Psicologia: I pronomi possono predire la depressione?

Ciao,

ti sei mai chiesto se la frequenza delle paroleche utilizzi possa dire qualcosa su di te stesso?Se ad esempio utilizzi più spesso i pronomipersonali “io” oppure “me” questo può essereconsiderato un indice di qualcosa? A quantopare si, una recente ricerca ha messo in evidenzache più utilizziamo un certo tipo di pronome epiù siamo inclini ad avere “problemiinterpersonali e dell’umore”…

secondo te quali sono questi pronomi? Esattola famosa prima persona singolare tanto usataanche in psicologia “Io”. Le passate ricerche suquesto aspetto dicevano che era tutta questionedi abitudini, se in casa i tuoi usano di più uncerto pronome tu lo impari. Invece secondo ilricercatore dott. Johannes Zimmermann la tendenzaad usare un pronome piuttosto che un altropotrebbe indicare altro.

Zimmermann e colleghi hanno preso 180 colloquidi psicoterapia della durata dai 60 ai 90 minuti ene hanno contato i pronomi. Le sedute eranostate pianificate a tavolino ipotizzando che unclassico colloquio clinico, rivolto ad indagare ilpassato e la relazione con le persone più vicinee importanti della vita (parenti e partner) potesseelicitare più pronomi di una semplice chiacchierata.

Questo primo studio esplorativo dimostrava, inmodo indiretto, che quando le persone parlano dialcuni argomenti (soprattutto quelli tristi) tendonoad utilizzare maggiormente i pronomi in primapersona singolare. Da questa osservazione iricercatori hanno ipotizzato una relazione frautilizzo di questo tipo di pronomi e presenzadi sintomi legati a disturbi dell’umore.

Per confermare le loro ipotesi hanno selezionatoun campione di 118 persone, delle quali 99 già inpsicoterapia ed il restante come gruppo di controllo.A tutti i partecipanti è stata fatta una intervistastrutturata (il SCID-I)  rivolto a diagnosticare idiversi aspetti dei disturbi dell’umore come ladepressione.

I risultati hanno confermato l’ipotesi di partenza,cioè che le persone che hanno un punteggio piùalto sulle scale della depressione (e che quindisi suppone abbiano un disturbo dell’umore) sonomaggiromente inclini ad utilizzare il pronome “io”in prima persona singolare e meno propensi adutilizzare pronomi plurali e di inclusione (noi).

“Io direi” che questa ricerca prova quanto da temposi era capito dall’intuito delle persone. Quando sentiuno che continua a dire “io …io…io” le antenne,scommetto, ti si rizzano immediatamente. Secondoi ricercatori questa tendenza sarebbe una sorta disegnale, di richiamo dell’attenzione per sentire lepersone maggiormente vicine. Chiaramente c’è dimezzo la solita istanza rompipalle…

…quell’istanza prima esplorata dalla filosofia e poidalla psicologia, ed entrambe non le danno ungrande valore: “sia il povero IO freudiano in baliadei due cavalli impazziti” e sia l’ego orientale. Primain oriente con i problemi legati all’ego e alla nostraidentificazione con le cose e poi in occidente conil narcisismo.

Questi due punti di riferimento della storia, che hannoavuto approfondimenti e imbeccate sia prima (contutta la storia della filosofia orientale ma anche medioorientale) che durante e dopo. Tutte parlano di questaistanza che ci serve per interagire con il mondo mache deve evitare di identificarsi con il mondo. In unasorta di ancestrale ed ante litteram della “mappache non è il territorio“.

