“Parlare in modo meno ambiguo aiuta ad essere creduti”

Usare  termini astratti può aiutare la creatività e influenzare la mente delle persone, il linguaggio verbale, una caratteristica propria solo agli esseri umani è qualcosa di assolutamente affascinante. Se segui PsiNeL (questo blog) sai che sono particolarmente affezionato a questi temi perché ciò che diciamo (e non solo come lo diciamo) esprime chi siamo e come pensiamo. Utilizzare un certo termine per descrivere ciò che ti circonda, piuttosto che un altro, fa davvero la differenza in ciò che tu vuoi comunicare alle altre persone.

La PNL ha basato tutti i suoi primi studi sul linguaggio utilizzandolo come “chiave di lettura pratica” per studiare al microscopio “il cambiamento”… o meglio come grandi terapeuti effettuavano “cambiamenti”.

Un recente studio afferma che “utilizzare un linguaggio non ambiguo aiuta la gente a crederti e a fidarsi di te”. Questa affermazione, che appare un po’ come “la scoperta dell’acqua calda” non è così banale come sembra.

Infatti l’uso di un linguaggio ambiguo permette alle persone di inserire in quel “vuoto di significato” i propri significati e per questo appare essere, in dei versi contesti (soprattutto in quelli clinici) un linguaggio più adatto a quello concreto.

Se ad esempio dico ad una persona: “che sensazione le provocala cosa X?” è ben diverso dal chiedere “che emozionenegativa le provoca la cosa X?” o ancora peggio “provarabbia per la cosa X?”. E’ chiaro che la prima domanda lascia più libertà di scegliere la “propria sensazione”.

Ovviamente chi si occupa di relazione di aiuto non mira a”farsi credere”… ma nel creare “rapport”. Questa piccola spiegazione di come funziona il linguaggio mi serve per introdurti uno studio condotto da Hansen and Wanke che dimostra come l’utilizzo di un linguaggio meno ambiguo aiuta gli altri a credere nelle nostre affermazioni.

I ricercatori hanno utilizzato esempi del genere, leggi queste due affermazioni:

1) Amburgo è il detentore del record europeo relativo al numero di ponti .

2) Ad Amburgo, si può contare il maggior numero di ponti in Europa.

I soggetti hanno ritenuta “più vera” la seconda frase, ma perché? forse è più dettagliata? la risposta è no è perché la seconda frase, utilizza un linguaggio “sensorialmente basato“, cioè che si appoggia non a termini astratti come”detentore del record” ma a cose reali “si possono contare”.

Questo da ragione a Michael Hall che vede la efficacia comunicativa come la capacità di trasmettere al nostro interlocutore lo “stesso filmato che stiamo vedendo noi”.Le parole generano filmati nelle teste delle persone, se siamo ambigui si genererà il filmato soggettivo del nostro interlocutore, mentre più siamo precisi e sensorialmente basati e più il filmato assomiglierà a quello che vogliamo dire.

Per cui possiamo dire che “comunicare in modo efficace”genera maggiore credibilità nelle nostre parole perché riusciamo a trasmettere “il nostro modello del mondo”.La PNL utilizzando strumenti come il metamodello ha dato al mondo del cambiamento uno strumentopotentissimo per indagare, arricchire e modificare i“filmati personali” delle persone in difficoltà.

Nei contesti dove è necessario che una persona debba comprendere al volo ciò che stiamo dicendo e che sia necessario essere creduti (ad esempio nelle situazioni di pericolo) è utile utilizzare un linguaggio concreto che si rifaccia ai sensi, mentre quando vogliamo che l’altro inserisca “i propri significati” è più utile usare un linguaggio ambiguo e più astratto.

Dove ci porta questa ricerca? ci da l’opportunità di fare più cose contemporaneamente… per prima cosa ci aiuta a comunicare meglio e in modo più chiaro e, come seconda cosa ci aiuta a comprendere come funziona il linguaggio, avvalorando le tesi psicolinguistiche che hanno portato strumenti come la PNL ad essere utilizzati in diversi ambiti.

Infatti l’abilità di passare da un livello all’altro (astratto – concreto) ci permette di maneggiare con cura il significato che vogliamo veicolare. Esercizio PsiNeL:Per questo è utile allenarsi ad essere sia meno ambigui esia più ambigui. Per prima cosa ti consiglio di vedere come solitamente comunichi, se sei più portato per i dettagli e il sensorialmente basato e sei più propenso all’utilizzo di termini ambigui e nominalizzazioni.

Una volta che hai analizzato come parli inizia a modificare il “tuo stile di base”,questo ti permetterà non solo di comunicare meglio ma anche di diventare più flessibile nell’uso del linguaggio e nel pensiero. Infatti il linguaggio è lo specchio diretto di come pensiamo e, modificarlo rendendolo più elastico, ti permetterà di rendere più elastici anche i tuoi “pensieri”.

