Meditazione: Perché meditare anche se non sei religioso?

Ciao,

molti lettori del blog quando mi scrivono in privato:”Ehi Genna ma non sarai mica diventato buddista?“quasi come se, il fatto che promuova così tanto la meditazione mi renda necessariamente religioso.Ho deciso per tanto di dedicarci un post dove ti mostro che è possibile dedicarsi ad una pratica di origine religiosa, senza essere per forza dei credenti di quella religione… so che a molti sembra “incoerente” ma…

…ragionando ad “alta voce” mi vine spontanea una domanda: “è possibile che 2500 anni fa, chiunque abbia iniziato a praticare la meditazione comeforma di liberazione (il Buddha in teoria) gli abbiadato una forma spirituale perché era l’unico tipo di spiegazione possibile?“. Un po’ come dire che nello stesso periodo molte altre persone erano fermamente convinte che i tuoni fossero una manifestazione e di Zeus?

 

Quindi per rispondere ai miei lettori più curiosi…no non sono diventato religioso, di certo meditare mi ha avvicinato un po’ di più a temi spirituali e trascendentali, ma questo non implica che stia abbracciando una religione. Lascia che mi spieghi meglio: ho iniziato a praticare la mindfulness con una certa costanza da ormai 3 anni (se spulci ilblog n’è trovi tutte le tracce) per vedere che cosa sarebbe accaduto dopo un po’ di pratica…

 

…ed ho notato risultati straordinari, questo mi ha spinto ad approfondire la teoria e la pratica, tanto che a tutt’oggi svolgo una pratica formale tutti i giorni…crollasse il mondo ;)) Ora qualcuno potrebbe pensare che proprio questi risultati dovrebbero convincermi dell’esistenza di una qualche entità superiore o Dio, ma non è così…

 

.. Potrei anche semplicemente pensare che la meditazione sia una tecnica nata dalla pratica e dalla esperienza di un cospicuo numero di persone che hanno cercato di tramandarla proprio per i suoi effetti benefici. Ed infatti diverse forme di meditazione sono rintracciabili in ogni religione, anche nel nostro occidentale Cristianesimo. Anche questa sarebbe una prova della sua provenienza divina?

 

Secondo me no, esattamente come tutti sappiamo che rubare o uccidere è male, penso che ognuno dentro di se abbia delle categorie che si sono sviluppate grazie ad una qualche validità evolutiva. Se infatti tutti rubassimo o uccidessimo il mondo sarebbe un posto molto pericoloso (è in parte lo è eccome), quindi questa spinta retrograda verso la meditazione può essere vista non solo come “dimostrazione del divino”ma anche  come dimostrazione che le cose che ci fanno vivere meglio …prima o poi emergono.

 

So che  questa visione evoluzionistica non piacerà a chi ha un forte credo religioso, ma pensaci anche tu(caro amico religioso) è possibile che la meditazione non sia altro che una geniale metodologia sviluppata secoli fa è pervenuta fino a noi per la sua forza evolutiva? E non perché “Dio” ci spinge a farlo?Dopotutto se ci pensi, con le conoscenza attuali,è facile intuire che una pratica di “concentrazione”possa giovare, visto che è sotto gli occhi di tutti che la nostra mente “vaga tutto il giorno”?

 

Magari a questo vagare veniva dato un valore di tipo diverso 2500 anni fa, magari si pensava che fosse male, anche perché un tempo le distrazioni erano quasi sempre mortali (anche oggi in molti contesti).Quindi così come sappiamo che ringraziare ed essere compassionevoli fa bene  potremmo pensare che si tratti di una qualche “legge divina” si può facilmente intravedere il loro valore evolutivo.

 

Essere grati ci permette di apprezzare veramente ciò che abbiamo e quindi a soffrire meno. Allo stesso modo essere compassionevoli ci aiuta a capire il prossimo e le sue intenzioni. Lo so che questo tipo di discorso farà arrabbiare un sacco di gente ma penso che si possano prendere queste intuizioni come tecnologie per vivere meglio senza necessariamente diventare religiosi, per chi non lo fosse o avesse delle convinzioni diverse.

