Meditazione: “Diventare se stessi…il Sè Junghiano”

Ciao,

qualche tempo fa, parlandoti di meditazione e in modo specifico di mindfulness, ho avanzato l’ipotesi che quello stato di

 

 

…disidentificazione sia in realtà una “identificazione con qualcosa dialtrocon il “vero te stesso”. Qualcosa che in molte tradizioni assume connotati magici e pseudo-religiosi, ma alla fine di conti (qualunque  sia il linguaggio) si parla di un “essere superiore dentro di te”…

…per illustrarti il delirio di questa settimana ho deciso di partire da questo punto. In caso tu non sappia nulla di meditazione devi sapere che dopo un po’ di addestramento i praticanti sono in grado di “disidentificarsi” sia dai contenuti mentali che gli “saltano in mente” e sia dalla realtà circostante. Gli esperti chiamerebbero questo stato “una specie di dissociazione“non troppo profonda.

E in effetti ciò che accade è di dissociarci da ciò che ci circonda e dai propri pensieri, nel suo esempio più classico “fare un passo indietro”che ci permetta di vedere con maggiore chiarezza ciò che ci circonda. Nel caso specifico della meditazione mindfulness, di vedere la realtà così come è, non distorta dalle nostre opinioni ed idee preconcette (per quanto sia possibile).

Questo “passo indietro” però non è un uscire da qualcosa, ad esempio da quel pensiero, ma è un porsi in uno stato particolare che per converso potremmo immaginare come una identificazione con qualcosa di più grande. Dopotutto in ogni tipo di meditazione, dopo che abbiamo appreso come disidentificarci spesso ci viene mostrata una “metafora” di cosa accade

…ad esempio si può pensare all’immagine di un santo, del Buddha, una luce che entra nel corpo,la vita che pulsa dentro di noi, un contatto con la mente saggia ecc. In pratica si cerca una sorta di metafora che ci permetta di identificarci con altro. E qualche giorno fa rileggendo un testo di Jung, forse il più noto, famoso e per tanto sputta…ato;) “l’Uomo ed i suoi simboli” ho ritrovato un concetto simile.

Per fartela breve, secondo Jung la parte che ci da la saggezza viene chiamata “Sè”. E sarebbe quella parte di noi che sintetizza la totalità della nostra personalità conscia ed inconscia. E’ una sorta di meta per l’analista junghiano che cerca di trovare il “vero Sè” del soggetto che sarebbe in balia della sua cultura di provenienza e dei suoi archetipi…

…detto con parole più semplici “è un essere superiore che vive dentro di noi e che possiamo scoprire attraverso l’analisi dei nostri pensieri,emozioni e comportamenti inconsci (come i sogni ecc.)”. Jung, rifacendosi alla cultura degli antichi lo chiama anche il “grande uomo” che dorme dentro di noi ed il nostro scopo è quello di risvegliarlo.

A pagina 190 del libro, nella parte non scritta da Jung ma da Marie-Louise von Franz ella afferma:

Cercare di prestare costantemente, giorno per giorno, la dovuta attenzione alla realtà vivente del Sè è come cercare di vivere simultaneamente a due livelli, o in due mondi diversi. Si continua,come in precedenza, ad adempiere doveri e incombenze impostaci dal mondo esteriore, masi resta altresì continuamente in attesa degli indizi e dei segnali……sia che si manifestano in sogni oppure in eventi esteriori, ai quali il Sè ricorre per esprimere simbolicamente le sue intenzioni – per indicare la direzione nella quale si sta muovendo la corrente vitale” (corsivo e grassetto mio).

Come vedi ho sottolineato due frasi, la prima legata ai due livelli di realtà descritti. Aspetto molto simile al concetto di “realtà 1 e 2” di cui ti ho sempre parlato riferendoci alla mindfulness. In pratica meditare sarebbe non tanto la capacità di entrare in uno stato “specifico”, come nel caso dell’ipnosi, ma di “riconoscere”, vivere e percepire “i diversi stati di coscienza”.