Lo studio è avvenuto nella prima parte attraverso leregistrazioni delle sedute mentre nella seconda parteattraverso i questionari. Pare quindi che non vi siauna grande differenza fra la presenza di questi pronominel parlato oppure nello scritto. Quindi, se vuoi, puoidivertirti a vedere se utilizzo più un pronome o l’altro.Ma se vuoi farlo prima c’è un piccolo segreto che deviconoscere…

…vedi utilizzo poco il “noi ed il voi” perché scrivoimmaginando di avere una sola persona davanti e nonun folto pubblico (come è in realtà;)) perché quandomi leggi sei da solo. Questo è un trucchetto di “scrittura persuasiva che mi aiuta a coinvolgertidurante la lettura…spero che funzioni;)) ti dico questonon solo per giustificarmi:)) ma per un motivo ben piùimportante…

…ricordarti sempre di considerare il contesto quandocerchi di applicare una categoria psicologica allarealtà, cioè alle persone che ti circondano. Così allostesso modo se un tuo amico ti ascolta ma ha lebraccia conserte devi evitare di pensare che sia inun qualche modo chiuso nei tuoi confronti, ma allimite prenderlo come un indizio (se non esistonoaltre spiegazioni) …

…allo stesso modo se oggi uscendo di casa o anchein casa tua sentì che qualcuno parla dicendo “io”devi evitare di pensare che sia depresso! Questogenere di collegamenti mentali sono velocissimiperché in una qualche misura (secondo me)rispecchiano ciò che intuisci naturalmente. Seti parlo con le braccia conserte lo percepisci, seti dico “io…io ed io” lo percepisci.

Pare che la natura ci abbia dotato di sensori specialiin grado di captare le intenzioni altrui, forse sono ifamigerati neuroni specchio chi lo sa🙂 tutto ciò cheso è che questi studi possono essere molto utili perchi come me si occupa di relazioni di aiuto, edanche per chi vi orbita attorno (insegnanti, medici,farmacisti, counselor, coach, ecc.).

A questo punto mi chiedo: “è possibile che iniziaread utilizzare meno questi pronomi possa migliorarel’umore delle persone?”. Se consideri la circolaritàdella nostra psicologia, molto probabilmente è così.Se ti ritrovi in chi utilizza spesso la prima personasingolare, allora inizia a notarlo e poi pian pianinoad evitarlo…e fammi sapere 😉

E tu cosa ne pensi? Come me avevi già intuito chechi utilizza spesso questo pronome…sotto sotto…nasconde qualcosa? Fammelo sapere fra icommenti qui sotto e se ti piace il mio lavoroclicca su mi piace o sul più uno di google, miaiuterai a far crescere questo progetto.

A prestoGenna

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22 Commenti
  • Brava Pao!
    e grazie per la testimonianza 🙂

  • Ciao Genna! Ti volevo aggiornare. Da quando hai scritto il post ho provato a notare la frequenza d'uso dell'IO, ma quasi subito mi è venuto automatico iniziare ad evitarlo perchè sentivo come una sensazione spiacevole usandolo…come di non lasciare spazio al mio interlocutore, come di avere una debolezza che compensavo con la prepotenza…non so se riesco a spiegarmi. So che da quando lo uso assai raramente mi sento molto più in sintonia con la persona con cui interagisco. Anche più sicura. Come se avessi perso una difesa che serviva a mascherare una debolezza.
    Eh, che papiro 😀

    Ciao!
    Pao

  • @ Luca: volevo scrivere: "ci sono ancora alcune cosine che DEVO capire" con quel "devi" sembrava che lo dicessi a te…a proposito di pronomi (l'ipad fa questi scherzi;))

    @ Alchi: no puroppo non conosco bene l'argomento

    @ Andrea: gli studi sulle bugie dicono che chi parla in terza persona tende ad allontanarsi dalla situazione…in pratica chi parla in terza persona vuole discostarsi da ciò che dice oppure è un terapeuta ericksoniano…."sai Andrea quando la gente ….si rilassa profondamente;))"…per quanto riguarda la personalità immagino che ci faranno degli studi…speriamo;)