 

Concludendo questo delirio del venerdì, che so non andrà giù a molti;) ritengo la mindfulness, una svolta che riesca ad unire, in modo laico, sia chi ha un credo e sia chi non lo possiede…il primo può pensare che sia proprio la sua origine “divina”a comprovarne l’efficacia, il secondo sia affida invece alla “ragione” (intensa in senso platonico) per comprenderne l’efficacia. Qualsiasi sia il tuo credo …medita per almeno 4 mesi tutti i giorni…

 

…lo so che è dura, è impegnativo, ma da enormi risultati. Così come applicare altre discipline in modo costante può darti grandi risultati…la chiave è sempre la stessa: pratica e studia;)

 

Fammi sapere che cosa ne pensi lasciando un commento qui sotto e se ti piace il post clicca su mi piace, mi aiuterai a divulgare queste idee…

A presto
Genna

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7 Commenti
  • Carissimo Pasquale,

    Ahimè' non ti condivido. Assimilare la meditazione ad una pratica sportiva (che richiede riposo e saltuarietà') o ad un medicinale, a mio modestissimo avviso é improprio.
    Io voglio vedere le persone che amo tutti i giorni e non mi stanco di farlo. Scrivo il mio diario tutti i giorni perché mi da piacere e non mi stanco di farlo. Se non lo faccio, non sto male!
    Non sono forme di dipendenza, sono semplici riconoscimenti di cio' che ci fa stare bene.
    La meditazione fa crescere dentro. Non mi stanco di imparare qualcosa ogni giorno e non mi stanco di conoscermi meglio ogni giorno.
    Chi medita regolarmente non lo fa per dipendenza (…non ho preso il mio caffé oggi e non riesco a svegliarmi—non ho meditato e infatti ecco come sto), ne' per compulsione.
    Lo fa come naturalmente respira tutti i giorni.
    Io pratico Tai Chi quasi tutti i giorni e farlo mi rende piu' sereno. Secondo me, per la meditazione é lo stesso.
    Infine, scusa la mia diversa opinione, non solo Gennaro (che mi sembra equilibratissimo nei suoi post) ma nessun altro che io abbia mai sentito ha atteggiamenti maniacali o compulsivi verso la meditazione. Vedo solo persone serene…

    Il mio piccolo pensiero

    ciao!

    Mario

  • Ciao Genna, mi trovo d'accordo con te nel dire che la meditazione può essere praticata da tutti, indipendentemente dalle proprie convinzioni religiose o spirituali.

    Le neuroscienze e la medicina stanno dimostrando scientificamente i benefici che tale pratica può portare, e francamente sono decisamente favorevole alla demistificazione di questa pratica.

    In fondo si tratta solamente di diventare consapevoli dei propri pensieri, azioni ed emozioni e non può che giovarci.

    Apro un'altra piccola parentesi:
    Meditare non significa essere buddisti, anche se essere buddisti non significa essere buddisti 🙂
    Mi spiego meglio, il buddismo è contro ogni sorta di identificazione, il principio più importante è essere se stessi e non cercare di identificarsi in qualcosa di diverso. La vedo più come una filosofia che come una religione, anche se non nego che sia stata fraintesa o interpretata diversamente.

    Mi piace molto la piega che ha preso questo blog, bravo Genna 🙂

  • Ciao Gennaro, ti ringrazio per la tua pronta risposta che mi è piaciuta tantissimo.

    Mi fa piacere sentirti precisare che non sei uno che eccede o che s'innamora troppo delle cose che fa, anche se scrivendo sulla meditazione ne dai spesso l'impressione. Io ho imparato a non dare troppa importanza alle cose.

    Sicuramente meditare solo dai 20 ai 40 minuti al giorno senza sentirsi in colpa se si è costretti a saltare una seduta, forse non si può ritenere un tempo eccessivo, anche se tutte le attività cosiddette di allenamento in genere si fanno al massimo due-tre giorni la settimana. La mente e il corpo hanno bisogno anche di riposo.

    Nel mio commento sono stato necessariamente sintetico e non ti ho detto da cosa nasce la mia presa di posizione o provocazione amichevole, perciò ti rimando al mio articolo sul mio blog pasqualefoglia.com di imminente pubblicazione.

    Converrai con me che la disciplina è merito non solo e non tanto della meditazione in sé, ma della perseveranza stessa a fare una certa cosa che porta sempre il premio dell'abitudine che rende tutto più semplice e più facile.

    Ma come ben sai anche le buone abitudini diventano vecchie….

    Inoltre, proprio la perseveranza o auto-imposizione a fare una data cosa addirittura tutti i giorni, nasce dalla ragione che vuole asservire a tutti i costi il girovagare irrazionale o inconscio, ma naturale e spontaneo della mente.

