Consulenza Psicologica: “Pago solo se funziona”

Ciao,

dopo tanti anni finalmente mi è ritornata la richiesta: “miscusi dott. Romagnoli farei una serie di trattamenti da leima vorrei pagare solo a risultato ottenuto…è possibile?“.L’altro giorno mi è arrivata una richiesta del genere, dopoanni che non accadeva più, è tornato uno dei vecchi cavallidi battaglia della PNL, “o mi aggiusti oppure non pago“.Sei hai mai letto qualche libro di PNL di prima gererazionedi certo non ti sarà sfuggita la logica di fondo, dove Bandlerinsiste sul concetto “non esistono clienti resistenti ma soloterapeuti incompetenti”. L’idea è radiosa e piena di virtùtuttavia è qualcosa di davvero poco applicabile alla realtàattuale, soprattutto se siamo di fronte ad un problema“complesso” (NB. non difficile, non grave ma complesso)…lascia che mi spieghi meglio…..una richiesta del genere, per quanto plausibile e logica,nasconde alcune implicazioni pericolose per ogni percorso:dal counsleing e alla psicoterapia, accettare una richiesta delgenere significa – accettare la logica di fondo che il cliente siasbagliato e che il professionista conosca un metodo infallibileper “rimetterlo apposto”. Una logica di tipo riparativo e ditipo “magico” che ostenta la propria fiducia nella tecnica e nelmetodo, infatti è come se dicesse “visto che lei ha sicuramentela pozione giusta per guarirmi, se lei non fa bene il suo mestiereio non la pago o se sceglie male la sua pozione non la pago”.Ripeto, il concetto è meraviglioso…se esistesse una tecnicainfallibile 😉 a questo punto la domanda che viene spontanea è”secondo lei, come possiamo valutare il nostro percorso?”… larisposta è di solito “bhe in base a come mi sento?”- “e comedovrebbe sentirsi?” – “dovrei essere completamente guarito!”.In questo scambio immaginario è evidente il secondo erroredi pensiero, quello che presuppone che il cliente sappia semprecoscientemente di cosa ha bisogno. Cioè che sappia benissimoche, ad esempio “vuole liberarsi della fobia di volare”, cosa nonimpossibile ma che spesso occulta altri problemi. Restando sempre in un mondo ipotetico è molto raro che una personaabbia solo “la paura di volare”, di solito questa ha tutta unaserie di fobie e insicurezze più grandi. Questo significa che ildisturbo necessiti per forza di indagare tutto ciò che è collegato alla fobia per risolverla? No! ma di certo non saràun cambiamento duraturo e stabile. Se la persona è statain un qualche modo traumatizzata dagli aerei è anche possibile che la paura svanisca e non ritorni mai più, ma èraro che la “paura di volare” venga in modo traumatico ediretto.Questi sono solo esempi per mostrarti che, i periodi di difficoltàche richiedono l’aiuto di un professionista raramente sono limitati a campi così ristretti. Di solito chi ha una fobia specificatenta 1000 modi diversi per liberarsene e spesso, ci riesce senon è tanto ampia. Mentre quando chiama il professionista ècome se avesse già capito che quella manifestazione arriva dauna sua parte sconosciuta che lui NON può controllare, e cheper comodità chiamiamo inconscio. Questo bisogno di controlloè spesso insito nelle persone con fobie ed ansia, e un ennesimoproblema della nostra “richiesta di partenza” è proprio legatoa questo bisogno. Infatti quando il cliente ti chiede di avere un”risultato positivo al 100%” ti sta comunicando che vuolecontrollare la terapia indirettamente è un pò come se tidicesse “visto che da solo non riesco a controllarmi, lo faròattraverso di te”. Ed uno dei grandi ostacoli degli ansiosi o dei “timorosi” è proprio quello di perdere l’idea di controllo anziproprio di “perdere il controllo”. Altro aspetto importantissimo è la “responsabilità” chiederedi avere un risultato sicuro manleva il cliente dalla responsabilitàdegli eventi. Anche se si ammettesse questo punto il messaggiosarebbe sicuramente d’intralcio alla efficacia del trattamento. E’un po’ come se il cliente pensasse “visto che sono sicuro che lanostra terapia andrà a buon fine, che non ho nulla da perdere,allora non dovrò impegnarmi nel percorso”. Per quanto si possano trovare persone che dichiarano di “impegnarsi” tiposso assicurare che questo fenomeno avviene anche quandole persone pagano. C’è una convinzione sottile che il terapeutapossa “fare tutto da solo” e che le persone s’impegnino quandoa volte non è così. Tornando al nostro bell’inconscio, se lui sache non è necessario cambiare… “perché farlo?” perchéassumersi una responsabilità così grande se non lo ha fattofino ad ora?”. Il rapporto con il terapeuta serve anche a dareal cliente questo genere di consapevolezza.E queste sono solo alcune delle motivazioni per cui questogenere di richieste “sono pericolose” per i clienti. – “Ma Gennaallora mi stai dicendo che se uno non paga o paga solo arisultati ottenuti il trattamento non funziona?” – No non ècosì, potrebbe sempre funzionare, ciò che voglio comunicare èche un vero professionista deve eticamente evitare sempre digarantire un risultato, perché questo è impossibile. Questofenomeno non è appannaggio esclusivo della consulenzapsicologica o dei trattamenti psicoterapici ma è insito in ogniforma di trattamento sull’essere umano… compresi quellimedici “più assodati”. Il motivo è semplice, siamo tutti diversi e per ognuno è necessario un trattamento specifico.All’interno delle forme di aiuto psicologico diventa ancora piùdifficile fare delle previsione. Per cui