Responsabilità 2.0

 

 

 

 

 

 

 

 

Hai mai sentito parlare di “responsabilità” nella crescita personale? Molto probabilmente si… il concetto è molto semplice: “per acquisire un vero potere personale sugli eventi è necessario assumersene la responsabilità“. Una questione spinosa fin dagli albori della filosofia, dove vi erano due fazioni una “fatalista” (che credeva che tutto derivasse dal caso) ed una invece che credeva nel “potere della responsabilità”.

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Sei riuscito ad ascoltarlo? Allora nel podcastnon ti ho parlato affatto delle radici filosofichedi questa questione che possono gettare luce sualcuni paradossi. Ti faccio una domanda, perchè molti filosofi si sono schierati contro “il fato”?

La risposta è semplice, perché per costituire uno Stato servono delle leggi, e se le cose accadono “a caso” non esistono colpevoli e neanche persone meritevoli. Per tanto, nella costituzione di uno Stato è più che necessario il concetto di “responsabilità”.

Tuttavia bisogna anche ammettere che non sempre le leggi sono state rispettate, anzi si potrebbe dire che la storia dell’evoluzione umana è costellata di “violazioni di tali regole”.

Quindi, anche se apparentemente la “responsabilità” sembra il lato lucente della forza… non è detto che sia tale!Questa piccola introduzione filosofica ti da la possibilità di guardare alla radice di questa diatriba fra “caso/fato e responsabilità“.

Due modi opposti di vedere come accadono gli eventi. Oggi, lontani dal pensiero “mitico”dove per ogni azione c’era un dio a darle ragione, siamo tutti un po’ meno fatalisti e un po’ più deterministi.

Dal punto di vista della “crescita personale classica” è sempre meglio “assumerti le tue responsabilità”, concetto che ti dona “potere di azione”. Se ad esempio vuoi guadagnare più denaro, desiderarlo con tutto te stesso magari propiziandolo attraverso amuleti e rituali magici, servirà a poco (almeno percome la vedo io)…

…invece assumersi la responsabilità significa rimboccarsi le maniche ed agire per trovare un modo per ottenere il nostro obiettivo. Male che vada avremmo accumulato maggiore esperienza nel mondo “del denaro”, anche se le nostre azioni non portano direttamente al nostro obiettivo.

Per tanto sembra logico assumersi per partito preso tutte le nostre responsabilità. Ma siamo sicuri che questo modo di pensare sia sano? Che porti solo vantaggi? 

Se hai ascoltato il podcast o ti sei fermato a pensare a queste faccende, forse ti sarai resoconto da solo che non è proprio così “lineare la faccenda”. Infatti se uno dovesse dirti che tutto dipende da te, ogni cosa che accade è in un qualche modo connessa a te.

Da un lato questo pensiero da forza e potere sulle cose ma dall’altro può “atterrire”, essendo noi parte di un sistema che a loro volta fanno parte di altri sistemi, è chiaro che ogni azione che fai influenza tutto i sistemi connessi con te.

Quindi da un lato è vero che contribuisci a costruire le cose che ti accadono attorno, però è anche vero che “non esisti solo tu” 😉 Ci sono altre persone e (altri fattori) che “giocano nella tua squadra”…

…e non solo, ci sono eventi che sembrano dipendere esclusivamente dal caso, come ad esempio i disastri naturali (certo possiamo vedere nell’inquinamento molte cause di disastri naturali, ma dobbiamo ricordare che esistono da sempre).

L’ecologia sembra risolvere il nostro paradosso fra “fato e responsabilità”. Infatti i fenomeni naturali sono influenzati dalle nostre azioni, oggi che la coscienza ecologica è cresciuta (inevitabilmente) si sa che tutti possiamo contribuire a mantenere un “mondo migliore“.

Tuttavia questo non ci assicura che non ci saranno terremoti o alluvioni devastanti. Quindi se da un lato possiamo fare del nostro meglio dall’altro esiste sempre una “percentuale del caso”. Per cui i fautori della crescita personale classica, hanno ragione nel propagandare il potere di “assumersi le responsabilità”.

Infatti senza questa forma mentis nessuno si sentirebbe attore attivo del mondo. Ma a quanto pare ci piace spesso usare il fato come una sorta di scusa e non a caso per migliorare il mondo abbiamo dovuto imporre la responsabilità.

Ad esempio oggi è un obbligo fare la nota raccolta differenziata. Senza una legge dubito che le persone si sarebbero messe a farla. Lo so è triste da pensare, ma quella che viene chiamata anche “responsabilità condivisa” non sempre risulta essere efficace per un”mondo migliore”.

Non so se conosci la storia di Kitty Genovese è una storia molto famosa per chi ha studiatoun po’ di psicologia sociale. Si tratta di un fatto accaduta a New York, dove una giovane donna(la Genovese) è stata violentata sotto gli occhi di centinaia di testimoni.

Il suo aggressore ha continuato anche mentre le persone vedevano la scena dalle loro finestre. Ma nessuno è intervenuto o ha chiamato le forze dell’ordine, perché? 

Secondo gli psicologi sociali questo è un tipico problema legato alla “responsabilità condivida” dove la gente che guardava era come se dicesse: “beh qualcuno avrà chiamato già la polizia“.

