Come Condurre Una Meditazione Guidata Mindfulness

Ciao,

hai mai sentito parlare di Mindfulness? si tratta di una forma di meditazione millenaria, la vipassana,utilizzata in ambito clinico. Sono ormai tantissimi gli studi che dimostrano come la mindfulness sia molto efficace per la maggior parte dei disturbi psicologici. Qui sul blog ne abbiamo parlato un sacco di volte e,abbiamo visto diverse sue applicazioni. Oggi, invece di mostrarti una tecnica da applicare a se stessi voglio parlarti di come “applicarla agli altri“.

Ti mostrerò un piccolo accorgimento che da grandi risultati.

 

Questo post è quindi dedicato a chi utilizza la minfulness (comprese tutte le forme di meditazione e rilassamento) professionalmente…ma può essere utile anche a chi sta cercando di valutare la competenza del suo “conduttore/coach/terapeuta”.

L’ho tradotto da uno dei libri più interessanti che abbia letto nel 2011 scritto da Michael Yapko “Mindfulness and Hypnosis”.Per farlo ho usato il mio bellissimo kindle, è una veragoduria poter ordinare un libro che desideri ed averloin pochi istanti “fra le mani”. Ecco la sua presentazione:

Yapko, esponente di spicco nel panorama dell’ipnosiinternazionale, osserva la mindfulness dal punto divista dei suoi studi. Ma non per dire “è la stessa cosa dell’ipnosi un nome diverso” (come la vedo un po’ io;)) ma per dare un aiuto tecnico a chi desidera utilizzare questo tipo di meditazione.

Infatti per quanto la meditazione possa essere antica è l’ipnosi la forma di modificazione di coscienza che è stata oggetto di maggiori studi sperimentali e clinici. E’ da questa mole di conoscenza che si può trarre un “saper fare” utile a chi desidera utilizzare la meditazione guidata.

La guida ovviamente va fatta verbalmente ed è proprio in questo, nel linguaggio, che può essere utile conoscerei diversi stili di “verbalizzazione” – termine che preferisco a suggestione – elaborati dalla ipnosi.

In questo post voglio parlarti di quello più semplice ed efficace allo stesso tempo, che ogni conduttore dovrebbe conoscere per guidare una persona o un gruppo. Ma anche per chi desidera creare audio di meditazione e rilassamento.

Il concetto è espresso molto bene nella famosa frase di Bandler…”essere abilmente vaghi” quando si usa il linguaggio. Si tratta di saper utilizzare un linguaggio che possegga il processo che desideriamo struttura rema che contenga il minor numero di contenuti e di dettagli.

Se ad esempio dicessi “mentre porti la tua attenzione ai piedi puoi notare il calore delle scarpeche li avvolgono“, potrebbe essere una buona verbalizzazione? NO perché magari i piedi, sono freddi oppure non percepisce le scarpe.

Bisogna ricalcare l’esperienza del cliente cercando di utilizzare contenuti che non contraddicano il suo eventuale fluire. Per farlo bisogna imparare ad essere “abilmente vaghi”, perché in quei vuoti di informazione,chi ascolta inserirà la propria esperienza.

Ad esempio:”mentre porti l’attenzione ai piedi puoi notare tutte le sensazioni che possono emergere”. Nota che anche l’essere possibilisti, fare un po’ ciò che Erickson faceva coprendo tutte le possibilità, ti permette di ricalcare meglio l’esperienza del cliente.

Ovviamente lo scopo dell’esercizio deve essere rispettato, cioè quello di focalizzare l’attenzione sul momento presente. Lasciando emergere ciò che accade, senza giudizio, accettandolo e in unqualche modo percependo che siamo più dei nostri pensieri ed emozioni.

Ed è necessario ricordarselo per non essere troppo ambigui e aspecifici da creare “confusione”. Tenere a mente l’obiettivo della verbalizzazione faciliterà tutto il processo. Per cui, qualsiasi contenuto tu decida d’inserire nelle tue meditazioni guidate, ricorda di usare il principio dell’essere abilmente vago.

Yapko mostra ogni parallelismo con il linguaggio della ipnosi, per cui le verbalizzazioni possono anche nella mindfulness essere: dirette o indirette,autoritarie o permissive…e come ti ho detto di contenuto o di processo.

Non esiste lo “stile giusto”, ma certamente quello dell‘ipnosi autoritaria non è indicato per la meditazione guidata. In genere tutto dipende dachi hai davanti. Se hai davanti una sola persona devi adeguarti alle sue esigenze, alla suo modo di comunicare, in altre parole devi confezionare un intervento personalizzato.

Per cui userai il mix di stili linguistici più consoni alla persona e alla tua personalità.Mentre se registri un audio o lo fai con un gruppoallora devi trovare, attraverso il tuo stile naturaledi conduzione i mix giusti per evitare di entrarein conflitto con l’esperienza di chi ascolta. Ed è per questo che utile usare un linguaggio di processo e permissivo.

E’ attraverso l’apprendimento anche di queste particolarità tecniche che si scopre come condurre un’incontro di meditazione senza per forza possedere uno script, come dice Yapko nel video di presentazione del suo libro.

Il testo è centrato proprio su aspetti tecnici del genere, per cui se desideri saperne di più su questo argomento, lascia un commento qui sotto e fammi sapere cosa ne pensi.

Aggiornamento (2015): a distanza di anni da questo post su “come condurre una meditazione” le mie idee sono cambiate. Sono ancora convinto che chi conduce meditazioni debba conoscere i sottili meccanismi del linguaggio.

Che debba imparare a conoscere il prossimo per poterlo guidare efficacemente nella meditazione. Ma oggi sono convinto che l’abilità più importante sia che il “conduttore” abbia esperienza dello stato di presenza.

Esperienza che si crea e si sviluppa con la sua stessa pratica personale!

A presto
Genna

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3 Commenti
  • UCiao Gennaro,
    Paleso il fatto che la PNL non la digerisco molto, ma attraverso il tuo blog e i tuoi articoli, soprattutto quelli relativi a contenuti scientifici, qualche piccola strategia comunicativa la sto facendo mia, lavorando soprattutto a contatto con i corpi, i loro traumil e la loro energia attraverso la Biodinamica e la SomaticExperience, noto che la capacità di fare domande appropriate da l'opportunità di aprire "mondi" importanti per un determinato rapporto di cura…un mio punto di vista sulla conduzione di una meditazione, a volte alle persone servono suggerimenti sulle sensazioni corporeee in quanto, in molti, vivono congelati, dissociati dallo loro corpo, quindi qualche suggerimento preciso e meno vago può essergli di aiuto.
    Grazie per il tuo lavoro che trasmette passione
    Giovanni

  • Ciao Michele,
    intanto ti ringrazio…

    Beh…i truismi non c'entrano null;)) o quasi…

    Vedi i truismi sono delle frasi "sempre vere" (infatti derivano da truth – vero in inglese) che servono l creare un campo affermativo nell'ipnosi e nella comunicazione efficace.

    Attraverso i truismi puoi inglobare la realtà esterna per iniziare un processo di auto ipnosi. Forse per questo ti sei confuso…

  • Ciao Gennaro, oggi ho deciso di seguirti perchè sono capitato qui per caso e mi sembra che posti degli ottimi contenuti. Ho letto con interesse l'articolo: applico consapevolmente questi principi ma li conoscevo con il nome di Truismi. Il mindfullness è un modo nuovo di chiamarli o c'è qualcosa di diverso?

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