Parlare in pubblico: Quanto conta conoscere la comunicazione efficace?

Ciao,

secondo te, conoscendo un po’ di comunicazione efficace e non verbale al fine di creare una buona impressione e un buon apprendimento, sarebbe bene formare gli insegnanti in questo senso?certamente si. Quindi se ti facessi vedere un video dove c’è un formatore fluente ed abile nella suo “non verbale” ed un altro che invece s’incespica, sarebbe il primo l’insegnante migliore? Questa è la  domanda che si è posta Shana Carpenter ed i suoi colleghi della Iowa State University (2013).

Nel primo studio è stato chiesto a 42 studenti di vedere un video di divulgazione scientifica della durata di 1 minuto. A metà di questi soggetti è stato mostrato un video dove l’insegnante (una donna) parlava seguendo tutti i crismi della comunicazione efficace.

Gestualità congruente, sguardo dritti negli occhi,fermezza nella voce senza esitazioni. Mentre l’altra metà vedeva la stessa insegnante ma goffa e impacciata, esitante nel non verbale, senza contatto oculare ed ogni tanto, con un uso poco fluente del linguaggio, sbirciava gli appunti in modo goffo ecc.

Al termine di questi due diversi video veniva dato ai soggetti un piccolo questionario per saggiare quale video gli era piaciuto di più. Ora alla luce di tutto quello che sai sul public speaking e in generale sulla comunicazione, quale gruppo avrà dato i risultati migliori?

Se ci fermiamo un attimo possiamo andare a pescare un esperimento simile fra i vari giochi del famoso mentalista Derren Brown che ha fatto qualcosa di simile per quanto riguarda la seduzione. In pratica ha mostrato ad alcune ragazze lo stesso ragazzo che parlava in due modi diversi, senza alterare il contenuto modificando solo il non verbale

Sei riuscito a vederlo? Secondo quanto visto anche nell’esperimento avrebbero dovuto in un qualche modo apparire “migliori” agli studenti che hanno potuto vedere il filmato in cui lacomunicazione era “più efficace” ma  invece…

…invece pare che l’estrema sicurezza di chi ti parla, la sua fluenza nell’utilizzo di termini complessi non abbia sortito l’effetto piacevole sottolineato da Derren, in questo video davvero eccezionale sull’effetto alone, di cui ti parlerò venerdì 24;).

A questo punto i ricercatori hanno svolto un secondo studio per vedere se lo stesso effetto avesse avuto effetto sull’apprendimento.

Altre 70 persone sono state analizzare, e tutte hanno visto i due video precedenti (50 e 50) ma questa volta gli studenti avevano, dopo aver visto il video, tutto il tempo che desideravano per valutarne il contenuto, anche leggendo lo script cioè il copione parola per parola. Anche in questo secondo caso il risultato positivo è andato a favo del video “flebile”.

Mentre nel primo esperimento dove i 40 soggetti erano solo chiamati a valutare quanto gli era piaciuta la lezione, nel secondo gli viene fatto fare un test a sorpresa sui contenuti del video.

Risultato: ancora una volta il video con una comunicazione più efficace ha perso contro quello più “da dilettanti”. Perché? Come si puoi spiegare questo fenomeno? Secondo i ricercatori la spiegazione (al secondo test) sta nella “profondità della elaborazione“…visto che chi vedeva il video “armeggiante” (così lo hanno chiamato loro, perché la tipa si mette ad armeggiare goffamente con degli oggetti invece di muoversi congruentemente)…

…ci impiega più tempo nell’analisi dello script è probabile che stesse in quel momento completandole lacune del discorso, fissando con più forza il ricordo dei contenuti poco chiari. Al contrario, nel primo video essendo spiegato tutto in modo chiaro e fluente non c’è stato questo sforzo ed il relativo”migliore stoccaggio”…risultato, un peggior apprendimento. 

Altra motivazione di questo fenomeno è di certo legata al proverbio “chi si loda s’imbroda“. Infatti è noto che non c’è modo migliore per attirarsi le inimicizie e le invidie della gente è fare il “mister perfettino” (per non parlare di chi si trova a dover essere sempre perfetto).

