Meditazione e stress: “Come staccare davvero la spina…restando in equilibrio”

Ciao,

hai mai sentito il desiderio di “staccare la spina”per poterti riposare davvero? A quanto pare dalle ultime scoperte delle neuroscienze per staccare davvero la spina bisogna “attaccarne un’altra” e la cosa si fa ancora più contro intuitiva quando vediamo che “la spina che consuma maggiore corrente” la si può disattivare attraverso un leggero sforzo attentivo…

 

Lo so sembra paradossale che per “rilassarsi”sia necessario “uno sforzo” seppure piccolo. Ma questo accade perché, come detto molte volte, noi esseri umani abbiamo un corpo obsoleto per questo mondo.

Fortunatamente questo è in grado di adattarsi e di aggiornarsi ma questo necessità di alcuni piccoli sforzi. Il responsabile che tutti i ricercatori incolpano da alcuni anni si chiama DMN e ne parliamo qui su PsiNeL (in modo entusiasta) da quasi 3 anni.

La Default Mode Network o DMN è una rete di neuroni che si attiva quando non stiamo facendo niente e la mente si mette a girovagare. È la struttura cerebrale che ci permette di sognare ad occhi aperti ma allo stesso tempo è la responsabile delle seghe mentali.

Durante quello che normalmente chiamiamo riposo si attiva la DMN e, sorpresa, sembra consumare molta più energia in questo stato. Questa si attiva in ogni compito introspettivo come quando pensiamo al futuro oppure al passato.

Tuttavia per avviare una qualsiasi attività cognitiva è necessario disattivare temporaneamente (in realtà a saltelli) la DMN. Questa (la DMN) è associata alla memoria auto-biografica, ed è per questo che la maggior parte dei nostri sogni ad occhi aperti hanno come oggetto noi stessi.

Lo so che sembra banale ma se ad esempio mediti ti sarai reso conto intensamente di questo dato a cui bisogna portare attenzione ti sei accorto che quando la mente si mette a vagare e tu la stai osservando la maggior parte di quei pensieri dicono “io io io io io io”?

La DMN sembra puntellare il nostro ego per ricordarci “chi siamo e cosa vogliamo”. È quel gps di cui ti ho già parlato e che in qualche modo cerca di darci le informazioni utili per il nostro viaggio (la vita).

Queste mie ipotesi (già fatte in passato) sono molto simili a quelle di Marcus E. Raichle professore di medicina all’università di Washington il pioniere delle fisiologia cioè di come funziona la rete di default.

Raichle vede la DMN come una sorta di attività di base che aiuta ad integrare le informazioni facendoci accedere ai dati più importanti per noi, quelli biografici.

Torniamo però al quesito iniziale, come poter staccare davvero la spina. Verrebbe da pensare che la cosa migliore sia lasciar scorrere i pensieri. Ed effettivamente è ciò che facciamo per la maggior parte del nostro tempo (per il 50% a quanto pare), tuttavia nei momenti dove siamo davvero in pace con noi stessi non esiste nessun pensiero auto-biografico, stiamo semplicemente bene.

Lasciar scorrere i pensieri, come si fa nella terapia ipnotica può essere utile, ma solo se si hanno gli strumenti adatti per evitare di essere e diventare quei pensieri, bisogna essere in grado di non prendere i pensieri per veri restando nel presente

…”sulla riva di un fiume mentre guardiamo i nostri pensieri scorrere” e mentre siamo su questa riva la DMN si disattiva ma non del tutto, a volte ha dei picchi e allora siamo presi dal pensiero,

ma se riusciamo a ritornare sulla riva ponendo la nostra consapevolezza sul presente questo si trasforma nell’esercizio più potente che si possa fare per migliorare drasticamente la qualità della nostra vita.

Non bisogna “bloccare il pensiero” ma solo essere pronti a notare che noi non siamo quel pensiero.

Come quando giochi a carte con un amico e nella competizione magari ti arrabbi ma alla fine comprendi che si tratta di solo di un gioco. Insomma il famoso meccanismo di identificazione e disidentificazione sembra essere collegato alla DMN.

