Psicologia e cambiamento: “il modello è solo una mappa”

Ciao,

segui qualche “corrente di pensiero psicologica”?se nella vita ti occupi di relazioni di aiuto probabilmente si.Sempre più spesso mi ritrovo a parlare con colleghi nuovie vecchi sui vari modelli di approccio della “psicologia” e inmodo particolare della “psicoterapia”. Ognuno con il suopunto di vista esplorativo della mente… infatti per coniareun modello è necessario avere diversi elementi…come adesempio: una ethiopatogesi (cioè da dove arrivano iproblemi), una teoria della mente che inglobi sia la suaanalisi (la diagnosi) e sia il suo trattamento (la prognosi).

Questo non accade solo nel mondo “classico”…ma anchenelle moderne figure attuali che sempre più stannoprendendo piede: parlo di coach, counsellor, mediatoriecc… ognuno ha il suo punto di vista…ed è giusto che cisia. Cosa ancora più importante è che questo modello siacoerente con se stesso… cioè i vari tasselli che si vedononell’insieme devono essere tutti correlati alle ipotesi dibase. Attraverso questo è possibile confrontare le variescuole… soprattutto in base alla loro “efficacia”….ocome viene chiamata oggi “evidence based” (cioè unapratica basata sull’evidenza).

Tutto questo è necessario per uno studio approfondito dicome funziona la mente e soprattutto di come intervenirenei diversi “contesti”. Ma c’è un aspetto pericoloso intutto ciò: credere che il modello sia la verità!!!!Il modello è una cartina necessaria per muoversi in unterritorio, ma come immagino tu sappia, le cartine non sonomai precise… per cui se da un lato ci aiutano ad orientarcidall’altro possono limitare il nostro sguardo.

La storia della scienza è costellata di esempi: pensa solo alfatto che si credevano cose pazzesche, come il fatto che laterra fosse piatta… oppure che la vita nascesse dal nulla,da forze estranee e pseudo-magiche. Poi, nel tempo laricerca ha portato sempre più luce a riguardo fino ad unpunto che oserei chiamare “di rottura”. In cui i vecchiparadigmi non sono più coerenti con le nuove evidenzeche mostra la realtà. Ed è a questo punto che avvieneuna vera e propria selezione naturale…

…in cui, alcuni scienziati si muovono verso il nuovomentre altri lottano per il vecchio. Qual’è il modo giustodi comportarsi? Non esiste una risposta univoca a questadomanda ma di certo, il mio personale punto di vista (egià se hai letto fino qui ti sei proprio beccato un mioclassico delirio da weekend ;)) è che bisogna sempretenere a mente che “la mappa non è il territorio” e che,nonostante sia utile attenersi a modelli che sono statiscoperti da altri (sulle spalle dei giganti) è anche utileche questi vengano rivisti e aggiornati.

Chi svolge una pratica clinica privata (cioè vede deiclienti privatamente) sa che, dopo diversi anni di pratica,è difficile incasellarsi in una “mappa standard”. Come inogni lavoro, dopo molta pratica iniziano ad emergerenuove qualità (emergere nel senso sistemico). Questenuove “qualità” vengono inserite nel nostro repertoriodi azioni da svolgere, modificando spesso radicalmenteil modello di base dal quale si parte. Ciò accade per unmilione di motivazioni, regina fra tutte il fatto che inquesto lavoro “sei tu lo strumento di cambiamento” enon la tecnica o il modello che segui.

Tenere a mente questo passaggio, cioè che sei tu e nonil tuo modello a far “cambiare le persone” potrebbe essereun buon punto di vista da applicare nella tua pratica.Uff… un bel delirio non trovi? e potremmo parlarne pergiorni se non secoli… ma non voglio tediarti…oggi èsabato esci e vai a divertirti con gli amici :))) ma seproprio non stai nella pelle, lasciami un commento quisotto e fammi sapere che cosa ne pensi.

A prestoGenna

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