Non conoscere… per vivere meglio?

So di non sapere” recitava Socrate poco prima di essere ammazzato. Con questo paradosso uno dei filosofi più famosi della storia ci mette davanti a diverse verità e contraddizioni. Una di queste è legata all’argomento del podcast di oggi dedicato alla “capacità di non conoscere” cosa oggi sempre più difficile per diverse motivazioni. Ascolta il podcast fino allafine e fammi sapere cosa ne pensi.

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Sei riuscito ad ascoltarlo? Per molte personeammettere di “non conoscere” qualcosa è fontedi profonda angoscia. Se anche per te le cosestanno così, allora questi esercizi sono fattiproprio per te. Ma tranquillo, se come me hai già iniziato ad accettare il fatto che “sai di non sapere”, sappi che c’è “pane anche per i tuoi denti”.

Infatti “voler conoscere tutto” è una innata tendenza del nostro cervello, che in un modo o nell’altro ha necessità di creare delle mappe con le quali orientarsi nel mondo. Il nostro famoso GPS all’opera!

Senza queste mappe, per quanto approssimative, la nostra mente sembra avere difficoltà a muoversi nel mondo.Questa incessante attività mentale, di costruzione e de-costruzione della realtà interna (le diverse mappe che costruisci ed aggiorni) oggi è davvero a dura prova.

Infatti via via che la società si sviluppa (nel bene o nel male) aumenta la sua complessità. E’ una legge dei sistemi, anche se metti due molecole in un bicchiere ed aspetti cinquemila anni, aumenterà via via la loro complessità.

Per gestire la complessità del mondo il nostro cervello da significato alle cose, anche quando questo significato è “posticcio”, basta avere una qualche “risposta”. Senza questa nostra tendenza saremmo forse ancora all’età del bronzo. Come ti raccontavo nella 62° puntatadel podcast, “ci comportiamo come degli scienziati che formulano ipotesi e fanno esperimenti sulla realtà”.

“Ok Genna, siamo d’accordo sul fatto che la complessità moderna è in aumento e che oggisia più difficile interpretare il mondo, ma questo, cosa c’entra con il non-conoscere?”

Bella domanda:) Come dicevo nel podcast la nostra società ha cambiato veste negli ultimi secoli. Siamo passati dal soffrire perché noneravamo liberi a soffrire perché siamo troppoliberi. Affermazione forte, lo so, ma che in un qualche modo rispecchia il fatto che siamo passati dalla “repressione” alla performance!

Oggi la gente soffre (nel mondo occidentale)non per le repressioni della società ma perché tutto sembra essersi trasformato in una sorta di modello aziendale. E cosa conta di più inuna azienda? I risultati!

E cosa succede a chi non da quei risultati? Viene licenziato e messoalla berlina della società. In altre parole oggi si soffre perché non ci si sente all’altezza! Questo meccanismo, tipico delle società che valorizzano la competizione piuttosto che la collaborazione ci ha resi tutti un po’ più stupidi. Si, hai capito bene, oltre ad averci fatto fare enormi passi in avanti ha messo sulle spalle di ognuno di noi un peso molto grande.

Appunto: quello di dover essere sempre all’altezza delle situazioni.

Non si tratta di un semplice discorso sociologico o filosofico, ma si tratta di una costatazione (anche) di tipo clinico. In altre parole, le persone che vedo nel mio studio vengono proprio per questo motivo: “dott. non mi sento all’altezza“. Si, non tutti, ma la stragrande maggioranza delle persone si.

Ecco perché ho iniziato a dare tanta importanza al “non conoscere”. Il tutto nasce dalla lettura degli scritti di Erickson che di tanto in tanto ripercorro. Se per caso, come me, hai una formazione ericksoniana, ti consigliodi tornare di tanto in tanto a rileggere ciò che avevi studiato.

