Psicologia: “Vedere con nuovi occhi è sempre un bene?”

Ciao,

da un po’ di tempo ti parlo di mindfulness e diquesto “paradigma della consapevolezza” permigliorare la propria vita. Questo modo divedere il cambiamento personale va controtante altre modalità basate sul “problemsolving” dove “bisogna risolvere qualcosa”o detto in altre parole si necessità di unaristrtturazione mentale…

…in psicologia delle emozioni questo tipo diristrutturazione cognitiva viene chiamata:reappraisal cioè una reinterpretazione mentaledelle emozioni che stiamo vivendo. E’ quelloche si apprende studiando tecniche cognitivecome la PNL o la terapia (appunto) cognitivae comportamentale. In pratica se ti senti giùper un qualche motivo…

…ti basta inserire quel motivo in un contestodiverso, cambiare la “cornice di riferimento“per sentirti “sollevato” invece che turbato daquelle specifiche emozioni. Una modalità dirisposta decisamente utile in molti contestima a quanto pare non sempre fruttifera. In unrecente studio condotto da Allison Troy siè scoperto che…

se le emozioni provate derivano da qualcosadi incontrollabile (un lutto, un trauma, ecc) allorala ristrtutturazione cognitiva può dare davvero unamano ad uscire da quel “mood”. Ma se invece laemozione in questione è scatenata da un contestocontrollabile, cercare di “ristrutturare” può esserepericoloso per la auto efficacia delle persone.

Se ci pensi è abbastanza banale come osservazionema è in grado di puntare il dito su una piaga moltointeressante del nostro modo “naturale di cercareuna soluzione ai nostri malesseri”. Infatti sembrache la via “cognitiva e razionale” sia sempre dapreferire a quella emotiva quando abbiamo a chefare con “problemi veri e concreti”, tanto chese “ci penso abbastanza ne vengo fuori”.

Ed è proprio questo “se ci penso abbastanza” a farei peggiori danni. Come affermava il grande PaulWatzlawick “guardarsi dentro rende ciechi” (comesai se segui PsiNeL). Questo NON significa metterela testa sotto la sabbia e fare finta di nulla, ma alcontrario significa affrontare le proprie emozionicosì come arrivano, senza dargli una esagerata”spruzzata di zucchero” quando magari sa ditutt’altro 😉

Lo stesso Daniel Kahneman ci ha dimostrato chele persone, poste di fronte ad un problema che nonriescono a risolvere al volo (con i loro schemiclassici di risposta) tendono a semplificarlo e adadottare spesso un “falso problema più facile”.Ed è un po’ quello che facciamo quando siamodi fronte ad una questione “tangibile” alla qualeperò non riusciamo fare fronte.

Immaginiamo due scenari diversi: provo tristezzaperché è da poco sparito uno dei miei artistipreferiti “Lou Reed” (pace all’anima sua). A questopunto ristrtturare mentalmente l’esperienza puòessere davvero utile. Magari pensando: “è statoparte della mia adolescenza ed ha contribuito aplasmare i miei gusti musicali. Questa è unapietra miliare nella mia auto-biografia” (ok,la stessa cosa non vale per un reale lutto)…

…mentre se per caso “ho fatto una cavolata sul lavoro”si tratta di qualcosa a cui potrei rimediare magariassumendomene la responsabilità ed agendo…edinvece mi metto a pensare “ok, ma non è tutta colpamia, da tempo il mio capo mi mette sotto pressioneecc…ecc.” aumenta lo stress percepito e ci portaa vivere peggio la situazione. Lo so che sembraparadossale ma è ciò che hanno scoperto questiricercatori.

Nel loro studio alcuni soggetti dovevano guardaredei filmati orientati a far scattare in loro una seriedi emozioni negative. Ad alcuni di questi è statochiesto di vedere questi eventi sotto una “lucemigliore”, in pratica gli è stato chiesto di fareuna ristrutturazione cognitiva di quella emozione.Il risultato è stato chiaro, solo nelle situazionistressanti incontrollabili la ristrutturazioneaveva un reale effetto sull’umore…

…al contrario nelle situazioni “sotto controllo”cercare “il lato positivo” peggiorava le cose.I soggetti si sentono “meno protagonisti delleloro azioni” se sono costretti a ripensare alleloro emozioni in contesti controllabili. E’ unpo’ come dire “visto che non sono capace agestire questa situazione con la relativarisposta emotiva, allora è meglio vederlasotto una luce diversa”…

…ancora una volta siamo di fronte ad unaverità abbastanza lampante: “l’aspetto razionalee cognitivo non sempre ci è d’aiuto” per questooggi le metodiche di cambiamento personaleche più hanno successo non sono cognitive mapassano per l’inconscio (l’ipnosi e la terapiaipnotica) e/o la mente saggia (meditazione edaltre forme di modificazione della coscienza).

