Come affrontare “il dolore necessario” per crescere

 

 

 

 

 

 

 

Ti piacerebbe saper accettare i “dolori della vita”? …”si d’accordo Genna ma che brutto argomento”, starai pensando. Con la ANL di questa settimana voglio mostrarti che, saper affrontare il dolore  insito nelle sfide della  vita può essere uno dei tuoi migliori alleati. Ma soprattutto voglio presentarti uno degli esercizi che in questo periodo mi da più soddisfazione…

 

 

Sei riuscito ad ascoltarlo? si tratta ancora una volta di uno “strumento” tratto dal libro “il metodo” da cui ho tratto un’altra ANL due settimane fa.

Questo esercizio è il primo strumento che viene presentato dagli autori, e penso a buona ragione, perché lo ritengo (per ora) il più efficace. Se hai letto il libro e/o ascoltato l’audio, sai che cosa s’intende per “dolore”.

Quello stato di sofferenza, spesso autoindotta, che ci frena dal fare ciò che vogliamo fare. Questo stato è un campanello d’allarme che, se ascoltato con troppa insistenza, può davvero rovinarti la vita. Chi si affida troppo a questo genere di “allarme” ne diventa prigioniero, e la nostra società non ci aiuta.

Ti sei accorto che nelle generazioni il senso di sopportazione o di sacrificio è cambiato? oggi abbiamo tutto a portata di mano, abbiamo talmente tante cose dal aver iniziato a pensare di non aver bisogno del dolore, ci chiudiamo nella nostra bella zona di comfort.

E’ questo ciò che fa “l’inversione del desiderio” (questo è il suo nome ufficiale) ti aiuta ad uscire dalla zona di comfort, per farti provare quel tanto di “dolore necessario” per farti alzare il posteriore ed agire.

Ecco la struttura dell’esercizio:

1) Sfida: cerca qualcosa su cui fare l’esercizio, può essere un impegno che stai rimandando da troppo tempo, la paura di affrontare una persone o una situazione. In pratica tutte quelle cose che ti tirano fuori dalla tua zona di comfort, e che chiaramente tu desideri fare… senza riuscirci o con un enorme sforzo.

2) Il dolore: individua il dolore di questa sfida. Chiediti quanto sforzo ti richiederà affrontare quella cerca esperienza. Tieni sempre a mente che la nuvola (se hai ascoltato l’audio sai a cosa mi riferisco…ma tranquillo lo scoprirai tra poco ;)) rappresenta il dolore. Non una persona, una paura o l’oggetto in questione, ma il dolore necessario ad affrontare il miglioramento personale.

3) Il processo: adesso immagina davanti a te la nuvola che rappresenta il dolore. Guardala come se l’avessi d’avvero davanti a te, con quel certo timore. E quando ti senti pronto URLA dentro te stesso “Su coraggio fatti AVANTI”. Come in segno di sfida.

4) La Nuvola: fai un passo in avanti ed entra nella nuvola, provando la sensazione di essere davvero a contatto con quella sofferenza. E mentre inizi a percepirla urla dentro te stesso “il dolore mi rende più forte…il dolore mi fa crescere”. Resta lì ad apprezzare quel dolore che ti rende più forte, come quando alzi un peso in palestra, senti lo sforzo ma sai di farlo per una buona causa.

5) Uscita: mentre sei ancora dentro la nuvola, senti come una forza che continua a spingerti oltre. E mentre vieni “sputato fuori dalla nuvola” URLA dentro te stesso “il dolore mi libera” ed esci dalla nuvola oltrepassandola. Mentre esci sentiti più forte e guardati pieno di luce e forza.

6) Rilassamento: dopo esserti sentito tirare fuori dalla nuvola, più forte e pieno di luce…lascia andare il tuo corpo e rilassati. Penso che i due autori non abbiano descritto a fondo l’importanza di quest’ultimo passaggio. Dedicagli una attenzione particolareggiata, se conosci qualche metodo di auto “centramento” applicalo. Apriti al momento presente!

