Inconscio: il vagare dei pensieri fa bene o fa male?

Ciao,

da qualche tempo ti parlo di una nuova scopertadelle neuroscienze, la rete di default. Una rete dineuroni che si mette in azione durante quello chegli inglesi chiamano daydreaming, cioè il ben noto”vagabondaggio mentale“. Mentre leggi questopost la tua vagherà per un certo periodo di tempo,questo fa male o bene? Le implicazioni dellaricerca che stai per leggere confermano quelloche possiamo ingenuamente definire “il poteredell’inconscio”.

La ricerca in psicologia ha provato che questo stranomeccanismo, il fatto che la mente tenda a vagare siaun modo per “prendersi una pausa” e rielaborare leinformazioni. Per questo tempo fa ho paragonato ladrm (rete di default) come il correlato fisiologico diquella che Milton Erickson ed Ernest Rossi hannobattezzato “comune trance quotidiana“. Uno statonaturale della mente che sopraggiunge diverse voltedurante la giornata.

Questi studi proverebbero che il vagare della mentenon sia qualcosa di dannoso, ma al contrario che siautile. Allora possiamo dire che chi vaga maggiormentecon la mente elabori meglio le informazioni? Oppurechi si lascia trasportare da questo vagare in realtànon è in grado di concentrarsi…e quindi ai riposa dipiù per un limite fisiologico?

Un recente studio ha voluto comprendere meglio questimeccanismi studiando la capacita della memoria dilavoro. La memoria di lavoro è come una scrivaniamentale sulla quale poggiamo tutti i nostri piani diazione che restano in attesa. Se ad esempio staiandando in posta, ma improvvisamente ricevi unatelefonata, questa nonmt’impedisce o meglio nonti fa dimenticare di andare in posta… A meno chela telefonata non abbia un contenuto altamenteemozionante.

Non ti dimentichi di andare in posta perché quelcerto compito è rimasto sulla memoria di lavoro.E da quando è stata scoperta, era chiaro che seuna persona riesce a mantenere più cose su questascrivania è anche maggiormente in grado di farefronte alle proprie esigenze, perché riesce a tenerea mente i propri obiettivi. Da questo ragionamentooltre al fatto di permetterti di riposarti, il daydreaming, non farebbe altro

Un recente studio condotto dalla Università delWisconsin-Madison ha testato questo effetto. E loha fatto chiedendo ad alcuni soggetti di sottoporsiad alcuni semplici compiti. I partecipanti eranoinvitati a premere un tasto quando sullo schermoappariva un determinato stimolo, oppure a battereil tempo al ritmo del propri respiro. Ogni totminuti i ricercatori fermavano i soggetti e glichiedevano se stessero pensando ad altro.

Ma era un’altro compito quello che avrebbe poitestato la capacità della loro memoria di lavoro.Dovevano imparare a memoria una serie dilettere senza senso. E subito dopo aver fatto uncompito matematico, per distrarli, veniva lorochiesto di recuperare il ricordo delle lettere.Risultato: i soggetti che nel compito di prima,quello del daydreaming, vagano maggiormenteerano anche quelli più bravi nel ricordare leserie di lettere.

Quindi al contrario di quello che si potrebbeattendere, chi si distraeva con più facilità eraanche chi memorizzava o meglio “riusciva atenere a mente” con maggiore efficacia, laserie di lettere imparate a memoria. Questorisultato che può sembrare banale ha in realtàdelle potentissime implicazioni per chi comeme studia da anni le potenzialità dell’inconscio.Di quella parte di noi che regola miliardi dicose, senza che noi ce ne occupiamo.

Quindi se ti distrai facilmente sappi che non èun brutto segnale, ma anzi significa che la tuamente sa quando prendersi delle pause. MaATTENZIONE questo non significa che se timetti a pensare volontariamente ad altro questoti aiuterà. Ma credo che il punto sia sempre lostesso: fidarti del tuo inconscio…fidarti dellatua memoria di lavoro. Più ti fidi del tuoinconscio è meglio è 😉 Questi studi, insieme a quelli legati alla retedi default, sono certo, regaleranno delle chicchepreziosissime a chi studia il funzionamento dellamente e dei suoi stati di coscienza. Qualcosa chepotrebbe migliorare e confermare pratiche comel‘ipnosi e la meditazione, che da anni hannoormai dimostrato la loro efficacia clinica epreventiva.

A prestoGenna

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2 Commenti
  • Ciao Matteo,
    mmm..no, perchè usi la WM anche mentre stai attento, anzi in quel momento stai mettendo tutto sul tavolo della WM.

    Questo tipo di memoria può essere paragonato al pre-conscio, in cui le informazioni restano fin tanto che c'è bisogno. Il processo di assimilazione di queste dipenderà poi da tanti altri fattori…

    ecco perchè è spesso più utile vagare con il pensiero durante una lezione, che sforzarsi attivamente per seguirla.

  • Ora mi spiego perchè in classe ho sempre fatto fatica a stare attento. Perchè stare attenti è un task che richiede poca working memory, che quindi preferisco utilizzare col vagare dei pensieri?
    Può essere un ragionamento plausibile?

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