Intelligenza Emotiva: meditare per gestire le emozioni

Ti piacerebbe saper gestire le tue emozioni in modo meraviglioso?

Se segui un po’ “questo mondo”, quello della crescita personale di certo non ti sarà sfuggito che negli ultimi anni c’è un termine specifico per descrivere la maggior parte di queste tecniche: gestione delle emozioni o intelligenza emotiva.

Nella ANL di oggi troverai una modalità diversa da quelle classiche, utilizzando lo stato di disidentificazione della meditazione…buon ascolto…

 

Sei riuscito ad ascoltarlo? Nell’audio mi sono poco soffermato sul concetto di “intelligenza emotiva” che spero sia chiaro.

E prima di mostrati i due esercizi attraverso i quali è possibile migliorare il proprio QE o Quoziente Emozionale, vediamo prima ad un livello anatomo-fisiologico (cioè di come è fatto e come funziona)  che cosa succede dentro di noi quando siamo “in preda” alle emozioni.

A questo proposito mi piace citare il famoso neuroscienziato Antonio Damasio… …che dice qualcosa del tipo:

La nostra coscienza è continuamente impastata con le nostre emozioni” e questo impasto è dovuto al fatto che tutto il nostro “essere” nasce dai nuclei più profondi del nostro cervello e questi non possono essere bypassati ma semplicemente possiamo apprendere come regolare la loro attività.

Quindi fisiologicamente possiamo immaginare due parti di noi che comunicano fra loro… …la parte cosciente, la nostra neocorteccia (in questo caso i lobi frontali e prefrontali) ed il sistema limbico (Amigdala, ippocampo, ecc).

Quando segui un classico training sulla intelligenza emotiva ti viene spiegato che devi apprendere come riconoscere le emozioni sia in te stesso che negli altri.

Per farlo ti viene detto che esiste un nemico principale, il famoso “blackout emotivo” che avviene quando il sistema limbico é (fra virgolette) sovraccarico. Ti vengo forniti diversi esercizi per diventare “più cosciente” e allo stesso tempo interrompere questo blackout.

Ma la maggioranza di queste metodologie sono abilità che vanno dall’alto verso il basso, cioè dalla neo corteccia (la parte consapevole che sa ad esempio che è meglio contare fino a 10 se ci si accorge di essere irritati) verso l’amigdala, per mitigare quel “magma incandescente” (per dirla alla “Freud”) che vive e prolifera nei nostri nuclei profondi.

Quello che invece hai fatto nella ANL e che tra poco vederemo specificamente, è un processo diverso: dove si la comunicazione avviene sempre fra queste due parti ma avviene anche contrario o meglio si riesce ad instaurare un circuito per cui, si usa la nostra attenzione consapevole (corteccia frontale) e questo de attiva il funzionamento della amigdala che a sua volta retro-agisce con la neo corteccia creando la disidentificazione.

 

In altre parole, via via che sperimenti questo stato di coscienza e riesci ad accettare le emozioni ed i pensieri che ti girano per la testa, questo meccanismo diventa automatico. Nel tempo non avrai più bisogno di applicarlo coscientemente perché il rimbalzo delle informazioni fra una struttura del cervello e l’altra avverrà in modo automatico.

 

Certo questo processo può essere avviato anche da altre metodiche come l’ipnosi ed il condizionamento (quindi usando i consigli classici della intelligenza emotiva) ma secondo me, da quello che sperimentò sulla mia pelle da tempo, questo metodo li batte tutti quanti sul piano del self- help, cioè delle strategie che puoi applicare da solo per stare meglio e migliorarti.

 

Per cui come al solito bando alle ciance ed iniziamo con la struttura ripresa dello esercizio:

1) Emozione negativa: in base alla quantità e qualità della tua pratica quotidiana di meditazione puoi scegliere una emozione negativa più o meno intensa.

Se hai molta pratica trovane una anche molto forte, ma se non ne hai affatto prima fai un po’ di meditazione per almeno un paio di settimane tutti i giorni prima di applicare questo esercizio.

