Presenza e assenza

Sai cosa significa “essere presenti”? E’ uno stato naturale della mente a cui accediamo ogni volte che l’ambiente cirichiede “il massimo dell’attenzione”. Per questo motivo molti scambiano questo stato con la “vigilanza” e sperano attraverso gli esercizi di meditazione di riuscire ad essere sempre più “presenti”. Questa, nel tempo, può diventare una vera e propria ossessione… ecco come ottenere un”equilibrio fra presenza e assenza” o fra mindfulness e mindless…

 

In questo momento sei “presente” oppure “assente”? Beh ogni esperto di linguaggio potrebbe rispondere “rispetto a cosa”? La risposta suona un po’ come mistica ma non lo ha è affatto: rispetto a te stesso.

Essere presenti è uno stato naturale della mente che può essere allenato, il che porta innumerevoli vantaggi. Purtroppo però moltissime persone confondono le cose, ed iniziano a credere che sia necessario essere “sempre presenti”.

Il primo motivo di questa confusione sta nella praticadella meditazione: visto che meditare significa riportare continuamente la nostra attenzione al momento presente sembra logico che il suo risultato finale sia: restare inquello stato.

Ed effettivamente alcune ricerche, che sisono messe a confrontare meditanti con migliaia di ore di pratica e neofiti, hanno dimostrato che i “veri maestri” sembrano essere costantemente in uno stato di presenza.

 

Ma in realtà questo movimento fra “presenza e assenza” è l’essenza della meditazione

 

Cioè se uno fosse sempre presente, non avrebbe bisogno di continuare a meditare.Poi c’è il fatto che anche “perdersi nei pensieri” puòessere considerata una forma di meditazione.

Come ti raccontavo nel podcast esistono pratiche che si basano sul lasciar andare i pensieri. Le così dette meditazioni“open monitoring”…a “monitoraggio aperto”.

In questo tipo di meditazione, invece di focalizzare l’attenzione, si lascia emergere qualsiasi cosa e la si “osserva”. Sempre con il classico atteggiamento non giudicante e nel presente… anche in questo caso il risultato è uno stato di “presenza”.

Anche se non sei focalizzato su nulla di preciso! Ma cosa ha di tanto straordinario questo stato da perderci così tanti anni? Per me la risposta è quasi dissacratoria:

“La meditazione ti permette di fare una netta e chiara distinzione fra la mappa ed il territorio”

 

Distinzione fra ciòche pensi, le tue credenze, i tuoi valori ed emozioni e ciò che ti capita realmente. Come ti ripeto spesso è un esercizio che ti porta a sentire (più che capire) che tu sei molto di più dei tuoi pensieri ed in generale dei tuoi “contenuti mentali”.

Se non hai mai provato a meditare o non hai mai fattoun esercizio di “defusione”, allora non so se ti sei mai accorto di essere “costantemente in balia dei tuoi stati interiori”.

Praticando diventi in grado di “renderti conto” di queste identificazioni (con qui contenuti) e di disidentificarti quando lo ritieni necessario. Tutto questo è reale e porta una valanga di miglioramenti positivi nella vita… ma…

…se a questo ci aggiungiamo che alcune ricerchehanno provato che chi “non è presente a ciò che sta facendo è mediamente più triste”… allora la frittata è fatta 🙂

Nel senso che sembra assolutamente chiaro che lo stato per vivere bene è quello di cercare di”restare il più possibile nel presente”. Ma per mele cose non stanno così! La meditazione è una sorta di allenamento alla vita

…un allenamento per riuscire a gestire l ambiguità delle cose che ci circondano, creando una sorta di”centro di gravità permanente”… a cui tornare ogni volta che lo desideriamo.

Ma non significa restarci sempre, o meglio non significa sforzarsi di essere sempre presenti. La nostra mente “vaga sempre, senza sosta”, è il suo modo di funzionare, cercare di piegarla alla volontà non è per niente sano!

Eppure tante persone fanno questa confusione, avolte, anche dopo anni di pratica. E tutte questemi dicono “Genna, io medito da anni eppure non sono ancora riuscito a restare sempre nel presente“.

