Psicologia Positiva: “Perchè siamo più o meno felici?”

Ciao,

sono ormai anni che nel mondo della psicologia si parla di “felicità”. Una questione affrontata da secoli nel reame della filosofia, ma solo negli ultimi anni abbiamo iniziato ad applicarci il metodo scientifico con la psicologia positiva. Ora lasciando da parte per un’attimo se si possa parlare davvero di felicità bisogna ammettere che abbiamo fatto dei passi da giganti in questo senso…guarda questo video…

Come hai potuto vedere nel video si tratta di una delle belle presentazioni del TED, di cui mi sono avvalso più volte per il loro alto valore formativo. Nel video vedi Matt Alan Killingsworth un ricercatore della Oxford University (anzi uno studente di dottorato, pare) che ha costruito una applicazione per i cellulari per monitorare il loro “grado di felicità”.

Quello che interessava al ricercatore era capire se la constatazione che “per essere felici bisognarestare nel presente” era vera oppure no. Allora ha costruito delle mini-domande che inviaattraverso la sua app, per capire in pratica se chi “erra maggiormente con il pensiero” siameno felice di chi si trova più spesso nel famoso “qui ed ora”.

La risposta sembra scontata se conosci gli effettidella mindfulness, ma in realtà non è così, comeci fa notare il ricercatore e come è stato anchesottolineato da questi studi. Infatti se da un lato èevidente il valore della presenza è decisivo, lostesso potrebbe sembrare per il “vagabondaggiomentale”. Infatti uno può, vagabondando crearedelle belle rappresentazioni interiori felici,magari mentre è al lavoro può pensare aprogettare le vacanze ecc.

Eppure, sempre secondo lo studio, che ha avutouna valanga di dati (guarda il video, sono tantitanti per una ricerca sociale) non conta se staipensando a qualcosa di bello (come le vacanze)o a qualcosa di brutto, qualcosa di orribile ecc.Chi vagabondava con la mente più spesso eraanche il meno felice. A questo punto si sonochiesti se non fosse semplicemente un erroredi “causalità”.

Cioè, si poteva già affermare che fosse il solovagabondaggio mentale a creare meno felicità?oppure erano le persone infelici che tendevanogià a vagabondare di più? la risposta è arrivatasempre dalla loro fantastica applicazione (daltitolo trackyourhappiness) che è riuscita adeterminare “il senso causale” degli eventi. E’ quindi il vagabondaggio che porta ad una minore felicità.

Questi dati che possono sembrare anche un po’ banali, non lo sono affatto, soprattutto per chiè appassionato di crescita personale. Lascia  che mi spieghi meglio, molti amanti della PNL passano gran parte della giornata a lavorare sulle loro rappresentazioni interiori (realtà 2). E questo potrebbe allontanarli dalla realtà del tempo presente (realtà 1).

Se infatti siamo dentro di noi a swishare una rappresentazione con un’altra, difficilmente saremo presenti alla guida. Cioè a ciò che stiamo facendo realmente…in quel momento alla realtà 1 piuttosto che alla realtà 2, infatti un’altro paio di maniche è farlo per bene, dedicandogli del tempo. Lo stesso vale per tutto il nostro continuo ed incessante progettare e risolvere.

Anche di questo ne abbiamo già parlato ma è così importante che mi ripeto volentieri: la nostra specie si è probabilmente evoluta sino a questo punto proprio grazie alla sua capacità di progettare e di risolvere problemi. Due abilità che sono situate nelle parti “nuove”del nostro cervello e che ci distinguono dagli animali.

Lo stesso linguaggio pare essersi sviluppatoanche per questi motivi. Ora, il punto però èche quello strumento portentoso che ti permettedi progettare una bellissima vacanza in Liguria(faccio un po’ di pubblicità alla mia regione;))non è la stessa parte del cervello che poi goderealmente della vacanza 🙂 In altre parole laparte di noi che ci permette di essere feliciè quella che ci tiene nel presente.

Da un lato possiamo fare questo occupandocicon azioni che ci facciano restare nel Flow…azioni che ci impegnano a tal punto da doverrestare nel presente. Azioni che ci piaccianoa tal punto da costringerci nel presente…maa volte neanche questo basta, perchè questaparte che progetta è tanto più forte per ilnostro pensiero cosciente, rispetto a quellache ci tiene nel presente.