7) Pratica: una sola ripetizione non servirà a molto per cui (come sempre) è utile praticare più e più volte, sino a quando non inizi a sentirti spinto verso la sfida che prima cercavi di evitare.

Perché è così importante il rilassamento finale? perché questo schema è lo stesso che viene utilizzato da anni in diverse scuole di cambiamento, e le due parti essenziali sono:

a) affrontare il dolore e iniziare a sopportarlo (con conseguente ristrutturazione del campo cognitivo, cioè inizi ad apprezzare quella sensazione) e…

b) associare rilassamento a quelle situazioni. Per cui penso che siano questi i due punti su cui dovrai concentrarti per avere risultati a lungo termine.

Nel mio studio, questo esercizio ha già dato ottimi frutti. Sono curioso di sapere se, già dopo poche ripetizioni, inizi a sentirti spingere nella direzione in cui desideri andare.

Praticalo e fammi sapere che effetto ha avuto su di te… lascia un commento qui sotto e condividi con “noi” i tuoi risultati.

A presto
Genna

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26 Commenti
  • Ho visto su instagram un riferimento a questo argomento e sono corsa a cercarlo sul blog. Caro Genna, devo dirtelo, tu non lo sai, ma mi stai aiutando tantissimo. E’ come se avessi trovato una guida che mi accompagna in un percorso di cambiamento che ho iniziato già tempo fa. Grazie per tutto ciò che fai

  • grazie Genna,

    Si in parte hai risposto alla mia domanda. Il Buddhismo afferma che lo scopo della vita e' la felicita' e , secondo me', le strade per raggiungerla sono tante quante le persone sulla terra poiche' pur avendo "valori simili" cambiano i modi di perseguirli (a seconda di come "funziona" quella persona). La mia domanda nasce anche dalla situazione che sto vivendo : il mio "meccanismo del progettare" si e' inceppato da tempo e l'evitamento esperienziale mi ha tolto molta forza (infatti mi sto facendo aiutarea una terapeuta). Comunque ti ringrazio ancora, per la risposta, che comunque mi ha dato alcuni chiari menti 🙂

  • Ciao Luca,
    la tua domanda è assolutamente interessante infatti mi chiedo da tempo la stessa cosa. Per me una vita appagante è densa di obiettivi in linea con i nostri valori. Ma questi non sono "l'obiettivo" ma parte normale ed integrante della vita di ogni essere vivente.

    Il problema sorge quando iniziamo a pensare che se non raggiungiamo un certo obiettivo saremo falliti…quando scatta l'evitamento esperienziale magari iniziamo a fare come "la volpe e l'uva", dove se non riusciamo a fare una cosa o la cancelliamo dalla nostra vita o peggio ancora soffriamo perché non riusciamo a raggiungerla.

    Gli obiettivi della vita però non sono così meccanici come la crescita personale vuole farci credere. Cioè questi esistono e si instaurano anche senza che noi ne sappiamo nulla, in base a ciò che vogliamo davvero…appunto i nostri valori.

    Il modo migliore per settare gli obiettivi quindi è farlo restando nel presente e rendendosi conto che noi NON siamo quel risultato. Noi siamo delle persone che vorrebbero raggiungere quel risultato e che si godono tutto il processo di raggiunta dello scopo.

    Lo so che non ti ho risposto al 100% ma ci vorrebbe un trattato…per cui fammi sapere se un pò ho soddisfatto le tue curiosità.

