il contrario.

La competizione nelle relazioni strette è sempre deleteria!

Competere all’interno di una relazione è sempre pericoloso, è causa di divorzi, litigi, stress e chi più ne ha più ne metta. No non voglio fare il drammatico, guardati attorno, pensa alle persone vicine a te con cui ti senti “in competizione”, quanto bene ti fa questo?

Vedi, per me bisogna essere realistici ed imparare a gestire queste situazioni…altro che usare la comunicazione per “vincere su tutti”. Durante una semplice serata fra amici puoi imparare di più di quanto tu possa fare in un corso stra pagato, se hai l’atteggiamento giusto.

E per atteggiamento giusto ripeto, si tratta di “non giudizio” e accettazione. Due cose che spaventano gli appassionati di crescita personale che vogliono conquistare il mondo con l’ipnosi conversazionale o cose del genere 😉

Ti assicuro che invece è molto più difficile ascoltare e validare le parole di un tuo amico, parente o persona vicina con cui non ti senti solitamente a tuo agio, ad essere un super esercizio di crescita e sviluppo personale.

Non sto dicendo che i “trucchi linguistici” e altre diavolerie sulla comunicazione persuasiva siano stupidate, ma che esistono livelli di interazione molto più importanti per la nostra crescita personale. Aspetti senza i quali è inutile imparare a “convincere o persuadere”…in altre parole:

Apprendere come “non reagire” ed invece “validare” la comunicazione delle persone che ti stanno accanto è più importante che imparare a convincerle o persuaderle!

So che queste parole toccheranno gli animi di tutte quelle persone che sono alla ricerca del “pattern linguistico segreto” che ipnotizzi e manipoli le coscienze. Invece ciò che sto cercando di dirti è che la buona comunicazione passa dalla tua capacità di gestire le emozioni legate a questa.

Dalla tua capacità di osservare il linguaggio delle persone che ti stanno accanto per quello che è: il frutto della loro storia personale, a partire dal loro modo di vedere il mondo, passando da tutto ciò che li ha influenzati direttamente o indirettamente.

No non devi diventare “un santo per farlo”, non devi neanche far finta di essere d’accordo con ciò che ti dicono… devi semplicemente provarci. Provare ad ascoltare ciò che ti dicono dando valore alle loro parole, senza farti trascinare dalle diverse identificazioni che possono scattare.

Quando tuo cugino ti dice che gli altri membri della famiglia non lo rispettano, pensare “quindi se mi dice che nessuno della famiglia lo rispetta significa che anche io non lo rispetto” è sbagliato. Magari può anche essere vero, cioè lui può pensarlo ed è in quel momento che bisogna fare una delle cose che si fa sempre meno.

Cercare di chiarire le cose, senza prendersela con l’interlocutore e senza apparire paranoici, magari dicendo qualcosa del tipo: “Ok, perdonami ma ciò che hai appena detto mi fa pensare che forse anche io potrei averti dato questa impressione, non è così?”.

Non è un modo per dire “ehi guarda che io non lo faccio, guardati bene dentro prima di dire cose del genere” ma è un modo per dire “do importanza a ciò che hai detto e ti chiedo se per caso anche io rientro in questa categoria…aiutami a capire meglio”.

“Aiutami a capire meglio ciò che intendi!”

Questa frase non è un trucco linguistico per mettersi “down” e sembrare innocui agli occhi del nostro interlocutore, ma deve essere una reale spinta a conoscere meglio, una reale curiosità che parte dal presupposto che non possiamo davvero sapere cosa pensano le persone.

Altro grande errore degli appassionati di psicologia compresi i miei colleghi professionisti, quello di pensare di sapere che cosa c’è nella testa della gente, quando è molto meglio chiederglielo 😉

Ora un pizzico di teoria della comunicazione (nella logica) per mostrarti perché è vantaggioso “validare la comunicazione”. Quando parli con una persona comunichi a più livelli, forma e contenuto, verbale e non verbale, linguaggio e meta-linguaggio.

Tutti questi diversi “livelli” si incasinano facilmente fra di loro, dando vita a veri e propri “guai linguistici” come è stato scoperto da Gregory Bateson (se non sai chi è…vergognati! Scherzo).

In realtà le confusioni semantiche, sintattiche e pragmatiche avvengono in ogni nostra comunicazione. Se a questo ci aggiungi che ognuno ha il proprio punto di vista, dato dalla propria storia personale allora oltre al sacro santo ascolto presente è utile anche validare.

 Ascoltare con attenzione anche ciò su sui non sei d’accordo non significa farsi mettere i piedi in testa!

Ricordi “ci vuole equilibrio” nell’assertività. Se qualcuno vuole metterti i piedi in testa, ridefinisci la relazione meta-comunicando, sottolineando quello che ti sembra stia accadendo. Per meta-comunicare devi “parlare della comunicazione stessa”.

Se cercano di “metterti i piedi in testa” faglielo capire gentilmente, magari affermando che c’è qualcosa di strano nel suo tono di voce. Stai attento però, evita come la pesta di leggere nel pensiero, di mettergli le parole in bocca.

