Come coltivare l’intelligenza emotiva relazionale (IER)

 

Ti sei mai chiesto quanto la gestione delle emozioni dipenda da te o dagli altri? Sembra una domanda scontata. “Genna ma è ovvio che una gestione ottimale delle emozioni parte da noi stessi“.

Ed effettivamente le cose stanno così, però troppo spesso tendiamo a sottovalutare il fattore sociale della regolazione emotiva. Oggi si può parlare di una intelligenza emotiva relazionale, termine che ho inventato e che riassume bene il contenuto di questa puntata…

 

 

Sei riuscito ad ascoltarlo? In realtà non ho mai fatto cenno a quali sono queste “emozioni sociali” anche perché c’è una piccola confusione in questo, lascia che mi spieghi meglio.

Se hai ascoltato l’audio avrai intuito che l’obiettivo della ANL è quello di renderti sempre più consapevole di come le altre persone influenzano il nostro stato emotivo e di come noi influenziamo quello altrui…

….tuttavia non ho mai accennato al fatto che esistono delle emozioni più sociali di altre, come ad esempio la vergogna ed il senso di colpa. Non ho accennato a queste perché in questo modo di vedere le emozioni ogni attivazione emotiva è regolata sulle persone che incontri. Non mi credi?

Prendiamo ad esempio la rabbia. Sei in auto, qualcuno ti fa arrabbiare di brutto e poco dopo ricevi una chiamata dal tuo partner, come rispondi?

Con molta probabilità risponderai con un po’ di rabbia magari descrivendo ciò che ti è appena accaduto. E durante questa descrizione ti rendi conto che il fatto di raccontare o meno questo fatto fa la differenza.

Infatti è molto probabile che mentre ne parli con il tuo partner (che non c’entra niente;)) riaffiori quella stessa rabbia. È proprio questo ciò che intendo per regolazione emotiva sociale, ed è il focus di questa ANL.

Questo non significa evitare di assumersi la famosa responsabilità dei propri stati emotivi, ma significa portare attenzione a come utilizziamo le relazioni sociali per regolare le nostre emozioni. Qualcosa di banale ma allo stesso tempo invisibile nelle nostre relazioni. Così una persona può essere perfettamente equilibrata ma…

…se posta nel contesto “sbagliato” rischia di perdere il suo equilibrio emotivo (anche solo per qualche istante). Ciò che ti ho proposto nella ANL non èil modificare le tue amicizie o i luoghi che di solito frequenti (anche se in alcuni casi si può fare) ma semplicemente di renderti conto di quanto risuoni con le altre persone. E attraverso la nostra ormai imprescindibile presenza…

…imparare a discernere cioè a vedere quali sono tue e quali sono di altri. Il che non significa che devi farlo in modo ingegneristico del tipo: in quel contesto era un 15% così o cosa ma significa solo renderti conto che tu è le persone che ti circondano siete collegati e connessi, anche e soprattutto ad un livello emotivo. Portare la tua attenzione a questo livello ti rende più consapevole…

…più consapevole di come regoli le emozioni anche attraverso gli altri. Questo è il tema centrale di questa ANL…”come regoli le tue emozioni in base alle persone che ti circondano” qualcosa che sembra facile ma non lo è, almeno all’inizio (un po’ come tutto).

 

Bene detto questo come al solito ecco la struttura dell’esercizio:

 

1) medita: ancora una volta lo stesso consiglio,perché? Perché meditare ti permette di entrare in uno stato particolare che per comodità chiamiamo presenza, e in quello stato riesci a discernere i tuoi pensieri.

Con l’allenamento riesci a notare quali sono i pensieri che provocano una certa esperienza,e come probabilmente saprai a gestirli in modo equanime senza lasciarti trasportare.

Essere presente ti permette di cogliere la relazione che s’instaura con l’altra persona. Quel contesto emozionale su cui ti chiedo, da oggi, di iniziare a portare intenzionalmente la tua attenzione. E di farlo con quell’atteggiamento non giudicante e di accettazione tipico della meditazione.

