Meditazione Mindfulness: I livelli di dissociazione ed i gradi di consapevolezza

Ciao,

qualche tempo fa ti ho mostrato un report sulla mia pratica personale di mindfulness, da come ci sono arrivato a quello che ho appreso.

Oggi voglio fare qualcosa di simile all’interno di questo delirio dedicato ai “livelli di dissociazione”e ai gradi di consapevolezza (due facce della stessa medaglia).

Qualche settimana fa il mio caro amico e collega Manuel Mauri ha seguito un seminario con Jon Kabat-Zinn,  di cui abbiamo parlato più volte e gli ha fatto alcune domande interessanti…

Fra queste alcune gliele ho suggerite personalmente come la seguente: “che differenza c’è fra la disidentificazione e la dissociazione?“.

Kabat Zinn ha in pratica risposto che se c’è consapevolezza si tratta di disidentificazione mentre se c’è perdita di presenza, allora si tratta di dissociazione.Questa differenza risuona molto con le mie osservazioni personali degli ultimi anni.

Seguendo questa differenza teorica possiamo immaginare il “movimento del processo di consapevolezza” come un continuum formato da due poli che potremmo chiamare:”completamente concentrato” e “totalmente deconcentrato”.

Come per ogni aspetto della nostra realtà esistono due estremi teorici…nel mezzo di questa linea immaginaria ci sono quelli che ho chiamo “livelli di dissociazione o anche gradi di consapevolezza“.

Durante la veglia la nostra consapevolezza è sempre in una qualche misura divisa. Mentre mangi puoi pensare a dove andare in vacanza o mentre stai guidando puoi pensare ad altro.

Gli esercizi di meditazione basati sulla concentrazione invece uniscono questi pensieri, convogliandoli in una sola presenza piena.

Ma lo stesso può capitarti mentre mediti anche se hai superato il problema del “pilota automatico”. Ed anzi è in parte la chiave della vera mindfulness che è aperta a tutto ciò che accade momento per momento.

Se ad esempio stai portando attenzione al tuo respiro e sentì cantare un uccellino che con il suo cinguettio attira la tua attenzione, non devi rifiutare il cinguettio ma portare attenzione a ciò che accade momento per momento.

E per farlo serve, secondo me, un certo grado di quella che chiamiamo dissociazione.

Guarda l’immagine del continuum di quella che potremmo definire consapevolezza e presenza.

Via via che ci spostiamo verso destra ci stiamo in un qualche modo dissociando.

Pur sapendo che molti studiosi hanno scritto fiumi di pagine su questi argomenti, dopo anni di pratica e di studi penso di aver osservato… ripeto soggettivamente una distinzione netta di tre stadi.

Le ho scoperte meditando ed anche leggendo qualche testo sull’argomento, vediamo se ti ci ritrovi:

Nella prima fase, se sai meditare, sei totalmente assorto in ciò che stai facendo con ogni fibra del tuo essere.

La seconda fase tende ad arrivare presto con le distrazioni che arrivano soprattutto da dentro…iniziano ad arrivare pensieri sotto forma di parole, sensazioni fisiche ed emozioni e anche immagini mentali.

Insomma tutto il repertorio di quella che nella psicologia orientale viene chiamata “la mente”.

In questa consapevolezza l’attenzione inizia a dividersi, cioè a dissociarsi, in base al grado di identificazione che abbiamo con il pensiero che ci scorre davanti.

È un po’ come essere sulla riva di un fiume mentre osserviamo la parata dei nostri pensieri e sensazioni che ci scorre davanti.

In quel momento la nostra attenzione pur restando ancorata al presente inizia ad identificarsi con ciò che vede passare, questo secondo livello è il terreno di gioco della mindfulness.

Ed infine il terzo livello, quando ti perdi completamente nei tuoi pensieri e nelle tue fantasie, proprio come accade nella trance ipnotica.

Tornando al nostro fiume è come se, guardando una zattera con i ricordi di quando andavi a scuola, ci saltassi sopra e per qualche istante ti dimenticassi che tu sei in realtà seduto sulla riva 🙂

Se mediti scommetto che ti è successo molte volte di ritrovarti su quella zattera:) e consci anche la strana sensazione di un “brusco risveglio” non appena la consapevolezza inizia a riaffiorare.

Ed è qui che dobbiamo applicare la benevolenza e la gratitudine di esserci accorti che eravamo in un qualche modo “dissociati” e gentilmente ritornare a meditare, evitando quel tipico giudicarsi e giudicare…

…”che cretino, non riesco neanche a fare sto cavolo di esercizio per 10 secondi che“…”pirla lo sai che devi essere presente” ecc.

Tornando alla mia metafora: ogni volta che giudichi salti sulla barca ed è proprio quello che la meditazione ti insegna ad evitare. Ogni volta che raggiungo il terzo livello sei in un’iniziale trance ipnotica in cui non sei più presente di ciò che ti accade momento dopo momento…

…ma vivi una piccola “realtà virtuale” un “sogno ad occhi aperti” (appunto il daydreaming) che come abbiamo visto è utile ed anche piacevole, ma come sa ogni “ipnotista”, la trance è poco inutile se non utilizzata.

