Superare la Depressione: I Depressi Non “Staccano la Spina”?

                  ti è mai capitato di pensare: “ho proprio bisogno di staccare la spina?”. Spesso durante i corsi uso questa  metafora (la spina;)) dicendo: “non si addice a come funziona davvero il cervello. Dalla scoperta della “rete di default” sappiamo che esiste una sorta di meccanismo di stand by. Una recente ricerca dimostra che chi soffre di depressione ha maggiore difficoltà nello “spegnere il cervello”.   Andrew F. Leuchter ha capitanato una equipe di ricercatori della Università della California nella affascinante risposta al quesito: “come funziona il cervello di chi soffre di depressione?“. 121 soggetti di età compresa fra i 21 e gli 80 anni, tutti con una diagnosi di depressione, sono stati “studiati” attraverso la qEEG la elettroncefalografia quantitativa, apparecchio che serve per misurare la sincronizzazione delle onde cerebrali e la connessione fra le varie aree del cervello.   I ricercatori hanno scoperto che chi soffre di depressione ha una maggiore attività e interconnessione delle aree cerebrali a riposo. Detto così sembrerebbe un vantaggio ma in effetti non lo è, e lo sanno bene quelle persone che hanno grandi “ruminazioni”…o per dirlo con un termine meno professionale “si fanno tante seghe mentali” 😉 Ruminare significa continuare a pensare a qualcosa in modo inutile e disturbante.   La fase di riposo risponderebbe a quelle caratteristiche tipiche del “meccanismo di default” (anche se i ricercatori non ne parlano, a meno a me pare così) che, come abbiamo visto è legato a molti altri tipi di “psicopatologia”. In pratica se questo meccanismo non risponde o funziona in modo anomalo potrebbe essere sintomo di qualche problema. Questo è stato ormai osservato e confermato da molti studi interessanti che oggi le neuroscienze ci regalano.   Appena avuto notizia della DMN (Default Mode Network) l’ho subito paragonata alla “everyday common trance” perché pare proprio essere il suo correlato anatomico e fisiologico (cioè la struttura deputata a far scattare la comune trance quotidiana). Il procedere degli studi mi sta dando ragione, infatti pare che se vi è un qualche problema di qualche tipo la DMN ne sia più che coinvolta.   Questo studio ci conferma ancora una volta l’importanza di questo genere di studi, ma in modo ancora più spiccato ci mostra che le metodiche di ipnosi e meditazione siano una porta per poter accedere alla “camera dei bottoni” da cui si possa interagire con questa struttura cerebrale. La dissociazione creata dalla ipnosi e dalla meditazione (per quanto mi si possa dire sono d’accordo con Yapko nel ritenere la meditazione un altro modo per dissociare la propria coscienza) potrebbe darci una nuova chiave di lettura della sofferenza umana passando da queste ricerche.   Dopotutto non è la prima volta che accade, a livello del tutto teorico sono in molti a vedere la psicopatologia come una sorta di “trance ipnotica negativa”, lo stesso Freud scoperse l’inconscio proprio ragionando sull’effetto che avevano le suggestioni post-ipnotiche e chiedendosi: “non è che siamo tutti ipnotizzati dal nostro passato?”.   Gli stati modificati di coscienza sono qualcosa a cui la maggior parte dei professionisti della mente non fa caso, mentre secondo il mio immodesto parere 😉 dovrebbe essere centrale nella formazione di qualsiasi persona abbia intenzione di lavorare con la mente degli altri. Sono decine i colleghi che conosco e che non hanno la più pallida idea di come possa funzionare la mente da questo punto di vista.   C’è chi vede l’inconscio come qualcosa di delicato che non bisogna “sfiorare” e fino a chi pensa che questo “dannato inconscio” non esista 😉 o per lo meno si comportano come se fosse così. Mentre è ormai in dubbio che esiste un qualcosa dentro di te che tu non controlli direttamente, e che anzi, a lui è dedicata la maggior parte delle tue risorse cognitive.   Questi concetti sono talmente importanti che anche la terapia congnitivo-comportamentale (la più razionale e cosciente delle psicoterapie) si è appoggiata ad uno strumento di “dissociazione mentale” come quello del mindfulness con enormi successi.   Concludendo: esistono prove certe che chi soffre di depressione ha un’attività cerebrale più vivace che gli impedisce di “staccare la spina“. Forse è per questo motivo che pratiche terapeutiche prese dalla ipnosi e dalla meditazione oggi sono strumenti fondamentali nella valigetta del terapeuta/consulente. La depressio- ne ha diversi livelli che vanno da “lieve a profonda”.   Se pensi di sentirti “un po’ triste”, quindi di avere una depressione di lieve entità, prova qualche esercizio di rilassamento e di meditazione che trovi qui sul blog, e fammi sapere i tuoi risultati.   A presto Genna   Ps. Un po’ per questioni legali e un po’ per motivi etici devo dirti che l’ultimo consiglio, così come i consigli che trovi in questo blog non sostituiscono le cure di un professionista. Così se hai problemi con la tua depressione o con qualsiasi altra psicopatologia puoi chiedere privata- mente consiglio a me o a qualche collega più vicino alla tua zona.  

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4 Commenti
  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Marco,
    la cosa migliore che tu possa fare e portarla da un bravo professionista psicologo psicoterapeuta.

    In questo modo potrà eliminare il farmaco tranquillamente. La cosa più dura è trovare il professionista adatto, cioè lo psicologo con il quale vada maggiormente d'accordo e che utilizzi metodiche d'intervento moderne: terapia ipnotica, EMDR, approcci cognitivi-comportamentali e strategici.

    Se da sola non riesce ha bisogno di una mano…

    Spero di esserti stato d'aiuto
    Genna

  • Ciao Genna, ti scrivo per un consiglio. La mia compagna di 26 anni è sotto cura da uno psichiatra da una decina di anni. Nel frattempo la sua vita è migliorata: ha trovato un lavoro, un certo riconoscimento sociale, ecc. ecc.
    Ma la dose di antidepressivo, ormai da quattro anni, si è stabilizzata a mezza serupin al giorno.
    Il medico ha provato di tutto per toglierla, persino a ridurgliela di 1/6 alla volta, ma ogni volta che si avvicina la sospensione della cura, lei inizia a rifiutarsi di andare agli appuntamenti e dopo un pò ritorna alla mezza pasticca o in alcuni casi a quella intera.

    Dal canto mio ho provato una volta a fargli ascoltare un rilassamento, ma a metà ha smesso di ascoltarlo perchè gli metteva ansia.
    Secondo te, cosa posso fare per lei? Portarla da un ipnotista potrebbe essergli utile?
    Mi scuso per l'essermi dilungato, salutoni, Marco!

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Grazie Nicholas,
    ti ho già risposto in privato 😉

  • Ciao,

    Bel post, quali possono essere gli esercizi più indicati?
    Ti ho scritto anche una mail per sapere alcuna cose 🙂

    Grazie in anticipo 🙂

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