Saper lasciar andare la DMN senza giudizi è molto probabilmente il modo migliore per poter staccare la spina ed iniziare a godere di ogni nostro pensiero. Ed è in effetti una delle parti più avanzate nei programmi di meditazione.

Da prima si sviluppano le abilità di concentrazione che sono utili a restare nel presente e a de-fondersidai propri pensieri/giudizi/emozioni.

Dopodiché si arriva ad uno stato in cui si lasciano correre liberi i pensieri restando in quello stato di presenza. Caratterizzato dalla intenzionalità a restare nel presente (o sul punto di attenzione per i neofiti) e senza giudicare ciò che ci passa davanti agli occhi e dentro al cuore.

In quel momento abbiamo l’equilibrio, equilibrio fra un tipo di rilassamento in cui lasciamo andare completamente i nostri pensieri, ma con il rischio di identificarci con essi.

Ed invece la massima presenza e concentrazione in cui si spendono molte energie. Ecco, secondo me, il modo migliore di “staccare la spina”.

Attenzione e consapevolezza: questo succede perché tendiamo a confondere questi due aspetti, la tua attenzione (o concentrazione) non è la consapevolezza.

Puoi essere consapevole dei rumori che provengono dalla strada ma senza portarvi sopra la tua attenzione, la quale è specializzata nel focalizzarsi sugli oggetti (esterni e interni) per farci qualocosa

Mentre la consapevolezza “non fa nulla” è semplicemente consapevole dell’esperienza qui ed ora, ed è questo che ti consente di staccare la spina.

Stacchi l’attenzione (intesa come concentrazione) e ti godi consapevolmente ciò che capita momento per momento.

A presto
Genna

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8 Commenti
  • Grazie mille 🙂

  • Ciao Giacomo,
    ti invito a darmi del tu 😉

    Allora stai facendo bene quando riporti la tua attenzione senza giudicarti duramente su ciò che stai facendo e prendi "quella distrazione" come parte del tuo esercizio. se non ci sono distrazioni non c'è vero allenamento alla presenza…per cui rallegrati ogni volta che riesci a rendertene conto.

    Altro piccolo consiglio, medita al mattino quando sei bello sveglio 😉

  • Buongiorno, blog interessante come al solito, avrei una domanda da porre a un esperto come lei sulla mindfulness, che mi attanaglia da un pò di tempo: parlo del rapporto tra mindfulness e sonno.
    In breve: se ho sonno, per qualunque motivo, e faccio mindfulness, mi trovo di fronte a un bivio: o "osservo" il mio aver sonno dall'esterno, e finchè ci riesco non mi addormento, o lo percepisco con molta consapevolezza "entrandoci dentro", e crollo in breve tempo… Quando, se si può dire, "sto facendo bene" e quando invece "male"? Spero di essermi spiegato in modo decoroso xD grazie mille

  • Grazie anche a te Stefano….da qualche parte devo aver accennato ad un collegamento simile a quello menzionato da te.

  • Ciao massipei,
    non ė facile pechè può variare molto da tradizione in tradizione, comunque per dissoluzione si intende immaginarsi di diventare un tutt'uno con il mondo e con le cose che percepisci. Per ricostruzione significa il contrario, portare attenzione ai tuoi confini personali come nel bodyscan.

    Ciao Alchi
    e grazie 🙂

  • Bellissimo post!! Spiegato in modo chiaro e semplice. Grazie Gennaro!!!

  • Volevo porti Genna una domanda,da un test sugli effetti della meditazione sul cervello furono fatti esercizi di visualizzazione ,di ripetizione del mantra e di dissoluzione e ricostruzione del sè,potresti farmi un esempio di questi due ultimi tipi di esercizi,grazie

  • Stefano del Rosso
    Rispondi

    Molto interessante. Questa idea che quando siamo passivi girovaghiamo ancora di piu con i pensieri facendoci spendere molta energia lo diceva anche Gurdjieff molto tempo fa. Interessante che le ultime scoperte gli diano "scentificamente" ragione. Complimenti per il blog!

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