E’ chiaro, altrimenti saresti un alieno o una qualche forma di Budda reincarnato! Il punto essenziale è che con la pratica “non diventi sempre presente” ma cambia la qualità della tua presenza.

Se ad esempio, prima di meditare, andavi al mare e godevi nel mettere i piedi in acqua.. diciamo chegodevi 7, su una scala da 1 a 10, dopo una buona pratica di meditazione, puoi godere 10 se non 11;)

In altre parole, cambia la qualità e non la quantità di “presenza”! Ma veniamo a qualcosa di ancora più interessante…

…il fatto che faccia bene, lasciar vagare la mente, senza quel timore (che molti hanno) di perdere il benemerito “controllo”!

Lasciarsi andare allo scorrere dei pensieri è qualcosa che tutti (più omeno) sappiamo fare. Esempio, quando vai adormire devi lasciarti cullare dai tuoi pensierie permettere loro di emergere serenamente…

…chi non riesce a fare questo, guarda caso, ha spesso problemi di insonnia. Abbiamo già visto quanto sia importante “andare a letto sereni” per poter dormire Ed uno dei fenomeni è proprio questo.

Quello di farsi trascinare dai pensieri della giornata, dalle cose che si devono fare e quelle che si sono fatte (magarimale a nostro giudizio) insomma hai capito.

I neofiti che cercano beneficio nella meditazione avolte si perdono in questo circolo vizioso: non si riesce a dormire, allora perché non provare a meditare un po’?

Se a questo punto non sei allenato, cercare di metterti li ad osservare i pensieri potrebbe peggiorare le cose. Ed in questo piccolo “esempio del sonno” si può vedere l’importanza del…

…lasciar scorrere i pensieri, sia che ci si perda dentro(quando siamo identificati) e sia che si riesca a vederli “come pensieri” (defusione).

Questa è un po’ la chiave di questo podcast, adesso sono al mare per una piccola vacanza a contatto con i miei cari. Pratica gli esercizi del podcast e del Qde…

…e fammi sapere che cosa ne pensi con un bel mi piace qui sotto!

A presto
Genna

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4 Commenti
  • Restare nel presente ! Ci sono ora dot.io che un giorno mi son ritrovata da sola senza famiglia e senza arti inferiori.tutto era nero , tutto! E dopo aver passato diversi psicologi , che si arrendevano tanto fossi difficile, ho scelto lei.mi mettevo in un angolo , la fissavo muta , pronta a sputar veleno con la lingua , io che ero nera come calimero dal dispiacereanni duri di terapia x me, ma sopratutto x lei .ricordo di quando pioveva e cera il sole e poi la nebbia la neve e dopo averti tu lei(non riuscivo a darti del tu) gridato che non riuscivo che dovevi provare cio che sentivo io , che tu avevi tutto , io niente!ti ho visto studiarmi, fissarmi le mani , gli occhi, ti ho anche visto con le mani sulla testa e cuoterla , ma non ti sei arreso! E io ti ringrazio per quando x me ti sei vestito da moschettiere, da pirata, da pinocchio, e infine da cavaliere sfoderando la spada finta dicendomi che avremmo insieme sconfitto i draghi! Ho un peluches di cane che ho chiamato come te! Perche' c eri tu quando pian piano mi sono retta da sola e ho imparato a camminare da sola , e c eri tu a farmi ridere quando mi sentivo di legno, e i tuoi occhiali neri e grandi che x non farmi piangere mi facevi indossare dicendo che dopo gli esercizi del restare nel presente avrei potuto tenerli un po" e tu non ci vedevi nulla pero".dottore grazie , tu mi hai donato la tua pazienza grande, mi hai fatto sentire come come a casa "mia" mi hai tenuta in piedi quando stavo cadendonella disperazione!ti ho chiamato papa' anchese non lo sei.e voglio regalarti oggi x la tua bravura tutte le stelle del cielo .meri

  • Ciao a tutti ragazzi e scusate
    per le risposte così dilazionate…
    è estate anche per me 😉

    Luca: Si, il tuo modo di praticare è corretto è corrisponde
    alla meditazione aperta, dove qualsiasi cosa arrivi ai tuoi
    sensi tu l'accetti incondizionatamente. Ma allo stesso
    tempo, quando ti rendi conto che sei cattuarato da una
    o più impressioni, ritorni nel presente e solitamente si
    utilizza un punto di focalizzazione…come la sensazione
    del corpo o del respiro. Il focus serve solo per iniziare
    a stare nel presente, come allenamento, lo scopo finale
    è fare ciò che fai tu… lasciarsi sopraggiungere da
    qualsiasi cosa restando presenti (ed ancorati a
    qualcosa di presente).