La seconda sottolineatura è dedicata alla “corrente vitale” che in un qualche modo assomiglia alla metafora usata dal mistico Ekart Tolle, il quale descrive ciò a cui portare attenzione mentre si sta meditando, come “sentire la vita dentro di te“.Quando nel “lontano delirio” (quello citato allo inizio di questo post) ti parlavo di diventare davvero te stesso non avevo in mente tutto ciò.

(in questo video puoi ascoltare una definizione più precisa di ciò che Jung intendeva per “Sè”)

La cosa è piuttosto curiosa, devo aver associato questi concetti senza rendermene conto, convinto forse di essere guidato dall’intuito. Effettivamente era una descrizione di ciò che stavo vivendo nella mia pratica quotidiana di meditazione. E, come forse immagini, mi fa molto piacere sapere che si tratta di un concetto che “ritorna” e non solo di un mio “delirio personale” 😉

Così il “Sè” di Jung, il “Sè superiore” Assaggioli o l’inconscio ericksoniano ci dicono, ognuno con il proprio linguaggio che dentro di noi ci sono forze eccezionali che vale la pena di indagare e discoprire. E questa scoperta può essere fatta in diversi modi, ma i più comuni fanno riferimento a pratiche di tipo meditativo ed introspettivo.Lo so che questo tipo di discorsi potrebbero apparirti così lontani dal mondo della crescita personale…

…eppure basta pensarci almeno 1 minuto in più per rendersi conto che questi argomenti sono il “sale”della nostra crescita personale. Anche se a volte sembra di fare discorsi metafisici ed esoterici la realtà non è così. Sembrano tali solo perché non abbiamo un linguaggio che sia in grado di fare una traduzione… questi stati sono “non concettuali e quindi non linguistici”…

…quindi è palese che le sue interpretazioni siano di ordine metaforico e astratto, piuttosto che concreto e descrittivo, come piace tanto agli appassionati di crescita personale, che in un qualche modo desiderano la “ricetta” che li renda felici 😉 se sei fra questi ti invito a fare così, “tappati il naso e pratica la meditazione”fallo per un paio di mesi tutti i giorni…

…fallo tenendo in mente che quando porti la tua attenzione sul presente, magari sul tuo corpo con un semplice bodyscan, non stai solo osservandole cose che accadono momento per momento, nel presente e senza giudizio (descrizione pratica della mindfulness) ma stai portando “sentendole correnti vitali che ti scorrono dentro”. Evita di immaginarle e porta attenzione al presente…

…e poi, dopo un po’ di pratica torna qui e leggi nuovamente questo post e quelli collegati ad esso.Sono convito che ci troverai “ancora più senso”a ricercare, quotidianamente quella parte di te,non tanto per “sentirti più figo” ma per iniziare un meraviglioso percorso di scoperta…la più importante scoperta che si possa fare…conoscere se stessi 🙂

A presto
Genna

Ps. Mi scuso con tutti gli esperti junghiani per il pressapochismo con cui tratto il vostro argomento di punta 🙂 so bene quanto Jung abbia scritto sulle connessioni fra le sue teorie e le filosofie orientali e con esse la meditazione. Gli stessi mandala, simboli del Sè, sono utilizzati da millenni per meditare.

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8 Commenti
  • Cara Genna,
    ti consiglio di rileggere Jung perchè hai frainteso molti concetti base, in primis la definizione di “Sè”.
    Il problema è che se non parti da basi solide non puoi sperare di costruire un ragionamento solido.

    Sperando che non prenda questo commento come una critica gratuita ti consiglio questo libro: Introduzione alla psicologia analiticahttp://www.ibs.it/code/9788833924823/jung-carl-g-/introduzione-alla-psicologia.html

    • Ciao Alberto,
      da dove hai capito che non ho “basi solide”? E cosa intendi per basi solide?

      E’ chiaro nel contenuto del podcast che il riferimento alla individuazione è una sorta di analogia e non una corrispondenza diretta con i concetti Junghiani. Comunque sarò felice di correggermi, fammi sapere cosa ho frainteso in modo che diventi uno scambi costruttivo… anche se il presupposto “basi poco solide” non lo prevede 😉

      • Ah dimenticavo che il libro che mi consigli lo ho sullo scaffale… si l’ho letto solo una volta circa 7/8 anni fa, magari consigliamo qualcosa di diverso. Ah no scusa, quelle li sono le basi che io non avrei, giusto? Sono proprio curioso di leggere la tua risposta!

