Effetto Placebo: Chimica o Convinzioni? gli affascinanti studi del Prof. Fabrizio Benedetti

Ciao,

l’altro giorno assistendo ad un corso mi hanno parlato del prof. Fabrizio Benedetti, professore di fisiologia della Università di Torino che ha fatto alcune interessanti scoperte sull’effetto placebo di cui abbiamo tanto parlato.Andando alla ricerca delle sue scoperte mi sono imbattuto in un video molto carino, dove il professore ci mostra che cosa è l’effetto placebo e soprattutto quali possono essere le sue reali applicazioni cliniche. Fino a citare il triste studio sugli “antidepressivi”…

Sei riuscito a vederlo? nel video il prof. Benedetti ci mostra le ultime scoperte effettuate dal suo staff sull’affascinante “effetto placebo”. Nel video viene detto”per filo e per segno” di cosa si tratta quando si parla di questo effetto e soprattutto su quali possano essere gli effetti clinici e quindi le sue applicazioni.

In realtà la maggior parte di queste osservazioni sono più che note, soprattutto se segui Psinel 😉 Ma molte sono davvero affascinanti perché propongono modelli d’intervento veri e propri. Per semplificare tutto il processo del Placebo, il prof. ci mostra i due meccanismi fisiologici che sono responsabili di questo effetto.

La produzione di endorfine, per quanto riguarda l’effetto benefico (quello palcebo) e il suo contro altere, la produzione di CCK o Coleicistochina per l’effetto nocebo, cioè l’effetto negativo che può essere creato o dall’auto-suggestione del paziente o dalle suggestioni”negative” del medico (danno iatrogeno).

Altro aspetto critico non preso in considerazione(immagino per semplificare la spiegazione) è che l’effetto placebo non attiva solo la produzione di endorfine diminuendo quella di cck. Perché attraverso questo effetto che i ricercatori possono osservare direttamente si attivano tutta una cascata di reazioni che possono portare alla guarigione. In altre parole questa spiegazione chimica del funzionamento del placebo vale, direttamente, solo per il dolore.

Questi fenomeni oggi sono spiegabili attraverso le affascinanti teorie sulla PNEI. Una delle ricercatrici più importanti (anche se un po’ datata) e stata la Candace Pert che ha dimostrato come i recettori endocannbinoidi (quelli responsabili anche della produzione di endorfine) sono presenti in ogni cellula umana. E dato che le emozioni sono in grado di attivare questi meccanismi la Pert hai ipotizzato che la comunicazione mente-corpo avvenisse attraverso questi recettori.

Quindi la Pert è stata una pioniera nel campo della PNEI spiegando come avvenga questo speciale tipo di comunicazione fra mente e corpo. Da questi studi abbiamo fatto passi enormi scoprendo tanti altri canali che possono fungere da collante fra i nostri pensieri ed emozioni ed il nostro corpo.Ecco perché, alla luce di queste scoperte, la spiegazione del professore mi sembra un po’ riduttiva.

Nonostante questo è una delle aree di ricerca dove pare che “si stia muovendo qualcosa“. Forse non sai quanto è difficile riuscire a farsi dare dei fondi per questo tipo di ricerche ed il professor Fabrizio Benedetti ci è riuscito e continua a riuscirci. Nella bella Università di Torino, ovviamente non quella dei “poveri psicologi” ma quella della ricca ed egemone medicina;) Il professore ci mostra nel video delle applicazioni reali…

…e ci spiega come sia possibile, con un “artificio retorico” poter applicare questi principi con un’adeguata comunicazione. A questo proposito mi è piaciuta molto l’idea del “meta placebo” per poter in un qualche modo ovviare al discorso etico legato al fatto di “non dire al paziente la pura verità”.

Perché invece di dirgli “si tratta di un farmaco potentissimo”gli si può spiegare esattamente di cosa si tratta:

guardi signora questo è un trattamento sperimentale che attraverso un meccanismo psicologico è in grado di aumentare la produzione di endorfine, e questo farà diminuire o addirittura cessare il suo dolore“.Invece di fregare il paziente gli si dice per filo e per segno che cosa succede realmente.

Ad un certo punto il professore si mette a parlare delle modalità con le quali è possibile utilizzare l’effetto placebo per migliorare le prestazioni fisiche. Cosa che,si chiede il professore, se sia etica applicare e se non la si possa inquadrare come doping. E come metodo per aiutare l’atleta parla di “condizionamento classico“.Questo in pratica ti aiuta ad avere più forza e ad essere più motivato ma non migliora il tuo gioco o il tuo modo di giocare.

