Meditazione: L’automatismo mentale come ostacolo

Ciao,

pratichi la meditazione? io lo faccio solo da poco tempo, prima mi sono dedicato a tante altri approcci al cambiamento dello stato di coscienza, anche cose che mi vergogno a nominare.

Da argonauta della mente e da psicologo ho scoperto un nemico insito nella pratica della mindfulness che puoi scoprire come funziona e apprendere come evitarlo.

Prima di continuare a leggere questo post vorrei assicurarmi che tu abbia letto o per lo meno dato un’occhiata al mio post doveparagono la meditazione alla “uscita dalla matrix“.

In cui in sintesi espongo come il meditare serva ad uscire dalla rete di pensieri che non hanno nulla a che fare con la realtà. Preparati perché metterò sulla brace un bel pò di carne e dopo sarà difficile ritornare incolume e non consapevole alla tua giornata 🙂

Partiamo parlando del fatto che ci sono due sistemi di pensiero che la scienza cognitivasta studiando da anni, ma di cui si sa molto poco (soprattutto nei libri di crescita e sviluppo personale):

il sistema 1 ed il sistema 2

In realtà ne abbiamo già parlato ma con altri nominativi. In sostanza ogni tuo comportamento può avere un orientamento più automatico, cioè quelle azioni che non ti richiedono un grande sforzo consapevole, come guidare l’auto o respirare oppure, avere un orientamento di tipo controllato.

In futuro ti parlerò sempre di più utilizzando queste etichette perché la ricerca sta facendo passi da gigante ma per ora torniamo alla nostra meditazione.Ciò a cui mi riferisco nella pratica è il famoso bodyscan, ma il concetto può essere esteso a più metodologie di meditazione e rilassamento.

Quando mediti stai imbrigliando il potere del flusso di pensieri derivanti dal sistema 1 attraverso il sistema 2. Se il compito è molto complesso il sistema 1 diventa completamente invisibile e la differenza sta solo nello sforzo.

Mi spiego meglio: rispondi a questa domanda,quanto fa 347 x 486? se tu fossi un matematico abituato a fare tali calcoli sapresti rispondere al volo, utilizzando in buona parte il sistema 1 per rispondere.

Infatti l’esercizio e la pratica ti permettono di creare quello che gli psicologi sperimentali chiamano Task Set, cioè il fatto che meglio conosci una cosa e più ti viene facile e automatica.

L’esercizio sposta infatti l’utilizzo dal sistema 2 (quello controllato) al sistema 1 (quello auto-matico) quando fai esercizio. E la chiave per ogni buona meditazione quale è? esattamente l’esercizio e la pratica.

Quindi in modo paradossale, più pratichi e più ti verrà facile svolgere l’esercizio e allo stesso tempo diventerà più facile distrarsi…perché?

Perché essendo già allenato, ad esempio, a scansionare mentalmente il tuo corpo, questa attività che inizialmente prendeva tutte le tue risorse cognitive, adesso ha bisogno di una percentuale inferiore di attenzione, e questo seppur un bene, può trasformarsi in un male nel senso che può diventare più facile, da questo punto di vista, lasciar vagare lamente. 

Adesso lascia perdere tutti i terminoni che ho utilizzato, io me ne sono accorto con la pratica. Non è un dato sperimentale che ho trovato scritto su qualche libro, nel tempo mi sono accorto che ero sempre più libero di far vagare la mente, anche mentre una parte di me effettuava la scansione del corpo, per cui una parte meditava (il sistema 2) e l’altra no (il sistema 1).

Se sei un meditante esperto penserai: “ma è chiaro, devi costantemente e con uno sforzo volontario dirigere l’attenzione verso il tuo corpo senza far vagare la mente e sempre senza giudicare i tuoi pensieri ed il loro vagare“… questo in termini cognitivi può quindi essere tradotto in:

“Allenati a compiere quel determinato tipo di compito (in questo caso a meditare) e quando raggiungi l’abilità, allenati a restare in questo stato”. Lo stato ideale che penso sia necessario raggiungere è uno stato “di mezzo”,uno stato famosissimo, il famoso stato di flusso.

Nel quale non stai facendo sforzo, o meglio compi azioni che richiederebbero sforzo malo stato di flusso ti permette di farlo senza quello sforzo.