Una persona più goffa e meno chiara può  risultare sicuramente più simpatica e spontanea.Ed è per questo, secondo me, che nel primo esperimento ha vinto il video “armeggiante”e non quello fluente.

Altro aspetto su cui mi sono interrogato è quello legato al “rapport:”siamo proprio sicuri che per insegnare sia necessario un linguaggio complesso?“.Chiaramente no è necessario adattarsi all’uditorio, in un qualche modo identificarci con chi ci sta ascoltando, utilizzando (per quanto sia possibile) il suo linguaggio.

Così è molto probabile che gli studenti, guardando il secondo video si siano maggiormente identificati in una figura “a loro simile”.Questa ricerca ci mostra ancora una volta quale è il modo “PsiNeL” di vedere la crescita personale.

Infatti applicare alla lettera gesti ed espressioni perché magari li hai approfonditi in un corso di publicspeacking può non essere sempre funzionale. Altrimenti diventiamo come i professori di una volta (che purtroppo sono ancora la maggioranza) che spiegano sempre allo stesso modo perché convinti che sia il modo migliore, quando in fondo sanno bene che ogni studente è una persona unica.

Il modo migliore è chiaramente quello di calibrare cioè aprire bene occhi ed orecchie e notare se le persone davanti a te ti stanno seguendo oppure no. Cercare in caso di fermarsi e di evitare di evitare la goffaggine;) perché se ti vedono umano ottieni due vantaggi: proprio come mostrato apprendono meglio e secondo tu insegni con il cuore leggero, aspetto più che importante.

Se fai il formatore sai che è importante usare un buon linguaggio non verbale, parlare in uncerto modo per rendere il corso una vera e propria esperienza. Però, una volta che hai imparato come fare, scordatene 🙂 perché devi guardare le persone in faccia e non pensare a come muoverti e a cosa dire.

Ti aspetto venerdì per parlare dell’effetto alone e del video di Derren Brown, come sempre superlativo… e se ti è piaciuto il post clicca su mi piace e aiutami a far crescere Psinel.

A presto
Genna

 

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6 Commenti
  • Ciao Gennaro,
    scusa l'O.T., ma non ho trovato uno spazio più adatto per chiederti: conosci la "demodoxalogia"? Se si, pensi che tratteerai l'argomento?
    Edoardo

  • Ciao a tutti 🙂

    @ Andrea: ah cavoli mi era rimbalzata tutto il giorno per la mente la frase di Einstein ma alla fine non lo messa…grazie 🙂

    @ Aldo: sincronicità o caso?;)

    @ Grazie Simone:)

    @ Miche: Of course mi piacciono le ricerche che sfatano le credenze 🙂

  • Sicuramente i risultati di questo esperimento levano parecchia ansia da prestazione!! 🙂

  • Identificarci con il pubblico che abbiamo davanti e adattare il linguaggio di conseguenza è fondamentale per comunicare in maniera efficace.
    La comunicazione efficace non è per forza perfezionismo e gli studu che hai citato lo confermano.
    Grazie ottimo post come sempre.

  • Genna sei fantastico hahaha 🙂 già ieri avevo letto e commentato qualche tuo articolo sulla comunicazione, in vista di una presentazione che devo fare… Oggi rivisito il blog e vedo un altro post su questo argomento… tempismo perfetto! 🙂

  • Un commento al volo:
    perfettamente d'accordo con te, Genna… Magari l'ideale sarebbe quindi mixare comunicazione fluente e calibrazione degli interlocutori… D'altra parte non è forse questo il motivo per cui questo blog di PsiNel è straseguito? Se forse restassi fedele ad un unico modo di porre certe questioni forse forse questo blog sarebbe davvero poco frequentato.
    Tornando ora al tallone d'Achille, cioè alla comunicazione scolastica, proprio perché, ahinoi dei termini tecnici non ne si può fare a meno, l'ideale sarebbe:
    1. Ridurre nel minor tempo possibile le spiegazioni teoriche
    2. chiedere alla classe di spiegare le stesse cose sia in termini tecnici, ma sia anche in termini terra terra. Mi rifaccio sempre ad Einstein che sostiene: "Se non sai spiegare qualcosa a tua nonna, allora non l'hai veramente capita".
    Grazie,
    Andrea

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