Per questo quando meditiamo dobbiamo restare alla larga dalla parte destra del mio schemino. Cercando di godere davvero di ciò che ci accade, quindi anche saltare su qualche barca ma ricordandoci di tanto in tanto di tornare nell’unico tempo reale, il presente.

Il delirio di oggi nasce dalle mie osservazioni personali e ti sarei infinitamente grato se potessi lasciarmi una tua opinione personale su queste distinzioni che ho afferrato negli ultimi anni e che sto cercando di formalizzare in una teoria che andrà a fare parte del manifesto di PsiNeL 😉 per cui se sei un praticante, fammi sapere cosa ne pensi lasciando un commento…

…e se ti è piaciuto il post, aiutami a divulgarlo,clicca su mi piace e/o sul +1 di google.

A presto
Genna

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14 Commenti
  • Ciao Genna, credo che nella tua esposizione ci sia il rischio di percepire la meditazione come uno strumento per raggiungere un PARTICOLARE obbiettivo in questo caso il raggiungimento di “UNA COMPLETA CONCENTRAZIONE”.
    In realtà la meditazione serve a comprendere che nessun obbiettivo, per quanto nobile, ha senso separato dal contesto e dal modo in cui si vuole raggiungere.
    Quindi nel tuo esempio direi che la meditazione ti permette di raggiungere lo stato di concentazione corretto (non completo) nel contesto in cui ci si trova e in perfetto equilibrio con lo stesso.

    • Sono passati 6 anni dalla pubblicazione di questo post,
      onestamente non ho voglia di rileggere cosa pensavo della pratica 6 anni fa, ma se ci vedi questo, probabilmente era così, anche se non credo di averla mai vista in questo modo. Per cui ti chiedo, dove vedi questa tendenza?

  • Ciao Anonimo
    e grazie 🙂

    Mmmm non è così delirante come dici, anzi è possibile salire sulle "zattere altrui" ma per farlo bisogna essere degli ottimi "timonieri".

    Per "salire sulla zattera" però è necessario un certo grado di empatia che con l'autismo è difficile da instaurare. Purtroppo questa è una delle poche cose che conosco dell'autismo per il resto non sono così preparato in questo campo.

  • Prima di tutto ti faccio i complimenti per il tuo blog, interessantissimo, fruibile anche per i non addetti ai lavori come me. Sto trovando, man mano che leggo i tuoi post, risposte a domande che fino ad ora non avevo. E a proposito, mi domando, quando si raggiunge il "terzo livello" per dargli uno scopo "utile" come dici tu, é possibile salire sulla "zattera" di altri, per poter comunicare con loro? Per esempio persone affette da autismo?
    É abbastanza delirante questa domanda ma spero che mi risponderai lo stesso.

  • Ciao Aman,
    tranquillo non mi hai offeso affatto …ma qui non sto parlando di religione e quindi non parlo di Dio. Dire che la soluzione è l'amore o Dio, per me è troppo semplicistico…allora preferivo il discorso micro e macro ma argomentato e non dire "è così perché tutto è uno e tutto è amore di Dio"…a questo punto la ricerca (per me) si ferma.

  • Intendo la cosa più importante : tirare via gli strati di conoscenza e di dare etichette e "IO". Il resto è molto semplice. Sono già stati divisi per secoli da tanti ma i risultati migliori hanno avuto quelli che si sono fidati dell'amore di dio (o qualsiasi nome tu voglia dare) con semplicità. Mi scuso se ho detto qualcosa per offenderti o le tue idee che non era la mia intensione.
    Aman

  • Cosa intendi per guscio? Cosa intendi per "tutto è uno"…come esite chi teorizza quelle cose c'è chi, come me, cerca di fare chiarezza negli stati modificati di coscienza e per semplicità li divide in livelli. Dire che tutto è uno, che nel micro c'è il macro e viceversa,,,tutti discorsi bellissimi ma per descrivere qualcosa divido consapevole che si tratta di un riduttore di complessità;)

  • Ciao,

    cos'è la meditazione veramente …cercare i livelli oppure uno stato superiore dove è tutto uno e non c'è differenza tra io ed il cosmo. Perché è così importante sapere e parlare delle esperienze che sono uniche e personali e non concentrasi sul nocciolo e non il guscio?
    Aman