Per essere il più indiretto possibile potresti dire: “bhe è strano, forse non ho capito bene quello che mi hai appena detto, potresti ripetermelo? Forse ci hai messo un po’ troppa forza non credi?”.

Queste manovre, come tante altre che puoi trovare su psinel, non servono per “metterglielo in saccoccia” (a meno che tu non ne sia costretto) ma servono realmente per cercare di comunicare e mettere in comune, invece che “competere” e rodersi il fegato.

Come sempre ti invito a farmi sapere cosa ne pensi, lascia un commento qui sotto e clicca su mi piace.

A presto
Genna

Ps. Validare in psicologia assume diversi significati, i due principali sono “validare statisticamente” cioè cercare la validità di un test o di un questionario oppure validare, nel senso utilizzato da Marsha Linehan cioè quello che ho utilizzato in questo podcast.

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6 Commenti
  • Matteo Mantovani
    Rispondi

    Buon giorno Genna, ciao. Trovo molto utile partire, come hai fatto in questo post/pod, dal principio della validazione. E’ un bel lavoro da fare: tutto funziona bene quando hai alle spalle 10 ore di sonno, sei rilassato, le cose vanno bene e stai danzando sulle note della tua melodia preferita. Ma quando non e’ cosi’? Scarse ore di sonno alle spalle, bambini piccoli, target ambiziosi e stringenti da realizzare? Hai avuto casi di questo tipo?

    • Buonasera e ciao Matteo,
      come dice un detto napoletano che non traduco alla lettera:
      “tutti gli stupidi sono marinai con il mare calmo” 🙂

      L’antidoto a quello che dici è per me ricavarsi quel tempo per
      lavorare su se stessi. All’inizio sembra una perdita di tempo
      “ma perché dovrei sedermi e praticare la meditazione quando
      potrei rilassarmi a letto un’ora in più?”

      Vengono dubbi del genere…ma in realtà se lavoriamo su noi stessi il
      grande regalo che ci facciamo avviene proprio nei momenti come quelli
      che hai descritto.

  • Ciao Gennaro, bella puntata del podcast! Mi è molto utile, in quanto ho un po di difficoltà a comunicare in modo efficace in tal senso, proprio con le persone che mi sono più vicine (genitori e fratelli in particolare) in quanto mi ritrovo ad essere io sempre quello ad “essere giudicato” e a volte perdo proprio la pasienza. Inoltre come ti dissi tempo fa, io sono un musicista (ho 19 anni), ed il mio maestro di pianoforte (forse per spronarmi/motivarmi perché non è una cattiva persona) non mi valida mai, anzi, fa tutto l’opposto, non capendo che in realtà sta solo peggiorando la situazione, e questo tipo di comunicazione mi aiuterebbe moltissimo a parlare con lui in modo efficace invece di subire restando inermi. La meditazione che pratico da mesi mi sta aiutando moltissimo nella mia vita in generale. Condiviso con te questa mia situazione 🙂 volevo farti due domande:
    1) SPS è un altro sito che gestisci tu oltre psinel?
    2) io non ho un dispositivo Apple, posso comunque lasciare la recensione (5 stelle ovviamente 😉) su iTunes?
    Grazie di tutto! 😊

    • Grazie Andrea,
      continua con la meditazione e metti in pratica i consigli di oggi…
      cosi puoi farci sapere come sono andate le cose, fallo gradualmente.

      1) Si 🙂
      2) Si puoi scaricare iTunes per pc …ma dopo cancellalo se vuoi
      perché è davvero pesantissimo.

  • Ciao Genna,
    questo argomento mi piace particolarmente per il fatto che trovo la comunicazione assertiva davvero utile per cambiare livello di comunicazione appunto dallo stadio “ragione-torto” ad uno più proficuo, dove ci si pone allo stesso livello.
    Più volte quando l’altro mi comunica magari qualcosa di sgradevole, gli rispondo con una formulazione del tipo: “mi sono sentito X quando hai detto/fatto Y” prendendo spunto da svariati libri che ho letto sull’argomento e vedo che in questo articolo fanno parte del parlare della comunicazione.

    Altro aspetto che mi piacerebbe poter approfondire sono i metodi di validazione: visto che gli esempi sono le cose migliori per comprendere (almeno per me), mi sapresti fornire altri esempi o qualche lettura specifica su questo argomento?

    Ti ringrazio molto Genna, adoro questi podcast e tematiche 🙂

    • Grazie Daniele,
      si la struttura X e Y è molto utile, ed aiuta le persone a capire che non ce l’hai con loro ma con ciò che hanno fatto.
      Libri specifici non ne conosco, cioè ce ne sono tanti ma tutti clinici, come il manuale della Linehan sulla DBT ma è roba troppo specialistica. Sarebbe come comprare un manuale di programmazione quando vuoi imparare ad usare una app 🙂

      Approfondirò di certo l’argomento 🙂

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