    Mi piacerebbe tanto leggere le tue critiche sul mio blog perché come ben sai, nessuno detiene la verità e solo dalle discussioni e dal confronto con altri, senza pregiudizi, si espande la propria consapevolezza.
    Grazie e a presto
    Pasquale

  • Ciao Pasquale,

    bene sono sempre felice di discutere sulle cose che
    mi appassionano come la mindfulness. Per ora, dopo
    3 anni di pratica dai 20 ai 40 minuti al giorno
    non di più e non di meno, concedendomi anche di
    saltare un giorno alla settimana di tanto in
    tanto…o ad esempio non meditare per tre
    giorni durante i viaggi… non mi è accaduto
    nulla di ciò che tu descrivi.

    Ti chiedo, le idee che hai maturato sono frutto
    di una pratica costante che ti ha portato a quei
    risultati negativi oppure è una tua ipotesi
    studiando gli elementi legati alla mindfulness?

    Quando scrivo "cascasse il mondo" lo dico nel
    senso che (struttura profonda) "mi piace così
    tanto che cascasse il mondo voglio farla tutti
    i giorni". E ti dico, mi piace, non ne ho
    "bisogno" in un qualche modo ossessivo, come
    potrebbe essere il malato di palestra che ha
    si sente in colpa se salta un giorno.

    Prima di praticare la mindfulness ho praticato
    tante altre cose, e con disciplina sono arrivato
    a ciò che condivido. Dove per disciplina non
    intendo il disequilibrio che intendi tu ma la
    capacità di tenere duro fino a vedere dei
    risultati concreti.

    Mi fa sorridere il tuo commento perchè proprio
    qualche giorno fa, un noto trainer di PNL
    (quello delle carte SALAD mi sembra si chiami)
    ha scritto un articolo che si chiamava più o
    meno nello stesso modo del tuo articolo con
    contenuti simili al tuo commento.

    Vedi Pasquale, per ora, trovo che fare dai 20 ai
    40 minuti al giorno di meditazione (da dividere
    come ti pare e piace) non sia qualcosa di
    sbilanciato…come uno che va tutti i giorni
    in palestra. Fare meditazione solo nel momento
    del bisogno, quando ci si sente giù o quando
    si vuole avere qualche idea creativa non è
    meditare ma è fare qualcosa d'altro.

    Meditare non significa restare nella razionalità
    perchè razionalità implica ragionamento e
    ragionamento implica concetti…e meditare
    significa accedere ad uno stato di coscienza
    NON concettuale. Per cui ciò a cui ti riferisci
    è, secondo me, solo un modo superficiale di
    vedere come funziona la mindfulness. Si,
    per accedere a quello stato devi prestare
    attenzione a ciò che accade momento per
    momento evitando, con dolcezza di farti
    distrare…

    …ma questo non significa razionalizzare o
    prediligere la razionalità solo perchè in
    quel momento si cerca di non far vagare la
    mente, che detto per inciso vaga TUTTO il
    giorno, per cui secondo quello che scrivi
    dovremmo essere super creativi, visto che
    la mente viaggia sempre;))

    Prima di praticare assiduamente la pensavo
    esattamente come te, e purtroppo su PsiNeL
    ci sono anche le tracce di quel pensiero…
    ma oggi, da praticante, la vedo in modo
    completamente diverso.

    Fammi sapere da dove deriva la tua obiezione
    così continuiamo il dibattito e magari ci
    scrivo un post 😉

    Grazie per il tuo prezioso feedback
    Genna

  • Caro Gennaro,
    premetto che ti stimo e che ti leggo volentieri quasi tutti i giorni ed è da molto tempo che volevo scriverti il mio pensiero a proposito della meditazione, pensiero che ora è maturato e non coincide con il tuo.

    Ti riporto di seguito alcuni passi di un articolo che sto preparando dal titolo provvisorio “Le controindicazioni della mindfulness”, con il quale metto in gioco la mia reputazione di scrittore motivazionale. Ma non me ne frega.

    Personalmente sono convinto del principio generale secondo il quale tutto ha un limite che non si può oltrepassare, e la meditazione non fa eccezione. Tutto deve essere equilibrato, ossia né in difetto, né in eccesso. Pertanto, in base a questo principio, fare "troppa" meditazione farebbe più male che bene!

    Attribuendo in maniera quasi fanatica troppa importanza alla meditazione, se ne diventa dipendenti, e così essa si trasforma in una pratica coatta da fare tutti i giorni, "cascasse il mondo"… (Ti ricorda qualcosa?) Ed ecco sparita la libertà, ossia proprio ciò che si cerca con la meditazione!