  • Alessandro Pedroni
    Rispondi

    Gennaro, condivido la descrizione che dai di ciò che si può percepire durante la meditazione. Insegno disegno e pittura e vedo i miei allievi andare in trance per tutta la durata della lezione grazie ad una serie di esercizi studiati apposta per questo scopo. Chi dipinge la fa essenzialmente perché la pittura permette a chi ci riesce di "entrare nel flusso" della presenza, una condizione particolarmente gradevole e "terapeutica" (secondo me). A me che sono un "pittore allenato" succede questo: mi siedo alla tavola da disegno o mi metto al cavalletto, faccio un respiro profondo e inizio il rituale della scelta dei mezzi da disegno o dei pennelli, se dipingo scelgo i colori e li impasto per prova, a quel punto sono in una leggera trance che può durare ore, in genere in quella fase il dialogo interno è quasi completamente assopito. Spesso mentre lavoro mi balzano alla coscienza intuizioni sulla mia vita o ispirazioni per nuovi quadri. A volte (non sempre) mi capita di trovarmi in una situazione incantata nella quale osservo rapito e con la mente muta il processo pittorico, come se chi dipinge fosse un'altra persona. Se sto "improvvisando" alla ricerca di idee e ispirazioni a quel punto mi trovo ad osservare le immagini che si formano attraverso la mia mano sul foglio, è come se le scoprissi, se fossero sempre state li e il mio intervento si limitasse a quello dell'archeologo quando con il pennello ripulisce il reperto che ha appena scoperto per liberarlo dalla terra. Anche Michelangelo diceva che le sue statue erano già nel marmo che si apprestava a scolpire, che lui si limitava a liberarle, e molti artisti si sono espressi in questo modo, a volte la loro poera "si dipinge da se" e loro non sono che meri osservatori coscenti del divenire (ci sono testi di Dalì a tale proposito). Io pratico regolarmente la meditazione Vipassana e riconosco le tue descrizioni ma credo che il contributo della esperienza degli artisti (vista da questa angolazione) possa essere omologata agli stati di coscienza che si sperimentano durante qualsiasi forma di meditazione. Insieme ad un gruppo di allievi sto sperimentando nel mio studio degli esercizi mirati alla comprensione degli stati di coscienza che ci possono portare oltre lo specchio di Alice o a inseguire il coniglio bianco per ritrovarsi nel paese delle meraviglie. Secondo me anche diversi percorsi sviluppati dagli sciamani propongono l'accesso a questi stati di coscienza.

  • Stavo contemplando il tuo post, ma improvvisamente sono passata al quarto livello quello che giudica e mi sono detta ecco qual è il mio male, il mio ego quello capace solo a dare giudizi, giudico tutto e tutti anche me stessa.

  • Bene vuoi un giudizio su un tuo post, dal punto di vista del mio ego, che tra l altro è molto capace a dare giudizi, Ti dico

  • Ciao Genna,
    gran bel post. Questi stadi sono presenti senza ombra di dubbio, se mi riferisco e penso nel tempo, da prima che meditassi ad adesso, mi rendo conto che mi ritrovavo moltissimo nel terzo stadio, cosa che ho quasi perso del tutto. A forza di "uscire da Matrix" mi sono visto il secondo e il primo stadio, ai quali ho associato con la consapevolezza un livello di presenza tale che il riconoscere i propri pensieri per me è diventato un gioco molto interessante e curioso… molto curioso perchè riconosco completamente del lavorio mentale e di come mi lego alle cose. Parlandone con amici in modo del tutto informale e tranquillo mi sono reso conto come chi non mediti, tendi a rimanere molto spesso nel terzo stadio e a non rendersi minimamente conto del flusso costante dei pensieri e cavolo mi spiace, è come portarsi un mantello invisibile di 50 kg tutto il tempo. E' rendere un concetto che ti sei creato col cervello qualcosa di concreto!

    Per farti un esempio pratico, ho sempre sentito moltissimo il caldo d'estate e quella zavorra di pensieri lo rendevano più opprimente, perchè continuavo a pensare "uffa che caldo" e in ripetizione come un disco rotto. Dall'anno scorso ad oggi, il caldo (come anche il freddo) li sento parecchio attenuati. In un ebook di Micheal Madrone che si chiama "Non deve fare così male" asserisce che "la sofferenza è lo strato mentale/emotivo che mettiamo sopra al dolore".
    Quando ho letto questa cosa ho preso atto che è totalmente vero! Ci si disidentifica proprio dalla sofferenza mentale, che se invece presente ed unita a quella fisica, risultano in una sofferenza più grande. E' o non è un gran bel motivo per meditare? 🙂

    Grazie per il post e l'opportunità in questo blog di parlarne!

  • Ciao Genna. Interessantissimo anche questo post! Mi riconosco spesso nella situazione del secondo livello e ogni tanto mi ritrovo in quella del terzo. Con la tua metafora illuminante ora ne ho preso pienamente coscienza e spero che questa presa d'atto possa servirmi per spingermi oltre
    🙂

  • Ciao Genna, devo dire che le esperienze di cui parli capitano anche a me (mi sono stupito particolarmente quando parli del "brusco risveglio") e direi proprio che i gradi di consapevolezza sono quei 3 che hai indicato. Inoltre,coincidenza delle coincidenze, anch'io ultimamente stavo cercando di definire quale fosse la differenza tra meditazione ed ipnosi ed ero arrivato a conclusioni molto molto simili, addirittura espresse con parole molto molto simili 😀 .
    ciao e grazie per questo post molto bello.
    Roberto

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