2) Ekman: impara a leggere le micro espressioni di Paul Ekman. Secondo diversi studi imparare a leggere le micro espressioni permette di aumentare la capacità di gestire le emozioni sociali. Hai un sacco di modi per farlo, da quello più “hard” come frequentare un corso FACS o più soft come leggere i suoi libri. Oppure una buona via di mezzo, quella che ho rispolverato per me stesso ultimamente…

…si tratta del METT e del SETT due “video giochi”che ti preparano al riconoscimento delle espressioni emotive. Con una piccolissima cifra ti iscrivi e puoi allenarti in modo serio e completo.

Ultimamente mi sono riscritto ed ho preso le due certificazioni (le vedi linkate nelle sigle dei due training). Se segui il corso e fai più del 90% di risposte giuste Ekman ti manda una certificazione.

3) Gioca con la CBM…ancora un altro videogame che può fare la differenza. Ne abbiamo parlato nel decimo podcast di PsiNeL, vai a vedere di cosa si tratta. In caso te lo sia perso, devi sapere che generalmente abbiamo la tendenza a guardare le persone che mostrano emozioni negative per motivi legati alla sopravvivenza.

Questa tendenza ad osservare “volti minacciosi”aumenta la nostra “ansia sociale” anche se nonce ne rendiamo conto. Giocando per soli pochi minuti al giorno con questi giochi possiamo ri-addestrare la nostra percezione. Mi sembra un modo semplice per gestire le emozioni sociali. 

4) monitorati: potrei dirti di prendere carta e penna ma forse sarebbe più comodo se utilizzasse i il tuo smartphone…ogni volta che ne hai occasione,subito dopo essere stato in un contesto sociale chiediti: “come mi ha fatto sentire? Le emozioni che ho provato sono tutte mie o sono stato un po’influenzato? Stai attento a questa domanda, qui non voglio che ti abitui a puntare il dito all’esterno…

… ma semplicemente a chiederti se per caso le emozioni che hai appena provato sono tutte tue o di qualcun altro…senza dare troppi giudizi sui perché o evitare di assumerti la tua “responsabilità emotiva”.

In altre parole devi utilizzare te stesso come un apparecchio di feedback, per questo ho messo questo punto solo alla fine, dopo che abbiamo sgrassato la mente con la meditazione, reso più oggettivo il nostro sguardo con il riconoscimento non verbale delle emozioni e riequilibrato il sistema evolutivo di attacco fuga con la CBM.

5) Sii paziente e graduale: come ti ho raccontato nella scorsa ANL bisogna fare le cose con calma e senza fretta. Via via che ti eserciti con queste cose,e se mi leggi spero che tu sia già a buon punto, non avrai più bisogno di seguire il quarto punto, perché a mano a mano che ti eserciti diventerà sempre più naturale usare le tue sensazioni e le tue osservazioni come feedback emotivo.

Non ti sto chiedendo di diventare ne un esperto meditante e ne un esperto di lettura delle emozioni,ma semplicemente usare queste abilità per gestire meglio il tuo modo di risuonare con il prossimo,scoprendo di volta in volta quanto le nostre emozioni sono influenzate dal prossimo e quanto accorgendocene possiamo imparare a regolare al meglio le nostre stesse emozioni.

Quando parlo di “regolazione emotiva” spesso la gente si aspetta di trovare qualche tecnica attiva(in stile PNL o disputing cognitivo) dove cerchi di modulare le emozioni attraverso il tuo modo di ragionare. Ecco, questo NON è ciò che voglio che tu faccia in questo esercizio… devi limitarti ad osservare le tue emozioni e notare come emergono nel qui ed ora…”tutto qui”.

“Tutto qui” è un eufemismo visto che si tratta di uno dei compiti più difficili che ti abbia mai assegnato prima d’ora. Per questo mi aspetto un tuo bel feedback non appena avrai espanso la tua intelligenza emotiva relazionale. Come vedi c’è tanta carne al fuoco ma la cosa che più conta è il tuo impegno nel cercare di notare realmente quello che mi piace chiamare…(ed ecco un altro nomone;))

….campo relazionale emotivo…ancora una volta ti esorto a sentirti libero di condividere questo post attraverso i tuoi social e a farmi sapere che cosa ne pensi.

A presto
Genna

 

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Ps. Non tutti sanno che in realtà il termine Intelligenza Emotiva è stato pubblicato perla prima volta dal Prof. Peter Salovey nel 1988 ma non ha riscontrato una grande audince, mentre Daniel Goleman si, anche se si tratta di un giornalista.

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