Salute mentale: “chi è davvero pazzo?”

Ciao,

era tanto tempo che volevo intavolare con te questodiscorso, ma a causa della sua complessità e delle normeche sottendono l’albo a cui sono iscritto ho sempre titubato.Molte persone arrivano nel mio studio e mi chiedono: “sono qui per farle solo una domanda, sono pazzo?”. Aduna domanda del genere bisognerebbe dedicare unarisposta molto lunga e impegnativa, che sempre liquidocon un “siamo tutti un pò pazzi no?”…ovviamente stoscherzando, ma mica tanto 😉 Allora ho approfittato diquesto caldo africano per raccontarti come i modernistudi sulla psicologia e la psicoterapia vedono il disagiomentale. Gli appassionati di psicolinguistica risponderebbero:”pazzo secondo chi? in base a che cosa? chi lo ha detto?”e in un qualche modo riuscirebbero a svincolarsi daltemibile potere delle parole (infatti pazzo è solo un nomeo nominalizzazione che di per se non significa nulla)..mac’è qualcosina di più! infatti, nonostante la nostra societàInserisci linksia un coacervo di psicopatologie più o meno gravi, ve ne sono alcune che sono più gravi delle altre… e sto parlandodelle ben note psicosi. Uno stato che può sia derivare daelementi legati al pensiero, emozioni e comportamentierronei (per cui di natura psicologica) ma anche derivareda disturbi biochimici, come il mancato funzionamento di alcuni recettori del cervello. Escludendo quelle di natura strettamente biochimica sipuò tranquillamente affermare che la maggior parte dellepsicopatologie “sono apprese”. Non sono io a dirlo ma annie anni di raccolte di dati osservativi nel campo della salutementale. E questo cosa significa? che se le hai imparate èanche possibile disinpararle 🙂 Troppo spesso si senteparlare dei disturbi dell’umore (depressione e ansia) comedi un qualcosa che arriva dall’esterno. Come se ci fosse unvirus dell’ansia – oh mio dio mi sonno preso l’ansia – questomodo di pensare non solo è sbagliato ma rischia di rendercivittime di un qualcosa che nasce da dentro di noi. Ok oksiamo d’accordo che alcune persone vivono una vita dim……. ma non tutte le persone che vivono questo genere di vite entra in depressione o va in ansia. Per cui il primo parametro per decidere se una persona èsana è vedere la sua capacità di risposta alle cose che glicapitano nella vita. Tutti prima o poi subiamo un lutto e,secondo le statistiche tutti prima o poi subiamo un tipo diabbandono (es. il partner che ci lascia)… e, tutti in mododiverso ne soffriamo! Ma c’è chi riesce a rialzarsi e chi invece da solo non ci riesce…. questo potrebbe essere sidovuto a predisposizioni genetiche, ma nella mia seppurlimitata esperienza, si tratta quasi sempre di una mancanzadi abilità nel gestire certe situazioni. Ripeto “abilità” per cui non tratti di personalità ma “cose che si possono imparare”. Tutti nella vita abbiamo momenti tristi oppure di estremaansia, eppure c’è chi riesce a fronteggiare bene questi eventie chi no! Questa capacità di ripresa viene chiamata resilienza,un termine preso in prestito dalla meccanica e che sta adindicare la capacità di un materiale di tornare, dopo unatorsione, alla sua forma originale. Per cui, i sintomi e lecause che provocano “psicopatologia” non sono “cose strane”che capitano solo “ai pazzi”, ma sono eventi, emozioni e pensieri che “capitano a tutti”. La differenza sta nella capacità interiore ed esteriore (la propria rete sociale) difarvi fronte. Ma quindi quali sono gli elementi che distinguono “il pazzo”dal “sano”? bhe, ogni specialista di darebbe una risposta ditipo diverso, l’altropologo ti direbbe che è una distinzionelegata alla cultura, mentre lo psichiatra ti direbbe che èlegata ad uno squilibrio chimico… e gli psicologi ti direbberoche dipende dalla loro scuola di formazione 😉 Ma grazie adio esistono “punti di vista più oggettivi” legati a grandi studi che, purtroppo, restano nell’ombra ai più: nel 1989naque in America una legge che imponeva la ricerca dilinee guida legate ai disturbi dell’umore (in particolare della depressione), questi hanno studiato 100.000pubblicazioni scientifiche con un forte criterio diesclusione, solo quelle più significative venivano presein esame… … le pubblicazioni erano comprese dall’anno 1975 al 1990e nel corso di questi anni sono state sottoposte a numeroseosservazioni da parte di professionisti e istituti qualificati.Insomma una vera e propria bibbia della psicopatologia mascollegata dalle “teologie” di psicoterapeuti e