Crescita personale: La sofferenza per crescere e migliorare?

Ciao,

ti piace soffrire? bhe, se la risposta è si allorasei tecnicamente un masochista 🙂 a parte glischerzi, a nessuno piace soffrire ma purtroppola vita è fatta anche di sofferenze. Nonostantequesto da anni un certo tipo di “pensiero positivo”e di crescita personale ha completamente negatol’aspetto della sofferenza per vedere solo “illato bello delle cose”…

Se come me segui lo sviluppo personale daanni sai che l’unico tipo di sofferenza è quellautilizzata come leva motivazionale, il famosobastone prima della carota. Ma in generalela bandiera di chi si occupa di PNL e tecnichesimili è proprio quella di non parlare dellasofferenza, cosa relegata agli psicologi eagli psicoterapeuti.

Tuttavia è inevitabile notare che il mondo e ingenerale la vita, sono zeppi di sofferenza. Gliorientali lo hanno capito 3000 anni fa, ma nonsono stati i soli, anche i nostri filosofi ci eranoarrivati. Poi arriva la psicoanalisi con Freudche orienta (generalizzando) tutta la ricercapsicologica verso la sofferenza…con i relativi danni ma anche vantaggi dell’epoca.

Poi nel calderone della psicologia degli anni60 e 70 (salto dal comportamentismo al cosìdetto cognitivismo) iniziano a nascere iparadigmi che oggi porteranno al proliferaredi metodologie per il cambiamento personale.Prima che queste arrivino ai più c’è bisognodi un ponte fra la ricerca e la divulgazione…

…e nel campo della formazione questo ponteè stato creato dai formatori motivazionali chehanno attinto a piene mani a decenni di ricercain psicologia. Ma le teorie che hanno “vendutodi più” hanno tutte alcune caratteristiche incomune…sono semplici e positive…cioèguardano solo all’aspetto delle risorsedel paziente.

Cosa molto saggia e resa nota dal lavoro delnostro caro Milton Erickson. Se studi il suolavoro ti rendi immediatamente conto cheErickson non utilizzava tecnicucce facili esemplici volte solo in positivo. Non parlava,come pensano molti, come un affabulatoredi storie positive. Ma faceva vivere delleesperienze…seppur ipnotiche, sia positiveche negative…

Questo atteggiamento da Pollyanna tipico dellacrescita motivazionale anni 90, di cui siamostra pieni in Italia, ci impedisce di  vedere lecose come stanno. Ed è dalla sintesi degliopposti che la nostra mente trae le conoscenzepiù profonde, in quella psicosintesi di quelgenio di Assaggioli. Quindi far convivere lecose belle e brutte…

…il bianco ed il nero l’alfa e l’omega, come dasecoli le culture antiche ci mostrano. In modoparticolare la psicologia asiatica e la filosofiabuddista ci hanno da sempre detto che laprima grande verità è che il mondo è fattodi sofferenza. Con questo non intendonodire che il mondo è uno schifo…

…ma intendono il farti sapere che la sofferenzaè inevitabile e bisogna saperla accettare, ancheper questo meditano un sacco. Poi però tidicono anche che nulla resta identico, per cui,se oggi soffrì non durerà per sempre. Questopanta rei è alla base del risveglio orientale.Per ottenere la beatitudine in terra bisognatrascendere il piacere ed il dolore.

Bisogna andare ad uno stato meta che permettauna visione di insieme. Adesso magari sei unappassionato di costruttivismo e potresti dirmiche la sofferenza viene creata dal nostro mododi vedere il mondo e che questo può esserecambiato, facendo “come sè” il mondo fossepiù bello. Ed in effetti avresti ragione, ma soloin parte, perché costruire una realtà (una mappa)solo positiva è irrealistico se non pericoloso.

Nella danza di co-costruzione della realtà dobbiamomettere tutti i colori della tavolozza della vita, e fraquesti ci sono anche i colori più tetri, nasconderlinon fa altro che alimentarli. Come ogni molecolaè tenuta insieme da forze positive e negative, cosìcome esiste da sempre il buio e la luce, la materiae l’anti materia, così esistono momenti belli ebrutti. Così una cosa può piacerti e non piacertiper quanto ti possa sembrare assurdo 🙂

Immaginare che ci siano solo momenti belli opeggio ancora pensare di ristruttutturare  tutti glieventi negativi per volgerli in positivo, puòdiventare un lavoro lungo e faticoso che primao poi ci porta il conto. Come fanno alcuniPiennellisti in erba che si divertono a “swischare”tutte le immagini brutte. Come anche nasconderea tutti una parte di se stessi può portarci a farlaparadossalmente crescere.

Nel mondo fisico questo concetto è chiarissimose ad esempio senti che la tua auto va a scattiè inutile far finta di niente, prima o poi si ferma.È inutile mettere della benzina più potente, devifermarti, accettare che qualcosa non va bene,riconoscerla e poi eventualmente puoi decideredi cambiarla, di fare qualcosa…

…ma NON puoi saltare il passaggio di quella chepotremmo definire consapevolezza e accettazionedel fatto che l’auto va a scatti. Ma anche qui puòcapitare che quel piccolo scatto diventi una sortadi abitudine, per cui abituandoci e negando chestia succedendo qualcosa, non solo la macchinasi ferma, ma noi ci restiamo molto male, forseperché ci siamo abituati (nel migliore dei casi)o perché proprio non ce ne siamo accorti(rimozione).

