PNL: Trainers – formatori italiani ed i loro “accenti” ;)

Ciao,

sei appassionato di PNL e crescita personale? E la segui da almeno un po’ di tempo? In questo”delirio del venerdì” voglio parlarti di un fenomeno particolare del mondo della formazione e non solo, qualcosa che può essere di tuo interesse solo se davvero ti piacciono queste cose;)

ed hai un po’ di spirito di osservazione forse riesci anche tu, a renderti conto”chi s’ispira a chi”…

se segui PsiNeL sai che”le fonti” delle informazioni non sono un optional, ma anzi sono una parte molto

importante del processo di ricerca. Così chi si occupa di formazione, solitamente ha una serie di mentori a cui si ispira e di cui di solito è stato allievo. Ed è chiaro che questo, oltre a portare alto il nome del proprio maestro si occupi anche di divulgare alcuni suoi metodi di formazione.

Tuttavia non sempre è così, specialmente nel campo crescita e sviluppo personale dove, detto tra noi, i mentori non sono poi così tanti.

Non perché ci siano persone incapaci qui da noi in Italia, ma perché ci sono più improvvisati che da qualsiasi altra parte del mondo 😉 per “improvvisati” mi riferisco a chi, dopo aver letto qualche libro, decide di tenere un proprio corso.

Rispetto ad altri campi della conoscenza, quello della crescita personale ha milioni di fonti ma pochi divulgatori, e quelli seri in Italia, si contano sulle dita di due mani.

Questo ragionamento abbastanza banale mi è balzato in mente assistendo ad un corso dal vivo. Il davvero molto bravo trainer parlava di vendita in un modo molto professionale e carismatico, ma nel suo paraverbale io vedevo una trainer… “Roberto Re”.

Magari starai pensando… “eh bravo Genna, sapessi io quante volte me ne sono accorto”. Ed infatti questa è stata una delle molte volte in cui “riesco ad intravedere” il trainer che c’è alle spalle.

Ed è proprio confrontandomi con altri corsisti che mi sono reso conto, di non essere stato l’unico ad accorgersene.

 

Così in Italia abbiamo (preparati alla scarica di link) Roberto Re con il suo accento misto ligure-lombardo, Piernicola De Maria con il suo accento international-napoletano, Claudio Belotti ed il suo ex socio Alessio Roberti ultra bergamaschi, lo Zio Hack con il stile lombardo futuristico…Max Formisano con il barese-romanesco-napoletanizzato 🙂

 

Ecco solo dai nomi citati possiamo trovare migliaia di cloni italiani. Non per nulla sono fra i più bravi, fra i più conosciuti. Quelli più intensi per me sono i due bergamaschi…che hanno influenzato più di un trainers!

Con questo non voglio dire che chi imita, consciamente o inconsciamente, un trainer sia un cattivo formatore.

Anzi abbiamo esempi di trainer che si sono formati con altrettanti trainer, che pur portando avanti il loro modo di formare si sono distinti.

Uno di questi è proprio il Re con Tony Robbins o anche Debora Conti con Paul  McKenna…ecc. Tutti i trainer citati hanno un sacco di emuli e come dicevamo…”cista”…ma fino …fino a quando si prende inconsciamente uno stile e lo si fa proprio o lo si aggiunge al proprio ventaglio di 

abilità e comportamenti. Ma non va bene quando il formatore fa solo una sorta di imitazione bislacca, compresa di non verbale e anche di esempi e di programmi.

Lo so che ti sembrerà strano ma qui in Italia siamo pieni di persone che prendono un corso. Figo e “cercando di rappresentare l’intero territorio nella loro mappa“, fanno corsi, copia e incolla.

Ok…ok, anche io faccio il formatore e se mi piace “un esempio”, una metafore o un esercizio che ho visto fare ad un altro trainer lo ripropongo…e trrrrr rullo di tamburi, dico anche da chi l’ho preso (ovviamente in base al contesto e alla richiesta di chiarimenti).

Se hai fatto un corso con me sai di cosa sto parlando:)Per cui anche io modello, ma c’è modo e modo per farlo, se ti viene naturale”no problem”

se ti viene naturale,imitare la voce e tutto il resto, fallo! Significa che hai inconsciamente modellato quello stile, ma ti consiglio di rendertene conto. Come fare?

Videoregistrati e guardati,ascoltati, vai a cercare quelle cose che sai non essere”farina del tuo sacco” e nota se esageri nella”imitazione”.

Ovviamente questo processo, se fai il formatore, immagino che lo avrai già fatto (o almeno spero ci sono molte persone a cui non piace rivedersi)..adesso nota solo questo tipo di “atteggiamento imitativo“.

Il modellamento per imitazione diretta (come amo definirlo) l’ho provato centinaia di volte in modo conscio durante la mia vita.Suono la chitarra e canto da quando avevo 15 anni, all’inizio ero una vera e propria “pippa”:) poi nel tempo sono molto migliorato.

 

Se devo fare una cover eseguo quasi sempre lo stesso processo in 4 steps:

 

1) Ascolto il brano fino a quando non mi è davvero molto familiare e magari leggo il testo per impararlo.

2) Cerco gli accordi in base alla mia tonalità vocale.

