Economia cognitiva e Zona di comfort

Ciao,

esiste una teoria psicologica universale? Si, ne esistono molte ma quella di cui voglio parlarti oggi è famosissima  ed è anche quella in grado di minare la tua crescita personale, se compresa male. Sto parlando della pigrizia umana! “che viene descritta anche come zona di comfort. “Ma io non sono pigro”, mi sembra di sentirti dire…eppure…

…non si tratta della “pigrizia comune”, che è chiaramente un limite da superare ma si tratta della “pigrizia mentale” o come viene chiamata dai miei colleghi psicologi la”economia cognitiva” (da non confondere con l’economia comportamentale ;)). Cioè quel meccanismo innato che ti permette di “risparmiare energia”.

E per risparmiare il cervello o meglio il sistema cognitivo (che forse non è solo l’organo identificato come cervello) ha creato diverse modalità di azione. Fra queste moltesono state individuate e chiamate “bias” o”errori cognitivi” o “euristiche di pensiero”.Talmente importanti da essere valsi il premio Nobel per l’economia allo psicologo Daniel Kahneman.

Ma non bisogna scomodare le sfere più alte delle scienze cognitive per rendersi conto di questo fenomeno, ti basta pensare alla famosa “zona di comfort“. Virginia Satir diceva chel’istinto principale dell’uomo non è quello disopravvivenza ma è la tendenza a fare le coseche gli sono familiari. O detto con le parole della moderna crescita personale: a restare nella  zona di comfort…

Le persone sono portate a: frequentare le stessepersone, andare negli stessi locali, compraregli stessi quotidiani e giornali…ecc. Questo lo si fa perché la familiarità ci fa sentire protetti. Le cose che conosciamo NON ci spaventano.Questa spiegazione è quella che ti darebbe un qualsiasi libro di sviluppo personale, ma se segui Psinel sai che qui le cose sono un po’ diverse 😉

Non sei portato a restare in zona comfort solo perché sei un pigrone (come me;)) ma perché il cervello impara talmente in fretta e bene da generare un’abitudine. Questa può essere poco sana, come il fatto di frequentare sempre le stesse persone e gli stessi posti, oppure può essere utilissima, come quella di meditare o di andare in palestra.

Ti sei mai accorto, magari facendo palestra o qualsiasi altra attività abitudinaria utile o salutare, di sentirti male quando non la pratichi? Esatto lo stesso meccanismo che ti spinge a restare intrappolato nel tuo “piccolo mondo”è anche lo stesso che può creare abitudini da un milione di dollari, parafrasando il titolo di un famoso libro. E’ sempre lostesso identico meccanismo…

Lo stesso accade a livelli ancora più antichio meglio primari del pensiero, cioè il modocon cui catergorizzi la realtà. Ti sei per casomai illuso di poter guardare il mondo senzail giudizio? (adesso faccio cadere dalle sedie tutti i mistici invasati) si illuso, perché il giudizio, inteso come etichettamento di un evento, è inevitabile. In psicologia questo fenomeno è chiamato categorizzazione.

Quando uno stimolo colpisce la tua attenzionequesto viene INEVITABILMENTE messo inuna o più categorie che conosci. E quando nonsi hanno categorie a disposizione la si crea inquel momento. Quindi anche la percezione, che avviene in modo automatico, ha il suo modo di risparmiare energia e tenerti in una sorta di“zona di comfort” concettuale. Ok non si tratta del giudizio buddhista-mistico e divisore, ma tutto nasce da qui…

Quindi se da un lato è bene conoscere il modo con cui risparmiamo energia“, i bias, la zona di comfort, la categorizzazione dall’altro è anche bene sapere che questo risparmio serve anche per farci continuare a fare le cose che ci fanno bene oche funzionano.

Per cui la soluzione è: notare quali sono le cose che ti tengono legato alla tua zona di comfort e valutarle in base al loro valore, quelli che ti sembrano essere dei buoni sistemi di abitudini lasciali come sono, mentre con gli altri devi allenarti quotidianamente ad uscirne, uscendo sempre un po’ di più dalla tua zona di comfort,affrontando, un passo alla volta quell’ostacolo mentale.

Quindi vedere la “zona di comfort” come quello stato in cui si generano le abitudini, ma non solo le abitudini negative, o abitudini che servono a farci “evitare il dolore” (come dice un noto e nuovo libro di auto-aiuto in circolazione) ma anche per migliorarsi. Perché ho voluto farti vedere la zona di comfort in questo modo?Perché mostrarti che questa zona può essere positiva quando “tutti” dicono che è negativa e da oltrepassare?

Ci tengo a dirti che concordo con la famosa frase “la qualità della vita è direttamente proporzionale all’ampiezza della zona di comfort”, ma se ti trovi in comfort nel fare il tuo dovere di genitore, piuttosto che nel fare il partner o il lavoratore, allora non ci trovo nulla di male a coltivare quella zona di abitudine positiva che hai creato.

Questo non significa NON mettersi semprein gioco, valutare se quello che stai facendolo fai per una sana abitudine o per una pauranascosta, come ad esempio il timore dilanciarti in qualcosa di nuovo. Proprio come dice Roberto Re nel video: non devi farlo perché è figo… if you can’t then you must chiaramente vale con grano salis. Spero diaverti mostrato chiaramente le differenze edi averti dato del “buon cibo per la mente“…

Fammi sapere cosa ne pensi lasciando un commento qui sotto…

A presto
Genna

Iscriviti! Riceverai le nuove puntate del podcast. Subito in regalo 237 audio per la tua crescita personale!

Articoli Correlati:
“Come sviluppare l’autoefficacia percepita”
Sviluppo Personale: “teoria contro pratica – epistemologia della psicologia”
“La Visualizzazione funziona?”
Sviluppo personale: “essere se stessi è possibile? intervista a Radio Kiss Kiss”
3 Commenti
  • Ciao Luca,
    innanzi tutto bisogna concordare su cosa s'intende per "sè"…se è quello delle relazioni oggettuali allora si che esiste il rischio. Lo stesso che corri ogni volta che impari qualcosa di nuovo 😉

  • salve dr.romagnoli
    scusi, ma il pensare "devo migliorarmi" non nasconde il messaggio "cosi' non vado bene"? la mia "preoccupazione"e': e' possibile che tutta la questione della crescita personale possa incrementare cio' che winnicott chiamava "falso se' "(che entro certi limiti ci permette di adattarci alla societa' e percio' e' funzionale)? Forse queste domande sono dettate dal fatto che sono pigro e che non amo il cambiamento …..comunque aspetto con impazienza la sua risposta, grazie 🙂

  • Ciao Genna,

    Grande post….lo stesso si trova nel mondo del lavoro..la gente non vuole migliorare/aggiornare xkè è piú comodo….e poi si lamenta se resta a casa!

    Loris

Lascia il tuo commento

Il tuo Commento*

Nome*
Sito Web

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Questo sito web utilizza i cookie e consente l'invio di cookie di terze parti. Premendo il tasto OK o compiendo una qualunque azione all’interno del sito web accetterai l'utilizzo dei cookie. Per saperne di più su come modificare o negare l'utilizzo dei cookie consulta la nostra: Privacy Policy

OK