Conosci te stesso… in una “semplice sensazione”…

 

 

 

 

 

 

 

 

Sai quale è il processo psicologico più importante per la tua crescita personale? “Conoscere te stesso“! Lo so non sono il primo a sostenerlo ma sembra che più progrediamo con le ricerche psicologiche e più apprezziamo l’importanza di conoscere se stessi. Nella 65° puntata del podcast di psinel recuperiamo un tema tanto caro a questo blog con alcuni semplici esercizi…

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Sei riuscito ad ascoltarlo? un bel delirio, però contiene alcune piccole “perle” che se messe in pratica possono davvero migliorarci. La prima e più importante è come al solito la pratica della meditazione. Si lo so che ti ho rotto le scatole con “sta roba orientale”, ma sei qui per avere informazioni per vivere meglio e sviluppare la tua “psicologia”, giusto? allora medita 😉

Conosci te stesso” per alcuni studiosi moderni si tratta di una frase che serviva per facilitare il compito divinatorio dell’Oracolo di Delfi. Inaltre parole, prima di entrare e chiedere all’oracolo qualcosa, cerca di sapere bene prima che cosa chiedergli. Questa versione dei fatti è molto meno romantica e profonda dell’idea che abbiamo intercettato da Socrate in poi…

…nonostante si tratti di uno dei consigli più importanti ed utili, il “conosci te stesso” è talmente “banale che ci scappa di mano” o meglio dall’attenzione. Infatti essere se stessi è un processo di addestramento che non ha mai fine, perché via via che cresciamo diventiamo sempre più “noi stessi”.

Attenzione! Per alcune persone questo vuol dire che “se nasci in un modo sei costretto a morire in quel modo”. Un’idea eugenetica che non mi piace affatto, come se tutto il nostro destino fosse pre-determinato dalla biologia del nostro corpo. Noi siamo esseri in divenire pensare di poter prevedere come diventeremo è un po’ come cercare di indovinare quanto crescerà un albero.

Ti è mai capitato di piantare un germoglio che credevi fosse ormai morto? E ti è mai capitato di vederlo rinascere quando è messo in quelle condizioni particolari che glielo permettono? Anni fa mi fu regalata una piantina, la tenevo male e stava appassendo, poi un giorno un mio amico l’ha vista e mi ha proposto di “salvarla”…

…così l’ha presa è l’ha portata nel suo giardino. Dopo qualche settimana vado a trovarlo e vedo una pianta completamente diversa. Il fusto era diventato più grande e resistente, i germogli si erano aperti e lasciavano intravedere la bellezza della vita in crescita. Uno spettacolo che non avrei mai potuto prevedere osservando la piantina quando se ne stava sul mio terrazzo.

Allo stesso modo se vedo un ragazzo che ha molte difficoltà con la matematica posso si ipotizzare che forse non sceglierà di fare il liceo scientifico, ma nulla mi dice che non sceglierà ingegneria nel futuro. (Per chi non lo sapesse ingegneria è zeppa di matematica) perché nel tempo potrebbe scoprire di avere una passione proprio per la matematica.

Crescendo le persone scoprono i talenti più vari, attitudini che possono sorprendere chi pensava di essere “fatto in un modo”. Così il nostro processo di auto-conoscenza non ha mai fine, perché si tratta di un qualcosa in continuo divenire.

“Quindi Genna, se siamo in divenire forse non esiste una nostra vera personalità fissa!”

Si se “personalità” intendiamo ciò che tu pensidi essere. Cioè ciò che tu ti racconti ogni giorno su te stesso, attraverso quegli stessi meccanismi che ti permettono di leggere questo testo e di prevedere la realtà. Questo meccanismo che da anni ho battezzato “GPS“, è quella parte di noi che costruisce “mappe per muoversi agilmente nel territorio”…

…questa parte ci mostra solo un pezzetto di “chi siamo”, quel pezzetto che ci serve per muoverci agilmente nelle diverse situazioni. Quindi se inizi a chiederti “ma io chi sono” la prima risposta arriverà da questa parte di te. Che non ha una risposta univoca, visto che si comporta in modo plastico in base alle situazioni…

…se ad esempio in quella certa situazione ti sei comportato in modo “egoista”, quando ti fermi a pensare “chi sei” e magari ti viene in mente quella situazione, cosa risponderai? Esatto,che sei egoista! Ma quel comportamento non descrive chi sei, ma solo come hai agito in una situazione specifica, possono esserci 10000 motivi per cui “hai agito in quel modo”.