Se proprio sei testardo e vuoi provare fallo ma con una piccola emozione negativa, ricordandoti che i metodi qui descritti non sostituiscono l’aiuto di un professionista.

 

2) Disidentificati: medita e quando ti sentì in quello stato richiama alla mente l’emozione negativa, osservala in quel modo speciale, guardandola nascere, crescere e “morire”.

Porta quel l’attenzione sui tuoi pensieri e nota le catene di “e se…e se succede questo e succede quell’altro” ma evita di trovare soluzioni. Devi solo osservare con intenzione, nel presente e senza giudicare.

Ognuno ha il suo modo preferito di “disidentificarsi” io per fare questo esercizio uso questo schema: “Spazio del respiro” – bodyscan completo – richiamo della emozione negativa – accettare e lasciare andare (osservare il pensiero che nasce e muore) – bodyscan conclusivo – piccolo spazio di respiro e conclusione. Proprio come ti ho descritto nell’audio.

 

3) Emozioni positive: come contro altare all’esercizio precedente, durante la messa atto di questi, ti consiglio un secondo modo di osservare le emozioni…ma solo quelle positive.

Ma a differenza di prima notarle solo nella quotidianità ed osservarle pienamente, che ti ripeto può essere riassunto con…intenzione, nel presente e senza giudizio.

A questo proposito chi ha creato questa metodica consiglia di tenere un diario delle emozioni positive… …per quanto mi riguarda puoi tranquillamente farne a meno, perché scriverle nel momento presente, nella mia esperienza potrebbe anche rovinarle ed evitare di permetterti quella osservazione “disidentificata” che ci serve per l’esercizio che aumenta l’intelligenza emotiva.

 

4) Pratica: come sempre la chiave sta tutta nella pratica e non nella teoria. Devi praticare la meditazione per comprendere fino in fondo che cosa significa essere e restare in quello stato specifico.

A furia di provare a disidentificarti dalle tue emozioni negative creerai un sistema interno di auto-disidentificazione dalle emozioni negative. Come ti dicevo nell’audio non si tratta di collassare fra di loro due ancore, ma di sfruttare davvero il meccanismo disidentificativo.

 

In altre parole non stiamo contrapponendo, al l’emozione negativa un forte stato di rilassamento o di risorsa interiore per riuscire a risolvere la questione.

Non devi fare nulla di diverso che restare in quello stato senza cercare soluzioni razionali, ma semplicemente “essere” senza fare niente di specifico.

Viene da se che questa osservazione così come tutto il post non è la descrizione della “classica intelligenza emotiva” ma sono certo che possa diventare, se fatta per bene (con una buona pratica quotidiana di una qualsiasi forma di meditazione mindfulness) una delle metodologie più potenti in assoluto per gestire le nostre emozioni e diventare quindi più emotivamente intelligenti!

 

Come sempre “non sono un genio” che da solo ha capito queste cose, ma tanti altri ricercatori ci sono arrivati… anche in tempi insospettabili. Prima di salutarti voglio condividere con te un piccolo corso di quasi due ore sulla Intelligenza Emotiva tenuto dalla collega dott.essa Chiara Pagnanelli:

 

 

L’hai visto? si parla di “consapevolezza emotiva” e come hai visto si parla anche di “comprensione” che può essere visto in due modi completamente diversi: comprendere, nel senso di dare un significato, cosa che secondo me DEVI evitare nell’esercizio di oggi.

 

Oppure “com-prendere”, nel senso di accettare e prendere “insieme” le cose che accadono. Spesso il nostro cercare “significati interiori” può diventare la vera fonte di problemi. Di quel tipo di ruminazione interiore senza fine che può essere “gestita” con la mindfulness o con altri approcci.

 

Lo so che sembra assurdo che il cercare un significato possa farci entrare in un tunnel di “seghe mentali”… e qualche mio collega inorridirà alla mia affermazione…ma è così, fidati ( sono costretto ad usare il principio di “autorevolezza” perché non ho voglia di spiegarti il perché la vedo così).

 

Quindi questo modo di “gestire le emozioni” è un po’ diverso, anche se ti consiglio di vedere il video perché dice un sacco di cose interessanti su questo tema. Ma tieni acceso il cervello mentre lo guardi.

