Ipnosi-terapia: Cosa distingue l’approccio di Erickson da tutte le altre “ipnosi”?

Ciao,

finalmente dopo un bel po’ di tempo torno a parlarti di Milton Erickson e del suo lavoro. In particolare in questo post voglio parlarti di un suo esperimento sulla amnesia in stato di veglia. Lo utilizzerò per mostrarti una delle più grosse differenze fra l’ipnosi e la ipnosi ericksoniana che come vedremo è molto diversa negli scopi rispetto a quella che potremmo definire “classica o direttiva”…

…no tranquillo non voglio farti la solita distinzione su come Erickson fosse abilmente indiretto nel suo modo di usare l’ipnosi, ma di qualcosa di ancora più sottile che, molti appassionati di questo campo non conoscono. E che si può notare parlando di un suo vecchio esperimento che racconta nel terzo volume delle sue opere, nel capitolo che ha dedicato allo studio dell’amnesia.

Erickson racconta di aver svolto uno studio su diverse persone (senza in realtà alcun riferimento alla reale letteratura) e di aver dato loro alcune storielle tratte da diversi campi. Solo che in alcuni casi buttava la una frase del genere “questa storia non è poi così importante e te ne puoi anche dimenticare” ed hacosì scoperto che in questo caso realmente i suoi soggetti tendevano a dimenticare proprio quellastoria.

Facendo numerose prove Erickson scopre alcuni fatti interessanti dell’amnesia in stato di veglia: che se quella specie di suggestione veniva data con forte intenzionalità oppure ripetuta in modo molto insistente o semplicemente “troppo evidente”questa aveva l’effetto opposto, cioè migliorava il ricordo di quella specifica storia. Come in una sorta di effetto paradossale della ingiunzionea dimenticare.

In quello stesso esperimento Erickson in realtà scopre ancora altre cose interessanti che non voglio rovinarti, se ti piace questo autore ti consiglio di farti lo sbattimento di leggerti tutte le sue opere. E se fai il mio lavoro ed utilizzi qualche suo approccio ti consiglio di tornare a studiarlo di tanto in tanto, c’è sempre qualcosa da imparare dal buon vecchio zio Milton;)

Dopodiché Erickson ci illustra la differenza fra queste amnesie suggerite in stato di veglia e quelle dell’ipnosi classica. In cui si fa proprio il contrario, in cui le suggestioni di amnesia sono ripetute e martellanti. Dove le suggestioni sono ripetute proprio per rinforzarne l’effetto. Ora tieni conto che questo scritto è del 1960/70 (la data non è precisa neanche nel testo)…

…periodo in cui il maestro non aveva ancora una idea chiara di ciò che stava scoprendo, anche se era già ultra famoso ed il suo approccio già era diffuso in America e non solo. Tuttavia il suo stile non era ancora così definito. E al termine di questo studio Erickson inserisce una osservazione che per me è una delle tante indicazioni d’oro del suo insegnamento e che ti permette davvero di comprendere questa differenza…

…la differenza fra un modo “diverso di fare ipnosi”ed il suo. Mentre descrive l’ipnosi Erickson dice che questa amnesia è causata da stimolazioni esterne e ” non da processi associativi interni.Ora magari questa frase non ti accende nessuna lampadina ma riflettiamoci sopra un minuto. Nelcampo clinico che cosa attiva il cambiamento o meglio come avviene?

Esatto avviene proprio grazie alla capacità del nostro inconscio di associare e ri-associare da sei contenuti che gli vengono proposti. Questo è il modo di operare dell’ipnosi ericksoniana una serie di stimoli che permettono al soggetto di associare e di associare internamente i propri contenuti consci ed inconsci. Veicolate da quella speciale relazione terapeutica. Quindi qualcosa di molto più simile a ciò che accade naturalmente…spontaneamente…

…non a caso l’ipnosi di Erickson viene anche definita ipnosi naturalistica, nel senso che vede quella capacità di auto associazione e ristrutturazione come un fenomeno naturale che va solo aiutato e catalizzato. Quindi non imposto dall’esterno con suggestioni dritte e ripetute. Attenzione però questo non significa che non si possano usare suggestioni di questo tipo per facilitare appunto il processo naturalistico di ri-associazione.

Ecco perché in psicoterapia il metodo ericksoniano ha così spopolato, perché non si tratta di una sorta di condizionamento esterno. Ma di qualcosa che accompagna il paziente verso una propria ri associazione inconscia, cosa che rendere tuttala psicoterapia più naturalistica per quanto più difficile da attuare in alcuni casi. Giusto per usare una bella metafora:

“se ti rompi una gamba e l’ortopedico mette un gesso non è lui che ti guarisce l’osso. Ma sono gli osteoblasti e le cellule del tuo corpo che si riorganizzano, il gesso è servito solo come ambiente facilitante. Ecco cosa fa la psicoterapia ipnotica: facilita la spontanea auto-guarigione che è in ognuno di noi.”. (Ho preso pare di questa metafora dal prof. Francesco Rovetto).

Quindi se vuoi scegliere qualcuno che utilizzi questi meravigliosi strumenti su di te evita di farti incantare da alcune sue performance. Cioè il fatto che riesca su di un palco o in un video a farfare delle cose pazzesche agli altri mediante delle suggestioni dirette non ti assicura la sua vera abilità come ipnoterapeuta. Ma ti mostra solo di essere bravo ad usare la suggestione.

Suggestione che per quanto riguarda il pensiero ericksoniano non è la parte più importante dell’ipnosi, ma anzi viene trattata come un effetto della trance. Dove la trance può essere si facilitata dalla suggestione ma in realtà è lo è stato stesso di trance a facilitarla. Ok questo è un discorso molto più complesso che se non sbaglio ho già trattato in lungo ed in largo.

Spero così di averti dato una più chiara idea di come funziona la famosa ipnosi ericksonianae della differenza con tutti gli altri approcci. Per me chi li confonde non ha ben compreso il pensiero di Erickson e sta ancora utilizzando una ipnosi di altri tempi oppure qualche mescolone di tecniche 😉

A presto
Genna

Ps. Con questo non voglio dire che l’ipnosi classica sia inutile, anzi è ultra utile in altri contesti, come quello medico e quello sperimentale ma, per quanto mi riguarda preferisco utilizzare l’approccio cheti ho appena descritto.

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