chiunque ti garantisca unrisultato al 100% per me, non è un bravo professionista, in tal caso….”scappa” 😉E’ possibile aiutare una persona con la certezza di riuscirci apriori? la risposta è un NO secco a priori, ma se il cliente vainveste emotivamente ed economicamente nel percorso, e sicrea un buon rapport, durante il trattamento è possibile iniziarea fare ipotesi sempre più precise. Entrambi terapeuta e pazientesentono che il loro percorso li sta portando sulla strada giusta,sentono che sono fatti “l’uno per l’altra” 😉 Detto in altre parole,non esistono trattamenti migliori ma solo “relazioni migliori”. Sei due “stanno bene assieme”, se insieme si stabiliscono obiettivicondivisi e se il terapeuta ha degli strumenti adatti, allora sipossono iniziare la “scommesse” altrimenti è sempre un ternoall’otto. Non mi credi? allora immagina di essere stato liberato dagliattacchi di panico, la tua vita ora è migliore e l’ansia che prima tiaccompagnava notte e giorno è svanita, un giorno ti squilla iltelefono e ti dicono che sei licenziato (hai tutto il diritto di faredegli scongiuri poco signorili di questo periodo;)) che cosa accade?Se stai molto bene ed il lavoro non t’interessa troppo al tuopercorso non accadrà nulla, ma se già avevi problemi di tipoeconomico e già il lavoro era una delle tue principali fonti dipreoccupazione allora è molto probabile che la terapia facciadiversi “passi indietro”. Come prevedere eventi del genere?semplice, è impossibile 😉 Oltre agli aspetti inconsci o impliciti che il cliente non conosce(tanto meno il terapeuta) ci sono questi aspetti pratici che senon vengono raccontati al professionista magari saltano fuorisolo nel momento del bisogno, magari con frasi del genere “miscusi se non le ho detto che ero così affezionato al mo lavoro macredevo che con la terapia lo avrei un pò superato”. Si è possibilemigliorare questi rapporti con la consulenza ma è molto megliose vengono esplicitati se sono cioè riconosciuti da entrambi,cliente e consulente. Non posso sapere a priori se il clientemi racconterà tutte queste faccende, per quanto bravo io possa essere o per quanto infallibile possa essere il miometodo d’intervento.Il mito del terapeuta perfetto che aggiusta e vieneremunerato a risultato nasce nella prima PNL perché in quelperiodo le terapie più utilizzate erano quelle psicoanalitiche,dove i pazienti erano “costretti” ad andare in seduta più voltealla settimana per anni. Questo accadeva per diversi motivi,primo fra tutti il momento socio-politico, al termine dellaseconda guerra mondiale c’è stato un forte boom economicosoprattutto negli USA, luogo dove la terapia ha preso più piede… la società spinta più su di un versante individualistache di comunità, è più ricca e, dopo la rivoluzione industrialenon esiste più la rete comunitaria di tempo che potevaaiutare i lavoratori. La consulenza psicologica prende piedein questo contesto…… le persone potevano permettersi (non tutte ovviamente)lunghi e costosi trattamenti. Altro motivo è sicuramentelegato alla scarsa efficacia della psicoanalisi nel risolvere isintomi, visto che per suo stesso etimo non si occupa di guarire ma di “analizzare”. Se poi si guarisce nel frattempotanto meglio 😉 Oggi, anche le psicoterapie più legate allaortodossia psicoanalitica hanno virato verso applicazioni piùrapide (più o meno ;)) e brevi. Per darti qualche dato mediosi può affermare che oggi un disturbo d’ansia debilitante chesfocia in attacchi di panico può essere risolto con una mediadi 20 incontri (non è una media reale ma una statistica chetiene conto dei maggiori approcci terapeutici). E ci tengoa sottolineare che nella stra grande maggioranza dei casiil trattamento è più breve e SENZA farmaci! Questo mi da la sicurezza al 100%! No 😉 ecco perchéritengo che le richieste di questo genere, se non suffragateda un reale bisogno (chi non può permettersi un percorso con un privato e che non può, per qualche motivo, recarsialla sua ASL di competenza). Ma qui non si tratta più dientrare nelle tremende maglie della “sfida” lanciata dal cliente, qui si tratta di volontariato, dove, anche se con difficoltà simili i percorsi terapeutici funzionano sicuramente meglio.Quindi in due parole, come posso scegliere un bravopsicoterapeuta, counsellor o coach? innanzi tuttofacendo chiarezza su di chi hai bisogno, fra le figure cheti ho appena detto. E questo lo fai chiedendoti che cosavuoi e cosa ti porta a cercare un aiuto, un sostegno. Poitrova una corrente di pensiero che ti piaccia, fai unabella ricerca sui vari approcci. Cerca il professionistache hai scelto e guarda se attiva nel proprio lavoro, leggi quello che ha scritto e cerca di capire come la pensa. Seconosci qualcuno che ci è stato chiedi… ma la cosa piùimportante che puoi fare è “provarlo” – fai almeno 2o 3 incontri, può darsi che tu ti accorga già dal primoche non è “quello per te”, insisti, investi su te stesso!Concludo con questa brevissima sintesi su come trovareun terapeuta per ricordare l’importanza di investire suse stessi. E di ricercare la persona che ci accompagna nel nostro percorso, che ti assicuro può diventare unadelle esperienze più significative che una persona possa fare nella sua vita. Fammi sapere che cosa ne pensi, tu hai mai fatto unpercorso psicologico? se si faresti un grande piacere atutti a condividere la tua esperienza, sia che essa siastata positiva che negativa.A prestoGenna