 

Nella ANL di oggi devi evitare di “dare nomi e di capire i perché”  provi quelle emozioni… e soprattutto NON devi  controllare nulla …you know? 😉

 

Ad un certo punto quando la collega spiega le tecniche di gestione delle emozioni dice… “sicuramente le tecniche di rilassamento sono utili, ma a mio avviso, secondo la mia esperienza professionale non sono sufficienti.

 

Però secondo me da sole non funzionano, a lungo tempo non funzionano. […] …è necessario arrivare a capire, da un punto di vista cognitivo, a capire come siamo arrivati a provare quella emozione”.

 

Ecco, come avrai intuito io non sono d’accordo…o meglio sono d’accordo quando parla di “rilassamento” in senso stretto, ma ovviamente non sono d’accordo se si parla di meditazione.

 

La collega non la cita e quindi parla d’altro, ma esiste un modo per diventare davvero più intelligente emotivamente, anche senza dover necessariamente capire nulla…semplicemente essere… essere presente. Semplicemente un altro modo di farlo…provalo!

 

Fammi sapere che cosa ne pensi lasciando un commento qui sotto, e se ti piace questo argomento clicca su mi piace ed aiutami a far crescere PsiNeL …ed anche a conoscere il tuo parere.

 

A presto
Genna

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23 Commenti
  • Ciao Genna ,
    sono un tuo “fan” da molto tempo ormai , circa dal 2012 , ma ho spesso bazzicato nel tuo blog anche su articoli meno recenti. Ho notato come il tuo approccio alle emozioni sia cambiato da un atteggiamento di maggior “controllo” tipico della PNL ad uno di accettazione di tipo mindfulness. Ecco , vorrei farti alcune domande sui due tipi di approcci:
    1. Quali sono gli svantaggi della metodica PNL di sostituzione degli stati negativi con quelli positivi mediante le verie tecniche proposte?
    2. In che modo l’accettazione mindfulness ci viene incontro aiutandoci a gestire meglio le emozioni “negative”? Nel senso , una volta accettata ad esempio la tristezza , c’è un tempo più o meno standard dopo il quale questa lascerà il soggetto permettendogli comunque di agire e di riportare alla mente stati potenzianti?
    A proposito di tali tematiche di sarei davvero grato se mi proponessi un qualche libro che reputi particolarmene efficace. Avevo pensato a Intelligenza emotiva di Goleman , cosa ne pensi?

    Grazie mille , e ovviamente piena stima per tutto ciò che fai!

    • Grande Vincenzo mi hai fatto una bellissima domanda!
      Ci hai preso proprio in pieno e ora provo a risponderti.
      1. Gli svantaggi della metodica “pnl” è che si tende a scappare dal proprio mondo interno (evitamento esperienziale) e ci si illude di poter controllare i pensieri cosa purtroppo (o per fortuna) falsa
      2. La tristezza non è necessariamente uno stato depotenziante, puoi essere triste ma accedere comunque a stati potenzianti e chiaro che non sono “forti” come quando vivi emozioni positive, ma le emozioni non controllano il tuo comportamento. Una volta accettata e vissuta la tristezza smetti di combatterci, anche di cercare di lenirla, se ci riesci davvero fai spazio dentro te stesso agli stati potenzianti. Non c’è un tempo a volte è immediato a volte ci vogliono anni.

      Si ti consiglio “Focus” di Goleman oltre alla sua intelligenza emotiva, anche “la trappola della felicità” di Russ Harriss.

  • @ Andrea: di certo mi sembra un ottimo spunto…grazie 🙂

    @ Michele: prova a ricaricare la pagina, perchè il file funziona anche su più macchine… libero arbitrio;) chiedo sempre di leggere anche il post semplicemente perchè lo scrivo dopo e cerco di fare ancora più chiarezza ed approfondire gli argomenti dell'audio…se non lo leggi significa che il contenuto dell'audio non t'interessa poi così tanto 😉

  • L'ANL sembra essere incompleta, l'audio si interrompe dopo pochi minuti senza che l'ANL sia finita.