    Lo scopo di questo post non è dire "guarda che mentre stai
    praticando non devi essere sempre presente" ma è dire
    "non devi essere sempre presente durante la tua vita,
    ma solo quando ti stai esercitando"…se poi questo ti
    porterà presenza nella vita, ben venga, ma evita di
    cercare la "presenza" in modo ossessivo in tutto ciò
    che fai. Bisogna anche essere in grado di farsi
    trasportare dai pensieri con serenità per poi,
    con altrettanta serenità tornare a ciò che
    stavamo facendo.

    @ Manu: grazie infinite per la tua bellissima testimonianza,
    continua ad insistere e vedrai quanti frutti riuscirai a
    raccogliere. Anche io come te ero scettico, l'unico modo
    per giudicare è quello di praticare, come stai facendo…
    bravo 🙂

  • Buongiorno Gennaro e grazie per l'articolo di oggi,
    seguo il tuo blog già da diverso tempo e ho iniziato sotto tua "insistente" e persuadente esortazione a provare la mindfulness. Ero scettico, sai provare una pratica antica orientale analizzata, schematizzata e ben impacchettata per noi occidentali da alcuni americani che come al solito scoprono l'acqua calda e la rivendono…ma ho messo da parte il mio pregiudizio e ho provato con dei buoni propositi. Ho letto il tuo report che ha avuto l'effetto di un antipasto 🙂 la bibliografia in fondo è stata la prima portata. Ora approfondisco la mia conoscenza con Mindfulness for dummies 🙂 di kabat-zinn e da circa 1 mese e mezzo medito ogni mattina, in più capita sempre più spesso di dedicare un pensiero alla presenza 🙂 In realtà leggendo tutte queste cose è venuto anche a me il dubbio di dover stare perennemente attento al presente, però per fortuna il mio pensiero prende il sopravvento e mi riporta altrove. Ho notato che la grossa differenza, tra una buona meditazione e non, è lo stato mentale precedente all'atto. Se sono sereno riesco ad avvertire il silenzio (anzi, per ora lo provo solo per qualche attimo) mentre se ho dei pensieri pesanti, familiari, domestici e lavorativi sento solo un gran vociare e faccio molta fatica a chetarlo. Ho provato anche la tecnica del premere la lingua in fondo e devo dire che le prime volte con sommo stupore ha funzionato. Oggi leggo questo articolo che scioglie tanti dubbi, cos'altro posso scrivere se non grazie? Apprezzo sempre la tua posizione ben ponderata e mai estremista o integralista, il tuo modo di non prendere per legge ciò che leggi dagli esperti e di provare ogni ipotesi prima sulla tua pelle, insomma apprezzo la tua sincerità e genuinità, ciò che ricerco per me stesso e tendo a riconoscere negli altri.
    Ancora grazie per il tuo lavoro, ti auguro di trovare sempre la soddisfazione sia da te che dagli altri.
    Manu

  • Ciao Genna! Scusami, ma non penso di aver capito: l'essenza della mindfulness non e' il riuscire ad accettare l'esperienza presente, fisica(propriocettiva e/o sensoriale) o psichica (ricordi, pensieri, emozioni , sentimenti)? Mi spiego meglio: nella mia pratica informale, semplicemente, sto a contatto con qualsiasi cosa attiri la mia attenzione (sensazioni fisiche, pensieri, emozioni ricordi ecc ecc) senza sforzarmi di stare "a contatto con i miei sensi", altrimenti starei si nel presente…ma non presente a me stesso, diventerebbe una sorta di "estraniarmi a me stesso, a cio che sento emozionalmente", mi ostacolerebbe nel tentativo di "fare amicizia con cio che provo"….ho travisato quello che e' "il fine" della mindfulness?

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