    Grazie a tutti e buon weekend
    Genna

  • Tutto chiaro, grazie 🙂

  • ti aggiornero'! Buon sabato 🙂

    Pao

  • Ciao Genna,
    hehehehe bell'articolo… e mentre leggevo i commenti (ho usato l'io sottointeso;)) mi chiedevo se non fosse una forma di depressione o cosa il fatto di parlare di se stessi in terza persona: ieri si è andati a giocare a tennis… In alcune città questo modo di parlare voglio dire è anche naturale, ci macherebbe, anche se devo dire che le poche persone che usano l'io esplicito mi sembra abbiano una condizione vitale davvero alta, cioè stanno bene con se stesse e con il mondo esterno, anzi credo sia un indicatore di autoaccettazione come individui.
    Forse ora starò per andare fuori tema, ma mi piace vedere questa cosa sotto l'aspetto leadership: spesso sentiamo dire che il leader è più portato a parlare in prima persona plurale (usando il noi). Credi che questo vada bene dopo aver svilupato quell'autoaccettazione che dicevamo prima? Te lo chiedo perché magari chi partecipa a corsi di leadership, sentendo questa distinzione potrebbe dirsi qualcosa come: "Ah quindi la parola Io un leader non dovrebbe mai usarla? Quindi smetterò da oggi in poi di usarla anch'io"…
    E sempre sull'aspetto leadership ricordo Carnegie in cui parlava della stessa cosa in, mi pare "Come trattare gli altri e farseli amici", dove dice praticamente che in una sola telefonata, "Io" (esplicito o implicito) è la parola più ricorrente, incentrando praticamente la conversazione su di se: "Ah sì, a me è successo che…" "Ah sì a mio figlio è successo invece che…" etc… (quindi detto fra noi, ascolto 0).
    Tu cosa ne pensi?
    Grazie,
    Andrea

  • Scusa se ti faccio una domanda che non c'entra molto . puoi consigliarmi un buon libro di grafologia . GRAZIE .

  • Tranqui Luca è stato un piacere, ci sono ancora alcune cosine che devi capire dall'articolo.

  • Ciao Miche, se non sbaglio c'è qualche ricerca anche sui sottintesi…la cercherò.

  • Ed usare spesso il tu indica una mancata presa di responsabilità e quindi l'addossare sempre la colpa di tutto agli altri… Poi i pronomi devono essere proporzionati se una persona vuole essere equilibrata. Comunque il messagio con "io" è il più utile quando si vuole far smettere un comportamento altrui ritenuto fastidioso; in particolare formulato in questo modo: "Quando tu fai così (riempire con il comportamento ritenuto sbagliato), io non (riempire con l'impedimento ricevuto) e mi sento (riempire con l'emozione provata).
    Ed ora mi chiedo: valgono anche i pronomi personali sottintesi?!?!
    Ovviamente tutto dipende dal contesto 🙂
    Inoltre mi farebbe piacere leggere negli articoli delle tecniche più pratiche (come quella che hai consigliata nei commenti a Pao) da sperimentare per risolvere il problema che esponi.
    Grazie di tutto 😉

  • Perfetto! Grazie genna ;-)!…ah lo scid…conosco…lo sto studiando per l'esame di psicologia clinica (oltre al dsm..pero' il dsm-IV-TR e non il dsm-V)…grazie ancora! 😉

    P.S: spero non sia stato uno sbattimento cercare le info

  • LUCA ha trovato i riferimenti che cercavi…

    Allora ho trovato l'articolo in fulltext che in
    gergo significa "completo" ed il primo dato è che
    ho sbagliato, i partecipanti alla prima parte
    dell'esperimento erano 118 dei quali 19 di
    controllo.

    Lo strumento si chiama SCID-I ed è una intervista
    strutturata legata al DSM-IV sugli assi I e II.
    Ecco il link

    http://www.giuntios.it/it/catalogo/CL101

    Ora correggo i dati sul blog;)

  • Grazie "anonimo":) grazie per la testimonianza…anche io penso che forse esista una reale connessione, come esiste un po' in ogni sistema biologico.
    Ps. Se puoi firmati e più bello se c'è il nome o il Nik 😉

  • grande genna! ricordo che qualche anno fa, avevo gia letto qualcosa su questa cosa dei pronomi.
    e infatti ho provato a non usare piu il termine io, ricordo che la cosa mi portava a sentirmi meno narcisista, piu sicuro di me, accettato dagli altri, e con meno bisogno di affetto.
    il fatto vero però è: suggestione? boh!
    anche se non penso, perchè le sensazioni che provavo, anche ora a distanza di anni ricordo che erano vere e non qualcosa di finto come puo darle la suggestione.

