Crescita personale: “Occhiali protettivi per conoscere se stessi” :)

Ciao,

Guardarsi dentro rende ciechi” è una delle mie citazioni preferite di Paul Watzlawick di cui abbiamo parlato più volte. Questa frase mostra in breve quanto spesso osservandoci esageratamente sabotiamo il nostro comportamento. In realtà la faccenda è alquanto intricata ed interessante ed ho deciso di discuterne conte per mostrarti come si possano creare degli “occhiali protettivi per guardarsi dentro” …

…la cecità di Watzlawick avviene in pratica quando Interferiamo con i nostri automatismi. Ne abbiamo parlato in proposito al “controllo” e a come far si di “lasciarlo andare”. Così citando la bella frase si potrebbe dire “ok, ma allora l’introspezione, la ricerca interiore ecc…è impossibile? Si rischia tutti di diventare ciechi?”.

Bene in questi anni penso di aver compreso che gli occhiali protettivi per indagare la nostra interiorità siano celati nella pratica della meditazione. Nella capacità di restare ancorati al presente mentresi esplora l’infinito che è dentro ognuno di noi. Lo so sembra un’affermazione “new age” ma non è così, infatti si tratta di un’osservazione nata dall’esperienza pratica unità ai dati della ricerca sperimentale.

Come quasi sicuramente sai abbiamo due tipi di comportamenti ben identificati: quelli che in cui è necessaria la tua totale attenzione e quelli invece che, essendo appesi da tempo, possono essere effettuati in automatico. Per semplicità noi li dividiamo in due: automatici e controllati ma nella realtà non esistono comportamenti che siano completamente automatici così come non ne esistono di totalmente controllati.

I comportamenti automatici sono quelli che hanno attratto maggiormente gli psicologi. Questi possono essere di vario grado di complessità, dalla semplice risposta condizionata (vedo del cibo e mi viene fame) a risposte complessissime, come vedo una pallina da tennis che sfreccia a 120 km/h e riesco ad intuire in un istante la traiettoria per rispondervi in modo adeguato. Fino ai comportamenti sociali più complessi, come lo stare seduti a tavola in modo composto o l’annuire involontariamente quando siamo d’accordo con qualcosa.

Quando la parte che controlla cerca in un qualche modo di osservare l’auto agisco rischia di influire sul funzionamento automatico interrompendoloo compromettendolo. Se tu facessi attenzione ad ogni più piccolo movimento mentre fai le scale potresti inciampare dopo un po’. Perché salire e scendere le scale è più complesso di quanto non si creda…è per questo che viviamo un piccolo trauma quando “manchiamo lo scalino”…ti è mai successo?

Esistono però comportamenti complessi che richiedono una ampia collaborazione di entrambe queste parti. Come il comunicare o il suonare uno strumento; se suoni sai di essere in grado di eseguire diversi brani “senza pensarci” ma se vuoi farlo davvero bene devi fondere insieme queste due parti, avendo quel minimo di”controllo” che ti permetta di suonarti al meglio.

Questo tutto ad un livello teorico perché in realtà c’è qualcosa che a volte ci costringe a dare più attenzione agli automatismi, come le emozioni.Suonare in saletta con gli amici è diverso che farlo in un pub, anche solo davanti a 10 persone.Entrando in campo le emozioni ecco dobbiamo fare una fatica maggiore per entrare in quello stato di flow così ben descritto dalla psicologia positiva.

Per farlo è necessaria la collaborazione di questi due sistemi, e guarda caso questo accade in un modo a me sempre più caro: intenzionalmente,nel presente e senza giudizio (o con un modo saggio di ascoltarsi) proprio quel tipo di atteggiamento minfulness. Ma non è qualcosa che si può spiegare a parole…devi provarlo.

Quando sei allenato con la mindfulness – il che implica almeno un minimo di 1 anno di pratica continua e quotidiana (secondo molti teorici) -diventi in grado di osservare gli automatismisenza interferirvi o interferendovi il menopossibile. Questo ti permette metaforicamente di avere “occhiali protettivi per guardarti dentro”…

…e per guardare “dentro gli altri” se dai un lavoro come il mio. Non per nulla, in un posto in cui holavorato lo scorso anno (una comunità di recupero)era caldamente consigliato a tutti gli operatori, daimedici agli infermieri, dagli psicologi agli educatori di praticare la mindfulness per evitare di farsitrascinare nei “deliri altrui”. Una modalità che sembra essere sempre più nota …perché funziona!