    Genna

  • Genna, ho una domanda un po "filosofica" da farti, che mi e' tornata in mente dopo aver letto questo tuo articolo e anche il libro "il metodo" (il quale ad una prima lettura sommaria e un po' "distratta" con una certa faciloneria tra me e me mi sono detto "vabbeh…ma che cavolo di libro e'?!" poi rileggendo con calma ho scoperto dei concetto che a mio avviso sono "validi"….per quello che puo' valere una mia opinione)… la domanda e' "secondo te una vita senza scopo e/o senza obbiettivi…puo' essere una vita felice e appagante? o alla lunga porta alla "noia"? (a mio parere e' legata all' Inversione del desiderio") ti ringrazio in anticipo, pensando di non essere andato "fuori tema" 🙂

  • ultimissima domanda e ti lascio in pace! 🙂

    per disfunzione si intende un malfunzionamento o una trasmissione sbagliata in termini di quantità (squilibrio)? Perché se si intende un malfunzionamento mi chiedo se è possibile comunque guarire da soli…

    devo smetterla di preoccuparmi..
    grazie, sei un grande 🙂

  • Ciao Ragazzi e
    scusate il ritardo 🙂

    @ Giusy: si, puoi farlo anche prima di andare a dormire. Evitando magari di farlo con qualcosa di molto disturbante che potrebbe influire sulla qualità del sonno.

    @ Anonimo: NO non devi fare nulla…se ti senti bene significa che il livello della serotonina è tornato normale.

    No, tutti possono in correre in nevrosi di vario genere. Se ad esempio fossimo vittime di ripetuti traumi (come è successo con i terremoti) tutti inizieremmo a sviluppare nevrosi di vario tipo. Fra queste ci sarebbe chi è più predisposto agli attacchi di panico piuttosto che al DOC. In base a come siamo strutturati… ovviamente ci saranno anche individui, maggiormente resilienti, in grado di far fronte ad ogni difficoltà..

    e spero che questi, toccando ferro 😉 saranno proprio i miei lettori 🙂

  • ciao Genna 🙂
    scusa se ti rispondo in ritardo,

    sono l'anonimo che parlava del doc nel commento sopra…

    A questo punto ho queste domande:
    – ma se il doc dipende da una "disfunzione nella trasmissione della serotonina tra i neuroni cerebrali", io sono praticamente guarito da solo, ma dici che questa disfunzione è rimasta e dovrei in ogni caso iniziare un trattamento farmacologico? La cosa mi spaventerebbe :O

    E poi il DOC può capitare a tutti o è qualcosa che rende l'individuo "non normale" psicologicamente?

    grazie genna 🙂 ma non riesco ancora accettare che abbia avuto il doc e ne voglio sapere di più

  • ciao Genna, avevo già scritto un post,ma volevo chiederti se è possibile fare questo esercizio, che pratico già abitualmente da quando ho ascoltato e letto il tuo post, anche prima di coricarsi e da sdraiati ? Grazie come sempre per la tua disponibiltà. Giusy

  • È un esercizio molto utile e direi anche efficace,grazie mille.

  • Ciao Anonimo…(vi prego
    firmatevi è più bello "dialogare"
    con persone vere ;))

    Si, è un ottimo esercizio per l'ansia. Ne trovi altri fra le audio newsletter… fai una ricerca, scrivi "ansia" o "paura" nel motore di ricerca che vedi in alto a destra.

    Grazie per la stima 🙂
    Genna

  • Ciao Genna,volevo chiederti se questo esercizio va bene anche per chi vuole superare l'ansia e provare a ricominciare ad avere una vita normale ascoltando le paure e le sofferenze e non temendole. Ho provato questo esercizio già un po' di volte e debbo dire che quando mi trovo ad affrontare situazioni per me difficili immagino la forza che spinge oltre la nuvola. Ci sono altri esercizi che possono aiutarmi a superare alcune paure irreali? grazie,ti ammiro tanto.

  • @ Anonimo1 🙂
    Certamente puoi farlo sempre più velocemente
    proprio come negli esercizi di pnl.

    @ Anonimo2 🙂
    credo fermamente nella "auto-guarigione", anche
    i miei clienti si "auto-curano". Evita di
    preoccuparti, se senti solo una vecchia
    abitudine e null'altro…stai tranquillo.

