Psicologia: come gli stereotipi sociali possono aiutarci decidere meglio

Ciao,

sai che cosa è uno “stereotipo”? Probabilmente si,si tratta di una categorizzazione sociale. In altre paroleil vedere una certa categorie di persone come unite daalcuni tratti sociali condivisi e distintivi. Questeinferenze non sono vere ma ci servono per dare ordinealla realtà, senza fare enormi sforzi. Tuttavia quando siparla di stereotipi la prima cosa che ci salta in mente èla loro connotazione negativa, come il razzismo el’intolleranza.

Nel post di oggi ti mostrerò che non solo questo puòessere falso m che gli stereotipi possono servirci per anche “pensare meglio”.

Ma facciamo un passo indietro ponendoci una semplicedomanda: “se hai la patente e domani dovessi cambiareauto per una emergenza saresti in grado di guidarla“…molto probabilmente si. Questo perché hai creato dentrodi te una serie di categorie mentali nelle quali hai inseritociò che hai appreso negli anni su “come si guida”.Questo modo di categorizzare quindi ci aiuta, ma alloStesso tempo ci frena, perché ci porta a chiuderci…

…a chiuderci davanti al nuovo, perché una volta che haicreato quella categoria è poi difficile influenzarla. Losanno bene i miei clienti Mantovani che quando sitrovano davanti la porta del giardino non sanno maicome si apre. Immagina di avere davanti a te unaporta qualsiasi, come la apri? Allunghi il braccio,afferri la maniglia e poi? Esatto la giri, di solito,verso il basso…

…invece quella porta funziona in modo strano, se latiri giù si apre a “ribalta”. L’unico vero modo peraprirlo è quello di afferrare la maniglia e senzamuoverla di un millimetro, tirare la porta verso dise. Se nella tua vita non hai mai conosciuto unacosa del genere, ci resti anche un po’ male anon riuscirci. E’ come quando pensi che sia ancora uno scalino ma non è così, hai presentela sensazione?;)

Pare che lo stesso meccanismo di semplificazionedella realtà avvenga nelle situazioni sociali con glistereotipi. Se ricordi qualche tempo fa ti avevo mostratoun “errore di ragionamento” nel quale cadono anche ifini statistici. Una fallacia che non ci fa considerare le”cause a priori” (che vengono prima). Consideriamo ilseguente problema, risolviamolo:

“Un taxi viene coinvolto in un incidente notturno, matira dritto senza soccorrere. Sappiamo che in Città cisono due aziende di taxi, la verde e la blu”. Altri datici dicono che: a) l’85% dei taxi in città ė verde ed ilrestante 15% è blu; b) un testimone ha visto il taxicome blu, ma un tribunale, mettendo il testimonenelle stesse condizioni ambientali (buio) a notatoche il soggetto riconosceva il colore giusto l’80%delle volte, mentre per il restante 20% sbagliava.

Ora, quale è la probabilità che il taxi fosse bluanziché verde? Prova a rispondere, se ti piace lastatistica probabilmente sai che devi evitare difarti ingannare dai dati presenti e portare la tuaattenzione sui dati “a priori”. In pratica i dati anostra disposizione sono due: la percentuale diTaxi di un certo colore (a priori) e il resocontodel tribunale (a posteriori). Tu cosa hairisposto?

La maggior parte della gente dice “l’80%” fidandosisolo del testimone, quindi ignorando la conoscenzaa priori. Ma poniamo i dati del problema in modoleggermente diverso:

Le due agenzie hanno rispettivamente il 50% dei taxi,quindi sono distribuiti in parti uguali. Ma quelli verdisono coinvolti nell’85% degli incidenti. Il testimoneche si comporta esattamente come nello esempioprecedente. Quindi riconosce di aver visto il taxi blunell’80% delle prove somministrategli dal tribunale.La domanda è sempre la stessa, che probabilità c’èche il taxi fosse blu?

Quanto è secondo te? A questo problema la maggiorparte delle persone risponde “40%” che sarebbe piùo meno la stima reale. Molto lontana dal primo 80perché? Perché c’è uno stereotipo, o almeno i datiper la creazione della categoria “tassisti blu comesbadati o poco bravi a guidare” che guida la nostrapercezione ed organizzazione del problema. Lostereotipo, in altre parole, rende più accurato ilgiudizio facendoci evitare la fallacia a priori.