L’effetto placebo, per quanto potente, non può andare a sostituire il supporto di un mental coach, nel caso dello sportivo o di uno psicologo per l’ansioso o il depresso. Il condizionamento si comporta proprio come il farmaco, aiuta a sentirti più forte ma non cambia il modo di pensare delle persone, modo di pensare che è alla fine la causa stessa del problema.

Credo quindi che mentre i fisiologi possono ancora interessarsi agli effetti “anatomo-fisiologici” ci sia un passetto intermezzo da considerare. Visto che si tratta di una sostanza inerte, in grado di alterare o di dare il via a tutta una serie di reazioni che possono portare alla guarigione…c’è un aspetto che non viene affatto considerato, aspetto che per me è ancora più importante…

…”come vengono influenzate queste convinzioni?“. Dopotutto se ci pensi il placebo non è altro che una delle tante manifestazioni di quanto siano trainanti le nostre convinzioni personali. Ma non solo, ci indica anche che queste convinzioni sono facilmente alterabili da una semplice “suggestione” o meglio da un “inganno benefico”. Per cui, secondo me, il vero studio da effettuare non è sul condizionamento di sostanze chimiche, ma su come agiscono queste convinzioni.

Chiaramente le ricerche del professore sono più che utili e sono uno sforzo di ricerca eccellente nel nostro Paese. Tanto che quando l’ho scoperto sono “caduto dal pero” perché non pensavo ci fosse ricerca a questo livello da noi in Italia sull’effetto placebo. Speriamo che nel futuro ci saranno sempre più ricercatori così in grado di mobilizzare le risorse necessarie. Ma che questo sforzo possa essere fatto anche per la ricerca sulle convinzioni e non solo sull’aspetto fisiologico…

…ma anche dal punto di vista squisitamente psicologico e non solo fisiologico. Altrimenti torniamo davvero al comportamentistmo, dove fra stimolo e risposta non sappiamo che cosa ci sia in mezzo. Fortunatamente oggi sappiamo che ci sono delle “convinzioni” e conosciamo diversi sistemi per interagire con il nostro “sistema che crea le convinzioni” per cui, non ci sono scuse, bisogna studiare anche la“scatola nera”!

Chissà forse nel futuro, conoscendo come funzionano queste “convinzioni” saremo in grado, con delle semplici storielle da raccontare ai nostri figli (un po’ come la storia della resistenza allo stress di cui ti ho parlato poco fa) di evitare la maggior parte dei farmaci dannosi, restituendo nelle mani del paziente il vero potere della guarigione…perché come ogni medico sa, se uno non vuole guarire non guarisce…fortunatamente lo stesso vale al contrario.

Fammi sapere che cosa ne pensi lasciando un commento qui sotto. E se ti è piaciuto il post clicca su mi piace o sul più uno di google mi aiuterai a divulgare queste preziose informazioni!

A presto
Genna

Ps. ci sarebbe da dire molto sul titolo che ho scelto per questo post, “placebo chimica o convinzioni“. Perché se ci pensi bene non esiste una distinzione, nel momento in cui il paziente crede che quella determinata sostanza lo aiuterà, in lui accadono realmente delle modificazioni chimiche. Ecco perché alcune persone non parlano più di”effetto placebo”, provocando questo un vero e proprio “effetto fisico”.

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4 Commenti
  • Ciao Stefano,
    nonostante sia in parte vero penso che valga la pena continuare a ricercare…

  • Nel libro "13 cose che non hanno senso" c'è una bellissima spiegazione del Placebo con una serie di esperimenti e test. Ci sono così tanti studi contrastanti che arrivare a una risposta soddisfacente è impossibile.

  • Ciao Miche,
    seguirò sicuramente il tuo suggerimento, da tempo si conoscono molti meccanismi, come quelli descritti dal professore, ma è ancora difficile dire quali siano specificamente…anche a me piace il lato sulla "comunicazione dei medici";)

  • Articolo molto interessante, anche se io personalmente preferisco gli articoli sulla comunicazione efficace 😀
    Comunque quindi come fanno in dettaglio delle convinzioni positive (che non sono altro che pensieri, ossia relazioni neuronali) a mutare certi aspetti chimici da malfunzionanti a "benfunzionanti"?!
    P.s. Ti chiedo di approfondire il seguente argomento che hai accennato in questo articolo: la responsabilità, per il fine positivo di una certa cura, che i medici hanno con i pazienti durante la comunicazione con questi 🙂

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