Milton Erickson e la meditazione …uno strano legame (delirio)

Ciao,

riesci a leggere queste parole?

Puoi anche ascoltare qualche suono che proviene dal luogo in cui ti trovi adesso? E forse puoi percepire molto bene la temperatura del luogo, non è così?

Che cosa sto facendo? I più  esperti avranno riconosciuto il famoso “yes-set”, una delle metodologie che sono venute fuori studiano il lavoro di Milton Erickson.

Chi ha formalizzato questo come tecnica ha visto più l’aspetto suggestivo che non terapeutico di Mr. Hypnosis…

…si Erickson veniva chiamato anche così, visto che è grazie a lui che oggi l’ipnosi è diventata una vera e propria psicoterapia e non solo.Come probabilmente saprai sono “cresciuto a pane ed Erickson“, ancora prima di finire l’Università avevo già letto quasi tutti i libri scritti su di lui (si perché Milton ci ha lascito poco di suo pugno)… e sapevo già che avrei fatto una scuola di psicoterapia ipnotica ispirata proprio a lui.

Anche se il lavoro di Erickson appare molto più semplici dei suoi colleghi del periodo (ti sfido a leggere qualche libro della Gestalt o peggio di psicoanalisi di quei tempi se non sei un collega;))nella sua reale applicazione le cose non stanno così. Il primo motivo sta nel fatto che Erickson era talmente bravo che sembrava non stesse facendo nulla ed il secondo è perché molti confondono ciò che è suggestione da ciò che è la pratica della psicoterapia ipnotica.

Partiamo da un assunto scientifico: se un tuo cliente/paziente non vuole rispondere alle tue suggestioni, non lo farà, anche se tu sei la reincarnazione di Erickson. Quindi tutte le robe suggestive da film entrano a far parte,dopo Erickson, della storia della ipnosi. Ma ci sono molte persone che credono ancora che la maestria ericksoniana stia proprio nell’apprendere il suo modo di creare le suggestioni.

Ok, ma torniamo al nostro bel “yes-set” che giusto per spiegarlo meglio è una sorta di ricalco della realtà immediata che chi ci stadi fronte sta vivendo in quel momento con una successiva “guida”. In pratica ti dico ciò che stai provando e dopo un po’ inizio a suggerirti che cosa provare. Quindi non èaltro che un modo più elegante per creare delle suggestioni…ma siamo davvero così sicuri che sia così?

Allora basta solo saper nascondere per bene le suggestioni per fare terapia ericksoniana?Bhe la mia esperienza dice proprio NO a questo modo meccanico di vedere la terapia. Anche se in alcuni contesti può essere utile e funzionare non credo che l’intento di Erickson fosse quello di nascondere a tutti i costi le sue intenzioni ma spesso mi sono chiesto se non fossero i suoi allievi a leggere i 10000 messaggi nascosti che Erickson “disseminava”…

…così se mi segui sai che negli ultimi anni ho iniziato a praticare la meditazione e ti ho anche parlato più volte di come ho iniziato e di quelle che secondo me sono le differenze fra “ipnosi”e “meditazione”. Due pratiche antiche quanto l’uomo, visto che di ipnosi si parlava già nei testi Egizi e di meditazione forse ancora prima. Se come me hai iniziato a praticare quella che oggi viene definita mindfulness ti sei anche tu accorto di una cosa interessante?…

…cioè che lo “yes set” porta l’attenzione delle persone nel qui  ed ora, proprio come fa la meditazione? Una delle parole che trovi con maggiore frequenza nelle trascrizioni delle induzioni ipnotiche di Erickson è proprio la famosa parolina “now”, cioè “ora”. E non ti sembra una casualità abbastanza bizzarra che il semplice concentrarsi nel presente sia alla base della meditazione? Ti ho un po’ incuriosito?

Ora, la cosa più interessante è che forse tutto ciò non è affatto casuale, forse Erickson aveva intuito il potere trasformativo di far stare le persone nel “presente”. Si in un modo diverso,con l’intento di indurre la famosa “trance” ma questo è un aspetto del “primo Erickson” che nel tempo cambia. Se infatti leggi le sue “opere”ti accorgi quanto fosse direttivo nelle sue prime sperimentazioni (molto più di quanto non si possa immaginare dal “re” della ipnosi indiretta).

Immagino già i paladini dell’ipnosi che cosa stanno pensando “ma no Genna, oltre al fatto di creare un buon ricalco guida, lo yes-set ti permette di creare quel punto di fissazione utile per la dissociazione ipnotica” mmmmne siamo davvero sicuri? Fai un esperimento: prova a fare uno yes set ad un amico e nota se ti sembra che entri in trance, ciò che forse noterai probabilmente, è che lo rendi via via più “presente”…

…a meno che tu non decida di riempirlo di strani giochi di parole, come fanno i veri invasati di PNL convinti che si possa in un qualche modo creare “il pattern ipnotico perfetto” in grado di manipolare la volontà altrui con pochi gesti. “Riempire di pattern”porta spesso alla famosa confusione ma se questa non viene utilizzata serve a poco.

Infatti, se ci pensiamo bene, gli studi di Erickson sono stati fra i primi a mostrare l’ipnosi o meglio la trance ipnotica come uno stato di “apertura”…non uno stato di obnubilamento della coscienza ma proprio il suo opposto. Qualcosa di molto lontano dalle convinzioni sul funzionamento dell’ipnosi di quel periodo…quindi non uno stato “zombie”…

e non di sudditanza… ricordo ancora quando qualche anno fa, mentre un mio paziente era felicemente dentro la sua trance, è arrivata una super scossa di terremoto (il mio studio era a soli 30 km dall’epicentro). Ho visto la stufa di pallet enorme accanto a me piegarsi come un ramoscello sotto la tempesta. Il mio paziente ha aperto gli occhi e mi ha detto:”ehi c’è il terremoto, dobbiamo uscire”…

…era molto più presente di me, che invece ero al mio “interno” a cercare di creare una buona”induzione” per aiutarlo a raggiungere i vari obiettivi che ci eravamo preposti. Chiunque ti parli di ipnosi erkcsoniana ti dirà che invece di “addormentare… l’ipnosi, ti sveglia“. E non ti sembra che anche queste affermazioni siano qualcosa di molto simile alla meditazione?dove il “risveglio” e la “presenza” sono le pietre angolari dell’esercizio stesso?