    Se hai domande più importanti, e non chilometriche 😉
    puoi scrivermi in privato, trovi la mail sulla
    barra laterale del blog.

  • Ok 🙂
    Un po' di tempo fa ero andato da uno psicologo ma per altri problemi, avevo però sfruttato i colloqui per parlare appunto di DOC.
    Nel senso, io gli ho detto appunto di pensare di aver avuto il DOC da piccolo (11 anni) per un po' di tempo in una forma proprio abbastanza presente, ma poi sono riuscito da solo a sbarazzarmene. Avevo molti rituali (come tu saprai chi ha con il DOC). Ora ne ho quasi 18, ma mi porto dietro solo qualche abitudine/rituale, che sforzandomi credo benissimo che riuscirei a sconfiggere. Quando ero andato appunto da questo specialista, lui mi aveva detto che non è diagnosticabile prima dei 18 e che pensava che sarebbe scomparso crescendo, anche perché non è come una volta, ora è quasi una "vecchia abitudine" che mi porto.
    Quello che vorrei sapere è cosa ne pensi, se è possibile che io sia guarito da solo; poi mi chiedevo, su wikipedia c'è scritto che i pazienti con DOC hanno "disfunzione nella trasmissione della serotonina tra i neuroni cerebrali", quindi secondo te ci si porta dietro per tutta la vita questa disfunzione? Ancora qualche domanda: ho letto che questa disfunzione può portare ad altre malattie (schizofrenia, altri disturbi :o), devo preoccuparmi? Secondo te come la devo vivere questa presunta disfunzione? Come qualcosa di anormale? Perdonami il papiro :), è che sono un po' sconvolto di sapere queste cose 🙁 .

  • Ciao Gennaro, riguardo a questa tecnica, io la sto usando da tempo, effettivamente mi sono accorto che la 'soglia del dolore' si è alzata e alcune azioni che mi davano 'dolore' ora me ne danno di meno

    riguardo al fatto di farlo in movimento, ovvero camminando: io lo faccio muovendomi sulle tre posizioni:
    1) fatti sotto!
    2) il dolore mi rende forte! (quando passo nella nube)
    3) (immagino che la nube del dolore mi sputi fuori e…) il dolore mi libera!

    come se fossero 3 ancore spaziali o una time line con le 3 fasi in sequenza

    ora, visto che il cervello impara velocemente (come dice bandler), dopo averlo fatto un po' di volte passando lentamente e soffermandomi sulle tre posizioni fisiche a cui ho associato le 3 fasi di cui sopra, secondo te , posso iniziare a passare le tre suddette posizioni muovendomi in continuo (cioè senza fermarmi in ciascuna posizione) per poi arrivare a passarle sempre più velocemente?

    Questo mi permetterebbe di farlo più velocemente, e quindi più iterazioni di questo esercizio in meno tempo…

    fino ad immaginare questi tre passaggi camminando per strada: se devo camminare 100 metri, posso farlo mentalmente una ventina di volte …

    che ne pensi?

  • Ciao Anonimo,
    il DOC é particolarmente fetente, ma se preso nel modo giusto può essere risolto e anche relativamente in fretta. Lo squilibrio chimico c'é sicuramente e di certo e fra i disturbi in cui la cura farmacologica unita (sempre e ripeto sempre) a quella psicologica é spesso necessaria.

    Ma dire che un disturbo complesso come quelli psicologici, derivano da uno squilibrio chimico e come dire che la mia vecchia Fiat punto funziona male perché non ha gli ottani giusti nella benzina. Di certo mettere la benzina giusta mi aiuterà ma raramente il motore diventerà più prestante.

