“Ottimismo genetico o appreso? Attenzione genitori e insegnanti!”

Ciao,

sulla scia della scorsa ANL oggi ti parlo ancora di ottimismo!non nel senso di Pollyanna ma nel senso scientifico che negli ultimi anni è stato interpretato dal Prof. Martin Seligman.

Una delle domande più pregnanti in questo campo è: “ma ottimisti si nasce o si diventa?”. Bene, gli studi danno subito una risposta non troppo incoraggiante affermando che il 50%dell’ottimismo deriva dalla genetica!

Questo può in qualche modo scoraggiarti? assolutamente no, soprattutto se vuoi imparare l’ottimismo… infatti c’è un bel 50% che è”tutto da scoprire”.

 

 

Questa è un annosa (o secolare) diatriba, gli attributi umani sono da considerarsi opera della genetica (per cui sono ereditati dai tuoi genitori per via biologica) o sono frutto di un apprendimento?

Fortunatamente per chi come ma crede fermamente nella crescita personale le ricerche ci mostrano sempre più che le abilità apprese sono sempre più importanti di quelle ereditate.

Infatti non basta essere alti e biondi e belli per fare, ad esempio l’attore, ma è necessario studiare ed impegnarsi anche se si possiedono tutte le doti naturali di questo mondo.

Lo stesso vale perle abilità psicologiche come la comunicazione, la resilienza e l’ottimismo. I ricercatori si sono chiesti: “ma se la genetica è così importante allora forse la differenza fra chi è ottimista echi non lo è, deve essere nella sua felicità di base”.

Cioè se è vero che si nasce più o meno ottimisti allora significa chesi hanno delle aree del cervello e dei neurotrasmettitori che si comportano in modo diverso. Carver e Sheirer hanno dimostrato che “gli ottimisti” utilizzano strategie diverse da chi è “pessimista” indipendentemente dal suo livello di “felicita di base”.

Dallo stesso studio emerge che i soggetti ottimisti non vivono nel mondo delle favole ma affrontano i problemi con strategia… mentre chi vede il mondo pessimisticamente ha una sola strategia..la fuga.

Per l’ educazione e l’apprendimento pare che siano le madri quelle che per prime danno un imprinting sull’ottimismo, attraverso il loro sistema esplicativo…cioè come spiegano gli eventi ai loro figli. Carol Dweck ha dimostrato che lo stesso vale per gli insegnanti e i maestri.

Se gli errori e le abilità del bambino e dei ragazzi vengono verbalizzate come permanenti – es. “non imparerai mai – come pervadenti – es. “non potrai trovare un buon lavoro” e personali -“la colpa è solo tua” è molto probabile che la persona vada incontro al fenomeno della incapacità appresa e tenda più al pessimismo che all’ottimismo.

In sostanza, una persona può possedere il gene ottimista ma non esprimerlo perché ha assimilato uno stile esplicativo pessimista. Si spiega gli eventi negativi come permanenti, pervasivi e personali nonostante abbia il gene del’ottimismo.

Fortunatamente come ti ho descritto più volte la ricerca ha provato l’efficaci nelloapprendere l’ottimismo a qualsiasi età. Pochi si chiedonoche cosa succede nel cervello quando imparano qualcosadi nuovo, vedendolo come un “organo statico”. In realtà la nostra capacità neuroplastica rende il cervello uno degli organi più attivi del corpo (se non il più attivo).

Ogni volta che apprendi qualcosa la tua struttura bio-chimica si modifica, creando delle vere e proprie reti di nuova “materia grigia”. E’ questo ciò che in definitiva hanno scoperto le neuroscienze, l’esperienza influenza e determina le funzioni cerebrali.

Attraverso questi studi i neuropsicologi, tanto per darti un’idea, hanno creato strategie che insegnano a persona con gravi handicap mentali a svolgere calcoli e risolvere problemi.

Seligman e collaboratori hanno creato molti training per apprendere l’ottimismo. Fra i più efficaci cito il Penn Resiliency Program di Jane Gilliham e KarenReiviche che mostra, agli adolescenti, come trovare in essi fra l’emozioni che provano e ciò che pensano scoprendo come darsi spiegazioni più costruttive. Il training è stato testato 17 volte negli Stati Uniti,in Cina e nel Regno Unito.

