Giocare Fa Bene…”La Vita Come Video Gioco” ;-)

Hai mai pensato di poter migliorare attraverso un gioco? Sono moltissimi gli approcci che studiano come aiutare le persone a migliorare diverse abilità attraverso il gioco. Ma di solito si occupano di bambini e solo negli ultimi anni si è iniziato a chiedersi se un gioco potesse in una qualche misura migliorare le prestazioni del cervello nell’adulto, addirittura per aumentare la materia grigia. Ed è con questo obiettivo in mente che negli ultimi anni sono spuntati come funghi diversi videogiochi orientati all’aumento del Q.I. Oppure allo scovare le menzognee così via…

Già in un vecchio post ti avevo raccontato che i ricercatori erano d’accordo sul dire che i videogiochi che aumentano il Q.I. non sono più utili delle “parole crociate”. Questo per un fenomeno detto di “transfert” (non quello descritto dalla psicanalisi), cioè di trasferimento delle competenze. Se tu giochi ad un gioco di tennis questo può aumentare i tuoi riflessi nella guida? questo è un esempio di transfert di abilità visuo-spaziali da un contesto all’altro…e pare che per i riflessi funzionino i videogame…ma non perle abilità logico-verbali del QI.

Non solo, qui trovi anche un articolo che ti dimostra che giocare a tetris, non solo fa bene, ma può addirittura esserti di aiuto per rielaborare un trauma, con la sola condizione che bisogna giocarci entro le prime 6 ore dopo l’evento traumatico. In questo caso si sfrutta un meccanismo simile a quello dell’ EMDR per cui mentre gli occhi sono costretti ad osservare i pezzettini del tetris che cascano, il cervello è in grado di operare una scissione fra il contenuto emotivo del trauma e le immagini negative (i famosi flashback) che di solito torturano chi è vittima di un trauma.

Hai mai visto qualcuno giocare a qualcosa che gli piace davvero? Allora avrai notato che si trova in un profondo stato modificato di coscienza. Si trova in quello stato che Mihaly Csikszentmihalyi ha nominato Flow e che corrisponde a quando sei “completamente preso per un compito”. Gli studi hanno dimostrato che il restare in questa area di “eccellenza”, non solo ti permette di ottenere il massimo dal compito che stai svolgendo, ma permette anche di far star bene il cervello.

Non sono anche l’autostima ne risente, infatti affinché si raggiunga questo “stato di flusso” è necessario che il compito non sia ne troppo facile e ne troppo difficile. Cioè devi si impegnarti ed allocare tutta la tua attenzione al compito, ma allo stesso tempo devi poter ottenere dei risultati. Un gioco che sia esageratamente difficile farà scoraggiare le persone che non solo lo troveranno “poco gradevole” ma se saranno costrette a parteciparvi potrebbero avere degli “smacchi alla autostima”.

Oltre a questi aspetti c’è da prendere in considerazione che giocando una persona si diverte, e quando proviamo delle emozioni le nostre capacità di apprendimento sono decisamente più potenti. Questo può accadere con tuttele emozioni, infatti l’emozione fissa il ricordo, ma èancora meglio se queste emozioni sono positive. Ed è proprio attraverso i giochi che i formatori di tutto il mondo, molto spesso, riescono a migliorare le prestazioni di un gruppo, di un azienda o di un singolo. Che tu ci creda o meno quando giochi stai esprimendo te stesso al 100%.

Prova a pensarci, ti è mai capitato di giocare a risiko o a qualsiasi altro gioco di gruppo e vedere delle persone realmente arrabbiate? ma come puoi arrabbiarti se ti ho tradito nel videogioco, se dopo tutto è lo scopo dello stesso gioco? eppure ho visto centinaia di volte personelitigare allo stremo perché gli era stato fatto un tornoall’interno del gioco. Come se le regole di amicizia o di relazione in qualche modo influenzassero anche l’andamento del gioco. Se guardi un gruppo di persone che giocano a Risiko, noterai che gli amici più intimi raramente si attaccano 😉

Insomma attraverso i giochi mettiamo in scena quelle stesse emozioni e sensazioni che proviamo nella “vera realtà”. Sono una sorta di palestra a saper discernere fra i diversi momenti e contesti in cui interagiamo con le persone. I bambini imparano a tollerare la frustrazione della perdita e a comprendere “quando si sta giocando e quando non si sta giocando”. Gli adulti possono capire illoro stile attributivo, cioè a chi tendono a dare le colpequando accade qualcosa. Se ogni volta che perdi a risiko è colpa degli altri, dei dadi o del fatto che quel giorno non eri in forma, allora probabilmente hai uno stile esterno… che, forse t’impedisce anche di assumerti le tue responsabilità.