Nello scorso post abbiamo parlato di uno studio davvero interessante su come, osservare unaavatar con la realtà virtuale di se stessi, che ha una sorta di alone che pulsa allo stesso ritmodel nostro cuore, può farci vivere un’esperienza“Out Of body”, come quelle vissute in trance o in momenti traumatici della vita…

…questo a testimonianza di quanto riusciamo ad identificarci con le cose che ci circondano, in modo particolare se ci rispecchiano o per dirlo con altre parole, se ci attraggono. Quando sei addestrato in modo specifico con la mindfulness diventi in grado di osservare queste identificazioni che avvengono come automatismi, al di fori della nostra coscienza, senza interferirvi…

…e allo stesso tempo, osservandole, diventando consapevole del meccanismo per non restarci invischiati. Se segui PsiNeL sai che mi piace pensare a questo blog come una specie di laboratorio dovesi sperimentano le cose e si condividono. Nella vision di PsiNeL la mindfulness può essere una delle modalità di indagine soggettiva più utile, proficua e soprattuto sicura (perché comprovata da diverse ricerche) per affrontare quel viaggio incredibile al centro di noi stessi e migliorare così la nostra vita 🙂

Se anche tu come me “indossi gli occhiali della consapevolezza” per guardarti dentro in modo pieno e completo…fammi sapere cosa ne pensi di questo “delirio del venerdì” lasciando un tuo commento. E se ti piace il blog…indovina cosa puoi fare per aiutarmi? 🙂

A presto
Genna

Ps. ho espanso il concetto di “occhiali protettivi”molto in là…per cui se lo desideri ne parlerò ancora, fino a mostrarti come utilizzarli non solo come protezione, ma anche e soprattutto come modalità di evoluzione personale!

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16 Commenti
  • ….neppure il restarci "il piu possibile" durante la giornata? (a patto che sia "confortevole")

  • Ciao Luca,
    maaagaaari tutta la giornata 🙂 no, solo quando tu decidi di farlo… purtroppo la presenza non è una condizione naturale per le persone dopo i 3 anni di età 😉

  • Ciao genna! …vorrei farti una domanda ignorantissima (o perlomeno secondo me).Io sono un neofita della mindfulness e il mio dubbio riguarda la "pratica informale", cio'e: l'obbiettivo e' restare nel presente e consapevoli durante tutta la giornata o almeno il tentare..oppure ho frainteso completamente? Grazie

  • Ciao Marco,

    ti dico fin da subito che sono in studio con l'ipad per cui la mia risposta non potrà essere esaustiva… No non hai bisogno di rimbabirti attraverso quelle che comunemente vengono chiamate "affermazioni"…ne ho parlato qualche volta ma non posso da qui linkati il post.

    Le affermazioni possono avere un qualche effetto? Si, ma non fatte in quel modo…devono essere tagliate su di te. È ovvio che le convinzioni potenzianti possano migliorarti ma questo non significa che ripetere delle frasi senza un senso specifico per te, possano farlo.

    Al massimo ti permetteranno di migliorarti perché creano una sorta di effetto mantra…ma questa è tutta un'altra storia. Ricordati usa quelle frasi se sentì che ti motivano,ma tieni a mente che motivarsi non significa convincersi;))

  • Ciao Genna ti chiederei un parere su una cosa, se non ti dispiace, non ché sia molto pertinente con questo post in particolare.
    Hai presente il libro "Il più grande venditore del mondo"? Se non lo conosci ti dico ché sto leggendo 3 volte al giorno uno dei capitoli ché lo compongono, per un mese.. questo, dice il libro, serve per far proprie a livello conscio e inconscio le parole e i valori scritti.. però ora sto leggendo un altro libro sull'autostima in cui sono presenti degli esercizi da fare 2 volte al giorno della tipologia "frasi da completare" ché consistono appunto nel ripetere la radice di una frase incompleta e completarla 6 volte in maniera diversa.
    Quindi ti chiedo:
    Sono troppi gli esercizi ché voglio fare? Non vorrei esagerare e non farmi entrare in testa nulla..
    Hai scritto qualcosa su questi due metodi di assimilazione delle risorse interiori? Se si in che sezione posso trovarli per leggerli?
    Mi piacerebbe anche sapere se posso trovare sul tuo sito un post sulla quantità massima (se esiste) di assimilazione del cervello 🙂
    Grazie infinite per il lavoro ché svolgi su questo blog!!

  • Ciao Giacomo,
    è esattamente come hai scritto…se non sbaglio ci sono degli studi effettuati con il priming semantico a provarlo.

  • Riscrivo qua sotto, ma solo perchè questo è forse IL post chiave delle ultime settimane 😀 e mi stà davvero aprendo gli occhi.

    Penso che questo discorso degli automatismi interrotti riguardi anche la memoria,mi spiego meglio:

    spesso ci ricordiamo cose a cui diamo poco peso, e non altre importanti, perfino vitali…

    Dando una lettura sotto l'ottica di questo post, si potrebbe attribuire la cosa al fatto che per le prime non analizziamo il processo di recupero, rimaniamo distaccati, non sentendo nessuna pressione, e così non andiamo a rompere quel "qualcosa " che mantiene il ricordo, appunto un'automatismo

    Da ciò si arriva facilmente all'opposto per i ricordi cruciali

    Mi piacerebbe sapere la tua opinione su questa "Teoria" (ah ah ah) e se qualcuno ha scritto al riguardo.