Quindi la “sofferenza per evolvere” non significapensare che prima o poi accadrà qualcosa edentrare in un circolo ansioso, ma significaaccettare che qualcosa può andare storto esapere che i migliori risultati derivano proprioda come accettiamo le cose negative più cheda come andiamo verso le cose positive. Ilnostro meraviglioso atteggiamento mindfull.

Bisogna si avere un frame positivo e produttivoma allo stesso tempo sapere ed accettare sele cose non vanno come le abbiamo previste.E purtroppo raramente le cose vanno propriocome noi le abbiamo immaginate, di solito larealtà ci mostra sempre il suo pezzo di co-costruzione, senza nascondersi, sta a noiaffrontarla, accettarla e poi agire permigliorarla. 

Gli antichi dicevano “conosci te stesso”, Jungci ha parlato dell’ombra così come Assaggiolidelle sotto personalità, tutti modi di dire lastessa cosa: evita di nascondere le tue partinegative, perché più le nascondi e peggio è.

Il business della crescita personale ci ha dimolto allontanati da questa visione che amodefinire “completa”, per motivi legato solo edesclusivamente al marketing. Infatti secondote cosa vende di più: un corso su come diventare felici in 10 passi o un corso sucome accettare la sofferenza? 

Chiaramente vince il primo a tavolino, infattiè innata in noi la tendenza cercare il positivoed evitare le perdite ma spesso può diventarecontro producente perché invece di farcicrescere, (questo atteggiamento di alcuni corsi)ci fa regredire a bambini che con una sorta dipensiero magico “mettono tutto apposto”…

ATTENZIONE non voglio dire che la vita è fattadi sofferenza, ma che nascondersi i lati…percosì dire negativi della vita, ci porta ancora più sofferenza. Ti sembrerà strano ma la maggiorparte delle persone che si avvicina a questematerie (psicologia e crescita personale) lo faperché vuole uscire dalla sofferenza con unascorciatoia 😉

Quindi Genna non esistono scorciatoie?” Certo sesi intende per scorciatoie: “tecnologie per facilitare il cambiamento personale” ma queste devonocontemplare l’essere umano a 360 gradi, quinditrattare anche il modo di affrontare gli eventidifficili della vita e le proprie ombre, senzanasconderle. Il che non significa portarletutte alla luce, ma essere preparati in talsenso.

Sofferenza contrapposta a beatitudine è il mododi pensare della mente dualistica, la nostra parte”poco saggia”. Mentre unire gli opposti e quindioccuparsi anche della nostra ombra, perché faparte di noi (ad un qualche livello) significa vedersi integri e completi. Ecco perché pensoche un certo tipo di sviluppo personale nonsia completo…

…ed ecco una delle differenze dei corsi di PSINeL con molti altri “corsi la fuori”: ci occuperemo di noistessi a 360 gradi…trascendendo i dualismi della“piccola mente” per accedere sempre più alla“grande mente” che alberga in noi e fuori di noi.Un salto quantico nel mondo della formazione((soprattutto se hai un background di PNL) chenon sono l’unico a proporre …

… sono ormai tantissimi i “ricercatori indipendenti”che come me sono giunti a queste conclusioni…eci tengo a precisare NON per solo studio teoricoma perché lavoriamo quotidianamente con lepersone. Mi piacerebbe sapere se anche tu lapensi nello stesso modo, se credi che “nontutto il male venga per nuocere”.

Ci tengo a ribadire che per “sofferenza” qui nonintendo il fatto di dover “usare questo sentimento”per crescere (cosa che si può fare) ma il semplicee candido ammettere che nella vita non esistesolo il dolce ma c’è anche l’amaro. E che spessosenza amaro non si gusta pienamente il dolce eche si può stare bene, anche quando il dolcee l’amaro si mescolano assieme.

Anzi, proprio dall’unione agrodolce di questi duesapori è possibile creare un meta-sapore che li racchiuda entrambi e che ci faccia crescere 🙂Spero di non aver delirato troppo, per qualsiasidomanda sono a tua disposizione, lasciala quisotto fra i commenti. E se ti è piaciuto il poste abbracci il mio pensiero, Clicca su mi Piace.

A prestoGenna

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9 Commenti
  • Ovvio che la vita non sia tutta rose e fiori, però noi possiamo evitare le situazioni che potrebbero farci stare male.
    Io, ad esempio, dopo aver preso innumerevoli batoste nel campo dell'amicizia (soffrendo ogni volta come non mai!), ho deciso di non farmi più degli amici, e di tenermi quei 4 (sono davvero 4) che non mi hanno deluso.
    Mio marito dice che farmi degli amici mi farebbe bene, ma io non ne voglio sapere. Anche perché non mi fido più delle persone.

