Il “potere” delle parole

Ciao, hai mai sentito parlare del “priming”? se segui psinel da tempo sicuramente si! Qui, su questo blog ne parliamo fin dagli albori perché si tratta di una delle metodologie di ricerca in psicologia, più affascinanti in assoluto. Ci permette di comprendere come funziona il nostro cervello in relazione alle cose che diciamo, la vera neurolinguistica…

Sei riuscito ad ascoltarlo? Da quando esiste la PNL moltissimi “guru” parlano di come le parole influenzano la mente e tutti gli danno lo stesso nome “neurolinguistica”.

Attraverso le ricerche sul “prime” possiamo vedere con chiarezza questo collegamento, in un modo comprensibile e semplice. Si tratta in realtà di studi molto datati perché da tempo si sanno queste cose…

…da decenni gli psicologi esplorano la mente attraverso l’uso del “prime”, cioè cercando di influenzare i processi mentali. Il “prime” è una sorta di anticipazione, presentata in diversi modi (conscio o inconscio), in grado di modificare la percezione di uno stimolo presentato successivamente.

Ne abbiamo tutti una esperienza diretta attraverso la pubblicità e la filmografia in generale. Comprare un prodotto perché abbiamo visto la pubblicità è una sorta di effetto “prime”. Così come quando, nelle prime battute di un film si vede l’arma del delitto che solo verso la fine verrà mostrata.

Si tratta di artifici visivo-retorici per accrescere lo interesse dello spettatore. Nel primo caso per vendere un prodotto nel secondo caso per vendere “il film”. Ok, ma non serve solo “a vendere” ma è diventata nel tempo anche una metodologia per studiare gli effetti di messaggi pro- sociali.

Come ad esempio la segnaletica stradale che ci deve avvisare in tempo di un eventuale ostacolo. Lasciamo stare il fatto che a volte utilizzano delle frasi che possono fare più male che bene in certi tratti 😉

Si tratta di un semplice meccanismo che i miei colleghi chiamano “associativo”. In cui è evidente come sono organizzati i nostri contenuti mentali. In una sorta di rete che è del tutto simile ad internet, in cui ci sono dei “nodi semantici” (i siti che raccolgono la maggior parte delle informazioni) che si collegano fra loro secondo gradi di somiglianza e associazione.

Immaginando la metafora resa nota da Gerry Scotti nel famoso programma “il milionario” dove ci parla di “cassetti della mente“. Si può dire che questi cassetti hanno una precisa organizzazione. Nel posto dove ci sono gli “accappatoi” trovi anche tutto il resto del materiale da bagno.

Così se io e te stiamo parlando di “asciugamani” sarà più facile pensare a tutte le cose presenti in un bagno …viceversa… …se stiamo parlando di “cravatte” sarà un po’ più difficile iniziare a discutere di costumi da bagno o peggio ancora di “arance”. Cioè di qualcosa che probabilmente si trova in una “stanza completamente diversa”.

Ecco sappi che con le parole facciamo la stessa identica cosa e se hai ascoltato il podcast sai perfettamente a cosa mi riferisco. In realtà è qualcosa che sai da sempre, per il solo fatto che anche la tua mente è fatta ed organizzata nello stesso modo. Così sai che se un tuo amico sta parlando del suo “gattino schiacciato da un’auto” non è bello iniziare a parlargli di dove vuoi andare a cena.

Si lo so, ci sono persone che lo fanno e magari con l’intento di distrarre l’amico per “sollevarlo” ma molto spesso questo viene vissuto come un atto poco compassionevole.

Questo non è dovuto solo al contenuto della discussione (il gatto morto) ma alla “fatica cognitiva” che il tuo amico deve fare quando “cerchi di cambiare argomento”. Quando, tornando alla metafora dei cassetti, lo costringi ad andare di colpo in “una nuova stanza”.

Attenzione: questo non significa che se fai un lavoro come il mio (di relazione d’aiuto) non puoi saltare di “palo in frasca”, a volte ed in certi contesti è utile farlo. Ma vuol dire semplicemente che la gente fa molta più fatica a seguire il discorso se noi non ascoltiamo “in che stanza si trova” e li portiamo da tutt’altra parte.

Nel campo della crescita personale si sente parlare spesso di ricalco-guida, una delle formalizzazioni del rapport da parte della PNL (forse una delle più riuscite a livello tecnico in psicologia). Ciò che ti voglio trasmettere oggi è qualcosa di simile, ma non in stile piennellistico dove si porta attenzione solo alla “forma e al processo” …

…qui si ascolta anche “il contenuto” perché da li si capisce “in che stanza si trova la persona con cui comunichi“.  Questo non è un aspetto secondario della comunicazione, anzi è di fondamentale importanza. La ricerca ha provato quanto il nostro cervello sia pigro, non ami i grandi cambiamenti. Così se vuoi rispettare la persona con cui stai parlando…

…puoi farlo rispettando il suo modo di organizzare i contenuti mentali, senza saltare da “una stanza all’altra di colpo“. Trovo questo un modo molto rispettoso di comunicare. Attenzione, non sto dicendo che sia il metodo migliore per ottenere ciò che vuoi, quindi di persuadere, ma è semplicemente un modo elegante di comunicare…

…un modo molto semplice per capire davvero il “potere delle parole”. E di come queste possano influenzare i nostri stati d’animo, come nell’esperimento sulla “pazienza” (citato nel podcast). Lo so, lo so che ti stai già facendo un sacco di “seghe mentali” in proposito, evitale perché in realtà tu sai da sempre come funzionano questi meccanismi…

…ti basta solo “aprire meglio le orecchie” per osservare “in che stanza si trova il tuo interlocutore”. Comprendere i meccanismi che sottostanno al linguaggio e in definitiva la nostra “neuro-linguistica” porta di certo molti vantaggi, non solo legati a come usi il linguaggio per comunicare con gli altri ma anche come lo “usi con te stesso”…

…il famoso “dialogo interiore” è da un lato il nostro computer interno in grado di fare e di pianificare il mondo dentro e fuori di noi e dall’altro è la parte più ingannevole della nostra esperienza. Infatti nella nostra società assolutamente linguistica, spesso confondiamo “mappa e territorio”, cioè scambiamo “parole per cose”, rendendo concreti i concetti…

…così l’ansia diventa qualcosa di concreto, così come la depressione o l’insoddisfazione, si tratta in realtà di 3 processi che vengono spiegati per bene, solo se si vedono come processi in divenire. Ma se li guardiamo come se fossero “oggetti solidi” possono portare problemi di varia natura.

Se conosci la neurolinguistica sai che questo fenomeno viene chiamato nominalizzazione o reificazione. Qui non voglio mostrarti come smontare queste trappole linguistiche, ma semplicemente portare la tua attenzione su questo fenomeno. E magari fare un po’ di esperienza partendo proprio dalla “consapevolezza”

…un modo carino per afferrare questi concetti in modo esperienziale è quello della “defusione cognitiva“. Dove attraverso un semplice esercizio puoi comprendere quanto le parole che usi non sono altro che segni condivisi e relazioni semantiche.

Ok, forse sto mettendo troppa “carne al fuoco”, inizia semplicemente a notare come le parole hanno influenza su di te e sulle persone che  ti circondano e su te stesso. Questo da solo, può già dare dei risultati sorprendenti!

Fammi sapere che cosa ne pensi lasciando un tuo commento qui sotto. E se ti è piaciuto il post metti un bel “mi piace qui sotto”!

A presto
Genna

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