    Grazie mille, buona serata

  • @ Luigi: bene, in realtà non intendevo puntare il dito su di te, ma su quelle persone che pensano di poter fare tutto, dal medico al coach…sono completamente in linea con il team riabilitativo.

    @ Freddy: ne abbiamo parlato tantissime volte, quello che hai visto è l'interruzione dello schema alla Bandler. Molti pensano alla Erickson ma lui lo faceva in un altro modo. Quella tecnica crea confusione e di per se NON addormenta proprio nessuno. Quello che vedi è tutto un effetto scenico…dove a te sembra che abbia fatto chissà che cosa, ma gli ha semplicemente chiesto di chiudere gli occhi e rilassarsi… niente di magico, il tizio è perfettamente conscio di ciò che sta accadendo…

    a meno che… ma questo non è il posto adatto per discuterne 😉

  • ei genna ciao.
    stavo vedendo dei video su dmax di derren brown.
    tipo questo
    http://www.dmax.it/video/programmi/derren-brown/derren-brown-the-mentalist-episodio-1/

    nei primi 10-15 min fa alcune ipnosi, e addormenta uno del pubblico in meno di 1 secondo con una stretta di mano, con l'ipnosi di induzione rapida. per te è possibile una cosa del genere??
    grazie

  • Grazie per i consigli Gennaro
    sicuramente mi sono espresso male ma la mia intenzione non è fare assolutamente lo psicologo ma solo utilizzare le tecniche di comunicazione per il mio campo,perchè oltre ai "massaggi terapeutici" devo anche riabilitare un soggetto a recuperare funzioni motorie che ha perso e come sai meglio di me il nostro corpo non è nulla senza il comando centrale…quindi far capire durante la riabilitazione che quel determinato movimento,quel determinato atteggiamento serve per il recupero funzionale ci vuole un fisioterapista che sappia entrare nella testa del paziente in modo da ottenere quel determinato fine motorio…se io non riesco a comunicare e saper lavorare per il mio fine nella testa del paziente,quello non farà nulla,ahimè non siamo computer che dai un comando e quello esegue,ma il comando che diamo ha moltissime sfumature e bisogna essere bravi a saper scegliere la migliore.
    Non è un caso se nelle facoltà di medicina,compreso il corso di fisioterapia,una spolverata di psicologia applicata sul campo medico te la danno
    Per problemi molto più complessi come ansia e depressione è normale che ci vuole uno psicologo perchè non essendo mia materia pur volendo non saprei come curare tali patologie come tu non riusciresti a far camminare un atleta dopo un crociato rotto lavorando solo sulla sua testa
    Ecco era solo per chiarire in serenità tutto questo,la mia volontà di migliorare la comunicazione con il paziente ha solo ed esclusivamente questo obiettivo…sono fortemente convinto che il cosidetto TEAM RIABILITATIVO raggiunga successi e non creare delle lobby professionali che non hanno alcun fine se non quello del conto in banca 😉

  • Ciao a tutti:)

    @ Luigi: benissimo, ho insegnato per qualche anno ad un gruppo di fisioterapisti è stato molto interessante, infatti la ANL di lunedì sarà dedicata al mal di schiena 🙂 o meglio al dolore mantenuto dalla seghe mentali.

    Ecco la direzione che ti consiglio l'hai in parte già presa, decidendo di studiare anche il tuo modo di comunicare…il primo consiglio è quello di evitare come la peste di fare il mio lavoro…cioè lo psicologo. Così come io non mi metto a fare massaggi riabilitativi il fisioterapista non dovrebbe cercare di debellare ansia e depressione con metodi alternativi.

    Purtroppo invece siamo zeppi di queste interconessioni. Usa la PNL per migliorare il tuo rapporto con i clienti ed esercitati a restare nel presente. Questi due semplici consigli ti renderanno un SUPER professionista 🙂

    @ Andrea: ceerto ricordo benissimo il post 😉 In linea di massima ogni tipo di concentrazione può farci cadere nell'interferimento con l'automatismo. Con il camminare è un pò più difficile perchè lo abbiamo acquisito davvero un sacco di tempo fa. Mentre salire e scendere le scale, per quanto faccia parte ancora del camminare, richiede uno sforzo in più.