    Scusa se ti creo un po di disturbo 😛 , ma un po' perché non ho tempo e un po perché sono pigro, non mi va di leggere l'articolo.

    Michele

  • Ehm… un po' confuso :-)…
    Che ne dici, Genna, di scriverci un post o una ANL che parli più approfonditamente di questa differenza?
    Thanks 🙂
    Andrea

  • Ciao Andrea, hai fatto benissimo a sottolinerarlo…

    la PNL si è appropriata di un termine che era specifico per l'ipnosi, un meccanismo psicologico chiamato "dissociazione"…

    Ma lei (la PNL) non intende questo, intende una pratica cognitiva di "seconda posizione" nelle immagini mentali. Qualcosa di molto diverso… Forse la disidentificazione può essere vista come uno stato dissociativo ma non c'entra nulla con la pratica volontaria di dissociarsi della PNL.

    È normale che gli eventi brutti siano dissociati nella rappresentazione interiore;)

    Grazie per la bella domanda
    Genna

  • Ciao Genna,
    giusto per chiarire e non dare niente per scontato, disidentificarsi e dissociarsi dalle emozioni negative è la stessa cosa?
    E' questa una riflessione che facevo in questi giorni, dopo aver ascoltato l'audio del post e, naturalmente, dopo averlo letto ;)… Praticamente mi son reso conto che ogni volta che provavo emozioni negative, o attraversavo momenti di enorme stress, già da quando andavo alle elementari, mi dissociavo totalmente dalla situazione stressante (d'altra parte non avevo vie di fuga). Me ne dissociavo e mi muovevo come un buldozer, un po' come trovarti sui dei carboni ardenti ma hai solo quel percorso da seguire… cosa fai? Per quanto possibile, cerchi di nascondere a te stesso le sensazioni che provi (disidentificazione), e alla fine diventi un abilissimo maestro di quest'arte, anche se però a volte rischi di trovarti un bel tornaconto psicologico.
    Cosa ne pensi?
    Grazie,
    Andrea

  • Grande Manuel,
    anche io ho visto gli enormi benefici di mostrare una pratica simile ai clienti/pazienti…

    grazie mille per i tuoi feedback di prima mano 🙂
    Genna

  • Ciao Genna,
    Ho ascoltato l'audio davvero tante utili indicazioni 🙂
    Ho trovato utile l'astanga yoga che i da gli 8 passi da seguire per meditare ed arrivare allo stato di samadhi, e tre di questi passi li hai spiegati nell'audio newsletter.
    Asana, la posizione, pranyama la respirazione e pratyahara il ritiro dei sensi coincidono con questa pratica.
    Confrontando,i con un'amica che sta facendo la scuola di insegnate yoga insieme a me abbiamo realizzato che iniziare con questi tre passione poi continuare dharana(concentrazione) e dhyana(ideazione) siano quelli che più ( nella nostra breve esperienza) producono i risultati migliori nella meditazione.
    Anche nella psicoterapia vedo che chi migliora prima e' chi affianca alla terapia una pratica di meditazione e quindi mi sento di consigliarla a tutti.
    Ciao!

  • La meditazione olistica è il bodyscan della mindfulness leggermente modificato 😉

  • Ciao Paola,
    si e no…da un lato devi essere disposta a lasciar andare il pensiero/emozione mentre dall'altro lato devi semplicemente osservarlo mentre si spegne da solo. Non devi fare nulla di specifico per "lasciar andare"…