Se mi segui sai quali sono i meccanismi che in questi anni abbiamo scoperto e che in ci dicono come “cura la terapia ipnotica” e che questi c’entrano poco con la suggestione (anche se pure la suggestione può servire). Sai che si tratta di una ri associazione inconscia dove,grazie alla trance, riusciamo a “fare ordine”nel nostro magazzino inconscio e a rendere più disponibili le nostre risorse personali.

E se oltre a questo ci fosse anche lo zampino“della presenza”? dopo tutto se ci pensiamo è qualcosa di ultra simile, sia come metodica che come effetto (anche se diverso come ti ho descritto in questo post sui gradi della dissociazione) ad esempio per Michal Yapko sono praticamente la stessa identica cosa,anche se lui non lo ammette direttamente,ma ti basta leggere il suo libro sulla mindfulness per comprenderlo con facilità.

Insomma, continuo ad utilizzare la mia psicoterapia ipnotica perché ho seguito tutto un training formale per  farlo, ma non smetto di pormi domande su queste questioni, perché molto spesso non lo so neanche io come faccio a fare certe cose e ragionarci sopra, magari a voce alta, insieme a te che potresti essere o un esperto o un semplice curioso…beh penso che faccia bene…anche quando si mette in discussione un colosso come Erickson.

Le domande sono moltissime, anche se gli esperti liquidano tutto con le differenze di dissociazione che avvengono nelle due pratiche, come a volte anche io ho iper semplificato su psinel. Ma è innegabile che l’approccio di Erickson assomigli più a quello di un maestro Zen che non a quello di uno psichiatra degli anni 50! I compiti da lui prescritti sembrano più “koan” che delle prescrizioni mediche.

Tecnicamente possiamo vedere le “realtà ipnotiche”di Erickson come delle “versioni virtuali” in cui il paziente può esprimere se stesso. Creando degli”ambienti psicologici sicuri” in cui poter agire le proprie risorse inconsce per poi applicarle nella realtà. Tutto questo ovviamente in linea teorica è molto simile alla “presenza” che si crea con una pratica di meditazione. In cui attraverso lo stato disidentificato “vediamo i nostri pensieri che ci scorrono davanti senza intervenire”.

“Non vedi che è chiaro il fatto che si tratti anche nella meditazione di una dissociazione?” Ok ma questo non spiega bene la psicodinamica della disidentificazione che è fenomenologicamente diversa dalla dissociazione, come ho cercato di sottolineare in questo post. Insomma il caro e vecchio Erickson ha sempre qualcosa da insegnarci, anche su qualcosa di cui forse non aveva mai sentito parlare…inconscio collettivo?

Fammi sapere che cosa ne pensi di questo delirio perché penso di aver messo sul fuoco un bel po’ di cibo per pensare. Lascia un commento qui sotto e se ti è piaciuto il post clicca su mi piace ed aiutami a far conoscere queste idee.

A presto
Genna

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4 Commenti
  • Ciao Tony,
    in pratica la mia idea è simile alla tua per ora… tuttavia continuo a chiedermi quale possa essere questo legame, anche se penso di averlo individuato parlando dei livelli di dissociazione …questi non mi convincono ancora… continuerò a ricercare 😉

    Grazie

  • Articolo interessante come sempre.
    Sono diversi giorni che cerco di capire se possono esserci dei collegamenti fra le 2 e mi restano alcuni dubbi. Erickson lasciava spesso ad esempio che la parte conscia andasse dove voleva, in modo tale da bypassarla per poter accedere direttamente all'inconscio della persona. In questo caso quindi siamo all'opposto della consapevolezza mindfulness. E' anche vero che se molti ipnotisti stanno rivolgendo le loro attenzioni sulla meditazione un motivo ci sarà. La mia idea, ma è solo un'ipotesi, è che in termini di efficacia la meditazione probabilmente ha una maggiore forza applicandola su sè stessi, di quanto possa fare l'autoipnosi (e spesso anche gli ipnotisti necessitano dei benefici di una delle 2). L'autoipnosi spesso e volentieri è un comando post ipnotico, che se non ripetuto può perdere di efficacia, mentre quando praticata con continuità su sè stessi, non è tanto diversa da una meditazione.
    Non so se sono stato chiaro, magari sto delirando anch'io :-).
    Tony

  • Ciao Aldo,
    la penso esattamente come te…e non solo io, anche Erickson in fondo era convinto che esistesse una forza auto-guaritrice che lui, metteva semplicemente in moto. E forse oggi sappiamo che la presenza è una delle chiavi di quella "messa in moto";)

    Grazie per il feedback
    Genna

  • Interessante articolo, mi sembra che le pratiche di salute mentale si basino tutte sullo stato di Presenza.
    Penso che anche quello che scrivevi nel post del 11 agosto "Gestire le emozioni attraverso la scrittura" funzioni perchè si diventa consapevoli dei propri pensieri scrivendoli.
    Forse la mente ha un sistema di autoguarigione, che però, per avviarsi ha bisogno che noi entriamo volontariamente nello stato di Presenza.
    Un caro saluto
    Aldo

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