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5 Commenti
  • L'articolo è molto bello.
    io ho fatto un bel po di percorsi "psicologici".
    qualche anno fa stavo molto ma molto "precipitato". avevo grandi ossessioni e non riuscivo a guardare la gente negli occhi o uscire di casa o comprare cose al supermercato.
    Ora sono un mircaolo vivente !
    niente di tutto cio che era prima esiste in quella potenza.
    I sintomi di quel malessere sono passati da un livello 10 ad un livello 1 e ho scoperto una miriade di talenti.

    Il percorso ?
    Un paio di psicoterapeuti antidiluviani che mi hanno appesantito l'anima.
    poi meditazione e centri di osho.
    poi altro psicoterapeuta con bioenergetica (mi è servito a iniziare a capire il potere del corpo).
    poi altra terapeuta con bioenergetica
    e poi…. finalmente
    libri e la PNL. e sopratutto SFIDARE ME STESSO.

    ora ho trovato un coach che è proprio bravo e finalmente mi trovo bene.
    Penso che ho desiderio della persona da cui cerco aiuto e questo accellera in maniera estrema il processo di miglioramento.

    suggerisco vivamente a tutti di andare da COACH o esperti in pnl e counseling.

    consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta come secondo appoggio, giusto per avere una "chiaccherata tra amici".
    Lo psicoterapeuta secondo me si puo fare dopo stare bene.
    Lo psicoterapeuta è come un'artista che suggerisce cause a sintomi e spesso non ci azzecca ma se hai l'occhio amorevole puoi imparare anche da questo tipo di approccio.

    gennaro, mi scuso con te e con i lettori per questa risposta forse disordinata ma ci tenevo a risponderti !

    grazie di tutti i tuoi bellissimi post ! 😀 amerigo

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Max,

    mmmm sai che non mi ricordo? ;P

    credo di no, o per lo meno mai direttamente, avevo scritto le differenze non dei ruoli ma nei diversi percorsi d'affrontare…

  • Ciao Genna,
    hai già spiegato in qualche post passato di cosa si occupano nello specifico psicoterapeuta, counsellor e coach e quali sono i casi in cui una figura sia meglio di un'altra ?
    No ?! E cosa aspetti a farlo ?? 🙂
    Grazie.
    Max

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Pier!
    Bella domanda 🙂

    allora gli ho fatto subito una controproposta paradossale, "ok ci sto ma mi devi dare un milione di euro se ci riesco" … più o meno così ;-))

    E a te è mai capitato?

  • Ma la cosa piu' interessante e'… cosa gli/le hai risposto? 🙂

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