Esiste il talento? 10.000 ore per eccellere in qualsiasi disciplina?

 

 

Conosci la teoria della 10.000 ore? ne avevamo parlato nella ANL sulla grinta, dove si faceva una affermazione molto forte… “il talento non esiste”!

Nel 2007 K. Anders Ericsson psicologo svedese trapiantato nella Università della Florida svolge uno studio davvero interessante avvalendosi della collaborazione della Accademia della musica di Berlino.

Obiettivo dello studio, capire se è più importante avere talento oppure esercitarsi con disciplina…

Sei riuscito ad ascoltarlo? non è un’affermazione da poco dire che “il talento non esiste”, qualcuno potrebbe parlare di inutilizzo delle risorse personali, come ho fatto nell’audio.

Ma per ora i risultati sono questi, chi pratica per 10.000 ore può diventare un “maestro” in quel determinato campo. Maestro nel senso di “maestria” in quella disciplina.

Lo studio è stato reso noto nel libro “fuoriclasse” di Malcom Macdawell in cui non si parla solo di musica, ma anche di sport e di successo in generale.

Se ti stai chiedendo se sia possibile o meno fare una cosa del genere in modo volontario, cioè metterti lì a tavolino e stabilire 10.000 ore di pratica per eccellere, da zero, in un certo campo…guarda questo articolo di Repubblica.

The Dan Plan è una sorta di scommessa che un riccone americano ha messo in piedi. Oltre al classico americanismo ci troviamo però l’idea geniale: testare la teoria delle 10000 ore. Il “pazzo” si chiama Dan McLaughlin e si tratta proprio della sua scommessa…

…dal sito che ho linkato prima puoi seguirlo, per ora si trova a 3800 ore di pratica. A questo punto dovrebbe essere diventato bravetto…ma non capendo una mazza di golf (battuta non voluta:)) non so dirti se avere un handicap di 5.9 sia un bene o un male dopo tutte queste ore di apprendimento.

Dan ha deciso di allenarsi 6 ore al giorno per 6 anni, questa è la sua scommessa per diventare un professionista nel mondo del golf…e dimostrare che il talento è forse “acqua fresca”. 

Nella ANL ti ho più volte detto che è difficile fare o meglio progettare un esercizio. Per questo mi sono avvalso impropriamente del termine “bilancio delle competenze“.

Un vero e proprio “bilancio” nel quale si inseriscono, appunto, le competenze come autostima, sicurezza, il pensiero strategico, comunicazione di se, presa di decisione e locus of control.

Per cui si tratta di qualcosa di complesso, tuttavia anche solo il fatto di stabilire, come ha fatto “Dan”, quante ore ti servono per eccellere…è giù un buon inizio. Dan lo ha fatto, a suo dire, partendo da zero.

La sua è una vera e propria scommessa, ma fortunatamente noi non siamo costretti a fare altrettanto. Per cui, anche se questo concetto (alla Dan Plan) può essere usato da chi inizia una qualsiasi nuova disciplina…oggi ti invito a farlo in ambiti che abbiano 2 caratteristiche:

1) devi esserne appassionato e 2) devi aver già iniziato questa pratica.

Anche se l’hai abbandonata e desideri riprenderla. Come ti dicevo nella ANL, questo è un “esperimento mentale” più che un vero e proprio bilancio delle tue competenze. Ma come si sente spesso dire ” è sempre bene sapere a che punto siamo nel nostro viaggio”… anche se questo punto non esiste o è del tutto arbitrario.

 

Quindi, bando alle ciance e proviamo a costruire questo esperimento:

 

1) Carta e penna (calcolatrice;)): procurati gli strumenti per poter fare i tuoi calcoli. Ricordati di scrivere queste cose, perché scrivere è diverso che semplicemente mettersi a pensare.

2) Individua 3 aree: questa è la parte più difficile per alcune persone. Devi trovare tre ambiti in cui desideri davvero eccellere. Non è detto che sia tutto il tuo lavoro, può anche essere una piccola parte di questo. Se ad esempio fai lo psicologo come me, potresti prendere la capacità di ottenere cambiamenti…oppure la più generica “capacità di comunicare in modo efficace” ecc. Insomma individua delle vere e proprie abilità e non solo degli ambiti.

3) Calcola: calcolatrice alla mano pensa a quando hai iniziato a praticare in quel campo. Prendi un foglio e crea una linea del tempo come nella immagine qui sotto.   Come vedi nell’immagine non ho fatto altro che tracciare una linea del tempo, in cui a sinistra ho messo l’età in cui ho iniziato a suonare la chitarra (15 anni) ed ho stimato mediamente delle fasce in cui la pratica con lo strumento è aumentata.