Applicalo e fammi sapere come è andata lasciando un commento qui sotto, secondo te in questo post e in genere,sono più propenso ad utilizzare un linguaggio specifico e sensorialmente basato oppure più astratto ed ambiguo?a te “l’ardua sentenza”!

A presto
Genna

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4 Commenti
  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Tulipano,
    si sono tutte "pippe mentali" 😉

    "Scherzo" 🙂 potrebbe essere plausibile, ma solo se s'intende l'esercizio dell'immagine dell'Io come una pratica cognitiva. E all'inizio è qualcosa del genere, tuttavia anche questo esercizio dovrebbe portarti a creare quello "spazio generativo" altrimenti tanto vale che non immagini nulla e ti limiti a scrivere ciò che vuoi diventare. Così sarebbe cognitiva!

    Pensavo che avessi trovato quelle parole qui sul blog, penso che quello che intende Gilligan quindi sia una distinzione fra una pratica "guidata ed artificiosa", contro una pratica più naturalistica… "attendi ciò che accade senza aspettarti nulla" – visione tipica del buddismo ma anche degli insegnamenti ericksoniani. La differenza quindi starebbe nella qualità della trance ipnotica.

    Per me anche un esercizio dell'immagine dell'Io dovrebbe portarti in quello spazio di possibilità, dove potrebbe accadere che ti vengano intuizioni che non c'entrano nulla con la tua "immagine dell'Io" 😉

  • Ciao genna,
    tieni conto che non sono un professionista e quindi parlo in base a quello che "mi è sembrato di capire" 😉 leggendo qualche libro ed ascoltando qualche audio di Gilligan.
    Ti dicevo, da quello che mi è sembrato di capire, lui dice che un cambiamento a livello di identità tramite l'ipnosi può avvenire solo ad un livello di astrazione più alto, che sarebbe quello che lui chiama campo delle possibilità. Idea che a me ignorantone – per come viene usata – ha richiamato quella di inconscio.

    Quindi, le sue induzioni consistono in un intento dal quale di solito si parte, una trance per andare giù ed un contesto. Arrivati a quel punto, si rimane ad osservare con curiosità(credo sia una specie di dissociazione) in attesa che accada qualcosa, che il CAMPO GENERI un insight, un flash, un intuizione che possa shiftare il modo di vedere la realtà. Questa sorta di intuizione, generata dal campo che modifica l'identità, può verificarsi anche successivamente, fuori dalla trance, ad esempio mentre laviamo i piatti, ecc..
    Per chiarire ancora meglio fa l'esempio di Erickson e dei momenti di rivelazione che hanno caratterizzato la sua vita, tipo quello del vocabolario o quando ricominciò a camminare, ecc. ecc.
    Si tratta sempre di situazioni nelle quali è stato il campo(inconscio) a GENERARE/creare
    l'opportuno cambiamento.

    Nell'immagine dell'io, invece, i presunti cambiamenti vengono determinati dalla parte cosciente e poi simulati mentalmente.
    Questo modo di procedere porterebbe da una parte a rinforzare una sorta di dissociazione dei tre se e dall'altra al massimo a qualche modifica nelle strategie, ma non nel modo di percepire se stessi e la realtà.
    Ti chiedo, il ragionamento fila, nella realtà le cose vanno veramente così o è tutta una pippa mentale?

  • Gennaro Romagnoli
    Rispondi

    Ciao Tulipano,
    mmmm gran bella domanda…e chi lo sa? 😉

    Ci provo: la trance ipnotica di per sè produce pochi risultati (un rilassamento e una distensione. Sephen Gilligan la chiama "trance generativa" che in fondo è una "utilizzazione" della trance basata sulla psicologia buddisa.

    Questa premessa per dirti che non esiste un linguaggio migliore dell'altro perchè dipende da te. Ovviamente puoi seguire tutti i dettami della tecnica ma non è "così" importante quanto l'esperienza. In auto ipnosi raggiungere un grado di "esperienza" è un cammino lungo di pratica… come in tutte le cose qualcuno è più portato di un altro.

    Invece con un professionista è possibile utilizzare è rendere "generativa" la trance.

    ///e se è vero che il vecchio esercizio dell'"immagine di se", basato su un "linguaggio" sensorialmente definito, non è efficace come un esercizio di tipo generativo///

    Questa non l'ho capita, dove hai letto che l'esercizio dell'immagine di sè non è generativo?

    aspetto tue
    notizie 😉
    Grazie
    Genna

  • Ciao Genna, volevo chiederti che tipo di linguaggio è meglio usare per una trance generativa(autoindotta) e se è vero che il vecchio esercizio dell'"immagine di se", basato su un "linguaggio" sensorialmente definito, non è efficace come un esercizio di tipo generativo. Se è così, come si può modificare l'esercizio per renderlo generativo?

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