  • Ne ho sperimentati parecchi e uso man mano quello che mi ispira di più in un determinato periodo o giornata, compresi quelli che proponi tu, e infatti da quando hai iniziato ad approfondire maggiormente questo filone nel blog non mi perdo un esercizio (e ho anche letto il tuo ebook). Personalmente ho cominciato con la meditazione trascendentale nel 2005 su indicazione di un amico, e dopo alcuni mesi di pratica costante con quella, siccome meditare mi piaceva moltissimo e constatavo concretamente grandi benefici, ho provato via via sempre nuovi sistemi, guidati o meno, dal bodyscan (che prima di leggerlo qui non sapevo si chiamasse così), alla meditazione sul respiro, a quella sui chakra e/o colori e tante altre, compresa quella con la vocalizzazione dell'OM. Tranne quest'ultima, che ho scartato quasi subito perché la trovo faticosissima (forse perché non la eseguo correttamente, non so, comunque la trovo inadatta a me), per il resto le alterno a seconda dei periodi, e anzi delle giornate. Un paio d'anni fa, poi, ho scoperto un metodo basato sui battiti binaurali che prevede l'impiego di una specifica tecnologia audio per un'ora al giorno e devo dire che ne sono entusiasta, perché ha intensificato moltissimo la pratica ed è compatibile con qualsiasi altro sistema, nel senso che su questo sfondo neutro tu puoi meditare come meglio credi.
    Quanto al Sedona method, sì, lì il rilascio è volontario ma un po' inevitabile a mio avviso, nel senso che alla fatidica domanda "saresti disposto a lasciar andare questa emozione" è quasi giocoforza rispondere sì… o sbaglio?

  • Bell'articolo…
    domanda: la meditazione olistica ha gli stessi benefici della mindfulness? sono meditazioni diverse?
    grazie

  • Grazie Gigi, insisti falla tutti i giorni per un po' di tempo.

  • Questa audionewsletter mi è stata di grande aiuto…l'altro giorno ho provato la meditazione della montagna e mi è sembrata abbastanza efficace…la rifarò! Grazie Gennaro…continua a farci sognare!

  • Perchè le persone "non equilibrate" tendono ad identificarsi con il pensiero negativo e a peggiorare la loro situazione.

  • Perchè per "persone equilibrate" ? Quali possono essere i pericoli per le "persone non equilibrate?

  • CIao Andrea, ottima domanda perché per molti c'è confusione…

    Il respiro deve essere il tuo modo naturale di respirare e non una tecnica…devi ascoltare il tuo respiro così come è…se non ci riesci fai solo il bodyscan.

    L'attenzione sul respiro è un po' più difficile perché si tende a controllarlo;) io all'inizio facevo così: a bocca chiusa sentivo l'aria che entrava e che usciva dal naso. Poi spostavo l'attenzione sul calore dell'aria e poi sulla pancia che si gonfia e si sgonfia.

  • Ciao Genna,
    ora se il bodyscan mi è chiaro, quel che mi chiedo sulla meditazione sul respiro come andrebbe fatta? Anche leggendo libri di Coelho non mi è ben chiara… non vorrei che magari rischiamo di controllarlo piuttosto che esserne coscenti… Puoi spiegarci meglio come funziona? Quando dovrebbe essere profondo e da dove dovrebbe partire? Immagino dall'addome e via via renderlo sempre pi lento e profondo, giusto?
    Grazie,
    Andrea

  • Ciao Miche…
    Appena fatto un test e ora si sente…
    Grazie per la segnalazione

  • L'AUDIO NON SI SENTE!

  • Medito quotidianamente (o quasi) da circa sette anni, perciò mi sono cimentata subito con l'esercizio sull'emozione negativa e in effetti ha funzionato abbastanza bene ma ha avuto durata piuttosto breve, nel senso che l'emozione negativa è riaffiorata – e con lei il suo carico di ansia – meno di dieci minuti dopo. A quel punto immagino che sia indicato ripetere la pratica? Volevo comunque segnalare che, per quanto mi riguarda, tra i vari metodi di gestione delle emozioni, positive e negative, che ho sperimentato sinora il più efficace e duraturo per me è risultato essere il metodo Sedona per il rilascio delle emozioni. L'esercizio che proponi qui me lo ha un po' ricordato, ma a mio avviso il Sedona è più semplice e immediato. Lo conosci? Che cosa ne pensi? Grazie per gli interessanti audio e articolo e buon lavoro.

    • Ciao Paolo,
      che metodo di meditazione usi? Certo che conosco il sedona method:) mentre però qui non devi fare nulla li devi rilasciare volontariamente…se non ricordo male..

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