E poi non ho fatto altro che prendere i numero degli anni, moltiplicarlo per i 365 giorni dell’anno e moltiplicare ancora per i minuti e le ore di pratica…e alla fine 7299 ore di pratica, che detto fra noi possono davvero corrispondere alla realtà.

Ora se aggiungi a quel grafico che ho suonato tanto e tanto dal vivo…e che per farlo ho dovuto fare tante e tante ore di prove con i vari gruppi, ecco che si arriva facilmente a 8000 ore.

E visto che non mi sento affatto eccellente come chitarrista ma penso di saper suonare credo che le 8000 ore, che corrispondono alla fascia dei “bravi” dello studio, rispecchi realmente la mia abilità come chitarrista. Come hai visto, invece di diminuire, la mia pratica è cresciuta… quella è tutta passione 🙂  

Nel grafico che vedi, sono riportati i risultati dello studio originale di Ericsson e collaboratori. Come vedi quelli che sono stati reputati come “i migliori esperti” all’età di 20 anni avevano accumulato 10.000 ore di pratica, subito dopo i professionisti che si sono fermati a 8000 (come me ;)) e poi tutti gli altri. E’ chiaro che, mentre fai questo bilancio è utile ricordare il fattore frequenza…

…cioè, se hai suonato il violino dagli 8 ai 18 anni e poi per 20 anni non lo hai più toccato, non penso che valga la stessa identica regola. Di certo non dovrai riniziare dal principio, ma sicuramente se si lascia “il colpo” per troppo tempo si fanno dei passi indietro. Oltre alla frequenza, come ti dicevo, tieni conto la passione.

Perché nello studio si parla di ore “di pratica deli- berata“. Cioè non imposta, sei tu che devi avere la voglia di farlo (ok, qui si apre un discorso enorme sul perché un bambino di 5 anni si appassioni di violino…ma lasciamo perdere ;)).

Devo ammettere che mi piace tantissimo l’idea che non esista il talento, per quanto in realtà abbia più volte assistito a sfoggi di talento. La vedo come una cosa democratica, su cui noi abbiamo il potere, su cui tutti possono lavorare.

Al di là della razza o del fatto di avere una forte ereditarietà… questo studio, come molti altri, modifica completamente il paradigma classico dell’insegnamento (ti ricordi l’effetto pigmalione?). Sapendo questo gli insegnanti non devono più andare alla ricerca di quel talento innato, ma invece mettersi a studiare modalità per motivare meglio le persone, come l’esercizio che trovi in questa mio “intervento” fatto sul canale del dott. Luca Mazzucchelli:

Sei riuscito a vederlo? se segui Psinel da un po’ forse già conoscevi la tecnica del bipensiero. Una delle tante metodologie che gli insegnanti possono mettere in pratica per far raggiungere ai loro allievi queste fatidiche 10.000 ore.

Facendo sì che siano loro stessi ad auto-motivarsi verso una pratica deliberata e senza più guardare le persone come “di serie A” (con del talento) o di “serie B”. Lo so che questo è un argomento scottante che spesso divide le persone in “genetisti e ambientalisti” ed è per questo che mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi.

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A presto
Genna

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13 Commenti
  • Ahahah sì lo avevo già fatto e mi ha portato a scegliere quello che infatti sto facendo ora…e che avevo già deciso di fare in passato ma avevo poi abbandonato perché richiedeva un impegno che mi sembrava fuori dalla mia portata…solo che continuo a chiedermi se ho fatto la scelta giusta e nel frattempo combino ben poco :-/

  • Ciao Paola,
    bella domanda 🙂 la prima cosa che voglio dirti è che le passioni sono necessarie ma sono anche volubili, per cui secondo me, nella vita possiamo prenderci il tempo per innamorarci di più cose. L'importante forse come diceva Castaneda è trovare quella via che per te "ha un cuore"…

    Prova questo tetro esercizio, scrivi il tuo necrologio (facendo tutti gli scongiuri del caso;)) da qualche parte ho postato una versione positiva di questo esercizio…immaginanti a 80 anni in piena forma, descrivi una tua giornata.

    Nessuno di questi esercizi ti darà la risposta giusta, tu continua a cercarla, non cercarla solo fuori di te, ma soprattutto dentro.

