Perdere “il controllo” per aprirsi all’esperienza

Vorresti avere il controllo su tutto?

Allora leggi questo post, in cui praticamente ti invito a perdere quello che comunemente chiamiamo controllo.

Questo articolo che ha fatto molto scalpore è nato dall’osservazione clinica dei miei pazienti/clienti ed anche di quella di terapeuti del calibro di Michael Yapko.

Ritengo che queste riflessioni vadano alla base di quella che qui chiamiamo “crescita personale”…ed alcuni recenti studi lo dimostrano…

…l’idea comune è che in assenza di controllo le persone si comportino in modo sbagliato o maldestro.

Questo perché in una situazione ambigua non sappiamo che“pesci pigliare” e questo può portarci a sperimentare stati di angoscia.

Come nell’altro esperimento d iPavlov, che cercando di condizionare un cane a rispondere all’immagine di un cerchio distinguendola (discriminandola) da quella di una ellissi aveva creato delle “nevrosi sperimentali”…

…in pratica il cane non sapendo più quale fossero gli stimoli a cui doveva rispondere “impazziva”.

Da qui l’idea che noi esseri umani, quando non abbiamo una idea chiara di ciò che ci sta accadendo, quindi quando siamo in assenza di controllo dovremmo impazzire.

E in effetti è lo stesso Yapko ad usare una metafora che spiega bene questo tipo di fenomeno e allo stesso tempo ci da una sorta di risposta…

…secondo il terapeuta americano la mancanza di certezze e quindi l’ambiguità delle esperienze che viviamo può portarci alla sofferenza.

Tuttavia Yapko, dopo averci raccontato che in quei casi ci comportiamo esattamente come una persona chiamata ad interpretare le macchie di inchiostro proietta su quegli eventi i propri stati interiorie purtroppo lo stimolo più ambiguo con cui hai ache fare è proprio la vita.

Queste intuizioni sono confermate da alcuni studi volti proprio a cercare di comprendere come si comportino le persone in “assenza di controllo”. Whitson e Galinsky (2008) hanno cercato di fare esattamente questo utilizzando una serie di compiti impossibili, come ad esempio far risolvere alcuni anagrammi che non hanno soluzione o guardare ed identificare stimoli molto ambigui.

Ciò che hanno scoperto i ricercatori è del tutto simile all’ipotesi di PsiNeL: invece che funzionare male le persone sotto ambiguità possono diventare più brave a cercare regolarità e strutture.

In poche parole invece di destabilizzarsi le persone che si trovano prive di controllo tendono a mettere in gioco sottili competenze cognitive in grado di cercare certezze anche dove queste non ci sono, anche se queste sono assurde…

…infatti i ricercatori hanno notato che più il panorama era ambiguo e più i soggetti tendevano a mostrare comportamenti superstiziosi, quasi come se quegli stessi rituali permettessero ai soggetti di avere una sorta di regolarità dove questa non era presente.

La spinta a cercare regolarità può addirittura creare maggiori distorsioni cognitive, se ad esempio …mostriamo degli stimoli visivi ambigui, più questi saranno ambigui e più le persone tenderanno a vederci le proprie illusioni.

Quindi si tratta della stessa conclusione di Yapko che si associa alla visione di PsiNeL che ti invita a perdere il controllo, non solo perché la vita stessa è lo stimolo più ambiguo a cui siamo sottoposti ma anche per i vantaggi che può avere.

Uno di questi vantaggi è quello di diventare più aperto a nuove possibilità invece che chiederti nelle tue certezze che, come spesso accade, sono in un qualche modo destinate a crollare sotto il peso di una vita estremamente ambigua.

Tutto questo non significa non avere obiettivi o non fare dei progetti, ma significa invece avere la capacità di far fronte a quella ambiguità senza fare “come il cane di Pavlov”…

…ma a differenza del cane per noi le cose sono un po’ più dure, visto che la programmazione di eventi futuri è più tipica dell’uomo che non degli animali.

La chiave, secondo me, non sta nell’ossessiva preparazione, che comunque ha un suo senso, cioè se sei molto preparato in un certo campo difficilmente resterai a “gambe all’aria”ma sta nella presenza mentale, in quel tipo di ancoraggio nel presente.

Questo ancoraggio ci permette di vedere il mondo per quello che è: un insieme infinito di stimoli ambigui ai quali noi diamo senso.

Questo è un po’quello che la fenomenologia chiama “epochè” una sorta di atteggiamento senza categorie “senza assunzioni” (pur ammettendo che sia possibile) o quello che in altri contesti abbiamo ricercato in modo pragmatico con l’esercizio del combing. Il tutto potremmo identificarlo con una costante apertura mentale all’ambiguo.

Quindi, invece di creare mitologie che ci diano una qualche sicurezza, invece di sentirci fighi così ci si sente un po’ più al riparo, la chiave per gestire con successo questa inevitabile incertezza della vita è secondo me, quella di scoprire la magia della presenza, della connessione con questo tipo di realtà di primo ordine…con tutti i limiti che ci possono essere.

Lo studio citato è solo uno fra i molti che danno man forte alle ipotesi di PsiNeL, se hai una tua opinione a riguardo mi piacerebbe conoscerla:lascia un commento qui sotto e fammi sapere cosa ne pensi…e se ti è piaciuto il post condividilo sui tuoi social.

A presto
Genna

Iscriviti! Riceverai le nuove puntate del podcast. Subito in regalo 237 audio per la tua crescita personale!

Articoli Correlati:
Mindwandering: La mente “che vaga” fa bene oppure male?
Terremoto in Emilia: Consigli dalla Psicologia della Emergenza
La crescita post-traumatica: “non tutto il male vien per nuocere”
10 modi con cui il corpo può istantaneamente influire sul tuo cervello
2 Commenti
  • meraviglioso post.. grazie genna 🙂

  • Bellissimo… "vedere il mondo per quello che è: un insieme infinito di stimoli ambigui ai quali noi diamo senso…". Essere consapevoli di questa ambiguità del vivere è un po' come camminare sul filo con fiducia, sospesi nel vuoto, accettando la vertigine ma anche la libertà di non essere rinchiusi nella gabbia di false certezze. Affermazione per nulla "scientifica", la mia, ma almeno rende l'idea. Grazie Gennaro per i tuoi stimoli (devo ri-ascoltare il tuo "Fai la domanda giusta" che trovo molto chiarificatore e chiederti se un giorno potrai approfondire il Milton Model).
    Giuseppe Losco

Lascia il tuo commento

Il tuo Commento*

Nome*
Sito Web

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Questo sito web utilizza i cookie e consente l'invio di cookie di terze parti. Premendo il tasto OK o compiendo una qualunque azione all’interno del sito web accetterai l'utilizzo dei cookie. Per saperne di più su come modificare o negare l'utilizzo dei cookie consulta la nostra: Privacy Policy

OK