  • Ciao a tutti…

    @ Nicola: grandissimo mi stupisco sempre di come le mie osservazioni scettiche, la mia ricerca essoterica possa essere spiegata alla luce di concetti esoterici…che tu illustri in modo così poetico e convincente:) grazie Nicola per i tuoi preziosi contributi…

    @ Aldo: infatti pensavo di aver già risposto a queste domande…
    1- l'esercizio è lo stesso o meglio la base è la stessa con gli stessi principi, varia solo lo scopo finale;)
    2- è sempre meglio farlo senza audio…fra virgolette a memoria
    3- due mesi vanno bene, nel frattempo puoi passare ad altri esercizi ma senza esagerare. Cerca di padroneggiare una abilità alla volta.

    Genna

  • Ciao Genna 🙂
    1) avevo già fatto questa domanda ma non sono ancora bene in chiaro… che differenza c'è fra una meditazione mindfulness come ci insegni tu e il rilassamento che c'è nell'audiotraining sulla sessualità?

    2) Questo esercizio, è da fare a memoria o si può sempre farlo ascoltando l'audio mentre si fa il rilassamento?

    3) due mesi vanno bene? fintanto è meglio non passare ad altre aree giusto?

    grazie mille 🙂 questa volta mi ci dedicherò con tutto me stesso e farò tutte le aree

  • Articolo molto interessante che tira in ballo due "campioni" della "spiritualità", sia pure free-lance come Jung e Assagioli (a proposito, a una domanda provocatoria postagli, Jung – che non dimentichiamo era figlio e nipote di pastori protestanti – rispose: "se io credo… io so!").
    Torniamo a noi, meglio al Genna jung-assagioliano 🙂
    Verissimo, occorre fare uscire dal sepolcro il nostro Lazzaro morto e sepolto… (il vero Sè, quello che dirige – se è "sveglio" – il nostro Io brancolante nel buio, o i tanti mini-Io, meglio/peggio, la la "legione" di subpersonalità che ci sballottano da una parte all'altra).
    Si potrebbe dire tanto a tal proposito, ma mi riallaccio a due frasi del tuo post: "In pratica si cerca una sorta di metafora che ci permetta di identificarci con altro" … "un essere superiore che vive dentro di noi".
    Bene, ci vuole un "modeling" che prenda come modello un "nuovo essere" (per dirla con il famoso teologo Paul Tillich). Due frasi evangeliche (non c'è solo Buddha… ci ammonisce pure Jung!), tratte dalle Lettere di Paolo, ben esprimono il concetto: «Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» … «crescere all’altezza della statura perfetta di Cristo». Naturalmente, non voglio fare il telepredicatore, ma dico di agire "come se". Poi, passare dal "come se" al "come è" sarà cosa da niente…
    Nicola Perchiazzi
    P.S. Comunicazione di servizio: nel mio ultimo ebook appena uscito per BRUNO ed. troverai un bel po' di mindfulness e LOA alla Neville Goddard.

  • Grazie a te per la testimonianza 🙂

  • Ciao Genna,
    devo dire che per quanto sia ignorante riguardo a Jung, non posso non essere d'accordo con quanto asserisci in riferimento al concetto che hai espresso della "corrente vitale" che sento molto palese, soprattutto in una forma di energia che si continua a spostare dentro il corpo, anche adesso che ti scrivo. Mi è capitato durante sessioni di meditazioni di gruppo che questa sorta di corrente vitale invece di rimanere solamente esterna, si fondesse con l'esterno, come se tutto attorno divenisse un'esperienza in avvenire dove non ero separato ma unito profondamente. Ciò è avvenuto in un parco e devo dire che è stata una gran bell'esperienza, perchè se c'è qualcosa che mi piace è proprio il fatto di conoscere sè stessi e in questa ottica tutto assume contorni decisamente differenti: quel senso di sentirsi parte di questo mondo e non come una entità separata che riportano all'interdipendenza danno una definizione dell'essere umano, a mio avviso, del non darsi troppa importanza o di prenderla troppo come una cosa personale. 🙂

    Ciao e grazie per questi "deliri", sempre ben accetti 😉

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