Parafrasando un assioma del cambiamento:”se vuoi ottenere risultati diversi devi cambiareil modo di fare le cose”… o meglio ” se vuoiavere risultati diversi smettila di affidarti allaparte di te che ha fallito fino ad ora e chiedialla tua parte inconscia…la mente saggia” oin qualsiasi altra metafisica o tertiumtu creda 🙂

Concludendo: secondo i risultati di questostudio e l’esperienza clinica dell’autore, è utileascoltare i problemi che le persone non sannocontrollare (la maggior parte) cercando anchedi ristrtturare cognitivamente il loro contenutoe invece limitarsi ad ascoltare se si tratta diproblemi controllabili, magari aiutando lepersone a trovare le risorse per cavarsela…

…da clinico tutto questo mi sembra sensato manon sono ancora riuscito ad inquadrarlo al 100%per cui lancio la palla a te…lascia un commento qui sotto e se ti è piaciuto il post clicca su mi piace.

A prestoGenna

Iscriviti! Riceverai le nuove puntate del podcast. Subito in regalo 237 audio per la tua crescita personale!

Articoli Correlati:
Psicologia Sociale: “Milgram in un reality show?”
Psicologia: Stress lavoro correlato.. D.lgs 81/80
PNL: psicoterapia cognitivo-comportamentale…Abert Ellis
Stanislav Grof: gli stati olotropici e la coscienza
8 Commenti
  • Ciao Luca,
    quanto dici non rispecchia la mia esperienza…meditare non significa ne rilassarsi ne calmarsi. Personalmente vivo la presenza come un'intesa esperienza, come una "scossa" e non come un'ondata di rilassamento.

    Ma sono curioso di sapere da che cosa sei partito per affermare ciò che hai scritto…

  • Caro Gennaro, per me la Mindfulness è utile se usata da una persona che si è realizzata nell'azione, nella creazione di qualcosa, perchè bilancia e 'calma' la sua energia; al contrario se una persona è di tipo letargico, troppo introversa, con scarse abilità dinamiche, la Mindfulness è molto rischiosa, perchè accentua il disagio e ingrandisce i problemi.
    Purtroppo, paradossalmente, il 99% delle persone che si avvicina alla meditazione è del secondo tipo (lunari, emotivi, poco razionali, con scarsa energia psicofisica)!
    LUCA

  • Grazie per la bella testimonianza FunnyValentine 🙂

  • Ciao Genna, io sono una veterana del " se ci penso abbastanza risolvo la cosa". Ero spaventata dal mollare la presa per paura di ciò che non potevo controllare. Ma ho imparato da alcuni brutti eventi nella mia vita che ciò che un giorno sembra una situazione positiva il giorno dopo diventa un fallimento e viceversa. C'è davvero poco di controllabile in questa vita penso.
    E' per questo che mi sto aiutando molto con la mindfullness e la mente saggia mi dice solitamente che se faccio del mio meglio mentre vivo una situazione e non la notte precedente, sono più riposata e ho piu probabilità di non fare un casino. E se va male comunque avrò fatto del mio meglio e avrò un pò di esperienza in più. Questa è la teoria, poi la pratica, viene con l'applicazione caparbia per il miglioramento.
    Ciao e always walk on the wild side!

  • Ciao Franco,
    assolutamente d'accordo 🙂

  • Ciao Genna,
    credo che "guardarsi dentro rende ciechi" se, rafforzando il senso di sé come ente stabile ed isolato rispetto al mondo, finisce col consolidare i problemi. Forse, la minfulness può aiutare a vedere le cose per come realmente sono, cioè impermanenti e probabilmente meno grandi di come sembrano, trasferendo energie dall'inconscio al consio, e mobiltando energie inattinte. Ti ricordi? "La paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire ma non trovò nessuno".

    Franco

  • Grazie Andrea…
    ottima interpretazione 😉

  • Ciao,
    ti ho trovato mesi fa tramite zio hack e devo dire che i tuoi audioblog sono molto interessanti da portare in giro quando si fa una passeggiata per meditare.

    Comunque…visto che chiedevi che cosa ne pensavamo provo a dirti la mia opinione 🙂

    Vedere con nuovi occhi è una modo vecchio come il mondo che porta benefici e sfighe a secondo di come uno lo usa. Se usato male ci ritroviamo un po' come in Fight Club dove si è chi non è ma credo che per fare ciò si parta sempre da vedere il mondo con occhi diversi da quello che è.
    Dall'altro lato vedere con nuovi occhi ti può far fare un salto qualitativo, una trasformazione positiva. Dipende molto da dove si è bloccati e cosa diventiamo…perché ogni cambiamento porta sempre cose positive e negative.

    Continua cosi 🙂

Lascia il tuo commento

Il tuo Commento*

Nome*
Sito Web

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Questo sito web utilizza i cookie e consente l'invio di cookie di terze parti. Premendo il tasto OK o compiendo una qualunque azione all’interno del sito web accetterai l'utilizzo dei cookie. Per saperne di più su come modificare o negare l'utilizzo dei cookie consulta la nostra: Privacy Policy

OK