Ora possiamo fare tutte le speculazioni delcaso e dire “certo…è ovvio che quando sei nelpresente non puoi avere pensieri tristi” ma nonè una cosa così semplice da spiegare. Alloradeve esserci anche un motivo del perchèrestare nel presente è meglio. Se seguiPsiNeL, sai come la penso e quale è lamia ipotesi

…in poche parole, sono convinto che questopensiero progettante ed anche errante, sia unafunzione importante della mente. Ma che avolte iniziamo a credere di essere noi queltipo di pensiero. Iniziamo ad identificarcicon quel tipo di pensiero. E così agglomeriamotutti le nostre tendenze (pensieri, azioni ecc)in una forma di “personalità”…

…attraverso una ripetuta esposizione a quellache viene chiamata disidentificazione ci sispoglia gradualmente di questi “abiti mentali”.Abitudini a vederci e a pensarci in un certomodo, forse è per questo che chi resta piùnel presente è più felice? 🙂

Lascia un commento e fammi sapere che cosane pensi. E se vuoi rendermi più felice, cliccasu mi piace (renderà felice anche anche te,come dimostrano le ricerche sulla generosità;))

A prestoGenna

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4 Commenti
  • Interessantissimo post. Forse va fatta una distinzione tra il vagabondare della mente che avviene quando,come una foglia spinta dal vento, il pensiero fa "zapping" e vaga senza meta, trascitato dal momento e quando il pensiero volutamente si sposta dalla realta' ad esempio in una visualizzazione guidata e allora lo calo io in un altra realta' e mi ci immergo completamente. In pratica se anziché essere nel presente penso a "che mangio stasera?- che buffo quel cane – devo comprarmi delle scarpe da ginnastica nuove…" etc saro' meno felice mentre se penso a una passeggiata in riva al mare, sento la sabbia sotto i piedi, il tepore del sole etc. sono totalmente immerso nella mia fantasia e la vivo come reale con concentrazione ed intenzione potrei essere piu' felice. Che ne pensi?

  • Ciao vorrei esporvi lamia opinione personale, sicuramente sarò un caso isolato ma credo che affermare che nel presente non puoi avere pensieri tristi o chi vagabonda è più infelice siano generalizzazioni.Nei momenti in seguito ad una disgrazia vivere il presente non mi è mai stato positivo anzi quello che mi salvava era vagabondare. Inoltre io sono sempre in trance sono un re dei vagabondi, però mi ritengo una persona positiva e felice anzi sono molto piu legato alle cose virtuali che a quelle materiali perciò non sento il bisogno di auto lussuose case o altri beni.
    Un saluto a tutti e a presto.

  • La tua frase "E' il vagabondaggio mentale che porta a una minore felicità" mi ha fatto ricordare ciò che ho letto su di un libro apparentemente lontano dai contenuti del tuo sito "I racconti di un pellegrino russo" dove si diceva che "Bisogna avere il cuore libero da ogni pensiero, persino da quelli che sembrano buoni. Perchè una volta ammessi i pensieri buoni, privi di passioni, seguono anche i pensieri cattivi e colmi di passioni; l'ingresso dei primi apre la porta ai secondi."
    Sembra confermare che anche il fantasticare di cose positive aumenti la dispersione mentale, quindi l'infelicità.

    Un caro saluto

  • È vero: vagabondare spesso con la mente spesso lascia uno strascico di frustrazione, anche quando si è immersi in una situazione negativa e si ricorre al "vagabondaggio mentale" per cercare di richiamare pensieri positivi, però è difficile farne a meno, forse anche perchè è un atteggiamnto profondamente radicato. L'unico modo sarebbe cercare di limitarsi quando ci si accorge di fantasticare troppo, magari cercando un'attività che ci tenga impegnati, altrimenti si finisce con l'avere la testa fra le nuvole e agire sempre meno. C'è da dire che in un certo modo vagabondare è inevitabile se uno ha sogni e obbiettivi da realizzare. Che ne pensi?
    P.S.: primo post letto sul tuo blog.

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