Facciamo un altro esempio meno complesso di questoche ho preso del bellissimo libro “pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman di cui abbiamo tantoparlato. Immagina di essere all’aeroporto di NewYork e stai salendo su un volo diretto in Italia.Salendo noti che ci sono esattamente 80 passeggeri.Quale è la probabilità, in forma percentuale, di essere in compagnia di italiani?

Molte persone risponderanno un’alta probabilitàperché cadranno ancora nella fallacia a priori. Inaltre parole pochi si rendono conto che a New Yorkci sono sicuramente più razze diverse che italiani.O che, statisticamente su tot americani c’è solouna minima parte di italiani o italo-americani. Seinvece avessi impostato il problema in questomodo…

…sei sempre all’aeroporto JFK e mentre aspetti ilvolo noti che quasi l’80% dei passeggeri è alto,grasso e biondo. Sapendo che il volo su cui salirannoè verso l’Italia quale è la probabilità che ci siano degliItaliani? Scommetto che nuovamente lo stereotipodel tipico americano medio ti ha fatto rispondere inmodo leggermente più avveduto. Quindi si puòconcludere che gli stereotipi abbiano anchequesta capacità

…si perché lo stereotipo ha diverse funzioni positive,come quelle di proteggere la specie ecc. Ma sappiamoanche quanto questi possano essere terribili, visti idanni delle guerre dello scorso secolo. Vedere ilmondo senza stereotipi quindi ci rende un po’ piùdifficoltoso calcolare accuratamente le statistichema allo stesso tempo ci limita mentalmente.

Lo stesso Kahneman dice: “la resistenza allo stereotipoè una posizione morale lodevole, ma l’idea semplicisticache questa resistenza non abbia un costo è errata“.Per me è utile che queste cose, come le euristicheindividuate da Kahneman e dal compianto Trevsky,siano più che presenti nella nostra cultura. Per capirenon solo come ragioniamo ma anche fare delle sceltemaggiormente consapevoli.

Certo è chiaro per tutti che questo modo di agire siaspontaneo per cui di difficile modificazione. Ma in realtàesistono aree di miglioramento immense e non solo incampo economico (dove l’autore del testo è statoinsignito del primio Nobel) ma anche in altri campiin special modo in quello della educazione e dellaformazione delle menti del terzo millennio. Comequelle che leggono PsiNeL…come te insomma 😉

Oggi non possiamo più affidarsi esclusivamente all’intuitoperché il mondo che ci circonda è spesso contro –intuitivo. In molti casi non segue più le regole naturalidel nostro ambiente, per cui il nostro corpo è progettato.Ma fortunatamente abbiamo la ricerca scientifica chetenta di migliorare il nostro adattamento a questopianeta e di conseguenza alla nostra società che sipuò immaginare come un organismo vivente vero eproprio (come dice spesso Igor Sibaldi).

Questo organismo, come tutti gli organismi necessitadi informazioni e di meta-informazioni. Cioè deveconoscere se stesso, questo può avvenire per unadattamento omeostatico. Nel quale le qualità delsistema emergono spontaneamente oppure puòessere spinto a far emergere queste nuove qualitàadattative attraverso delle nuove informazioni.

Queste nuove informazioni arrivano dalla ricerca, oalmeno si spera… permettendoci un’evoluzione piùrapida (purtroppo a volte non sempre migliore). Matorniamo al nostro caro Kahneman, ti ricordi la differenza fra il sistema 1 ed il sistema 2Dove siformano gli stereotipi secondo te? Esatto nel sistema 1…o meglio, questo sistema, che sarebbe il nostro”inconscio cognitivo” è quello che si avvale  dellacostruzione di una mappa…

…di una mappa così  generica e semplice, da esserefacilmente adatta per le nostre operazioni mentali.Quando invece non abbiamo di dati per creare un”concetto ben definito” rischiamo di caderein trappola…solo chi è tranquillo, calmo eprepara

…proprio come abbiamo visto molte volte è laambiguità delle cose che ci capitano a metterci incrisi. Bisogna scoprire il modo personale per gestire la dose di ambiguità che ci circonda, siacostruendo stereotipi migliori e sia conoscendocome funziona il nostro cervello – e questo è ingrado di farlo solo la cultura cioè l’educazione e la formazione a qualsiasi età 🙂

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A prestoGenna

Ps. è chiaro che lo sforzo che utilizziamo per evitaregli stereotipi, come quello dell’immagina in alto, sonosforzi necessari per la costruzione di una societàmigliore 🙂

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3 Commenti
  • Ciao a tutti,

    @ Andrea: non ci ho capito niente;)

    @ Miche: come ti ho scritto in privato," cosa non ti è chiaro del l'esempio del taxi?"