Esperimenti del genere sono stati fatti con finti clochard che fingevano di stare male, e dove nessuno è accorso in loro aiuto. Questa teoria è stata usata per spigare anche fatti pesantissimi come l’olocausto.

Ora qualcuno penserà: “Ok Genna ma in questo caso nessuno si è assunto la responsabilità”. Ed è vero, ma perché? Perché pensavano che già qualcuno l’avesse fatto.

Questo ci dimostra da un lato il potere di assumersi direttamente il”peso delle situazioni” e dall’altro ci mostra che farlo è estremamente difficile. Soprattuttoquando questa può essere “suddivisa fra più persone”.

Quindi, da un punto di vista sociale avevano ragione i filosofi che andavano contro l’idea di fato. Tuttavia, come ti ho dimostrato con gli esperimenti di Martin Seligman, ad un livello più ristretto (prettamente personale) non sempre è utile “attribuirsi ogni colpa”.

Perché questo può portare a sperimentare più facilmente l’incapacità appresa.Anche qui la soluzione è una sorta di “via di mezzo” che si può riassumere con l’idea di mantenere uno “sguardo sistemico” suciò che ci accade.

E visto che di Seligman e di sguardi sistemici ti ho parlato molte volte, per oggi mi fermo qui. E chiedo a te dirmi la tua su questo tema non così facile come ci viene presentato di solito dalla crescita personale classica.

Fammi sapere cosa ne pensi lasciando untuo parare qui sotto…e se ti è piaciuto clicca adesso su mi piace.

A presto
Genna

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5 Commenti
  • Ciao Genna anzitutto grazie x il tempo, l'energia e le competenze che metti a disposizione. Sono estremamente chiare e approfondite. Ammiro chi offre agli altri senza chiedere nulla in cambio. Quindi hai la mia più profonda stima. Ti ho scoperto da poco ma credo che non m perderò più neanche una  sillaba. Riguardo la responsabilità ho ragionato sul mio atteggiamento. Io sono abituata a guardare al mio. Cioè se qualcosa non va o non mi piace, non mi lamento ma cerco di individuare il mio raggio di azione e mi muovo x cambiarle. In passato tendevo a colpevolizzarmi x qls cosa (il vittimismo era una sorta di ambizione) adesso però tendo a non rimuginare sul passato. Cerco di capire cosa posso trarre come insegnamento per il futuro ma penso che ogni evento è a sé, non si potrà mai replicare xké come dicono diversi maestri "non potremm mai immergerci 2 volte nell stesso fiume… " riguardo il mettersi nei panni degli altri sono in dubbio: la loro posizione è influenzata dalla loro storia e esperienza, come posso conoscerla e in più se cerco di mettermi nei loro panni sarò cmq falsata dalle mie convinzioni quindi come ci si può riuscire? Ops k prolissa.  Scusa ma volevo dirti tante cose (x il futuro prometto di procurarmi il dono della sintesi!?)L'augurio di una splendente giornata

  • Ciao a tutti,

    @ Franco: mi piace molto il tuo punto di vista che
    si avvicina molto a quello che ho detto. Ma il tuo
    modo è stato ancora più semplice e diretto
    "rispondendo al momento presente senza
    lasciarci condizionare dai ricordi…"…
    Grazie

    @ Maria: si hai perfettamente ragione, però credo che
    in un qualche modo tutti possiamo farne esperienza
    anche senza la "base meditativa"…che comunque resta
    l'abilità principe da sviluppare per ogni buona
    crescita personale. Grazie

    @ Anonimo: Quando si instaura un'abitudine il primo modo
    per contrarstarla e "gettarci luce sopra". Bisogna
    parlarne, soprattutto nei gruppi, dove ci sono una
    "marea di impliciti". Grazie

  • Sincronicità perfetta per quanto mi riguarda: in questo periodo mi stavo arrovellando proprio sul significato di responsabilità, che porta a quello di " capro espiatorio ". Cioè se non sei sufficientemente sicuro di te stesso, se non hai accumulato dei risultati ritenuti validi e positivi da chi ti sta intorno diventi inevitabilmente un capro espiatorio, liberi la coscienza altrui da sgradevoli pesi e te li carichi tutti sulle tue spalle. Devo dire che, proprio per liberarmi da questa sgradevole sequenza, ho adottato per forza di cose quella che tu chiami visione d'insieme, perché i sensi di colpa mi stavano schiacciando. Purtroppo quando si instaura una sorta di abitudine a dare sempre la colpa alla stessa persona, rimane ben poco da fare, forse solo dichiare le proprie  di colpe e poi? 

  • Grazie Gennaro. Ho apprezzato la semplicità e la chiarezza della tua esposizione. La mia opinione è che ciò che hai detto sia comprensibile ed applicabile solo da chi ha una certa base meditativa e/o la capacità di auto osservarsi. Grazie ancora. maria

  • L'argomento è molto complesso. Personalmente, penso che sia giusto riconoscere agli eventi la libertà di accadere, così, semplicemente. A noi rimane la responsabilità di mantenere desta l'attenzione e la concentrazione su ciò che accade, rispondendo nel momento presente senza lasciarci condizionare dai ricordi di esperienze analoghe né da aspettative per il futuro.

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