  • Ciao Genna, ho una domanda da farti riguardo a questo post da tanto tempo, ma non sapevo bene come porla, ed ho voluto rifletterci sopra dato che per me è molto importante. Riguarda la passione che è condizione necessaria per portare avanti il proprio obiettivo. Io sono sempre stata una persona piuttosto dispersiva sia perchè sono molto curiosa e mi lascio distrarre facilmente, sia per motivi logistici che mi hanno portata a vivere in molti posti diversi e situazoni differenti. Per cui, se ora volessi darmi una calmata una volta per tutte alla mia veneranda età 😀 come faccio a capire quale o quali tra i miei interessi sono (o possono diventare?) una vera passione? Devo decidere io razionalmente su cosa concentrarmi se non sento una "prevalenza"?
    Grazie per la tua attenzione!
    Pao

  • Ciao Elisa,
    no non l'ho letto…cosa dice a proposito?

  • L'hai letto "The Click Moment" di Frans Johansson? Io la penso esattamente come lui. Ciao!

  • anonimo:

    la perfezione non esiste 😀

  • Completamente d'accordo Andrew,
    ma il pericolo fra il non sapere se stai praticando male o bene è quello di non praticare affatto 😉

  • Ciao Gennà ,oserei dire solo una cosa al riguardo. in pratica è vero che la pratica porta alla perfezione, ma secondo me nn è proprio giusto, uno puo praticare quanto vuole ma se lo fa in modo sbagliato alla fine è controproducente.
    Quindi secondo me la pratica "Perfetta" porta alla perfezione.
    Per concludere,quando si inizia a fare qualcosa assicuriamoci che sia fatta nl modo giusto 😀

    By andrew

  • Quello che scrivi non mi giunge certo nuovo, sono anni oramai che insegno a disegnare e dipingere attingendo alle risorse del "lato destro del cervello"
    L'arte e la Creatività sono risultati che si ottengono grazie a tanto olio di gomito, il talento non esiste, basta sapere come fare a "dare la prima pedalata" e poi proseguire con la seconda e via andando. Ho scritto una introduzione al mio corso se sei curioso la trovi qui: http://www.artedelcolore.com/lezioniweb/promocorsoweb.pdf, se vuoi puoi vedere qualche risultato ottenuto dai miei allievi http://www.praticalarte.com/corsi-di-disegno/corso-di-disegno-dal-vero-via-web-con-circolo-darti/

  • Ciao Nicola,
    hai pefettamente ragione, in psicologia quel fenomeno si chiama "transfert", da non confondere con il più famoso "transfert psicoanalitico".

    In pratica si tratta della capacità o dell'individuo o del compito di essere generalizzato ad altro. Per cui, come dicevo nell'audio, una delle buone notizie è che difficilmente si parte da zero 🙂

  • Molto interesante, mi ha fatto venire in mente una domanda:
    non sono ai tuoi livelli ovviamente (anche perchè di mestiere faccio tutt'altro), però mi sono interessato spesso ai lavori sull'intelligenza e sui 10 tipi di intelligenza, diciamo che grosso modo quasi tutti son daccordo nel dire che l'intelligenza si basa sul riconoscimento dei pattern, ovvero applicare un concetto appreso in un determinato ambito in uno totalmente diverso (prendilo per buono, non voglio scendere nei dettagli o entrar nel merito adesso, so che non è solo questo, ma mi interessa il concetto), ora, sapendo questo e pensado alle 10.000 ore mi viene in mente che il cosiddetto talento naturale alla fine potrebbe essere nient'altro che una persona con un'intelligenza molto elevata in qualche ambito che a livello inconscio riconosce dei pattern e li applica riciclandoli, quindi non parte da zero ore, ma magari da molte di più, si spiegherebbero quelli che non hanno mai fatto una determinata cosa in vita loro, cominciano, e sbalordiscono tutti vedendo cosa sono capaci di fare, non trovi?

    e a quel punto la soluzione "vincente" nella vita è accumulare esperienza di un po di tutto, o meglio, di più argomenti nel tuo ambito, e cercare di riconoscere consciamente o inconsciamente pattern già appresi, è un po come cambiare punto di vista per avere una visione d'insieme migliore di qualcosa.

    ho pensato una cosa sensata o secondo te mi son fatto dei viaggi mentali??

    Ciao, Nicola.

  • Ciao Mario,
    no mai direttamente…

  • Interessante, relativamente alla crisi economico-sociale attuale, per cui è difficilissimo trovrae un lavoro o pensare di cambiarlo…ti vlevo chiedere un tio parere e sapere se hai mai trattato, nel tuo blog, la relazione tra crisi economica e depressione. ciao Mario

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