Apprendimento efficace: “la punizione aumenta la memoria?”

Ciao,

le teorie sull’apprendimento e sulla memoria sono fra le più studiate in psicologia, dopo tutto, in ogni istante della tua vita sei chiamato ad apprendere. Uno dei concetti che sembrava ormai assodato era il fatto che, per imparare,fossero molto meglio gli stimoli positivi (rinforzi per usare una terminologia comportamentale) che non quelli di tipo avversivo. A causa di questo oggi abbiamo molti genitori che lasciano ai loro figli il 100% di libertà, perché temono in un qualche modo che, “punendoli” li traumatizzeranno.Se da una parte questo è un bene, perché ha anche aiutato a segnare una linea di demarcazione fra maestri”con la bacchetta” e “buoni maestri”… dall’altro sembra che i giovani d’oggi abbiano sempre maggiori difficoltà con l’apprendimento.

Uno studio recente ha provato, per la prima volta, che uno”stimolo avversivo” può migliorare la capacità di recupero delle informazioni.

Diversi studi dimostrano che la mossa migliore da fare per consolidare un ricordo non è tanto quella di “ristudiare” un certo materiale, ma piuttosto quella di cercare di recuperarlo dalla memoria. Infatti se ci pensi, le mnemotecniche sviluppate negli ultimi anni mirano ad un recupero più efficace… presupponendo che quando stai studiando il difficile non è immagazzinare ma è trovare quel determinato contenuto nel “magazzino”.

Per cui richiamare alla mente le informazioni è il modo migliore per allenarsi a ricordarle, questo in psicologia prende il nome di “effetto test”. Due ricercatori Bridgid Finn and Henry Roediger si sono chiesti “è possibile incrementare l’effetto test?” in altre parole, se il metodo migliore per ricordare è quello di richiamare alla memoria, esiste un modo per consolidare ancora meglio il ricordo? Secondo i due ricercatori SI! e lo hanno fatto semplicemente “punendo le risposte errate” durante un test di ricordo. In pratica si trattava di imparare una serie di 10 nomi in una lingua straniera e poi di ricordarli.

Le risposte giuste erano seguite da una schermata bianca o neutra (con su l’immagine di un animale) ma se la risposta era sbagliata venivano mostrate delle immagini negative, come ad esempio “un gatto morto”.I ricercatori hanno fatto diversi test, come ad esempio attendere più secondi fra la risposta e l’immagine, oppure mettere immagini negative dopo le risposte corrette, e in ognuno degli esperimenti si osservato lo stesso dato: punire le risposte con un’immagine negativa porta all’aumento della performance, in altre parole aumenta “l’effetto test”.

Nonostante questo risultato possa apparire come “banale”in realtà è la prima volta che uno studio in psicologia dimostra in modo così eclatante che uno stimolo negativo possa portare ad effetto così positivo. Infatti bisogna evitare di confondere questo processo con quello del condizionamento. Non si tratta di “condizionare la mente” ma di mostrarle, in modo forte, quali sono le risposte giuste.

Per “condizionamento” non intendo il suo termine comune,cioè quello di “condizionare” l’andamento delle cose, ma quello scientifico, cioè il capire se una persona possa apprendere attraverso stimoli condizionati. E, invece qui la ricerca ha mostrato che le “punizioni” o meglio gli stimoli avversivi legati al richiamo di una cerca informazione,aumentano l’apprendimento. Questo mi ricorda tanto l’esperimento di Milgram, quello sull’obbedienza in cui un soggetto doveva imparare una serie di nomi ed un secondo soggetto doveva sottoporlo ad una scossa elettrica se avesse sbagliato la risposta…

…peccato però che quel soggetto, quello che doveva apprendere fosse un attore e che lo scopo di tutta questa costruzione non fosse quella di farlo “imparare” ma quella di vedere se, chi somministrava le scosse (cioè il vero soggetto), portasse il voltaggio del macchinario sino a livelli pericolosi e continuasse nonostante l’attore (nascosto ma di cui si poteva udire la voce)soffrisse e dicesse cose come “basta, smettila” ecc.

Per cui non si trattava di uno studio sull’apprendimento ma sull’autoritarismo. Tuttavia la dinamica è molto simile, solo che invece delle scosse si usano immagini raccapriccianti come “punizione”.

Secondo i ricercatori la paura di vedere uno stimolo avversivo è collegata alla amigdala mentre la memoria a lungo termine è connessa all’ippocampo due stretture adiacenti ed entrambe

facenti parte del “sistema limbico“. Che memoria ed emozioni fossero collegate non è un mistero, ma che la paura di una immagine potesse aumentare l’apprendimento “post-richiamo” è una novità in questo ambito di ricerca. E come sempre il quesito che mi pongo (per il progetto psinel) è:”come si potrebbe applicare questo concetto alla vita di tutti i giorni, o meglio all’apprendimento di tutti i giorni?”, di certo punirsi non è una buona cosa, ma ad esempio il sottoporsi a determinate immagini fra un “richiamo alla memoria e l’altro” quando si sbaglia potrebbe allenare il cervello a selezionare le informazioni corrette.

La controversia è aperta, meglio punire oppure no? fammi sapere che cosa ne pensi lasciando un commento qui sotto.

A presto
Genna

Ps. fortunatamente non ci sono solo notizie del genere,cioè che ti dicono che “un’attivazione negativa del corpo e della mente migliorano l’apprendimento” ma anche notizie come questa… sull’auto-apprendimento che si ti era sfuggita di certo ti lascerà a bocca aperta 😉

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1 Commento
  • Se può essere utile, io posso dire di aver visto molti compagni di scuola (correvano gli anni 90) che con le punizioni non memorizzavano e diventavano aggressivi.

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