    Quando svolgi la meditazione camminata cerca di farlo in un luogo dove il terreno sia piano…e dove tu possa fare ripetutamente avanti e indietro senza essere portato di peso in manicomio :))

    @ Giacomo: Esattamente come hai detto 🙂 si è utile avere un maestro che ti segua come in ogni pratica. Anzi, per progredire sempre di più, avere un maestro è il metodo più semplice per farlo. Non conosco molti maestri, ma se scrivi "istruttore mindfulness tornio" dovresti trovarlo. Il mio consiglio è questo:

    "evita di guardare le certificazioni (che tra l'altro io non possiedo) ma affidati al tuo istinto". Vai frequenta qualche lezione e nota se si tratta della persona giusta…in caso contrario VAI via…anche solo se ti sembra che ti stia sulle palle, vattene via…è inutile perdere tempo con chi non è neanche in grado di farci sentire a nostro agio, per quanto sia titolato e figo 😉

  • Buongiorno Gennaro, davvero interessante l'articolo, se ho capito bene il "succo" è che l'analisi di un processo automatico lo indebolisce, e quindi questa forza distruttiva và indirizzata in modo da non rivelarsi dannosa, giusto?
    Avevo inoltre un'altro quesito, sulla mindfulness: quale utilità può avere un'insegnante in questo campo? Ovvero,è possibile che un terzo possa capire se stiamo andando "sulla buona strada" per essere più consapevoli o se ce ne stiamo allontanando, e possa istruirci di conseguenza? Mi sembra difficile, essendo una cosa molto "sottile", ma se confermi che è possibile, mi piacerebbe sapere se ci siano validi istruttori che consiglieresti in italia, e in particolare dalle parti di Torino.

    Grazie mille e sempre complimenti per il blog

  • Ciao Genna,
    ricordo che quando iniziai a praticare la mindfulness sul respiro mi capitava una cosa strana: appena cominciavo a focalizzarmi mentre inspiravo ed espiravo tendevo a modificare la mia respirazione… E ora, leggendo questo post, capisco bene perché… e mentre mi guardo indietro, a quando iniziai questa pratica, mi pare ne parlammo in un altro post, mi feci intrappolare dal controllo che ti controlla… in pratica, come diremmo oggi, ho interferito, senza volerlo, negli automatismi, in questo caso del respiro.
    Ora ti faccio una domanda: prima parlavi della possibilità di inciampare mentre percorriamo le scale… in quel caso, andrebbe bene la meditazione camminata (mi pare si chiami così)?
    Grazie,
    Andrea

  • Ciao Gennaro sono Luigi ed ho conosciuto da poco il tuo blog
    a novembre sarò un fisioterapista,ho notato in questi tre anni di tirocinio che molti fisioterapisti trascurano la pnl concentrandosi solo ed esclusivamente sul lavoro di riabilitazione non riuscendo a capire spesso perchè uno stesso programma riabilitativo non abbia sempre gli stessi risultati.
    Altra cosa che ho notato è che i pazienti quando vengono da un fisioterapista non cercano di capire il percorso riabilitativo ma soltanto quante sedute devono fare e quanto costa il tutto (come se il nostro corpo fosse un ragioniere e si sistemi in base a quanto vogliamo spendere).
    Ecco il mio primo obiettivo nel post laurea e sia avere questa marcia in più rispetto agli altri fisioterapisti e quindi trasmettere non solo un recupero fisico ma anche mentale in modo da ottenere il miglior risultato possibile dal mio lavoro,ma anche come poter trasmettere ai pazienti che io sono lì per aiutarli e non per fare "marketta" arrivare ad un punto che quando mi vedono non devono pensare a quanto costo ma ai miglioramenti che posso dare loro

    Ecco detto tutto questo come mi consigli di procedere,sono disposto ad iniziare sin da subito ad esercitarmi quotidianamente…volevo iniziare con la tua guida "fai la domanda giusta" appena riesco a mettere un pò di soldi da parte

  • Grazie a te Luca, per aver condiviso uno dei commenti più importanti in questo mondo…"la testimonianza" :))

  • ciao Genna! io in questi ultimi 10-15 giorni mi sono avvicinato alla pratica della mindfulness inizialmente con le pratiche informali (apprese sul tuo blog) e facendo in manieta un po' grossolana il body scan, poi dopo l'acquisto del libro di siegel "qui e ora" ( dietro tuo suggerimento) sto imparando e inizio a vedere dei miglioramenti : sono piu "presente",piu consapevole di quello che sento (a livello fisico, emotivo e sotto forma di pensieri ed immagini) e sono anche piu rilassato e a mio agio (anche se l'essere rilassato e' un "effetto collaterale")….so' che la strada e' lunga e che prima o poi dovro' integrare la pratica con una guida comunque questi primi "frutti" sono incoraggianti magari potrebbe essermi utile anche in un futuro( sono uno studente di psicologia) nel lavoro. Comunque volevo ringraziarti perche' grazie ai tuoi articoli, mi sono avvicinato alla pratica della meditazione di mindfulness , altrimenti difficilmente mi ci sarei avvicinato. 🙂

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