  • Hai reso perfettamente …grazie 🙂

  • Ciao,
    pensando alla mia esperienza non posso che confermare.
    Ho imparato che quando sono giù, triste o quant'altro non c'è altro da fare che accettare ed ascoltare queste sensazioni (meditando o scrivendo). Mentre lo faccio una parte di me "sa" che la mia sofferenza è cmq frutto della mia ignoranza (o come direbbe G. C. Giacobbe: è una sega mentale 🙂 ). Ciononostante non resta che accettare la situazione e generalmente dopo un po' arriva puntuale "l'illuminazione". Proprio a dimostrazione che "non tutto il male viene per nuoecre". 😀

    PS: spero di aver reso l'idea!

  • Ciao Genna,
    quindi ci stai parlando dell'ottimismo realistico, lo stesso di cui parla Sebastiano Todero? E comunque sì, io da buddista confermo pienamente questa verità e le sofferenze di cui spesso si parla nel buddismo sono nascita, invecchiamento, malattia e morte. Nascita e morte, tra l'altro, possono essere anche metaforiche, perché possono riferirsi anche al passato, infatti in questo caso noi parliamo delle tre esistenze: passato, presente e futuro (che in PNL chiameremo timeline). E la cosa bella di questa filosofia è che, contrariamente ad alcune religioni, il senso di colpa lo esclude totalmente.
    Mai sentito parlare dei 10 mondi e dei 10 fattori? Fra i 10 fattori abbiamo il binomio causa/effetto. I dieci mondi, in sintesi, partono da uno stato di assoluta sofferenza a uno di felicità (che ben si distingue dall'estasi che è solo temporanea).
    E dei dieci mondi e del loro mutuo possesso?
    In ognuno di questi mondi sono compresi tutti gli altri, ovvero, se ci troviamo in un momento di sofferenza ma continuiamo a seguire gli insegnamenti buddisti potremmo trovare l'illuminazione dentro di noi, senza necessariamente che le condizioni esterne cambino.
    Di solito chi si approccia per la prima volta al buddismo, vuole guarire da una malattia o risolvere una qualsiasi situazione (sia essa lavorativa, coniugale etc). Di solito praticandolo, li risolve. All'inizio è facile pensare a questa filosofia come una bacchetta magica ("Basta recitare il titolo del sutra del Loto come un mantra ed ecco che i mie problemi si risolvono", pensano, ma in realtà questi cambiamenti, se avvengono, è perché sono stati fiduciosi che fosse così).
    Racconto ora un modo con cui ho superato un esame universitario qualche giorno fa, proprio applicando gli insegnamenti buddisti:
    di solito, quando ci troviamo in queste situazioni come un esame, siamo ansiosi da matti e speriamo che riusciamo a superarlo.
    Ecco come ho usato i dieci mondi e i dieci fattori in modo da affrontare questa situazione:
    prima dell'esame ero nel mondo di studio. Così mi son chiesto: "Qual è la causa che ho messo finora?" Automaticamente mi son risposto: "Ho studiato!" E a quel punto mi son rincalzato: "Quindi se l'effetto e la causa sono due fattori inscindibili, se ho studiato, sicuramente l'esame andrà alla grande!" Ed effettivamente al momento dell'esame sono entrato nei due mondi superiori, cioè quello di realizzazione e di Bodhisattva, cioè di chi cerca l'illuminazione.
    Infatti anche nel Buddismo, e studiandolo e praticandolo finalmente l'ho capito, il giusto atteggiamento non è quello di scappare o usare espedienti per far finta di nulla, ma anzi, sempre come ci suggerisci, con grano salis, metterci per primi in gioco ed essere noi i portatori di un cambiamento migliorativo.
    Grazie del post,
    Andrea

    • Ciao Andrea, più che ottimismo realistico (che comunque c'entra…ma dalla finestra;)) la mia idea è più vicina a quella buddista…

      Si ho studiato tanto tempo fa la teoria dei 10 mondo e caspita non ne ho mai parlato…grazie per lo spunto :))

  • Ciao Genna,

    quello che scrivi è molto saggio: saper abbracciare la vita in ogni suo aspetto e non cercare scorciatoie facili. È anche coraggioso e onesto che tu lo scriva. Bravo. E complimenti per il tuo lavoro, che ho scoperto da poco. Grazie per il materiale che metti a disposizione e per la tua simpatia.

    Giuseppe

  • Ciao Genna sono un Life coach e seguo i tuoi articoli con grande interesse, li trovo semplicemente fantastici, molto utili anche per i professionisti che tutti i giorni ,si misurano con i problemi delle persone, io nel mio piccolo cerco sempre di far passare il messaggio che prima di poter superare i propri limiti bisogna prima riconoscerli ed accettarli, ma tu in questo ultimo post l'hai espresso con una semplicità disarmante.
    Complimenti ancora sei un grande.

    • Grazie Paolo:) all'inizio il blog era zeppo di curiosi, poi di appassionati ed ora so che ci sono sempre più colleghi e la cosa mi inorgoglisce:)

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