Tutta la nostra vita è composta da problemi! Lo so come frase è un po’ forte ma se ci pensi è la pura verità. La realtà che ti circonda è in continuo mutamento, ogni cosa cambia e questi cambiamenti ci portano situazioni da risolvere, giorno dopo giorno. Ed ogni volta cheaffronti un problema devi mettere in moto il tuo cervelloche in questo modo si potenzia e apprende. Se in un futuro appare un problema simile sappiamo già come affrontarlo, ma anche se è differente, il fatto di aver già risolto altri problemi ci da quella fiducia necessaria a risolverlo.

Queste abilità sono dette di “prolbem solving” sono migliorabili attraverso i giochi e pare in modo particolare dai giochi di tipo linguistico, come quelli che trovi nella settimana enigmistica 😉 Come scrive Valentina D’Urso Professoressa dell’Università di Psicologia di Padova,durante il compito enigmistico il cervello è costretto a svolgere un doppio lavoro, sia quello di ricercare leparole giuste, ma anche quello di trovare la lunghezza adatta. Questo costringe la mente ad un continuo erepentino cambio di “strategie mentali” che portanoad un allenamento davvero raffinato del cervello.

Arthur Koestler (1964) ha nominato questa doppiaabilità “bisociation”. Koestler sostiene che la creatività,sia artistica che scientifica, sia il risultato della intersezione fra diversi piani di conoscenza. Quando devi risolvere un cruciverba sei costretto a fare una vera e propria ricerca interiore. Ricordi il post sul priming? Esatto sei costretto a saltare da un nodo semantico all’altro. E, ogni volta che “salti” la tua mente creanuove strade, allargando le prospettive della tuamente. E’ come se, ogni volta che dovessi andare in un certo luogo, scoprissi una strada nuova per farlo.

La D’Urso, che ha scritto un articolo su Psicologia Contemporanea del Luglio 2011 conclude la sua analisi sulla “settimana enigmistica” dicendoci che questi giochi hanno anche il potere di farci, in un qualche modo, pensare ad altro rispetto ai problemi che ci affliggono, oltre a potenziare la nostra mente.

Per me è di vitale importanza trovare divertimento epiacere nelle cose che faccio. Sono certo che molti dei nostri lavori sarebbero più belli e facili se potessimo in un qualche modo trasformarli in un “gioco”. Mi piace molto usare la metafora del videogioco con chi mi circonda, soprattutto quando si tirano in mezzo le difficoltà della vita. E’ noto che via via che cresci le responsabilità aumentano e con esse aumentano anche i problemi e le difficoltà…esattamente come in un videogame…

…i livelli di questo gioco sono pressoché infiniti, ma un buon videogame deve dari soddisfazione anche solo se riesci a superare qualche livello. Non è del tutto necessario “finire il gioco”…ecco nella vita non lo è, anche se è molto importante per ognuno sapere dove si vuole arrivare! Voglio farti un esempio per quanto riguarda la mia attività professionale che sostare a cuore a molti lettori, che fanno il lavoro oche semplicemente sono liberi professionisti.

Immagina di studiare per svolgere la tua professione,acquisire il “famoso pezzo di carta” è livello numero:

1. Dopo aver sudato 4 camicie (nel mio caso sono tanti anni di studio) inizi finalmente a “giocare seriamente”, ti apri la tua bella partita iva ed inizia il livello

2. A questo punto inizi a promuoverti, a lavorare con altre persone, a creare alleanze e così via… se in quel lasso di tempo riesci a sopravvivere con il tuo lavoro allora sei nel livello numero

3. A questo punto non puoi purtroppo decidere di fermarti, perché non esiste una vera stabilità, o si sale o si scende, sino a retrocedere nei livelli precedenti.

Ovviamente l’attestato non te lo toglie nessuno se per caso non riesci a stare nel livello 2, ma se non riesci a farlo fruttare significa che sei fermo ancora al primo livello. Torniamo un secondo indietro… qui c’è unreale “transfert”, nel senso che se già una volta seiriuscito a raggiungere il livello 2 allora significa chesai già tutto ciò che devi fare per superarlo. E secome me hai video giocato spesso, sai che più tempoed impegno impieghi e più facile diventa superarei diversi livelli, anche se per caso torni indietro.

Questa stessa metafora può essere applicata ad ogni ambito della vita, dalla sfera lavorativa a quella delle relazioni sentimentali. E tu a quale livello delvideogioco pensi di trovarti? 😉 fammi sapere se lametafora ti piace…lasciando un commento.

A presto
Genna

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2 Commenti
  • Ciao Stefano,
    le tue considerazioni sono molto interessanti…e in fondo credo che ci sia un fondo di veritá…

    Grazie
    Genna

  • ciao genna devo dire che questo post mi ha incuriosito veramente tanto.
    Credo infatti che noi influenziamo le tattiche di gioco notevolmente a seconda anche del nostro carattere.
    Ad esempio ho notato che le persone meno estroverse o insicure tendono a potenziarsi in difesa prima di attaccare, al contrario chi attacca è proprio chi è sicuro di se.(ovviamente la regola non vale quando diventi un esperto del gioco, perchè sai già cosa devi fare e non ti fai influenzare troppo, credo)

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