Corpo-mente: 8 tecniche psico-corporee per migliorare le performance

Ciao,

ti piacerebbe diventare più assertivo, più creativo ed anche più bravo a gestire la tua forma fisica? 

Oggi parleremo di queste tematiche tirando ancora una volta in ballo l’incredibile interconnessione che esiste fra mente e corpo. E lo faremo descrivendo 8 posizioni fisiche che ti aiutano a migliorare le tue performance in diversi campi… esatto il tema è ancora una sorta di “come se” come nella puntata 26 del podcast

Sei riuscito ad ascoltarlo? Si tratta dell’ennesima carrellata di consigli per mettere sotto i riflettori la connessione fra mente e corpo. Ciò che desidero non è avere una valigia sterminata di strumenti che attivino determinate risorse (anche se non farebbe male) ma che tu diventi sempre più consapevole di questa interazione. E quando dico “consapevole”non intendo “cosciente” ma semplicemente riuscire a notare questo collegamento.

Si ok, adesso dovrei parlarti per mezz’ora di questa differenza fra cosciente e consapevole, ma ormai credo che tu la conosca! Una delle piaghe del nostro tempo moderno è quella collegata al nostro concetto di corpo. Immagina di essere in aula con me, e che io chieda al pubblico se qualcuno ha una penna da prestarmi. Magari ti alzi proprio tu e mi porgi la tua penna. Allora potrei chiederti:

“La penna è tua?” e la risposta sarebbe ovvia…”si certo che è mia”. Bene, allora il tuo corpo? “anche quello è mio”, la maggior parte della gente mi ha risposto così. Allora continuerei dicendo “bene,allora fammi un piacere, lascia anche la tua testa qui sul tavolo”. Ovviamente mi guarderesti come se fossi un pazzo e mi diresti che “non puoi lasciarmi la tua testa e tornare al posto”.

Qualche simpaticone prova a staccarsela ma per fortuna nessuno ci riesce! Allora ti chiederei “ok,perché non puoi lasciare qui la tua testa?” e di nuovo la risposta sarebbe ovvia: “perché non posso staccarla dal corpo e se lo facessi molto probabilmente morirei”. “Allora perché non mi lasci la tua mano?”…ecco questo sarebbe già un po’ più fattibile, dopotutto se ti stacchi una mano non muori, sempre se hai accanto un po’di personale medico che fermi l’emorragia.

La vera risposta a questa domanda nasce da una attenta analisi del linguaggio. Non puoi lasciare qui la tua testa perché tu non HAI una testa o una mano tu SEI la tua testa e la tua mano. Bello vero?Sembra così scontato quando lo dico ma pochi si mettono realmente a pensare alle implicazioni di questo modo di vedere il corpo. Come qualcosa che possiedi, come un oggetto, che potrebbe anche non andarti bene…

…e allora giù con tutte le problematiche che oggi questo modo di vedere il corpo sta creando. Così anche lo stesso concetto di proprietà, in un mondo fatto di consumatori, ci trasforma in oggetti con tutte le sue ripercussioni sulla nostra psicologia e sul nostro modo di vederci e percepirci. La tua testa sei tu, le tue mani sei tu, il tuo corpo sei tu, insomma è una questione di “essere” e non di “avere”.

Ormai da decenni si parla di coscienza incarnata di emboided cognition, di “simulazioni incarnate”. Sempre con questo termine che fa riferimento al corpo e alla carne, ma che nulla hanno a che vedere con concetti religiosi. Incarnato significa“dentro la carne”, che a noi sembra così lontana tanto che quando vediamo come siamo fatti dentro inorridiamo…e purtroppo a volte anche come siamo fatti fuori…

…prendere coscienza del tuo corpo e di questo silenzioso ma inevitabile incorporamento della mente è una delle sfide del “conosci te stesso”moderno. Di quella esplorazione che da secoli con ogni tipo di modalità cerchiamo di fare,mi riferisco alla esplorazione del continente più misterioso, la nostra coscienza, il nostro modo di “vederci” e quindi di “vedere”.

Dalle antiche discipline corporee come lo Yoga passando per la meditazione e arrivando alle metodologie psico-corporee più moderne, da sempre il corpo entra a far parte del processo di crescita personale. Se ricordi, da poco ti ho mostrato il risultato di uno studio sulla mappa somatica delle emozioni e quanto questa fosse pressoché universale.

Si è vero, non ti ho parlato quasi del podcast perché credo che tu possa ascoltarlo ogni volta che vuoi. Invece, sono certo, che poche persone arriveranno a leggere tutte queste riflessioni (apparentemente) poco pertinenti. Se non vogliamo far diventare il frutto di queste ricerche delle “tecniche superficiali”e poco “importanti”…

…dobbiamo (secondo me) dargli un substrato concettuale “per renderlo più profondo”. Senza questo sostegno, quello di vedere ognuno degli esercizi descritti nell’audio come un’opportunità per diventare maggiormente consapevoli della interazione fra mente e corpo, questi consigli servirebbero davvero a poco… se non a far crescere le schiere di saputelli sul linguaggio non verbale.

Piccola nota per i curiosi: spesso mi chiedono se questi concetti hanno a che fare con le teorie psico-corporee di Reich e Lowen, la risposta è si e no. Nel senso che Reich è stato di certo il pioniere (occidentale) del collegamento mente-corpo di ciò che chiamiamo anche psico-somatica ma non amo moltissimo l’approccio pratico. Compresi anche concetti più interessanti come l’“armatura caratteriale”…

…per quanto affascinanti credo che anche puntare il dito sul “corpo” sia una specie di materialismo psichico. Nel senso di dare un substrato organico a tutti i costi al nostro psichismo…si ci sta perché noi siamo anche corpo ma forse siamo anche cuore e cervello. A questo link troverai l’articolooriginale di Jeremy Dean e ad ogni punti ci trovi i link agli studi citati nel podcast.

Come sempre fammi sapere che cosa ne pensi lasciando un commento qui sotto e se ti è piaciuto il post clicca su mi piace ed aiutami a far conoscere queste informazioni.

A presto
Genna

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2 Commenti
  • Grazie Drogo 🙂
    Posta pure tutte le domande che vuoi qui sul blog.

  • Grande lavoro, grande blog. Ho provato a scrivere delle domande ma sono lunghe e complicate, soprattutto per me. Devo lavorare sulla sintesi!

    Continua così che io ti seguo.

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