Comunicazione efficace: “da Rogers a Bandler…la risoluzione dei conflitti”

Ciao,

pochi appassionati di comunicazione efficace sanno che unodei massimi esponenti della “comunicazione” come modalitàdi interazione efficace è stato Carl Rogers il padre dellaterapia centrata sul cliente… Rogers è stato anche uno deiprimi a parlare di “comunicazione attiva”, cioè una modalitàpartecipativa d’interazione col prossimo, che in quel certoperiodo si contrapponeava al dialogo non direttivo tipicodella psicoanalisi. Credo che oggi sia possibile fare una summadi questi approcci e cercare di legare le buone intuizioni diRogers (che sono poco tecniche e applicative) con quelledella PNL… e della comunicazione efficace.

Uno dei più grandi teorici e sostenitori della teoria di Rogersapplicata alla comunicazione è Rosenberg, secondo il qualeil conflitto è “l’espressione tragica di bisogni insoddisfatti”.Per cui viene da se, che se i bisogni delle persone coinvoltevengono tutti soddisfatti il conflitto non esiste più. Da questopunto di vista hanno diviso i due tipi di comunicazione in “dalupo” cioè, secondo il branco, dove si comunica la propriaforza e si parla male degli altri… in pratica “vince il piùforte”… contro una “comunicazione non violenta” (tema delnumero di Psicologia Contemporanea diquesto bimestre).

Secondo Rosenberg esistono 4 passaggi da applicareper utilizzare la “comunicazione non violenta”: maprima ho bisogno di farti un appunto… visto che non sonol’unico a dire che questa metodologia (o atteggiamento, comelo chiama lui) è poco pratico, lo infarcirò di ciò che puòdavvero rendere applicabili molte teorie psicologiche emi riferisco alla PNL 😉

1) Descrivere: in modo oggettivo quello che ci da fastidionel comportamento altrui. Il trucco quì e fare in modo chela comunicazione sia “ben formata”… cioè priva di quellegeneralizzazioni, cancellazioni e deformazioni che minanole nostre conversazioni. Per cui, per quanto possibile, èutile conoscere le regole linguistiche della PNL.

2) Emozione: nominare l’emozione; se hai mai sentitoparlare di “intelligenza emotiva“, sai che uno dei passaggiobbligati per aumentarla è la capacità di riconoscere enominare le tue emozioni… anche in questo caso bisognaessere estremamente coscienti. Mentre Rosenberg parladi differenze fra emozioni primarie e secondarie io ticonsiglio (tenendole ovviamente presenti) di usareancora una volta il metamodello trasformando leemozioni negative processi e “nominalizzando” leemozioni positive.

3) Bisogni: le accuse vengono ristrtutturate in bisogni.Uno degli assiomi della PNL è che ogni comportamentoumano sottende una “intenzione positiva”. Ed è proprioquesta che bisogna andare a cercare… una volta trovataè possibile trasformarla nel bisogno di cui necessitano lecontroparti in disputa.

4) Richista: si tratta del chiedere qualcosa a qualcuno inmodo chiaro e senza giudizi. Ad esempio: “visto che deleghisempre a me questo tipo di lavori, perché non m’incarichidi farlo sempre?”.

Stenberg ci tiene a sottolineare che non si tratta di unatecnica ma ben si di un “atteggiamento menale” e che èmolto difficile ottenerlo… ma per fortuna, parla già dipratica… più pratichi questo metodo e più ti dovrestidiscostare dal modello del “lupo” per andare verso unacomunicazione non violenta. Altre critiche sono statemosse a questo modello (ti invito a leggere l’articolodi Psicologia Contemporanea)…

…secondo il mio modesto parere la PNL può ampliarequesto modello, così come altri modelli “un pò troppoteorici” della psicologia (una su tutti il noto empowement).La psicologia è agli albori, per quanto ti possa sembrareuna “scienza antica” è in realtà davvero una bambinarispetto alle sue sorelline più grandi… per cui… io sonofiducioso… fiducioso nel fatto che prima o poi i miei colleghi si rendano conto che un “modello diriferimento”… è sempre e solo un “modello” 😉

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A prestoGenna

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