  • Non ho capito come può uno stereotipo aiutarci a prendere decisioni migliori

  • … abbiamo bisogno di accedere a un livello di pensiero superiore, insomma ;)… ricordiamoci l'ANL di questo lunedì: proprio le generalizzazioni o categorizazioni ci fanno illudere che il mondo sia "semplice" ("se qualcosa funziona in questo modo, allora dovrebbe funzionare sempre e invariabilmente così")… Pensiamo magari a una situazione in cui i tuoi genitori ti hanno detto che nella vita devi sempre tenerti le spalle coperte, sempre ed invariabilmente… Minimo due son le alternative, quelle che mi vengono in mente sono queste:
    o ti proteggi sempre magari coltivando la sindrome della fregatura improvvisa, o te ne freghi perché sai bene che soltanto uscendo dalla tua zona di comfort cresci davvero (magari rifletti un attimo e ti dici che quelle stesse situazioni i tuoi genitori le hanno vissute molto tempo fa (e che soddisfazione dire: "Visto? Che t'avevo detto?" eppure nonostante sia passato tantissimo tempo continuano ancora a rievocare le "scottature"). Magari per te quella era ovviamente un'esperienza piacevolissima… Naturalmente le esperienze son diverse da individuo a individuo (staglielo a spiegare)… Che fai ti metti a metamodellare o usi i principi di persuasione in modo che questo concetto sia compreso nelle profondità inconsce? Ah magari potresti far leva non tanto sui comportamenti ma sui valori e sulle regole … magari seguendo il tuo pattern usando un po' di truismi, magari questi truismi possono essere benissimo frasi con presupposti nascosti e poi … la suggestione finale (palese o, anche questa, nascosta).
    Mi scuso per questo commento ma poco fa un mio amico parlandomi del rapporto con i suoi genitori, mi ha detto che i suoi volevano sempre proteggerlo dalle "inside" della vita e ogni giorno lo bombardavano di incantesimi del tipo: "Attento che la gente ti frega", "Ogni volta in cui ti senti bene dove ti trovi, tieni sempre un piede fuori dalla fossa in modo che puoi uscirne con facilità… e mille e mille di questo tipo… ovviamente " lui che ha ormai una certa età (e si sa: (I genitori non importa quanto tu sia diventato adulto, si comportano facilmente nello stesso modo di come quand'eri nella culla), come tutti i ragazzi vuole vivere le sue esperienze, è naturalmente curioso e non certo si lascia frenare dagli incantesimi, per quanto suggestivi questi possano essere.
    Sì Genna, vero mi dirai come l'altra volta che questo mio amico dovrebbe comprendere i suoi genitori e comunque capire che non lo fanno "contro di lui"… e mi chiedo se ti senti davvero stanco e vuoi dormire… e ogni 5 o 10 minuti, proprio mentre stai addormentandoti profondamente ti svegli perché ti squilla il cellulare cosa fai: lasci correre sperando che sia l'ultima volta che ti svegli di soprassalto o la tua stanchezza ti porta a spegnerlo? E come ti senti, quando ti svegli dopo averripreso a dormire ricordandoti di come dormivi bene fino a quando sei stato svegliato bruscamente?
    Obiezione: "Ok hai dormito lo stesso numero di ore che ti erano necessarie"
    Risposta: "Ovviamente qualità e quantità non sempre corrispondono"… 😉
    Grazie,
    Andrea
    P.s.: Io ho risolto così, al cellulare ho creato un uovo modo d'uso (la configurazione della suoneria), e ho messo il volume al minimo (mi pare a 1) e in crescendo, tolto la vibrazione che mi avrebbe comunque svegliato di soprassalto, e, come suoneria dei messaggi ho scelto una assolutamente silenziosa. tenendo a mente questa metafora, come potrebbe comportarsi questo mio amico?

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