Ti assicuro che il pensiero di questo uomo straordinario torna sempre utile ed incredibilmente attuale. Un po’ come tutti i pensieri di un certo calibro! Erickson dava una particolare attenzione al non conoscere, nel senso che durante le sue induzioni (ed anche le sue utilizzazioni) della trance, usava termini che si riferivano all’importanza di “non sapere” che cosa sarebbe accaduto.

Sembrava dire, lascia che il tuo inconscio ti sorprenda, lascia che sia quella parte intelligente di te a dare delle risposte in questo momento. Per essere ancora più “scientifici” potremmo tradurre queste parole in: lascia che sia il tuo sistema 2 a darti delle risposte piuttosto che affidarti al sistema 1 (i pensieri lenti).

Se mi segui da un po’ di tempo sai che il premioNobel Daniel Kahaneman ha distinto il nostro pensiero in due sistemi: uno lento (il nostro conscio) ed uno veloce (l’inconscio). Dimostrando come l’uno influenzi l’altro e come il primo sia nettamente più lento del secondo (ora non ricordo bene bene, ma mi affido al fatto di non saperlo fino in fondo ;))

Ti è mai capitato di vedere uno di quei giochi a premi televisivi dove i partecipanti devono fare complessi giochi di parole? Se lo hai fatto ti sarai reso conto che solitamente scopri la soluzione “di colpo” con una sorta di “insight” improvviso invece che fare un “ragionamento lineare”. Ecco in quel caso hai visto la forza di questo sistema inconscio all’opera.

Ci sono molti studi che provano che se siamo sovrappensiero (o in altre parole, se lasciamo libero “l’inconscio di agire”) siamo più abile nella risoluzione di anagrammi (lo siamo di più anche se fra un anagramma e l’altro schiacciamo un innocente pisolino;)).

Sono convinto che la società moderna basata sulla performance rischi di bloccare questo processo. Perché essere “performanti” implica il sapere tutto e subito, non il lasciare che il nostro inconscio “ci pensi sopra”. E questo, paradossalmente, rende le nostre azioni meno performanti.

Quindi gli ingredienti di questo podcast messi assieme:Il “non conoscere” di Erickson, gli studi di Kahneman sul funzionamento cognitivo, l’esperienza dello stato non concettuale che si acquisisce attraverso la meditazione e tutte le considerazioni sociologiche fatte prima, mi hanno portato alla formulazione di una sorta di esercizio davvero semplice ma molto molto potente… ammettere a se stessi e agli altri quando “non sappiamo qualcosa”.

Per alcuni è facile ma per molti è difficile. Che tu appartenga al primo o al secondo gruppo nelle prossime settimane fai questo esperimento prova a “non conoscere le cose“. Evitando di attaccarti a tutte le costruzioni che fa il tuo GPS e cercando di vivere serenamente senza dover “conoscere tutto”.

Attenzione però questo non significa non studiare o evitare di imparare ciò che ci è utile nella vita, non è un inno all’ignoranza. Non credo affatto alla leggenda del “beato ignorante”, infatti la sete di conoscenza e l’attribuzione di senso è una costante che tutti possediamo, immagina come deve sentirsi una persona che sente di essere “ignorante” nel mondo moderno.

Quindi l’esercizio del “non conoscere” sono tutti rivolti alla gestione di questa tendenza innata alla costruzione di significati. Non a deridere chi cerca di conoscere, cosa più che sacrosanta, ma ad evitare di vedere le nostre conoscenze, come se fossimo tutti in un grande “gioco a premi” o peggio in una”grande azienda”.

Concludendo: quando Socrate diceva di “non sapere” intendeva sia ciò che abbiamo detto,cioè che impossibile conoscere tutto ciò che ci circonda, ma allo stesso tempo creava un paradosso. Se infatti “non sai di sapere” in realtà una cosa la sai, cioè di “non sapere”. Portare maggiore consapevolezza di questo nella vita è un grande regalo che puoi fare a te stesso e agli altri 🙂

A presto
Genna

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11 Commenti
  • Grazie per questo articolo e podcast interessante. Credo che da oggi in poi devo recuperare la mia capacità di “pensiero veloce” che avevo. Poi con l’andare degli anni dovevo essere sempre più “performante” appunto, in quasi tutti gli ambiti, ed ho perso questa mia capacità che presto mi riprenderò.