Concludendo: l’ottimismo è ormai a livello mondiale e scientifico riconosciuto come “il modo migliore di pensare”, l’atteggiamento mentale per accrescere la qualità della nostra vita in ogni suo ambito..e la vera buona notizia è che tutti possiamo impararlo 😉

Il titolo del post dice “attenzione insegnanti” perché sono proprio loro che hanno in mano il futuro dell’ottimismo e non solo… A presto
Genna

Ps. se tutte queste belle cosine inizieranno adessere applicate nelle scuole e nei corsi di formazione sono certo che l’apprendimentoavrà un futuro ottimistico 😉

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6 Commenti
  • Ottimo ottimismo Genna! Anch'io credo che il nuovo movimento nato su internet potrà rendere le persone più ottimiste!

    Buonaseratata!!

    P.s. , cmq non ti ho contattato Genna perchè non sono salito alla fine a Padova!
    Spero di incontrarti in altre occasioni! 😉

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Seba 🙂

    l'autore che cito nel post Carol Dweek ha anche svolto degli studi su come i mass media influenzano il nostro stile esplicativo… è si pone esattamente la domanda che hai posto tu.

    So che come me non ami le "cospirazioni segrete" ma è inevitabile notare come questo "nemico comune" si faccia strada da anni con un solo scopo… vendere… e non è così tanto segreto 😉

    I media utilizzano (anzi chi prepara l'agenda setting dei media) il loro potere unidirezionale per imporre valori, credenze e atteggiamenti… ma nell'era di internet il paradigma si sta velocemente ribaltando. Oggi siamo liberi di rispondere a chi cerca di imporci la sua "autorevolezza costruita" e di rispondere alle "emozioni negative" che cercano d'imporci.

    Sono certo che i "memi positivi" del web porteranno a nuove e utili consapevolezze.

  • E' bello interrogarsi sulla natura dell'Ottimismo e sai bene quanto io sia in prima linea su questo!

    Tuttavia una nuova domanda si sta affacciando e ribalta un po' il punto di vista.

    Può essere che ci venga insegnato il pessimismo… non per sbaglio o da qualche frase maldestra di genitori e insegnanti ma piuttosto da una sorta di "cultura diffusa".

    Intendo dire che ci sono ottimi motivi per avere una popolazione pessimista e potenzialmente triste.

    Non voglio aprirmi a scenari cospirazionisti ma tutte le ricerche sul marketing insegnano che un cliente che pensa di essere triste e di non poter far nulla per cambiare le cose… è il miglior cliente possibile, a prescindere dal fatto che gli si voglia vendere psicofarmaci, vestiti o automobili.

    Le promesse del marketing fanno più presa su una persona che non crede di poter essere felice con le sue forze!!

    Ancora non sappiamo se esiste un gene dell'ottimismo ma sicuramente esistono i "geni del pessimismo" intesi come tutti quelli che con genialità da marketing (magari inconsapevole) diffondendo continuamente notizie negative o semplici pettegolezzi e contribuiscono ad alimentare il pessimismo!

    Se così fosse abbiamo tutti un "nemico comune" senza volto ma potente ed efficace!

    Un abbraccio al Genna che con i suoi articoli contribuisce ad alimentare la speranza di poter cambiare le cose!

    Sebastiano Todero

  • Ciao Stefano,
    completamente d'accordo!
    …dammi pure del tu 😉

    Ciao Giovanni,
    ne ho accennato nel post di lunedì… ma sono aspetti che approfondirò nel tempo. Voglio evitare di scrivere le solite 4 banalità per concentrarmi sulle tecniche sviluppate e testate da Seligman e collaboratori.

    Grazie
    Genna

  • Ciao Genna,

    ottimo articolo. Ma dimmi, a livello pratico come posso diventare più ottimista ??

    Cosa posso fare oggi per essere più ottimista ?

    Ciao

  • Assolutamente d'accordo, in particolar modo con la tua posizione ( ops! è venuto spontaneo darle del "tu" nonostante l'ammirazione sia cresciuta; continuerò a farlo esclusivamente se riceverò esplicito consenso) riguardante la maggiore importanza dei comportamenti appresi rispetto a quelli determinati da fattori biologici( anche se questi ultimi hanno comunque una loro influenza non da sottovalutare). Infatti, sono del parere che un ruolo delicatissimo come quello dell'insegnante (che come afferma lei stesso "ha in mano il futuro dello stesso studente") debba essere accessibile esclusivamente a chi possegga le attitudine adeguate, e fra queste vi è senz'altro la capacità di infondere ottimismo e "autoefficacia" (se vogliamo utilizzare un termine banduriano 🙂 ). Il problema è che la figura dell'insegnante nel nostro paese, oltre a peccare di prestigio ,nella maggior parte dei casi è valutata una singola volta sulla base delle competenze teoriche e per nulla pratiche. Corsi di aggiornamento per gli insegnati e ,soprattutto, test attitudinali pratici , potrebbero davvero donare un futuro "ottimistico" al processo dell'apprendimento!

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