psichiatri. Oranon voglio annoiarti con tutte le linee guida che ne sonoscaturite ma, tornando alla nostra domanda iniziale, pareda questi studi che la “psicopatologia” derivi da due causeprincipali che possiamo controllare (quindi escluedendo lecause biochimiche): un erroneo apprendimento deglischemi con cui facciamo fronte alla realtà ed una mancatacapacità di relazionarsi con le altre persone. Per cui, scopo di un qualsiasi buon trattamento non è soloquello di distruggere i vecchi schemi, per cui ad esempioagire sul sintomo eliminandolo. Ma è anche quello di sapercostruire nuovi schemi che vadano a sostituire i vecchi…perché come ti dicevo al 90% questi schemi sono appresi.Ma la questione non finisce qui, perché l’apprendimento dischemi più funzionali implica l’acquisizione di nuove abilitàche prima non c’erano. Attenzione a tutti gli esperti delsettore NON sto dicendo che si debba utilizzare un metododi apprendimento comportamentista (stimolo risposta) mache, qualsiasi sia il modo (maieutico, strategico, ipnotico ecc)tutti i trattamenti, che secondo la AHCPR (l’organo americanodi cui ti parlavo) risultano efficaci agiscono in questo senso. Quindi i passi di ogni buon trattamento sarebbero, riconoscerei propri schemi erronei, romperli, modificarli sostituendolicon schemi più adatti alle circostanze di vita soggettive diogni singolo individuo…e poi apprendere quelle abilità cheper qualche motivo non sono state sviluppate. Ma perché tidico queste cose? perché la definizione di pazzia alla luce diqueste ricerche non è altro che “la capacità o meno di saperfare qualcosa e, nel caso non si è in grado di saper sopportarel’incapacità di non saper fare quella determinata cosa”. Si loso è riduttivo e semplicistico, ma alla fine dei conti è propriodi questo che si tratta…. …per cui, concludendo, non esiste una “pazzia”, questo è soloun termine che si utilizzava quando non si avevano ancoradati disponibili per dare una “vera risposta” (ovviamente sitratta di un termine ingenuo, ma non ha nulla di diverso daldire “sei depresso o schizofrenico o isterico”). La differenzafra chi reagisce bene o male non sta nella sua predisposizionegenetica ( tarlo del pazzo) ma nella sua mancata formazionedi determinate abilità e modalità di pensiero. Anche la stessaresilienza può essere appresa… Adesso ti starai chiedendo:”ma è così facile?”… assolutamente no! ogni caso è diversoed ognuno ha bisogno di schemi e abilità soggettivi. Anchese la ricerca ormai ha documentato che abilità, appuntocome la resilienza, lo stile esplicativo (vedi Seligman) e leabilità sociali sono fondamentali per ridurre la sofferenzadovuta alla psicopatologia. Ultimissimo appunto è legato al contesto, in certe cultureavere allucinazioni è sano, mentre da noi non lo è. Ma anchequi possiamo avere delle differenze marcate, ad esempioessere ossessionati dal malocchio o altri aspetti di naturaculturale possono profondamente influire. Infine, avendotutti chi più e chi meno delle “paturnie mentali” l’ennesimomentro della follia è quanto ci facciamo prendere da questepaturnie, qualcosa di molto simile alla resilienza ma piùlegato alla quantità che non alla qualità. In linea di massimanon esiste nulla che possa essere definita come pazzia 🙂 A prestoGennapazzariello 😉 Ps. chiedo scusa a tutti i colleghi per la “semplificazione”, per qualsiasi chiarimento sono qui 🙂

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1 Commento
  • Esatto Genna, sono d' accordo. E' un analisi molto interessante, molto più chiara dei polpettoni scientifici senza senso degli psichiatri, che dicono tutto ma non dicono niente!

    un altro metro di valutazione interessante, che in parte hai gia menzionato, è la CAPACITA' DI ADATTAMENTO. Che vabbè non è molto diverso da quello che hai detto tu, però a me piace pensarla in un ottica di EVOLUZIONE. Saprai sicuramente di cosa sto parlando, Bruce Lipton e tutto il resto!

    Ma senza bisogno di scomodare l' epigenetica, in generale la nevrosi (che a mio avviso sembra essere la malattia mentale DI BASE dell' essere umano… in quanto è provocata da un uso distorto del pensiero, e il pensiero è tipicamente umano. Infatti non esistono animali nevrotici, mentre gli umani… beh lo sono praticamente TUTTI!)
    Dicevo, la nevrosi sembra essere inquadrabile come un "mero" deficit della capacità di apprendimento, e quindi di adattamento. Tu che ne pensi?

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