  • Ciao Bellavita,
    devi avermi letto nel pensiero, perché il podcast che uscirà questo lunedì parla proprio di questo argomento 😉

  • Ciao Gennaro, molto interessante il tuo argomento, ma non si può legare alla famosa frase che spesso citi?" Guardarsi dentro rende cechi?"
    Io credo che sia un po' quel tassello mancante per l'equilibrio interiore. Cioè a me sembra che quando cerchiamo troppe risposte interiori in quel momento smuoviamo le nostre acque…. È la troppa torbolenza rischia di non farci più vedere noi stessi , perdendoci così !!! Il non avere risposte in questo caso ci può far tornare le acque chiare!!!!
    PERCHÉ NON FAI QUALCHE PODCAST SUL TROPPP GUARDARCI DENTRO CI RENDE CECHI?
    Tu sai per via del tuo lavoro quando smettere di cercare; noi purtroppo non abbiamo tutta questa malizia è ci perdiamo un po' rovinando meccanismi automatici! Grazie

  • Wow Alfredo,
    ultra interessante e grazie per averla condivisa 🙂

  • Ciao Genna, argomento interessantissimo. Nella pratica ho avuto una piccola intuizione, che vorrei condividere con te e con quanti passeggiano nel blog.
    Ho notato un link molto naturale con il tema dell'attesa del pensiero, nel senso che domandarsi quale sarà il mio prossimo pensiero implica, ovviamente, l'ammissione di non-sapere quale sarà il mio prossimo pensiero. Quindi, aspettando il mio pensiero, in modo abbastanza naturale, la mia parte saggia mi ha suggerito "NON LO SAI!" e mi sono aggrappato a quella sensazione di ignoranza. Che si è dimostrata un'ignoranza FELICE, così felice che ha prolungato moltissimo il tempo di attesa per il pensiero successivo. E in quell'attesa, fatto per me insolito, ho percepito -sottolineo percepito e non pensato- la semplicità del mio essere, intesa come intuizione, prontezza, lucidità, senza alcuna contaminazione del dialogo interiore o di immagini varie. Che ne pensi? È una cosa interessante o è tutta una grande sega mentale?
    Alfredo

  • Ciao a tutti,

    @ Davide: se hai ascoltato tutto il podcast sai che in fondo la penso come te, ma si tratta di una questione diversa quella di cui parlo.

    @ Giovanni Martina: "non lo so" 😉

  • Giovanni Martina
    Rispondi

    Caro Genna,una curiosità di tipo personale:come hai fatto a parlare così a lungo su un argomento assolutamente lontano dal tuo stato di essere abituale? Durante la mia cavalcata al sapere del mio abissale non sapere ti rangrazio per l'incitamento. Cordialità Giovanni

  • L'ignoranza è l'unico male del mondo.

  • Ciao Daniele,
    è più o meno la stessa esperienza accaduta a me…grazie per la tua testimonianza 🙂

  • Ciao Genna,
    più volte in passato mi trovavo in difficoltà a dire "non lo so", forse per le gare di "so tutto io". Quando poi ho assodato la pratica meditativa, mi sono ritrovato quasi contento del "non sapere", non mi dava nessun fastidio, proprio perchè ho lasciato andare quel concetto che c'era dietro, della competizione e che la mente si inviperisce a non sapere. Adesso viene molto più con naturalezza il conoscere e il sapere, senza quell'affanno ossessivo che si portava dietro del non sapere. Grazie Genna per i tuoi post e riflessioni condite attorno, smuovono le sinapsi del lunedì 🙂

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