3) Imito il cantante…non lo faccio apposta mi viene quasi naturale. Dopo almeno una decina di volte che canto e suono tutta lacanzone…

4) dall’imitazione vienefuori la mia vera voce.

Ok, magari sei un maestro di canto e sapresti come fare a farmi cantare subito con la mia voce, ma io non ho mai preso lezioni formali di canto (formali no perché mi sono auto-formato).

Eppure, nonostante la tecnica acquisita negli anni, questa sequenza appena descritta è quella che oserei dire”mi viene spontanea e naturale“. Tutte le volte che ci penso la vedo più o meno in questo modo…

…c’è un primo periodo di identificazione con il cantante che nel nostro caso è un trainer/formatore, attraverso il quale riesco a trovare la mia voce, cioè il mio modo di fare formazione.

Questo ovviamente sarà influenzato più o meno pesantemente dai miei maestri, ma per diventare io stesso un “vero maestro” devo fare un passo in più, cioè trovare il mio modo unico di fare le cose, anche se questo può partire dall’imitazione di qualcun’altro.

Se fai il formatore o se hai un qualsiasi maestro che tendi ad emulare, don’t worry, è una cosa del tutto naturale.

Ma tieni a mente che devi usare questo tuo modo di emulare per fare in modo che risuoni dentro di te “la tua vera voce”, solo così puoi diventare tu stesso un bravo formatore, altrimenti farai dei bei corsi fotocopia 🙂

Quanto detto fino ad ora non ci esime, in quanto formatori o semplici appassionati di psicologia, dallo studiare.

Infatti, anche se a volte ci possono venire in mente idee geniali che nascono esclusivamente dalla nostra esperienza di vita, leggere e studiare quelle degli altri è un ottimo modo per incorporare più modelli e, anche qui, scoprire il “nostro personale”.

Ma questa è un’altra storia… fammi sapere se ti è piaciuto il post…

A presto
Genna

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5 Commenti
  • Meglio copiare solo le cose che funzionano. E poi non si può citare sempre tutti, penso che si sappia che l'originalità vera e propria non esiste. Esiste solo una costruzione diversa delle cose che già esistono. Anche la PNL ha preso altrove, anche Milton Erickson ha preso altrove…

  • Ciao Genna…
    ah… i bergamaschi!!
    e pure il genovese…
    … quante ispirazioni 🙂

    Personalmente credo che all'inizio "copiare/modellare" dei pezzi altrui, sia una forma di comodità quasi inevitabile dato che la tua attenzione è tutta so cosa devi dire, sul pubblico su di te e mille altri dettagli, soprattutto se non hai uno staff che ti aiuta!

    Quindi prendere dei "pezzi di codice" già scritto per realizzare il tuo programma è quasi indispensabile.

    Tuttavia credo che un po' alla volta, magari in anni di aula, il codice si mescola, si sovrascrive e si evolve… un po' come l'agente Smith con il codice di Neo!!

    Quindi non credo che sia necessario un lavoro consapevole per isolare le cose che hai volutamente o inconsciamente modellato, perchè dopo un po' se ne vanno via per i fatti loro; quando non sono più utili!

    Se questo non capita è solo per un motivo: uno non sta facendo abbastanza aula da crearsi un archivio suo di aneddoti, battute, frasette e stile!

    Se uno fa un corso all'anno (ammesso che sopravviva come formatore) forse continuerà spudoratamente a copiare i suoi maestri…. ma se uno fa aula 2/3 volte alla settimana credo sia impossibile non evolversi e (ribadisco) non serve nemmeno farlo apposta; è una cosa naturale!!

    Ergo… credo che quelli che girano per le aule con "pezzi di repertorio" completamente rubati forse sono solo ai loro esordi… ma:
    a) se andranno avanti si evolveranno…
    b) se non si evolvono si estinguono!

    Sinceramente ho sempre creduto che essere una "combinazione unica e irripetibile di pezzi copiati da altri" sia la cosa più bella… oltre che l'unica possibile 🙂

    Quindi mi permetto di proporre un consiglio:
    a) non provare a copiare di meno
    b) prova a copiare da più fonti possibile !!

    Un abbraccio a tutti i formatori che fanno ricerca (copia) e sviluppo (incollo creativo)!!

    Sebastiano Todero

    PS. Grazie a Roberto, Claudio, Alessio, Livio e Tony!

  • Grazie Zio, non potevo non citarti 🙂

    @ Gabriele: grazie, forse nel jazz vale ancora di più 😉

  • Ciao Gennaro!
    Inizio col farti i complimenti per il tuo Blog…ammiro la tua costanza nel postare articoli e alcuni mi hanno fatto scoprire cose interessanti che non conoscevo.
    Proprio in questo periodo sto niziando a costruirmi un'attività nella formazione e coaching…dopo aver studiato per 4 anni ora sto iniziando a scendere nel concreto…solo libri alla lunga non da soddisfazioni!!
    Capisco il senso del tuo articolo e lo stimolo ad essere originali…di formazione sono pianista jazz…e confermo che nella musica prima devi passare per anni di imitazione per poter poi maturare progressivamente un tuo stile musicale…quindi idem nella formazione!!

    Continua così!

    Gabriele

  • Ciao Gennaro,
    grazie mille della citazione.
    I tuoi post sono sempre originali e simpatici.
    Keep going
    Un abbraccio
    zio Hack
    http://www.migliorati.org

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