  • Ciao Genna, scusa se non c'entra con il post, ma ho alcune domande:

    – Si può guarire dal disturbo DOC?
    – ho letto che dipende da uno squilibrio chimico del cervello (seratonina) quindi l'approccio dovrà essere prettamente farmacologico?

    grazie 🙂

  • Ciao Davide,
    non so perchè il tuo commento è finito nello spam per poi risorgere 😉

    allora, io sono la persona sbagliata a cui chiedere, visto che ritengo l'ipnosi quella vera uno strumento prettamente clinico. Se invece desideri fare un audio in cui racconti come usare le tecniche che hai appreso per migliorare la comunicazione puoi farlo.

    Vedi oggi in Italia sull'argomento ipnosi puoi fare ciò che ti pare, fino a quando un mio collega non ti punta e ti affossa. Per cui non c'è nessuna legge precisa, ma se qualcuno vuole romperti le scatole lo fa tranquillamente.

  • Fallo come ti viene meglio…io preferisco chiudere gli occhi.

  • Una domanda a cui non ho trovato risposta nè nell'audio nè sul blog: ma gli occhi devono essere chiusi nell'immaginare la sfera?

  • Ciao, il mio consiglio per ora è quello di affidarti all'amore attivo (nome dell'esercizio che trovi qui consigliato)…tenendo sempre bene presente che i parenti NON SONO UNA TUA SCELTA…tranne tua moglie 😉

  • Ciao Genna,
    Vorrei sapere una cosa in particolare del dolore, se me la puoi e sai dire.

    Per quanto concerne il dolore in famiglia, cioè il dolore che si prova verso un familiare, con cui si convive, un dolore che nasce dal fatto che si pensa che quel parente stretto ( genitore, fratello, ecc. ) è una persona "negativa" ( es.: si lamenta sempre, usa violenza, ha abitudini improduttive, ecc. )nel senso che è il contrario di ciò vorremmo che fosse ( di successo, sicuro di sè, ecc. ): serve lo stesso questo esercizio oppure c'è qualcos'altro di più utile da attuare?

    Io ad esempio voglio comunicare il meno possibile con la mia famiglia, per i suddetti motivi, nonostante viviamo sotto lo stesso tetto.
    Vorrei comunque che io viva in un ambiente più positivo per il mio benessere psicofisico.
    Cosa consigli?

    Grazie mille.

  • Ciao Gennaro,
    sto leggendo il libro che trovo veramente valido, i metodi proposti sono semplici ed immediati, ma non solo mentre lo leggo e mi vengono in mente pensieri e considerazioni sull'argomento trattato nelle pagine che sto leggendo e me li ritrovo scritti alcune pagine più avanti.
    Ti seguo da parecchio e ti devo ringraziare per i contributi che pubblichi sul tuo blog ed in particolare per avermi fatto conoscere il Milton Erickson di Torino tramite una tua intervista a Tesei, presso cui ho completato il percorso come ipnotista ericksoniano (non clinico) che mi ha trasferito ottime competenze.Posso chiederti un consiglio? Siccome ho voglia di condividere le competenze apprese, posso pur non essendo un medico condividere con un prodotto multimediale queste risorse per far conoscere l'ipnosi ericksoniana al pubblico? Dal momento che a me ha dato molto, sia personalmente che nel mio lavoro rendendo migliore il servizio di consulenza ai miei clienti ed ho potuto aiutare le persone a me vicine, ovviamente in contesti non clinici.Grazie, e chi sà se un giorno possiamo conoscerci direttamente, mi farebbe piacere.Ciao Davide

  • Come sempre ho trovato molto interessante questo esercizio;l'ho già provato e credo di continuare a farlo perchè vorrei superare una certa sofferenza. E' sempre un piacere seguirti. Buona giornata !
    Giusy

  • Grazie Massimo,
    facci sapere 🙂

  • lo proverò sul timore di affrontare l'esame di biologia,ho visto troppe volte la professoressa di questa materia :-)))
    tra una settimana Genna ti dò un report

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