In altre parole, quando diventi un “meditante esperto” non hai più bisogno di sforzarti per raccogliere quella qualità speciale delle tua attenzione che chiamiamo mindfulness, ma l’esercizio diventa, mantenere quel flusso mentre lo fai.

Evitando che, quella abitudine a meditare non diventi un automatismo che fa scattare, più facilmente la famosa rete di default.Essere nel flusso nel flow non significa non consumare energia.

Infatti puoi fare ore di lavoro interrotto quando qualcosa ti piace eti appassiona, ma questo non significa che la sera quando starai per addormentarti non ti sentirai stanco. Cioè, le energie nel tuo flow le sprechi lo stesso, ma ne spendi meno, sei più performante e soprattutto ti senti soddisfatto dei tuoi sforzi.

E’ come se lo sforzo, con l’esercizio e la continua pratica diventasse “inconscio” e automatico. Ma bisogna evitare di farsi abbagliare troppo da questo automatismo e continuare a portare consapevolmente la nostra attenzione, altrimenti perdiamo sia lo stato di flusso che lo stato di disidentificazione (forse corrispondono?).

Se ti piacciono questi tempi, clicca qui sotto su Mi piace e fammi sapere cosa ne pensi fra i commenti, approfondirò ulteriormente questi argomenti perché sto giungendo ad alcune interessanti ipotesi che mi piacerebbe condividere con te.

A presto
Genna

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6 Commenti
  • Veramente bello. Io pratico la meditazione, o almeno cerco di fare meditazione, e in effetti tutto quello che hai detto lo vivo quotidianamente. Purtroppo da solo non ci ero e non ci sarei mai arrivato. Perciò grazie tante.
    Vorrei chiederti un consiglio: ultimamente mi sto interessando ai metaprogrammi. Leggo molto ma ci capisco sempre meno. Ho cercato tutti i tuoi post sull'argomento: interessanti, devo studiarmeli con più attenzione. Scusami, sto divagando. La/e domanda/e è questa: hai dei consigli da darmi per imparare al meglio ad utilizzarli? hai qualche tuo prodotto, da acquistare naturalmente, che tratta approfonditamente tale argomento? (Spero che non sia molto costoso).
    Correggimi se sbaglio: ritengo che i metaprogrammi siano molto importatni per comprendere chi abbiamo di fronte e potere intergarire con lui. Io voglio incominciare da questo aspetto per potere capire il più possibile mio figlio e creare con lui un rapporto forte, creativo, positivo.
    Ti ringrazio. Se vorrai darmi una risposta considera che sono, come si dice a Roma, un po' de coccio.
    Buona giornata
    Paolo R.

  • Wow anonimo…ottima osservazione 🙂

  • Ricordo un maestro di meditazione che diceva di conservare la "Mente del principiante". Non ne capivo il senso, penso di averlo capito adesso leggendo quello che hai scritto.
    Ciao

  • Grazie per il suggerimento, attendo come "al solito :-)" il lunedì per apprendere nuove informazioni che mi/ci offri grazie alla tua dedizione e passione.

    di nuovo grazie,
    Christian

  • Ciao Christian,
    anche tu mi hai letto nella mente, perché o volevo proprio dedicare un post al fatto che andiamo spesso alla ricerca di nuovi metodi per questo motivo. Per ora la "soluzione" é sforzarsi di farlo bene, attivando per bene il sistema due…

    Nella ANL di lunedì parlerò bene di questi meccanismi, senza però riferirmi direttamente alla meditazione.

    Grazie a te
    Genna

  • Ciao Gennaro, leggendo questo articolo sembra quasi che tu abbia letto nella mia mente… nel senso che anch'io mi sono accorto (sommariamente) su ciò che hai scritto. A me capita quando pratico sempre lo stesso esercizio di meditazione, all'inizio sono concentrato ad eseguire bene tutti i passi, ma poi quando diventano automatici la mia mente vaga e a volte smette di vagare quando ormai l'esercizio è terminato. Ciò non fa altro che spingermi a cercare sempre nuove tecniche, costringendomi in un loop che non ha mai fine. Sono davvero interessato alle tue ricerche, ti auguro di trovare qualche soluzione così che ne possiamo giovare un po' tutti….

    ciao, Christian.

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