  • Grande Pao 🙂

    allora primo step del nostro pseudo-training è notarlo…ti consiglio di cercare di notarlo almeno due volte al giorno. Puoi fare in questo modo, ogni volta che te ne accorgi puoi stabilire un segnale, come il toccarti l'orecchio sinistro con la mano destra. Fallo per un pò di tempo, vedrai che arriverai a depotenziare l'abitudine linguistica fino ad evitarla.

    Prova per almeno un paio di settimane e facci sapere 🙂

    Brava Pao, questo è l'atteggiamento giusto di chi si vuole mettere in gioco 😉

    Grazie
    Genna

    Ps. anche IO proverò ad usarne un po' di meno e confronteremo le nostre esperienze…

  • ciao Genna, mi propongo come cavia poiche' mi riconosco nell'identikit dell'abusatore 😀 di "io" con le problematiche che gia' un po'sai. Cosa devo fare, annotare, chiedere un parere ai miei interlocutori abituali? Dimmi pure, sono curiosa anch'io 🙂

    ciao!

    Pao

  • Grazie Domino 🙂

  • Ciao Gennaro
    credo che depressione sia accettabile se consideriamo solamente dinamiche sottili del termine. Ho notato spesso che persone con difficoltà realizzative, o punti di fissazione molto forti tendono ad utilizzare il pronome alla prima persona singolare. Hanno un forte bisogno di parlare di loro stessi, come unici partecipi della scena, ma catturare attenzione quando si è fatto ben poco è molto difficile. Ecco che scatta il meccanismo di usare l'"Io pronome" e spesso i racconti non diventano altro che scheletri che escono dall'armadio.
    Di fatto, complimenti per il lavoro che stai svolgendo… e anche il mio di istinto sente che c'è sotto qualcosa di importante.

  • Ciao Luca,
    no so che test hanno usato perché non ho letto tutto l'articolo ma solo l'abstract…se vuoi lo cero e ti dico con più precisione;)

    Alla seconda domanda ho già risposto ad Alessandro, i campioni statistici quando si tratta di terapia sono un po' difficili da raggruppare in campioni rappresentativi.

    Certo che sono più spinti a parlare di se stessi, loro si limitavano a contare gli "io"…i "tu…ciò che intendono è proprio se utilizzi quelle parole e non se le sottointendi. Quindi posso dire…ieri sono andato a giocare a calcio…oppure IO ieri sono andato a giocare a calcio;)

    Loro contavano solo il secondo caso, quando il pronome era esplicito.

  • Vero Alessandro, ma quando si parla di psicoterapia non è così facile creare campioni statisticamente corretti…io, come detto, mi fido del mio istinto;)

  • Ciao genna! Ti vorrei chiedere delle info sulla ricerca (al momento non riesco a visualizzarla daklo smartphone) che tipo di test e' stato utilizzato per rilevare la depressione ( il beck depression inventory..l'mmpi-2..o altro..)? Un'altra cosa..ma..a tuo parere : un campione di 103 soggetti di cui solo 4 soggetti come "gruppo di controllo" non sono un po "pochi"? UN'altra cosa : ma il gruppo di 99 persone gia in psicoterapia a quanti era gia' stata diagnosticata la depressione?…un'ultima domanda: ma se vado in tarapia,visto che chi vive una situazione problematica sono io, non e' ovvio che sia spinto a parlare di me durante la terapia e per cio' e' molto piu frequente durante quei 50/60 minuti di analisi l'utilizzo piu frequente del pronome "io" rispetto alla vita di tutti i giorni?

  • 103 persone con un gruppo di controllo di 4? Non mi sembra un esperimento statisticamente rilevante, anche se poi dovrei vedere i dati.

    In 99% di individui che sono in terapia falsa comunque i risultati, perché l'esperimento andrebbe condotto su persone normali, magari aggiungendo una variabile che indichi o meno l'essere in terapia.

    E bisogna vedere anche la lingua in cui è stato condotto. Il risultato potrebbe dipendere dalla società (con soggetti in prevalenza auditivi) o dall'effetto che ha il SUONO del pronome sulla nostra percezione della realtà. Così come dalla cultura del campione estratto.

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