Quindi, quando ci poniamo la fatidica domandadi “chi siamo”, andiamo a pescare da quella che viene chiamata “memoria biografica“, l’insieme di tutti i ricordi che hai di te stesso in diverse situazioni. Il punto qui è che in ogni diversa situazione potresti esserti comportato anche in modi diametralmente opposti, per cui è difficile “trarne chi sei davvero”.

Sia la mutevolezza dei nostri comportamenti e sia la ambiguità della realtà contribuiscono a farci trovare un “centro” nella parte errata, quella appunto della tua “storia personale“. Certo, anche quella contribuisce a dirti chi sei… anche quella parte sviluppa una sua coscienza, ma la parte più intima di te sa chi sei veramente.

Però essendo in divenire diventa difficile fareuna fotografia a questa parte. Così in oriente ed oggi anche in occidente, si pensa che siamo ciò che sentiamo di essere nel presente. Sei il tuo corpo, quello che senti di te stesso al di la del pensiero. E’ un concetto difficile da spiegare e più facile da praticare…

…se infatti ti siedi a guardarti dentro per un po’ di tempo, emerge questa parte di te, questo”sentire primordiale” di chi sei veramente. O meglio, della “sensazione di esserci”, senza avere identificazioni con storie del passato o con programmazioni future. E credo chela metafora della “consapevolezza a 15 anni”calzi a pennello.

Come fa il GPS a farci credere di essere la nostra personalità?

Lo fa attraverso la costruzione di abitudini cioè di automatismi. Creando risposte auto-matiche a tutti i livelli: cognitivo (il modo di pensare), emotivo (il modo di sentire) e comportamentale (il modo di agire). Questo complesso intreccio nasconde quella nostra parte intima con cui siamo sempre connessi.

Quel famoso “centro” che puoi sviluppare con l’addestramento dell’attenzione che da secoli viene definito “meditazione”… e che qualche puntata fa abbiamo anche definito “testimone“. Non potendo dare una “etichetta mentale” a questo stato possiamo solo osservarlo e prenderne coscienza…

...ma allora “chi sono”? Sei la semplice esublime sensazione di esserci… fermati un istante e sentiti…senti di essere qui e ora!

Ok, mi sa che per oggi ho confabulato fin troppose l’argomento ti ha affascinato metti un belmi piace!

A presto
Genna

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7 Commenti
  • Io trovo che il tuo blog sia davvero ben curato e tutti i preziosi consigli che dai, frutto dei tuoi studi e della tua esperienza siano oro colato. Ne ho fatto tesoro e ho seguito (con difficoltà dettate spesso dalla mancanza di tempo e spazio) il tuo corso sulla meditazione, che apre tutto un mondo nuovo soprattutto a chi come me approccia per la prima volta. Ho apprezzato tanto anche il modo chiaro e lineare in cui conduci per mano gli ascoltatori nel percorso… Con estrema professionalità, ma rendendo il tutto molto leggero e accessibile.

    Per tutto questo Grazie di cuore 🌹

  • Penso che la tua visione sia condivisa da moltissimi miei "esimi colleghi del passato". Primo fra tutti Roberto Assaggioli che vedeva la personalità composta da tante sub-personalità in continuo dialogo fra di loro. O meglio, il continuo dialogo dovrebbe essere il presupposto per la salute, a volte queste parti "non si calcolano fra di loro". Ecco la sintesi di Assaggioli (o meglio la psicosintesi) nasce dall'idea di riunire queste parti.

    Per Assaggioli, l'abilità principe per la sintesi è la disidentificazione dai propri contenuti mentali… ed è un po' ciò che intendo in questo post 😉

  • Articolo interessantissimo. Personalmente credo che dentro me ci siano tante "persone" con tante personalità differenti, magari totalmente diverse l'una con l'altra. Tu cosa ne pensi di ciò?