    Un "eccesso" di meditazione, anche a ragion di logica, porta più svantaggi che vantaggi. In linea generale, quando si eccede in un’attività qualsiasi, spariscono i benefici e compaiono i danni…
    Accade cioè la stessa cosa che capita con i medicinali: nella giusta dose, sono efficaci, ma se si raddoppia la quantità, si causa un'intossicazione e si hanno molti effetti collaterali. Anche quando si fa allenamento, non si deve eccedere facendosi prendere dall'entusiasmo e dal fatto di sentirsi bene, altrimenti si ha l'effetto contrario.

    La mindfulness è utile perché migliora la concentrazione scadente e accresce la capacità di controllare le emozioni come per esempio la rabbia. Ma una volta raggiunto un buon risultato non si deve spingere oltre, non si deve esagerare con la pratica, altrimenti sparisce l'equilibrio tra razionalità e irrazionalità a scapito di quest'ultima e così scatta la reazione inconscia dell'organismo; proprio come quando, presi dall'entusiasmo, si corre troppo senza essere allenati e arriva inesorabile qualche strappo ai tendini che ci blocca completamente: e così dal troppo movimento si passa all'immobilità e all'impossibilità di muoversi.

    La razionalità deve equilibrare l'irrazionalità, non sopprimerla, anche perché non potrebbe mai riuscirci! Ecco perché il praticante non è mai soddisfatto dei risultati raggiunti ed è portato erroneamente a strafare senza accorgersi a cosa va incontro.

    Stare ore e ore a meditare, trascurando altre attività, si danneggia fortemente l'attività irrazionale del nostro organismo, per cui nel medio lungo periodo viene meno la grinta, scompare l'aggressività naturale e salutare e con essa la capacità di difendersi e di farsi valere, e s'indebolisce anche l'interesse erotico e la vitalità. E allora a che serve aver raggiunto una calma imperturbabile?

    Ricordiamoci che per essere completi e sani, e funzionare bene, anche tra calma e rabbia ci deve essere equilibrio, così come tra amore e odio, altruismo e egoismo, flessibilità e rigidità, e tutte le altre coppie di opposti; e naturalmente anche tra razionalità e irrazionalità…

    Cordiali saluti
    Pasquale Foglia

  • Ciao Stefano,
    si sono diverse e avrei voluto completare il mio ebook (2 anni fa) con questi concetti ma non ci sono riuscito 🙁

    La riva del fiume, per quanto riguarda l'ancoraggio al presente, per me è ancora validissima. La "diatriba" con Andrea non è sull'ancoraggio al presente ma sul fatto che quel tipo di stato non è quello della performance. In realtà è colpa mi che non ho chiarito bene la differenza fra "flow" e "ancoraggio al presente". Sono concetti molto simili ma diversi, per cui io resto della mia opinione…anche se sono sempre aperto alle critiche 🙂

    La meditazione mindfulness non è facile, perchè ci costringe a fare una cosa a cui non siamo abituati: "fare una cosa sola per un periodo di tempo prolungato…senza giudicarci" è nettamente più difficile che mettersi li e rilassarsi.

    Lo stato che descrivo in RD (il tuo stato) è auto ipnosi più che meditazione, in cui sfrutti quel tuo vagare per darti dei suggerimenti di un certo tipo. Si tratta di due modalità di cambiamento molto simili ma agli opposti. Con RD chiedi al tuo inconscio di darti delle risposte mentre nella meditazione non cerchi di fare niente se non allenare la tua capacità di restare nel presente e di lasciare che emozioni, comportamenti e pensieri passino senza che TU FACCIA NULLA!

    Mentre con le tecniche di RD ci sono dei "protocolli" veri e propri per fare qualcosa (come il laboratorio) qui non c'è nulla…solo la presenza, che spesso da sola fa grandi cose…c'è un problema però…

    …è davvero difficile farlo fino a quando inizi a notarne i vantaggi 🙂

    Spero di essermi spiegato meglio…fammi sapere
    Genna

  • Ciao Genna, io ti seguo assiduamente e ti ringrazio per ill materiale gratuito che ci fornisci settimanalmente attraverso i post. Ho letto il tuo libro Rilassamento dinamico e le tecniche sono diverse da quella che proponi attualmente.
    Ad esempio con riferimento alla mindfulness e all'essere nel presente faccio un po' fatica a comprendere e mettere in pratica la tecnica meditativa. Mi era piaciuta molto l'associazione della riva del fiume però smontata da Frausin. Concentrarmi sulla respirazione e sul body scan mi crea uno stato di leggera ansia, mentre ad esempio con le altre associazioni, Montagna ecc.. Cominciano a far vagare la mente in quel viaggio a cui fai riferimento in Rilassamento Dinamico. Cosa mi consigli di fare? Grazie. Stefano.

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