Psicologia: come sopportare il dolore…”facendo finta” ;)

Ciao,

abbiamo parlato più volte del “dolore” e deisuoi aspetti psicologici. Nel tempo gli studi hanno dimostrato che il dolore percepito dipende sempre da fattori psicologici. In uno dei suoi ultimi libri Richard Wiseman, con il suo stile inconfondibile, ci mostra questo meccanismo psicologico unito al famoso”principio del come se“…

…il testo di Wiseman si chiama “Rip it Up” e nelcapaitolo dedicato alla “eliminazione del dolore,della rabbia e dell’ansia” ci racconta una stranastoria: nel 1970 il dott. Pietre Brown, un medico britannico, si recò in Cina per studiare come venissero effettuate le operazioni di esportazione delle tonsille e rimase letteralmente a bocca aperta 😉

Mentre in occidente questo tipo di operazione eraassociata a dolore, operazioni chirurgiche checomprendevano alcuni giorni di ospedalizzazione…in Cina le cose erano diverse. Il dott. Brown erasbalordito di come questi bambini fossero piùche tranquilli, il dottore cinese spruzza un leggerosprie anestetico e le tonsille venivano asportateseduta stante..

dopo poche ore se non minuti il ragazzino veniva rilasciato tutto sorridente. Da questo tipo di osservazioni si nota quanto il dolore sia inun qualche modo soggettivo per cui psicologico.Purtroppo questo lo sanno tutte le persone chesoffrono di una qualche patologia invalidantedove il dolore, spesso, non è più associato allasua funzione preventiva…è in pratica un”dolore inutile“.

Per questo nella terapia del dolore uno deglistrumenti che funziona meglio è l’ipnosi. Anzipiù ci sono caratteristiche psicologiche e piùè utile un intervento ipnotico, come nel casodell’arto fantasma, in cui di solito i pazientidicono di sentire male ad un arto che non c’èpiù, a volte da anni e anni.

Tornando alle differenze culturali, se queste bastano a determinare una reazione così diversa al dolore, allora forse si potrà nello stesso modo riprodurre questo fenomeno in laboratorio. Wiseman ci mostra uno studiocondotto da John Lanzetta e colleghi del Dartmouth College.

Che in poche parole mette a confronto due gruppidi soggetti, ai quali veniva inferta una scossaelettrica dolorosa. Dopo aver provato le diverse scariche, gli sperimentatori chiedevano ai soggetti di provare a resistere al dolore, anche assumendo una posizione fisica particolare. Risultato: comeprevisto il dolore percepito cambia se i soggetti si impegnano.

Non solo, Lanzetta aveva anche utilizzato alcuni parametri legati allo stress, che guarda caso è stato nettamente più debole in chi ha resistito volontariamente, questo dato che appare un po’come irrilevante è invece fondamentale perché ci mostra che la minor sensibilità al dolore non sia una semplice “sega mentale” ma che si sia verificabile attraverso delle misurazioni.

Così lo stress minore alla prova risulta essere unaspia importante del nostro lavoro. Se una persona dice di non sentire dolore ma ha livelli altissimi di stress significa che ad un qualche livello sta mentendo, che se ne renda conto o meno. Con la registrazione dello stress questo è direttamente verificabile, quindi meno dolore e meno stress semplicemente impegnandoci a sopportarlo.

Gli scienziati hanno anche solo chiesto di far finta, assumendo una posizione fisica di sopportazione(quella che gli veniva in mente) e, per la ormai nota legge  della “circolarità psicologica” se fai come se qualcosa fosse vero ecco che il tuo corpo si prepara realmente. Così se immagini di mangiare i succhi gastrici si attivano davvero….

Per circolarità intendo quel processo che oggi viene descritto nella emboided cognition, se per caso, quando sei preoccupato ti gratti la tesa, è molto probabile che grattarti la testa, ti faccia sentire più preoccupato. Così come abbiamo visto più volte con il sorriso e con tutte gli altri fenomeni psicologici.

Il controllo del dolore attraverso metodiche che potremmo definire psicologiche ha le sue radici nella antichità. Infatti non è mica da tanto che esistono gli anestetici, tutte le persone di più o meno 400 anni fa dovevano sopportare i loro dolori quasi completamente. Ma le prime vere e proprie sperimentazioni nascono durante la seconda guerra mondiale con l’ipnosi.

Si racconta che l’esercito inglese, ormai a corto di medicinali, sia stato il primo a ricorre in modo ufficiale all’ipnosi per le operazioni sul campo. Ma come dimostrano questi studi, basta un piccolo sforzo per sentire già il 30% in meno di dolore, non solo ho visto con i miei occhi persone che con un semplice esercizio di visualizzazione sopportavano dolori pazzeschi.

La maggior parte delle persone sofferenti non sa che attraverso l’ipnosi e la meditazione può davvero migliorare la propria qualità di vita. Spesso i medici che si danno a queste pratiche vengono canzonati dai loro colleghi, eppure spesso ci sono più sperimentazioni su queste pratiche che sugli anestetici;)

La componente psicologica del dolore è più che importante, provare dolore al petto può avere valenze diverse per le persone. In modo particolare se un parente è morto d’infarto e qualcuno si convince di essere in qualche modo predisposto. Insomma questo è solo una delle miriadi di configurazioni che può assumere il dolore…

…trattare e insegnare ai pazienti come gestire il proprio dolore, penso che sia una delle sfide più affascinanti della terapia del dolore. E tucosa ne pensi? Ti è mai capitata una esperienza che ti ha mostrato l’aspetto psicologico del dolore? Lascia un commento…

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A presto
Genna

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3 Commenti
  • Sono infermiera e ho fatto tesoro dei suggerimrnti Milton Erickdon sull’approccio al dolore (senza avere ovviamrnte la pretesa di usare tecniche di ipnosi) e le ho trovate significaticative e importanti. Consiglio a tutti in particolare il libro “Guarire con l’ipnosi”. È un libro di molti anni fa (ed astrolabio) non so se sará sempre in circolazione, spero di sí.

  • interessante, mio padre è un esempio.
    ogni volta che prova dolore, anche se si brucia una mano, sembra che è tranquillo e lo fa solo con la forza di volontà, al massimo dice: aia! infatti quando era piccolo me lo diceva sempre: devi resistere! sei forte! non farti vincere dal dolore! ora non so però se questa cosa possa essere utile o meno, o se non porta danni psicologici.

  • Ciao Genna,
    vero, io stesso mi son trovato spesso a far finta di niente, quando mi trovavo in certe situazioni. Vero possiamo sempre reincorniciarle, magari cambiandone il significato che queste hanno. Mi son accorto però di un rischio in cui possiamo facilmente cadere… mentire a noi stessi. Però ecco, se invece teniamo comunque a mente che stiamo provando dolore (non tanto fisico quanto psicologico), possiamo sempre chiederci "Come posso tirar fuori il coraggio per affrontare questa situazione?". Col tempo ho capito una cosa fondamentale: fingere che il dolore non esista ci allontana dall'evento… Ho capito che coraggio significa migliorare se stessi per migliorare l'ambiente in cui ci troviamo (lo stesso concetto di Rivoluzione Umana).
    Grazie,
    Andrea

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