  • Ciao a tutti…

    @ Bellvita: Per me il "non guardarsi troppo dentro" si può "curare" in un unico modo…capacità di defusione, quindi di dare il giusto peso alle cose che ci diciamo… a tutte le cose che ci diciamo, non ad alcune si e ad altre no. Nella meditazione questo atteggiamento prende il nome di equanimità, nel senso che diventi equo con tutti i tuoi contenuti mentali.

    Si è un discorso molto complesso…Se per "filo conduttore" intendi che in realtà "non sai chi sei" ma questo "te stesso" ha agito di nascosto nelle tue scelte, la risposta è no! Si di certo le tue decisioni non sono state consapevoli, ma nel tempo lo sono diventate (non tutte chiaramente)… ciò che intendo è che esiste una "sensazione" che non è legata a contenuti biografici …quindi non è legata alle decisioni che hai preso (si in parte si, ma per semplicità diciamo di no)…ecco è quella sensazione.

    Grazie 🙂

    @ Luigi: Mmm credo che in realtà sia impossibile non prendere dall'ambiente, anzi la personalità si forma proprio in una sorta di danza con l'ambiente…per cui preferisco il "non sempre"…

    Il nome dell'autore forse è Ekart Tolle? scusa ma ora non ho il tempo di riascoltare tutto l'audio ;))

    Grazie
    Genna

  • Ciao Genna, molto stimolante questo tuo articolo. Volevo chiederti due cose:
    -quando nell'audio "L’idea di come dovresti essere non è sempre genuina…perché la prendi dall’ambiente" io pensavo che si potrebbe sostituire non è SEMPRE con MAI in quanto il dovresti essere è non far uscire la tua parte autentica, cosa ne pensi?
    – “Il ricordo di se” come si chiama l’autore che citi nell’audio non capisco il nome?
    Grazie per quello che fai, Luigi

  • Ciao Gennaro, grazie mille x il tuo podcast….. Credo che maggior parte di noi è un po' in confusione per via della difficolta' dell'argomento.cmq il tuo tentativo di spiegarcelo è a dir poco lodevole!
    Credo che molti, io compreso abbiamo un po' paura a chiederci chi siamo…. Forse per il timore di scoprire che siamo quelle persone che tanto temiamo.il malessere o lamentela è sulle bocche di tutti, e questo ci fa credere che il nostro inconscio voglia dirti…. Stai sbagliando tutto, devi cambiare!
    Però come nel podcast delle mitologia dell'amore; se fraintendiamo; appena siamo in un momento di tristezza che dura un po' ( ovviamente si ripercuote anche sulle relazioni); si crede di essere nella temuta coppia che scoppia!quindi si cade nel tranello di: il mio inconscio mi sta dicendo di abbandonare la relazione xche non sei felice!!!! Quindi chi sono? Xche mi sono sposato? Qual'e' il mio destino? Rischiando di saltare da una parte all'altra alimentando confusione in noi….. Perché certe domande ci bloccano invece di dare conferme? Si dice appunto che farsi le domande giuste ( quelle con cariche basse) e non rispondere a quelle a carica alta sia doveroso per mantenere un'equilibrio mentale e non cadere in un dubbio patologico…. ( appunto il non guardarsi troppo dentro)
    Inoltre la scelta del periodo è fondamentale anch'esso; se faccio riflessioni in un periodo triste; che immagine interna mi costruisco?
    Il tuo podcast è veramente affascinante e temibile contemporaneamente ; sarebbe bello una volta alzato questo polverone, che ci regalassi ulteriori podcast sul caso!
    Infine…. Quello che tu volevi dire; è : noi usiamo le mappe interne x muoverci come vogliamo( creiamo famiglie , ci sposiamo, ….) ma un filo conduttore a volte impercettibile ci tiene legati nelle scelte?
    Ovviamente alcune scelte sono dettate dalla società, tipo sposarsi, lavorare , mettere su famiglia…. Beh che male c'è? Non per forza questa scelta "sociale" ci porterà all'insoddisfazione!!! Ma se ci chiediamo troppo se è veramente una cosa scelta o copiata rischiamo di bloccarci!!!
    Gennaro , grazie nuovamente; sei un grande!

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